La ricca società di Dallas, i concierges del Ritz di Parigi
e del Grand-Hôtel di Montecarlo la chiamavano baronessa Kuffner
dal nome del secondo marito, ma in gioventù era stata pittrice
e Tamara de Lempicka e bellissima.
La fama di frequentatrice dell’alta società e di donna
di fascino ed eleganza impareggiabili, che sfiorò i primati
della Garbo e di Madame de Greffulhe, ha spesso oscurato la sua personalità
artistica, che si espresse in dipinti di grande forza, in uno stile
personale e maturo. Nata a Varsavia nel 1898, viaggiò per l’Europa
fra stazioni termali alla moda e casinò fino a raggiungere
San Pietroburgo dove sposò in prime nozze Tadeusz Lempicki.
Viziata e capricciosa lasciò la Russia durante la rivoluzione
per trasferirsi a Parigi, dedicarsi alla pittura e ricevere nella
sua lussuosa dimora i più influenti personaggi della capitale
francese “des années folles”. Nel 1939 si trasferisce
negli Stati Uniti, dove continua a dipingere: fra gli habitués
del suo studio troviamo Dolores del Río, Tyrone Power e la
Garbo. Anche d’Annunzio volle posare per lei e i due ebbero
un breve e convulso incontro al Vittoriale, ma incalzata dal vecchio
modello erotomane la bella pittrice dovette fuggire.
Fra Neoclassicismo e Cubismo, i suoi ritratti di aristocratici e artisti
degli anni Venti e Trenta esalano sentore di vizio e classi alte,
di calma e voluttà. Negli sfondi compaiono ambienti di lusso,
grattacieli, tendaggi, scale e balconate di hôtels particuliers
stile neoclassico modernista, oppure paesaggi del turismo per pochi,
come le nevi di Saint-Moritz. Gli uomini indossano abiti dal taglio
elegante, smoking e anche uniformi di apparato, le donne sfoggiano
décolleté, portano guanti di gala e ampi cappelli da
garden-party. La singolarità dei nudi e dei ritratti della
Lempicka consiste innanzi tutto nella loro impaginazione. Questa è
ottenuta mediante l’immobilità dei modelli (dalle membra
allungate e dilatate e dalle pose statuarie) e il contrasto di pochi
colori, due o tre al massimo, insieme al grigio che segna ombre decise
come quelle degli archi sopraccigliari appesantiti dal trucco scuro
(che ricordano l’uso di Marlene Dietrich di stendere sulle palpebre
la cenere delle sigarette stemperata nel caffè). L’aggressività
cartellonistica di questi dipinti e la loro rigidezza non comportano
tuttavia uniformità, grazie alla varietà delle psicologie
raffigurate che svelano lo sguardo penetrante di chi ha scrutato il
proprio modello. Nell’Autoritratto – scelto come copertina
di questo numero di Next – Tamara dà un’immagine
di sé come donna emancipata: con il caschetto e i guanti di
daino è alla guida di un’automobile, oggetto protagonista
dell’estetica avanguardista del Futurismo di Marinetti, immagine
di modernità per eccellenza. Sensibile a ogni tendenza squisitamente
alla moda, l’artista non può esimersi dal ritrarsi come
le dive e le aristocratiche che frequentava.
Dal 1925 Tamara inizia a conoscere il successo: la prima attenzione
della critica, la prima mostra importante, a Milano, la collaborazione
con la rivista Die Dame, di cui crea le copertine, fra cui l’Autoritratto
al volante di una torpedo.