S3Studium
    Numero 16
 

Dieci riflessioni sul disorientamento
a cura di Giusi Miccoli

 



In cerca di orientamento

Mai come negli ultimi tempi le nostre certezze sono divenute deboli e inconsistenti. Abbiamo perso la bussola come individui e come cittadini.
È facile guardare le altre culture e gli altri popoli utilizzando i nostri modi di analizzare e comprendere. Spesso ci dimentichiamo che viviamo in un paese ricco e che condividiamo il benessere con gli altri paesi industrializzati. Ma così facendo escludiamo il resto del mondo.
Negli ultimi anni le nostre analisi dell’economia, della politica e della società si sono concentrate soprattutto sulla comprensione, spiegazione e anticipazione del mondo occidentale e del sistema capitalistico. I temi del cambiamento, della complessità e dell’incertezza sono stati affrontati cercando la via del (nostro!) futuro in termini di nuovi paradigmi del business.
I cambiamenti in atto vengono spiegati con il declino delle tre dimensioni con cui eravamo abituati a misurare l’universo – spazio, tempo e massa – che lasciano il posto a tre nuove forze: velocità, interconnessione e immaterialità. Queste tre forze ci costringono a rivedere i nostri modi di percepire, analizzare e organizzare noi stessi e i sistemi sociali.
La complessità, lungi dall’essere un ostacolo all’innovazione, offre continui e molteplici input che rappresentano una fonte inesauribile di nuove idee.
Infine, l’incertezza è considerata come un elemento comunque governabile. Insomma, ci sentiamo infallibili.
Gli economisti vanno alla ricerca della soluzione di equilibrio, con aspettative razionali.
Gli studiosi di organizzazione cercano di individuare una struttura nel mondo apparentemente disorganizzato. E danno importanza sempre crescente allo human talent e allo human capital, anche se la valorizzazione delle risorse viene teorizzata e non praticata.
Diventiamo sempre più consapevoli della mancanza di credibilità delle promesse dell’età moderna. A livello mondiale aumentano sia la concentrazione della ricchezza che la diffusione della povertà. Le disuguaglianze sociali ed economiche crescono, alimentando la conflittualità. Piccole e grandi guerre si scatenano. Viene quindi meno la fiducia in un mondo in cui non è facile vivere.
Touraine, in un suo recente saggio, entra nel vivo del dibattito, andando alla ricerca delle possibili strade per affrontare i problemi e risolverli. In Touraine c’è una fiducia nella possibilità di una diversa concezione della convivenza civile e della società postindustriale (che lui chiama “programmata”).
Ma, in mancanza di validi criteri per capire quello che cambia e come, sempre più insistentemente ci si chiede: cosa è questo stato di confusione in cui ci troviamo? che cosa ci disorienta? In che cosa consiste il disorientamento nell’economia, nella politica, nella società, nelle organizzazioni? quali sono le conseguenze negative e quali le conseguenze positive? si intravedono nuovi paradigmi e nuove esperienze con cui superare questo disorientamento? è opportuno e possibile creare nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza? quali? a chi spetta questo compito?
E’ per questo motivo che S3.Studium ha dedicato l’intero Seminario d’Estate 2002 al disorientamento.

Il metodo e le questioni

Da ormai diciassette anni S3.Studium organizza il Seminario d’Estate a Ravello, secondo una formula ben collaudata, che consiste in cinque sessioni, in cui intervengono esperti di alto livello, italiani e stranieri,
scelti tra i massimi studiosi delle materie trattate. Il seminario è destinato ai manager, agli imprenditori, ai membri del Club S3, agli studiosi di scienze organizzative e a tutti coloro che intendono arricchire la propria cultura manageriale con temi capaci di ampliarla in direzione della creatività.
Nelle cinque sessioni è stato analizzato il disorientamento nell’organizzazione (Pasquale Gagliardi, Chris Meyer), nell’estetica (Fulvio Carmagnola, Washington Olivetto), nell’economia (Persio Arida, Antonio Calabrò), nella cultura (Giuseppe O. Longo, Paolo Branca), nella politica (Cristovam Buarque, Massimo Cacciari).
Qui di seguito sintetizzo i problemi e i quesiti che i Relatori hanno analizzato nelle cinque sessioni:
Il disorientamento nell’organizzazione
Il progresso tecnologico, la globalizzazione, la scolarizzazione hanno messo in crisi l’organizzazione ereditata dalla società industriale. Quali forme di disorientamento ne derivano per i mercati, le imprese, i lavoratori? Con quali conseguenze negative e con quali conseguenze positive? Si intravedono nuovi paradigmi e nuove esperienze con cui superare questo disorientamento? E’ opportuno e possibile creare nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza organizzativa? Quali? A chi spetta questo compito?
Il disorientamento nell’estetica
La molteplicità di esperienze, proposte, paradigmi, entusiasmi e rifiuti hanno disorientato ogni genuina propensione all’esperienza estetica. Ormai l’opera d’arte, che Keats definiva ‘una gioia creata per sempre’, non sempre è una gioia, non sempre è per sempre, non sempre ci si presenta come opera d’arte. Il disorientamento non riguarda solo il dubbio circa i confini tra bello e brutto, ma anche le relazioni tra estetica, etica ed epistemologia. Ulteriore disorientamento crea l’irruzione dell’estetica nell’economia e il suo trasformarsi da donatrice di senso in donatrice di valore. E’ opportuno e possibile creare nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza estetica? Quali? A chi spetta questo compito?
Il disorientamento nell’economia
E’ ormai difficile tracciare i confini tra locale e globale, pubblico e privato, economico e finanziario, produzione e servizi. Emergono nuovi soggetti economici mentre scompaiono soggetti prima consolidati. Il mercato del lavoro è movimentato da flussi migratori, da nuove professioni, da nuovi rapporti contrattuali. Ne deriva un crescente disorientamento nelle imprese, nelle istituzioni, nelle persone. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo disorientamento? E' opportuno e possibile superarlo creando nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza economica? Quali? A chi spetta questo compito?
Il disorientamento nella cultura
Quali paradigmi consolidati si vanno sfaldando e quali nuovi paradigmi stanno emergendo nella cultura? La globalizzazione e i problemi internazionali quali riflessi vanno assumendo nelle culture locali? Quale disorientamento deriva da queste dinamiche e dalla tensione tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra cultura accademico-professionale e cultura antropologica? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo disorientamento? E' opportuno e possibile superarlo creando nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza culturale? Quali? A chi spetta questo compito?
Il disorientamento nella politica
Nel corso della società industriale il fondamento del potere economico e poi di quello politico consisteva nei rapporti con i mezzi di produzione e nelle dinamiche sociali che ne derivavano. E nella nostra società postindustriale? Che ruolo politico giocano oggi i rapporti con i mezzi di ideazione e con i mezzi di informazione? La crescente difficoltà di distinguere tra globale e locale, tra destra e sinistra, tra nuovo imperialismo e nuove dipendenze crea un disorientamento che si sta traducendo in un riassetto caotico dei centri di potere. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo disorientamento? E' opportuno e possibile superarlo creando nuovi punti di riferimento e nuovi fattori di certezza politica? Quali? A chi spetta questo compito?

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