S3Studium
    Numero 15
 

STORIE DI COPERTINA
Vita di Frida trafitta dall’arte

Francesca Grignaffini

 

 

Provocatoria e aggressivamente audace la scelta della copertina di questo numero di Next, tanto quanto lo sono gli autoritratti di Frida Kahlo per soggetto, contenuto e intenti. Se non si conosce la biografia di questa pittrice messicana (1907-1954), uno dei personaggi mitici dell’arte del ’900, è impossibile capirne il lavoro artistico, che ne è la registrazione meticolosa e ossessiva. Nata con la rivoluzione, protagonista vivace e anticonformista della svolta democratica nel suo paese e attiva militante nel partito comunista, nel 1925 fu vittima di uno spaventoso incidente: l’autobus sul quale viaggiava venne investito da un tram e una sbarra di metallo la trafisse fratturandole la spina dorsale. Gran parte del travaglio che Frida visse lo riversò nella sua arte: dallo spargimento di sangue della rivoluzione messicana alle trentadue operazioni subite dal giorno dell’incidente fino alla morte. Divenne una delle più grandi narratrici del dolore e, come il suo popolo era spaccato in due da povertà, guerre, memoria e speranza, così lei era spezzata, lacerata nel proprio corpo.
Fu una grande sostenitrice del folklore e della cultura messicane e per tutta la vita indossò costumi e vistosi ornamenti popolari ostentandoli come critica verso la società capitalistica statunitense e verso il consumismo. Negli autoritratti i gioielli, le trecce, le acconciature floreali accompagnati agli esotici costumi che nascondevano il corpo tormentato da busti ortopedici, la fanno apparire come una dea azteca. Tutta la sua arte abbonda di fiori, frutti, scimmie e pappagalli (simboli della fertilità), mai isolati, ma sempre intrecciati al suo corpo con nastri, viticci, vene, organi interni e collane di spine che penetrano nella pelle, mostrandola sanguinante come una divinità flagellata. Nel ritrarsi dilaniata da ferite o in lacrime, Frida raccontava con inquietante crudeltà se stessa, quasi a volersi assicurare che lo spettatore riconoscesse la sua sofferenza.
Dotata anche di autoironia, amava raffigurarsi accentuando certi lievi difetti e aumentando così il magnetismo del suo volto: le sopracciglia formavano una linea continua che le attraversava la fronte, la bocca sensuale era sormontata dall’ombra dei baffi e lo sguardo penetrante degli occhi scuri a forma di mandorla era capace di rivelarne lo stato d’animo.
Esternamente però non soltanto non si diede mai per vinta, ma puntò addirittura ad avere il massimo di tutto. Sfruttando la sua strana bellezza esotica, si mescolò all’intellighenzia locale e poi a quella internazionale, e da quando divenne la moglie di Diego Rivera, celebre pittore autore di sterminati murales propagandistici, i suoi amici si chiamarono Henry Ford e Nelson Rockefeller, Dolores del Río e Pablo Neruda, Marcel Duchamp, Miró, Kandinskij, Breton e Trotski (suo amante). In una lettera rivolta a Rivera, Picasso disse di lei: “Né Derain, né tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quelle di Frida Kahlo”.


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