“Signor Mefistofele, la vedo con la faccia scura, che succede?”
“Non esageri, non mi scambi con il Supremo, sono un semplice
quadro intermedio…”
“In carriera, però…”
“Speriamo, ma con l’aria che tira c’è poco
da stare allegri”
“Un diavolo depresso!? Non le nascondo il mio stupore…”
“Depressione no, e come farei? Abbiamo perso l’anima:
non ricorda quell’ episodio increscioso, quando per l’impuntatura
del Capo fu penalizzata la moltitudine?”
“Non mi dica che prova nostalgia…”
“E dagliela con i sentimenti, gliel’ho detto, non abbiamo
più l’anima, ma c’è rimasto il ricordo.
Quando stavamo lassù, prima della cacciata, noi angeli ci annoiavamo
un po’, colpa della serafica beatitudine, ma non era poi male,
io avevo una storia di cuore, la cosa mi piaceva, anche se non ricordo
più perché. No, non c’entra il passato, piuttosto
è la situazione generale che ci pone dei problemi”.
“Ad esempio?”
“La competizione tra noi e quelli lassù si fa dura, mi
creda, durissima. Dalla caduta del Muro, poi, abbiamo perso molti
clienti. Per noi l’Urss era un mercato protetto, tra Russia
e alleati tiravamo su almeno venti milioni di anime l’anno,
uno più, uno meno, ed eran sicuri: tolti i vecchioni, che ricordavano
ancora lo Zar, quelli della terza età e un bel po’ della
mezza ci erano fedeli anche sul letto di morte. In Occidente le cose
non van meglio, c’è disorientamento, una vera epidemia
di conversioni a sinistra, gente drogata dal welfare, che non ha niente
da fare, si dispera e cerca il “senso” della vita nel
rosario e nelle opere di bene.”
“Una crisi congiunturale, dunque…”
“Non lo so, temo invece che sia questione di nodi che vengono
al pettine. Vede, il punto di forza dei nostri concorrenti è
il purgatorio. E’ stato una vera trappola per noi. Il contratto
parla chiaro, noi facciamo i fuochisti, ma alla fine i vantaggi sono
di quelli lassù. Prenda il caso del marxista che si converte:
fa penitenza in terra, qualche digiuno, un pellegrinaggio, un po’
di volontariato, ma per quanto preghi non può andare in pari
con tutti i peccati che ha commesso, e i peccati di pensiero sono
i peggiori, ne converrà. Ebbene, col purgatorio è a
posto. Va in purgatorio, sta qualche tempo tra le fiamme, se poi i
parenti fanno celebrare un congruo numero di messe noi per contratto
dobbiamo abbassargli il fuoco, dalla fronte al petto, e dal petto
un po’ più in giù, e alla fine lui vola in cielo.
Vede, ormai la gente non ha più ideali, quando è giovane
si butta a sinistra, e a un certo punto si converte, per parare l’eventualità
che esista davvero l’infinito: con la crisi delle vocazioni
che c’è, anche gli altri lassù non vanno per il
sottile, prendono quel che viene, parcheggiano i convertiti in purgatorio
e poi se li portano di sopra.”
“E quelli di destra?”
“Ancora peggio. Si ricorda i vecchi massoni, i maturi liberali,
i giovani repubblicani, le anime pie dei radicali, per non parlare
di quei marpioni di socialisti? Per anni ci hanno dato grandi soddisfazioni.
Ebbene, anche qui c’è disorientamento, è finito
quel sano agnosticismo, la gente cerca il “senso”, pensi
un po’, si mette nelle mani degli psicologi, se ha soldi, o
va tre giorni a cantare le lodi in un convento, poi si confessa e
per noi questo significa una perdita del 25% di fedeli sicuri. Siamo
alle solite, tutta colpa del purgatorio, è una specie di Inail,
un’assicurazione sugli incidenti da apostasia”.
“E quelli di centro?”
“I democristiani, vuol dire? Lassù ne diffidano, perché
da quando il partito si è spappolato sono diventati piagnoni
e arroganti al tempo stesso, pretendono posti di favore compensativi,
allora li sbattono fuori e ce li mandano. Insomma, anche per noi sono
guai: li ghettizziamo in purgatorio, ma non possiamo certo tenerceli
per sempre. Abbiamo un contenzioso aperto da decenni…”
“Capisco, e come reagite?”
“Vede, abbiamo pensato di usare il limbo. Come lei sa, è
una costruzione marginale, ci vanno i bambini piccoli non battezzati
per distrazione, e qualche adulto: c’è poca gente, un
posto tranquillo, una pensioncina, insomma. Loro lassù non
sanno che farsene, noi invece ne avremmo fatto una struttura di transito,
se vuole un training center per acclimatare la gente all’ambiente
infernale, ma non ce lo vogliono dare. Abbiamo minacciato di sfrattarli
dal purgatorio, per lo meno di fermare i forni, ci hanno fatto causa,
siamo nelle mani degli avvocati. Ma c’è dell’altro…”
“Che cosa?”
“I peccati non tirano più, e questi erano la nostra risorsa.
C’è una caduta di vocazioni tra i peccatori. L’unico
peccato che va ancora alla grande è l’invidia, non tanto
nel desiderare la donna d’altri, questo non funziona più,
quanto nel desiderare la roba d’altri. A seguire, vengono il
furto e la rapina, ma anche qui solo in assenza di motivazioni ideologiche:
per esempio, se dici che rubi agli uni per dare agli altri, e quindi
che fai del volontariato, ti abbonano una parte della colpa e te ne
vai in cielo. Come si fa a competere in queste condizioni? Altro caso,
uccidere: lei sa trovarmi una persona per bene che ammazza in piena
consapevolezza? Che se ne prende la responsabilità, e non cerca
scuse? Invece c’è sempre di mezzo l’infanzia infelice,
lo stupro genitoriale, l’umiliazione scolastica, i fallimenti
sentimentali, il cattivo padrone, i perfidi coinquilini, la congiura
societaria, le fameliche multinazionali, e così via. Il novanta
per cento della gente omicida finisce in purgatorio, e di lì
sale spedita in cielo.”
“La menzogna?”
“Mi faccia ridere! Tiriamo su solo quei pochi poveracci che
mentono senza saper mentire. E poi, con tutti gli attori e gli aspiranti
attori che ci sono in giro! Un tempo c’era il terrorismo psicologico
sui bambini, guai a dire le bugie, l’inferno! l’inferno!
Oggi, sono tutti mentitori in buona fede.”
“Il sesso?”
“La fornicazione?! Roba d’altri tempi, quando il peccato
mortale della masturbazione infantile lasciava tracce indelebili nei
comportamenti sessuali degli adulti e nelle loro angosce esistenziali:
oggi non butta un’anima, anzi, quei pochi iper libidinosi rimasti
se li disputano, sono gli ultimi che “servono il signore, e
le signore, in letizia”, come dice il Libro, e vanno dritti
lassù. E neppure ne butta l’onorare il padre e la madre,
creda a me. La famiglia numerosa era per noi una riserva di caccia,
produceva peccatori di ogni tipo, dal momento che si odiavano a due
a due in ogni combinazione possibile: bastava aspettare il calo del
desiderio, una promozione mancata, lo scippo dell’eredità,
e quel coacervo di frustrati esplodeva con ghiotte ricadute per noi.
Invece, che vuol fare con la famiglia d’oggi, lui lei e un bimbo?
Due corna: e poi? Una pronuncia del giudice, e ognuno se ne va per
la sua strada”.
“Insomma, capisco il suo sconforto”.
“Non chiamiamolo così. Direi piuttosto, sconcerto. Anche
perché siamo reduci dall’ennesima sconfitta. Ma non voglio
tediarla…”
“No, la prego, mi racconti ancora questo”
“Quello che ci sta rovinando è l’attivismo di Wojtila.
Consacra santi e beati in continuazione. Non tutti della portata di
padre Pio, per fortuna, ma lei sa qual è l’effetto di
un nuovo santo? Si va da una ventina di conversioni in media per i
minori, che proprio non li conosce nessuno oltre ai familiari, a qualche
centinaia per quelli un po’ più noti, fino alle migliaia
per i campioni di santità: tutte le volte che c’è
una consacrazione ci prepariamo a incassare il colpo.”
“Mi rendo conto dell’effetto destabilizzante dei nuovi
santi, per non parlare dei beati.”
“Dimenticavo, sì c’è anche quell’effetto,
ma per fortuna non tutti i beati diventan santi. Le dirò, anzi,
abbiamo avuto qualche arrivo di parenti e amici che abiurano per la
mancata santificazione dei loro beniamini, ma pochi casi, ormai la
gente non si sacrifica più per i parenti maltrattati. Ma torniamo
ai santi. Abbiamo perso anche la lotta con la bilocazione…”
“Con che?…”
“La bilocazione. E’ la prova risolutiva della santità,
meglio del miracolo: consiste nel fatto che il beato è stato
visto alla stessa ora dello stesso giorno da due o più persone,
che lo giurano davanti al supremo magistero. E per la santità
non basta una sola di queste prove. Dunque, vuol dirmi lei che raffica
di bilocazioni c’è stata negli ultimi anni con tutti
i nuovi santi? Abbiamo cercato di reagire, io mi son fatto vedere
di qua e di là, corro come un matto e appaio appena posso,
ma la gente non ci vede più, e se ci vede tira diritto. E per
di più, a noi è preclusa la televisione, anche quella
commerciale: e dire che saremmo pronti a comprare tempo e spazi. Niente
da fare, mentre i concorrenti impazzano: le pare corretto tutto ciò?
L’ho detto al Capo: ci vorrebbe un’Authority…”
Mario Unnia è presidente della società Prospecta.