L’information technology, l’economia molecolare e il management
evolutivo time-based sono oggi tre enormi forze, che hanno una loro
autonoma esistenza ed influenzano la nostra vita. Ma non siamo ancora
certi di come queste interagiranno fra di loro e nella nostra vita.
Certamente questa tempesta di cambiamenti produrrà quella che
Schumpeter ha chiamato “gales of creative destruction”,
ma creerà anche enormi opportunità per i singoli business
e per l’intera società, grazie al fatto che già
beneficiamo di una nuova ondata di innovazione technology driver.
Abbiamo tutte le potenzialità per un altro lungo boom economico
e per un ulteriore allungamento della vita media umana in piena salute.
Ciascuna delle tre forze citate costituirà una sfida e cambierà
profondamente il nostro modo di pensare. Circondati da oggetti, molecole
e aziende tutti in vivace azione, arriviamo man mano a capire che
l’evoluzione è un principio universale che influenza
tutto, così come è stato per il principio di gravità.
Newton comprese il principio di gravità dalla caduta di una
mela e fu ispirato a creare modelli matematici e fisici, che hanno
permesso in seguito l’evoluzione verso lo sviluppo anche di
armamenti o missili per raggiungere la luna. Parallelamente, abbiamo
appreso l’evoluzione da un singolo istante, il mondo biologico.
Come Newton, oggi gli scienziati codificano le leggi dell’evoluzione,
non soltanto osservandola. Allo stesso tempo ingegneri e imprenditori
stanno imparando come applicare le leggi stesse a tanti altri sistemi
adattandole ai relativi ambienti. In particolare, nei nostri sistemi
informativi o manageriali usiamo nuovi strumenti o modelli presi in
prestito dalla biologia. Stiamo entrando in una nuova era di evoluzione
generale.
La nostra previsione del prossimo decennio non può essere passiva.
Già oggi, sono molti i vantaggi che possiamo trarre dalla convergenza
tra informazione, biologia e business.
Il primo è quello di iniziare a porre attenzione e interesse
alle biotecnologie, alle nanotecnologie e alle scienze dei materiali
perché queste oggi sono già uscite dai laboratori diventando
delle tecnologie e offerte commerciali e stanno cambiando radicalmente
i modelli economici sottesi a tutte le nostre attività.
Secondo vantaggio. Questi nuovi strumenti sono già pronti per
le organizzazioni che si adattano più efficacemente ai cambiamenti
e alla volatilità degli odierni ambienti di business. Lo strumento
della velocità delle informazioni, in tempo reale, rende possibile
l’adattamento.
La volatilità economica impone oggi la necessità di
creare l’impresa adattiva.
Nel decennio passato, l’Information Technology, il fattore tempo
e l’implementazione del cambiamento erano divenuti l’imperativo
dominante nel business pensiero e nella società in generale.
Tuttavia, il business continua a credere fermamente alla stabilità
del management.
Noi, presi dall’operatività di tutti i giorni, non abbiamo
ancora pensato ad articolare un nuovo sistema di management che assumesse
come principi non la stabilità ma la volatilità, non
la prevedibilità, ma la continua sorpresa.
Insomma, il return on time non ha ancora rimpiazzato il return on
equity come misura fondamentale di business.
Alla fine abbiamo capito che il tempo è una risorsa molto più
scarsa del capitale finanziario. Abbiamo capito che i business hanno
bisogno di essere progettati in modo da adattarsi verso il time-aware
management framework, in cui il costo del cambiamento non è
contabilizzato come un costo straordinario, bensì come una
normale voce di costo per costruire il business stesso.
A cosa ci porterà questo? I teorici della complessità
parlano di “Adjacent Possibile”, le potenzialità
che diventano disponibili una volta che la cosa successiva è
accaduta.
Quando la biologia ha soppiantato la fisica come modello di pensiero,
quando gli oggetti sono smart, attivi e connessi, quando noi gestiamo
dalla nostra salute all’agricoltura, tutto a livello di molecole,
cosa può accadere di più?
Nel mio libro, Blur, del 1998, definivo l’essenza dell’economia:
“usa risorse per soddisfare desideri”. Tutto riguardo
‘il come si fa’ è soggetto al cambiamento nel tempo.
Lynn Margulis, non un teorico del management ma un biologo, dice qualcosa
di molto simile: “il metabolismo è parte della vita sin
dal suo inizio. Le prime cellule sono metabolizzate: usano energia
e materiali dall’esterno per produrre, mantenere e autoriprodursi”.
Sembra di parlare di business. Non abbiamo ancora realizzato che stiamo
dicendo che l’economia è viva.
Penso che questo sia il più grande blur di tutto, cancella
i confini tra ciò che è reale e ciò che è
virtuale, ciò che è organico e ciò che è
inorganico, ciò che è vivo e ciò che non lo è.
Chris Meyer è direttore del Center of Business Innovation
Cap Gemini Ernst & Young di Boston. Il testo non è stato
rivisto dall’autore.