S3Studium
    Numero 16
 

Tamara de Lempicka
Francesca Grignaffini

Moderna e decadente, mobilissima e ieratica, Tamara de Lempicka evoca l’ascesa e il declino del mito dell’automobile, “macchina” per eccellenza del ventesimo secolo, di cui il ventunesimo non riesce a liberarsi

 



La ricca società di Dallas, i concierges del Ritz di Parigi e del Grand-Hôtel di Montecarlo la chiamavano baronessa Kuffner dal nome del secondo marito, ma in gioventù era stata pittrice e Tamara de Lempicka e bellissima.
La fama di frequentatrice dell’alta società e di donna di fascino ed eleganza impareggiabili, che sfiorò i primati della Garbo e di Madame de Greffulhe, ha spesso oscurato la sua personalità artistica, che si espresse in dipinti di grande forza, in uno stile personale e maturo. Nata a Varsavia nel 1898, viaggiò per l’Europa fra stazioni termali alla moda e casinò fino a raggiungere San Pietroburgo dove sposò in prime nozze Tadeusz Lempicki. Viziata e capricciosa lasciò la Russia durante la rivoluzione per trasferirsi a Parigi, dedicarsi alla pittura e ricevere nella sua lussuosa dimora i più influenti personaggi della capitale francese “des années folles”. Nel 1939 si trasferisce negli Stati Uniti, dove continua a dipingere: fra gli habitués del suo studio troviamo Dolores del Río, Tyrone Power e la Garbo. Anche d’Annunzio volle posare per lei e i due ebbero un breve e convulso incontro al Vittoriale, ma incalzata dal vecchio modello erotomane la bella pittrice dovette fuggire.
Fra Neoclassicismo e Cubismo, i suoi ritratti di aristocratici e artisti degli anni Venti e Trenta esalano sentore di vizio e classi alte, di calma e voluttà. Negli sfondi compaiono ambienti di lusso, grattacieli, tendaggi, scale e balconate di hôtels particuliers stile neoclassico modernista, oppure paesaggi del turismo per pochi, come le nevi di Saint-Moritz. Gli uomini indossano abiti dal taglio elegante, smoking e anche uniformi di apparato, le donne sfoggiano décolleté, portano guanti di gala e ampi cappelli da garden-party. La singolarità dei nudi e dei ritratti della Lempicka consiste innanzi tutto nella loro impaginazione. Questa è ottenuta mediante l’immobilità dei modelli (dalle membra allungate e dilatate e dalle pose statuarie) e il contrasto di pochi colori, due o tre al massimo, insieme al grigio che segna ombre decise come quelle degli archi sopraccigliari appesantiti dal trucco scuro (che ricordano l’uso di Marlene Dietrich di stendere sulle palpebre la cenere delle sigarette stemperata nel caffè). L’aggressività cartellonistica di questi dipinti e la loro rigidezza non comportano tuttavia uniformità, grazie alla varietà delle psicologie raffigurate che svelano lo sguardo penetrante di chi ha scrutato il proprio modello. Nell’Autoritratto – scelto come copertina di questo numero di Next – Tamara dà un’immagine di sé come donna emancipata: con il caschetto e i guanti di daino è alla guida di un’automobile, oggetto protagonista dell’estetica avanguardista del Futurismo di Marinetti, immagine di modernità per eccellenza. Sensibile a ogni tendenza squisitamente alla moda, l’artista non può esimersi dal ritrarsi come le dive e le aristocratiche che frequentava.
Dal 1925 Tamara inizia a conoscere il successo: la prima attenzione della critica, la prima mostra importante, a Milano, la collaborazione con la rivista Die Dame, di cui crea le copertine, fra cui l’Autoritratto al volante di una torpedo.



S3Studium                           Torna all'indice del numero                                              [ Torna su       
Chi siamo Feedback Vai nell'Area Archivio Ultimo Numero Strumenti Torna alla Home Page Vai nell'Area Tools Scrivi alla redazione Credits&Copyright Scrivi al Webmaster