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Il direttore
a chi legge |
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“Ottima è la misura” (Cleobulo) Una guerra sta per concludersi; una guerra sta per scatenarsi. Questo numero di NEXT va in mano ai lettori proprio mentre la Fiat esce perdente dalla guerra del mercato globale e mentre l’America cerca a tutti i costi di entrare vincente nella guerra dell’impero planetario. Entrambi gli eventi sottolineano la fine della società industriale, centrata sulla produzione in grandi serie di beni materiali, e il trionfo della società postindustriale, centrata sulla produzione di sapere, di informazioni, di simboli, di valori, di estetica. Ormai nessun’area egemone del mondo – dalla Silicon Valley di Palo Alto alla Rute 128 di Boston – è tale perché possiede fabbriche manifatturiere. Il globo è ormai tripartito in paesi del Primo Mondo, produttori di software; paesi del secondo Mondo, produttori di hardware; paesi del Terzo Mondo, produttori di bocche da sfamare. Per entrare nel Primo Mondo, occorre produrre idee: cioè occorre coniugare la fantasia con la concretezza, la ricerca scientifica ed estetica con la capacità di progettarne e realizzarne la ricaduta in termini di felicità. La Fiat ha perso la sua guerra perché non ha prodotto idee, perché si è dedicata più alla ricerca di espedienti come la rottamazione che non alla ricerca scientifica: in una parola, perché è rimasta cocciutamente “industriale” in un mondo ormai postindustriale. D’altra parte, gli Stati Uniti, che producono il 4% e consumano il 25% di tutto il petrolio mondiale, sono spinti a entrare in guerra contro l’Iraq anche da un eccesso di fiducia nella propria superiorità scientifica e tecnologica: cioè da un eccesso di orgoglio postindustriale. Cleobulo di Lindo, uno dei sette savi, è rimasto celebre per aver detto: “Ottima è la misura”. Domenico De Masi
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