S3Studium
    Numero 16
 

Da Vietri al sogno americano
Gilda Morelli intervista Paolo Soleri

Dostoevskij insinua che la bellezza ci salverà. Paolo Soleri vi aggiunge l’arcologia, l’utopia e lo spazio

 



Ho sentito parlare per la prima volta di Arcosanti di Paolo Soleri solo qualche anno fa in una piacevole cena tra amici da Enrique Ahrimnan, artista argentino e sceneggiatore (insieme a Marco Bechis) di Garage Olimpo e di Hijos. Enrique ne parlò con un entusiasmo senza eguali tanto che aveva deciso di trasferirvisi. La vita purtroppo non glielo ha mai concesso. A me però ha avuto il tempo di lasciare il ricordo di un felice incontro e la curiosità di conoscere meglio l’esperienza organizzativa di Arcosanti. E’ nata così l’idea di proporre ai lettori di NEXT questa curiosa, creativa e unica esperienza di laboratorio urbano e sociale nel mezzo del deserto dell’Arizona. La mia legittima curiosità era quella di rintracciarvi un caso concreto di organizzazione in cui il lavoro creativo rendeva possibile coniugare l’esercizio della passione con le soddisfazioni personali, l’utilizzo delle competenze e dell’esperienza acquisite.
NEXT ha sempre privilegiato il racconto di casi eccellenti di creatività, credendo fermamente nella possibilità di realizzare ambienti di lavoro dove viene premiata l’intelligenza e non l’arroganza, la competenza e non la furbizia, l’etica e non la disonestà. Un ambiente, insomma, dove qualsiasi persona possa realizzare la propria progettualità senza sminuire le proprie passioni e ambizioni e allo stesso tempo accrescendo il valore dell’organizzazione di cui fa parte.
Paolo Soleri vive a Cosanti, in Arizona, non ama molto viaggiare né scrivere al computer. Non avevo mai parlato con lui al telefono, troppe ore di fuso orario ci dividevano, non avevo mai potuto scrivergli direttamente una e-mail che non fosse stato mediato da terze persone.
Dunque, per un certo tempo ho conosciuto Paolo Soleri solo attraverso interposte persone: Marco Felici e Toni Fragiacomo, che lavorano a stretto contatto con lui.Ho conosciuto, invece, la scrittura di suo pugno attraverso le parole che aveva usato scrivendo le risposte alle mie domande inviategli per e-mail e rimandatemi per fax.
La virtualità ha giocato il suo fascino. È stato bello aver potuto immaginare la persona e il suo comportamento, ma soprattutto è stato affascinante interagire virtualmente con la sua saggezza e con la sua genialità.
Soleri è l’unico architetto italiano chiamato da Frank Lloyd Wright a lavorare ai progetti Taliesin West in Arizona e Taliesin East in Wisconsin ad appena un anno di distanza dal suo Ph.D. al Politecnico di Torino.
E’ dunque un privilegio poter approfondire il suo pensiero e la sua opera, apprezzare direttamente la sua fervida lucidità intellettuale, sfiorare la sua sensibilità artistica e apprendere dalla sua esperienza.
Paolo Soleri, è il geniale architetto che negli anni Cinquanta realizzò il palazzo che ospita a Vietri le “Ceramiche Solimene”. Ama la sociologia, vive di creatività e crede fermamente nella possibilità di realizzare il connubio tra l’emozione e la regola.
Il lavoro di Paolo Soleri rende disponibile all’umanità nuovi strumenti e nuovi paradigmi che evitino il soffocamento dell’uomo moderno nelle città contemporanee. La sua esperienza di Cosanti e Arcosanti nel deserto dell’Arizona, è una viva testimonianza di tutto questo.

Next: Esistono affinità elettive tra l’architettura e la sociologia. Noi sociologi del lavoro da anni studiamo i gruppi creativi, da sempre siamo interessati a conoscere gli elementi di aggregazione dei gruppi intorno a un’idea, a una filosofia, a una persona o intorno a una passione specifica. Quale è la responsabilità e il ruolo del leader?
Soleri: Pensare e fare cose senza preoccuparsi dello stampo “leadership”. Il titolo onorifico di leader è più valido se conferito dalla storia, che se auto-conferito o conferito per acclamazione dei contemporanei. Costituzionalmente solitario, mi sono inoltrato sulla strada “architettura-sociologia” a mio modo e ho cercato di adattare le mie modeste capacità interpretative al proposito di distinguere il fattibile dal desiderabile, il che richiede una retrospettiva molto lunga, circa 15 miliardi di anni secondo la conoscenza attuale.
I nostri “gruppi creativi” sono interpretabili, comprensibili, giustificabili tanto meglio quanto più lunga è l’occhiata sulla storia, ma la storia non limitata all’avventura umana. Quindi la “mia passione specifica” si è organizzata attorno all’interpretazione minimalista (non riduzionista) che ho proposto come la lean hypothesis, seguita dalla lean alternative che ripropone la necessità universale ed evoluzionaria di una realtà che, attraverso la coscienza e la conoscenza, muove dal materialismo verso la trascendenza.
La lean hypothesis è la cornice ontologica della lean alternative, che propone lo Urban Effect che io ho indicato sin dagli anni ‘60 come arcologia.
Partendo dall’ipotesi che all’origine della Realtà è la Presenza e che questa Presenza sia lo Spazio, io, attraverso la via minimalista, ho spiegato come questa Presenza trasforma se stessa istantaneamente. Questo processo è sempre in fieri e costituisce il Divenire, né più né meno che la metamorfosi dello Spazio. Sottraendo lo Spazio a ogni forma di metamorfosi si annullano i processi del Divenire. Lo Spazio non è solo il contenitore di tutto il Divenire, ma il Divenire stesso. Il dualismo contenitore-contenuto è cancellato. Tutti i dualismi non hanno più motivo di esistere, ciò che conta sono le bivalenze e le multivalenze.

Next: Come nasce un’idea e soprattutto come si convincono gli altri che quella è l’idea giusta per la quale occorre lottare?
Soleri: Come ho detto prima, un’idea nasce dall’esperienza coltivata nel crogiuolo genetico della persona (il dibattito natura-cultura). La capacità di convincere gli altri deriva dal potere persuasivo del prodotto, che, per il dominio dell’abitato, è un prodotto ambientale costruito. Il progetto sulla carta o sul computer è simulazione di una validità molto limitata.

Next: Lei ha realizzato opere in tutto il mondo per le quali è amato e riconosciuto come maestro indiscusso. Cosa ha animato e anima oggi il suo infaticabile lavoro?
Soleri: Purtroppo questo non è vero e sono più metodico che infaticabile. La metodicità della persona è fonte dell’auto-realizzazione di ogni organismo più che non un fantasticare, che sovente muta in una tirannia tanto intollerante quanto incoerente, che io attribuisco al mondo magico animistico. L’animismo è sempre una delusione. Invece il cosmo è il nostro riferimento. Io ho rappresentato questo pensiero nel Bubble Diagram: la bolla più piccola rappresenta il Politically Correct Behavior, grande come gli USA oggi; a seguire ci sono la bolla Historically Fit Behavior, la cioè sommatoria della storia dell’umanità; la bolla dell’Evolutionary Coherence, grande come la sommatoria delle biosfere del cosmo; la bolla del Cosmic Relevance, grande come il cosmo stesso conosciuto fino ad oggi. Siamo infinitamente piccoli.

Next: Cosa comporta avere un gruppo di riferimento?
Soleri: Il pericolo di un “gruppo di riferimento” è la tendenza che il gruppo ha verso l’isolamento, che è il virus innato dell’utopia. La delusione utopista è indicativa della limitata conoscenza della realtà ed è quindi sempre contro-produttiva.

Next: Come si sviluppa la creatività di gruppo e come, secondo lei, si differenzia da quella individuale?
Soleri: Naturalmente la vera maestra della “creatività di gruppo” è la storia della civilizzazione, che non accidentalmente può vedersi come la storia della città. Ma per questo occorre accettare il concetto di maturazione che rigetta il “quick fix”, la risoluzione alla prossima svolta, ecc. La persona, privata dell’ambiente civilizzante che la sostenga, è alla deriva, una deriva talvolta eccitante, persino clamorosa ma infrequentemente di valore.

Next: Esistono dei modi per favorire la creatività di gruppo senza sminuire quella dei singoli individui?
Soleri: Mi ripeto nel dire che le improvvisazioni culturali, se non generate da profonde motivazioni, rimangono più preda della moda – 15 minuti di fama di Warhol – che non vere espressioni di humanitas; o meglio rimangono espressione idiosincratiche e quindi limitatissime, perché la natura di homo faber, homo sapiens è ancora imbrigliata nelle tradizioni evoluzionarie dell’opportunismo con tutte le sue impalcature di paura, di magia e di avidità.

Next: La creatività di gruppo può essere organizzata?
Soleri: Lo dovrebbe se ad “organizzarla” fosse “una passione specifica”.
La passione animista-teologica è un esempio possente dell’organizzarsi di gruppi posseduti dalle delusioni, puramente specie homo, inventori degli dei e degli pseudo-dei residenti in panteon via via inventati, costruiti e demoliti da noi stessi. In assenza di una passione specifica, la “creatività di gruppo” si confina a compatibilità esistenziali, un modo comune nel perseguire fini tanto rispettabili quanto quelli in sinergia con la cultura del presente.

Next: Ci parli dell’importanza e delle varietà delle culture e della possibile convivenza tra queste. Cosa ha trovato negli States di diverso dall’Italia e cosa si può dire all’Italia per migliorarsi?
Soleri: Dovrei conoscere più di quel che conosco per commentare autorevolmente la “varietà” delle culture e la possibile convivenza di queste.
L’enfasi sull’etnicità, ora giustamente considerata uno dei valori della storia, indica che le culture che si muovono in parallelo possono farlo in sinergia o in conflitto e quasi sempre in conflitti sinergici.
L’Italia di oggi è un rampollo di 30-40 mila anni del passato europeo che vide l’evoluzione della comunità rurale di forma tribù nella comunità europea di forma urbana. Tutti i valori e tutti gli accidenti tipicamente europei si riflettono nel rampollo americano “innocente”, “dinamico” e inevitabilmente “primitivo”; oggi sembrerebbe che il materialismo, che la società americana va rapidamente adottando, si rispecchia in un certo senso nel qualunquismo italiano. “E chi me lo fa fare”: la crisalide di questo atteggiamento potrà metamorfizzarsi in un insetto le cui virtù sono incognite.
Il sogno americano e la dolce vita propongono culture che la storia sempre confonde. L’autostrada americana e la strada italiana hanno antenati di età diverse. Grossolanamente gli antefatti americani occupano più o meno 300 anni. Gli antenati italiani, se limitati alla fondazione di Roma, sono a più di 2.000 anni.

Next: Come sarà presente l’esperienza Arcosanti in Italia, quali idee e attività porterà avanti?
Soleri: L’esperienza in Italia fa un primo passo con l’estensione delle quattro o cinque settimane di workshop nel formato in uso da più di 25 anni ad Arcosanti, con progressivi aggiustamenti che le diverse facoltà americane, italiane ed europee via via suggeriranno. Questo arricchimento è in atto e si prevede una varietà di corsi per irrobustire la cooperazione tra Arcosanti e gli istituti internazionali. Un accento permanente è sul concetto della Lean Alternative, del laboratorio urbano, del contenimento favorito dalla struttura miniaturizzata e complessa, possibile solo nello sviluppo tridimensionale. Un ulteriore accento è sul programma “hands on” dove la conoscenza accademica delle università si insudicia un po’ con zappa, piccone, cazzuola, calcestruzzo, ecc.
Arcosanti sta dando tridimensionalità alla proposta Lean Alternative. Come tale, Arcosanti deve rimanere al centro delle attività che si stanno sviluppando in America ed altrove.
Quanto più persuasivo Arcosanti diviene, non solo al livello teorico ma anche al livello concreto, tanto più persuasiva può diventare la Lean Alternative. L’aspetto normativo deve quindi svilupparsi tanto lontano dal dogmatismo quanto dalla faciloneria pseudo-ecologica. Siamo tutti apprendisti con un lungo passato che ci sprona tanto quanto ci imprigiona. Per liberarci, almeno un po’ dobbiamo riconoscerne le origini. Le origini sono nella facoltà che i nostri cervelli hanno in abbondanza: inventività, quella parte che non è corroborata dalla realtà. Nulla è più dannoso, pernicioso del pensare e del fare che sono sotto le norme dell’animismo. Dove le nostre vite si sviluppano in paesaggi che non corrispondono alla realtà, affollate come sono di tutte le superstizioni, i culti, le teologie da noi stessi inventati.
Per tutti noi, che ci consideriamo esenti dalle mistificazioni animiste, lo sbaglio è grande e dannoso. Abbiamo in noi stessi, tutti, il marchio delle delusioni che hanno fatto la storia quale è. Una avventura stupenda e atroce. La maggiore delusione è la raccolta di tutte le simulazioni teologiche. E il terrorismo teologico non è mai assente nella condizione umana, cosa che non vogliamo riconoscere e che avviene a nostre spese.
Se il nostro lavoro di urbanisti ed architetti non rivela coerenza e il riconoscimento di una realtà indifferente alla nostra presenza, dove l’animismo ci offusca il pensare (una vera punizione per tutti), allora il mio interesse scade e con esso la mia utilità.

Next: Il lettore di NEXT spesso lavora in un contesto organizzato, è un manager o uno studioso di organizzazione, di comunicazione o di fenomeni culturali. Che messaggio vuole dare ai cultori italiani di organizzazione e di discipline manageriali?
Soleri: Disciplina, disciplina, disciplina… Dato che i parenti statunitensi hanno adbicato nella disciplina del bambino, rimane compito della società di venire in aiuto dell’“anything goes” della cultura giovanile americana. Arcosanti deve definitivamente irrobustirsi nell’area manageriale senza cadere nella trappola in cui il mezzo diventa fine. Se non il fine. Le grandi strutture corporative e produttive sono miracoli di coordinazione, di tempismo e magia finanziaria, miracolo anche nel senso della loro nascosta fragilità.

Per approfondimenti
P. Soleri, Arcology, the city in the image of man, Bridgewood Press, Phoenix Arizona
A. I. Lima, Soleri, architettura come ecologia umana, Jaca Book, Milano
P. Soleri, What if? Collected writings 1986 - 2000, Berkley Hills Books, Berkley California

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