L’invasione dei multiplex non scalzerà
i piccoli cinema e l’avvento definitivo del digitale non annullerà
la creatività italiana. Ce lo garantiscono nove prestigiosi
esperti: Gianni Canova, Luciana Castellina, Piero Fumagalli, Angelo
Guglielmi, Giancarlo Leone, Giampaolo Letta, Ubaldo Livolsi, Maurizio
Nichetti e Alberto Pasquale
LA SQUADRA ARTISTICA
Il clan
Nei prossimi tre anni, in Italia il modello organizzativo predominante
per coordinare il lavoro del gruppo ideativo continuerà ad
essere quello del clan, caratterizzato dalla stabilità dei
rapporti tra i componenti. Il regista rimarrà il perno della
squadra artistica anche se si propenderà per una maggiore divisione
dei ruoli, sull’esempio di quanto avviene in America. Pur trattandosi
di una formula organizzativa a bassa produttività, essa si
affermerà in alcuni casi come modello vincente sul piano internazionale.
L’importanza del soggetto
L’industria del cinema risolverà le debolezze che caratterizzano
il suo sistema creativo grazie al fatto che si investirà maggior
tempo e risorse nello sviluppo delle sceneggiature. E proprio il ruolo
delle sceneggiature risulterà decisamente più elevato
dell’attuale, tanto che le società di produzione punteranno
di più sul finanziamento a valle della filiera, attribuendo
maggior peso al marketing e al trattamento del soggetto.
Tale tendenza risponderà anche alle richieste di un pubblico
postmoderno, sempre più interessato a navigare in un universo
fatto di frammenti e schegge, tra loro anche incoerenti, purché
abbaglianti, che aprono gli occhi, la testa e il cuore, producendo
e accendendo l’immaginazione del pubblico.
Chi fa il cinema
I fattori critici di successo economico ed artistico dei film italiani
continueranno a risiedere nelle figure di registi, attori, costumisti,
scenografi, direttori della fotografia, autori e sceneggiatori. Nello
specifico:
• i registi parleranno di temi universali, suscitando così
l’interesse di un vasto pubblico, anche straniero. Essi saranno
i coagulatori delle risorse umane, i catalizzatori del gruppo creativo,
nonché gli intermediari tra parte artistica ed economica;
• gli autori e gli sceneggiatori saranno capaci di realizzare
un’idea tenendo conto delle esigenze economiche e di produzione,
attraverso il confronto con tutti gli altri soggetti che partecipano
alla realizzazione del prodotto. Si porranno, quindi, il problema
della compatibilità delle loro idee con le esigenze delle agenzie
di produzione, di marketing e di distribuzione;
• gli attori ricopriranno un ruolo importante, ma non fondamentale.
Non aumenteranno ad esempio le nostre star riconosciute a livello
internazionale;
• i costumisti, gli scenografi e i direttori della fotografia
proverranno da scuole italiane sempre più accreditate all’estero.
Nell’ambito dei ruoli economici, la figura professionale di
maggior peso per il successo economico dei film italiani sarà
il produttore, capace di coniugare le competenze organizzativo-manageriali
con quelle artistico-creative. Egli tornerà ad essere la figura
forte del passato e il mediatore tra le esigenze del pubblico e quelle
dell’autore. Il suo apporto consentirà al nostro cinema
di superare il gap e trasformarsi in una vera industria.
Ciononostante continuerà a mancare una forte razionalizzazione
dei progetti di crescita creativa, a differenza di quanto avviene
in America dove tutto, dalla scelta del soggetto allo sviluppo narrativo,
nasce sulla base di sondaggi fatti fra il pubblico.
Ma le differenze con quanto accade oltreoceano non si fermeranno qui:
da noi, l’investimento su una star non si baserà sulla
logica americana della past performance in grado di prevedere il successo
della futura prestazione dell’attore. Al contrario, lo star
system italiano si fonderà sul team e in questa prospettiva,
la casa di produzione investirà moltissimo sulla stabilità
del gruppo creativo.
Sebbene con un peso minore rispetto al produttore, l’altra figura
professionale che inciderà sul processo creativo assicurando
visibilità al nostro cinema, sarà il distributore-esercente.
Sia i distributori che i produttori adotteranno la “cultura
del rischio”, ma saranno soprattutto i secondi che, con la necessaria
autorevolezza e lungimiranza, sapranno negoziare la sceneggiatura
con le esigenze di produzione, di marketing e di distribuzione.
A fronte di una sovrabbondanza di talenti nei settori più specificamente
creativi (sceneggiatori, registi, attori), il cinema italiano non
potrà però contare su un numero sufficiente di figure
di questo tipo. Il settore, più che di debolezze creative,
continuerà dunque a soffrire di debolezze organizzative e imprenditoriali.
Le scuole di cinema
In questo scenario, saranno le scuole di cinema a proporre soluzioni
per rimediare a tale situazione: soprattutto quelle scuole che avranno
la modestia e la saggezza di insegnare un mestiere senza pretendere
di essere scuole di creatività.
Negli istituti si comincerà finalmente a parlare di economia
del cinema, superando così il pudore di affrontare gli aspetti
economici di un sistema che fino ad oggi si amava valutare solo per
i suoi tratti artistico-estetici. Conseguenza di ciò sarà
la formazione di un numero sempre più ampio di giovani che
vorranno entrare nel mondo della produzione. Si tratterà comunque
di un processo lento dovuto alla mancata adozione di un modello –
come quello americano – che forma soggetti cinematografici a
tutto tondo, dalle competenze creative a quelle più prettamente
economiche.
Il finanziamento pubblico
Anche lo Stato proporrà ricette per curare le debolezze professionali
del sistema creativo italiano: abbandonato il vecchio modello di finanziamento
e sostegno assistenzialistico alla produzione, esso sosterrà
infatti la ricerca, la distribuzione e il consumo di cinema di qualità
e indipendente.
Inoltre, finanzierà maggiormente le scuole consentendo così
di allargare il numero degli iscritti e aggiornare il parco tecnologico
degli istituti.
Non sarà invece capace di intervenire in quella fase che si
colloca fra la scuola e la produzione del primo film, attraverso ad
esempio la creazione di “incubatori” in grado di aiutare
i giovani autori e produttori ad attrezzarsi con competenza per operare
nel settore.
IL CINEMA E IL DIGITALE
Lo sviluppo del digitale
Il digitale in Italia stimolerà l’industria cinematografica,
anche se per la creazione di un vero e proprio sistema del digitale
occorrerà che si sviluppi una domanda molto elevata, anche
straniera, poiché quella nazionale risulterà insufficiente.
E così almeno per i prossimi anni, accanto ad una produzione
nazionale di effetti speciali, il nostro Paese continuerà a
rivolgersi ad un mercato estero per differenti motivi:
• i lunghi tempi di lavorazione e di costruzione degli effetti
speciali sproneranno ad affidare a più soggetti la loro realizzazione;
• la produzione in digitale avrà un imprevedibile sviluppo,
difficilmente soddisfabile a livello nazionale;
• americani e inglesi saranno più attrezzati e bravi
degli italiani nel realizzare gli effetti speciali più complessi
e le lavorazioni più evolute;
• l’integrazione europea abbasserà i costi di transazione
e renderà più conveniente per l’Italia stessa
trasferire all’estero alcune lavorazioni digitali.
Nonostante gli insufficienti investimenti nel campo del digitale che
collocheranno l’Italia in una posizione di retroguardia rispetto
all’America, alla Francia e all’Inghilterra, la cultura
del digitale si svilupperà anche da noi nei prossimi anni.
Le nuove tecnologie entreranno nel comune processo lavorativo sovvertendo
filiere professionali e competenze. Le imprese del settore dovranno
tenere sempre più conto di questa evoluzione per una gestione
ottimale sia dei preventivi economici, sia dei tempi lavorativi.
Il digitale sarà interiorizzato in tutte le fasi della produzione
cinematografica. Interverrà nella fase di pre-produzione, nel
momento dell’ideazione, della scrittura e della sceneggiatura:
ma sarà nella fase della produzione e post-produzione che si
affermerà sempre di più. Qui prevarranno logiche tese
sia all’aumento dell’efficienza e alla riduzione dei costi,
sia soprattutto all’arricchimento del prodotto secondo gli standard
determinati dal mercato.
In generale però coloro i quali utilizzeranno il digitale saranno
ancora una quota minoritaria, tant’è che la produzione
riguarderà soltanto pochi film e rimarrà a livello sperimentale.
Il digitale si affermerà nel cinema solo dopo il 2004, anche
perché fin lì mancheranno gli strumenti tecnici in grado
di sostituire la “vecchia” cinepresa. Viceversa, esso
si svilupperà nella produzione televisiva dove diminuiranno
fortemente i costi di produzione, sebbene aumenteranno quelli di montaggio
e di edizione.
Sale digitali: un futuro ancora lontano
In Italia, a livello produttivo, vi saranno molti laboratori che lavoreranno
nel campo del digitale, mentre nella distribuzione e nella presentazione
del prodotto in sala, lo sviluppo del digitale procederà più
lentamente.
Per quanto riguarda l’esercizio ad esempio, il ritardo sarà
imputabile a due fattori: l’elevato costo delle attrezzature
di sala e la mancanza di uno standard unico, che potrebbe rendere
obsoleti gli impianti nel giro di breve termine. Alla fine, con uno
Stato latitante e in una logica di comune convenienza, distributori
ed esercenti decideranno di ripartirsi i costi.
Il digitale al servizio dei generi
Nell’ambito degli effetti speciali, l’Italia perseguirà
una strada alternativa lontano tanto dai film caratterizzati unicamente
dagli effetti speciali, quanto da quelli totalmente artistici, mettendo
l’effettistica al servizio del progetto e realizzando così
progetti artistico-artigianali con un quid di digitale.
Le nuove tecnologie si riveleranno compatibili con i generi tradizionali
del nostro cinema, ma il loro utilizzo rappresenterà anche
l’occasione per passare dal monogenere della commedia all’italiana
al plurigenere.
I creativi non si opporranno a tale processo perché si renderanno
conto sia delle potenzialità realizzative che derivano dagli
effetti speciali, sia dei grandi vantaggi dati dalla nuove tecnologie,
come quello di poter vedere immediatamente il girato e intervenire
sullo stesso modificandolo in diretta.
Il distretto digitale
Secondo gli esperti coinvolti nell’indagine, un vero e proprio
distretto italiano del digitale comparirà solo dopo il 2004,
poiché per un verso mancheranno gli investimenti in ricerca
e alta tecnologia, per l’altro le capacità, le professionalità
e i talenti. Una volta costituitosi, la sua convenienza risiederà
nella possibilità di ridurre i tempi di lavorazione e quindi
i costi di produzione cinematografica.
Tra i diversi poli geografici, il distretto di Milano sarà
quello che conoscerà la maggiore crescita, perché favorito
dalla presenza del Politecnico quale luogo di formazione dei nuovi
professionisti e perché la città rappresenta da sempre
il più importante luogo di produzione pubblicitaria, che (come
abbiamo già detto) utilizza le tecnologie digitali più
del cinema, facendo da traino a questo ultimo.
A Roma, invece, non nascerà un distretto digitale perché
ai “vecchi sacerdoti” del settore sfuggirà il presidio
della professione e del business. Ciononostante, la capitale non ostacolerà
il processo di creazione di distretti digitali altrove e svilupperà
una cultura imprenditoriale, rinunciando a logiche assistenzialistiche.
Nel tempo, la polarizzazione Milano - Roma perderà comunque
di senso per il consolidarsi di altre realtà come Torino e
Terni.
I professionisti migranti
Le professionalità legate al digitale proverranno dal mondo
dell’audiovisivo in generale. Si tratterà di web designer,
sceneggiatori di sit-com interattive, tecnici di macchine, quali Flame
o Inferno, in grado di sviluppare anche un’esperienza estetica
di tipo cinematografico.
I nuovi professionisti saranno figure multifunzionali, capaci di concentrare
diverse professionalità prima distinte. Essi opereranno in
un settore ancora in sviluppo e quindi, almeno inizialmente, sopravvivranno
grazie soprattutto alla pubblicità e a qualche sporadica richiesta
cinematografica.
Continueranno le migrazioni di figure professionali dai settori contigui
alla cinematografia come la pubblicità, i cartoon e i tv-movie.
In particolare, nel settore digitale migreranno persone oggi impiegate
nelle società che progettano le nuove tecnologie: saranno preferibili
perché avranno acquisito, prima di altri, un’elevata
competenza nell’utilizzo del digitale.
Lo sviluppo del digitale non sarà comunque tale da richiamare
quanti dei nostri connazionali sono attualmente occupati in laboratori
stranieri, incrementando così un ritardo nella creazione di
analoghe strutture in Italia.
Le nuove competenze
Con l’arrivo del digitale cambieranno sia le fasi del processo
creativo (tempi, scadenze, ecc.), che hanno fin qui caratterizzato
l’analogico, sia i pesi dei diversi soggetti coinvolti.
I “possessori” della tecnologia e i “detentori”
delle competenze e conoscenze per lo sviluppo dei contenuti si integreranno,
poiché prevarrà una logica postindustriale più
lungimirante dell’attuale e anche perché i primi comprenderanno
che l’integrazione con i detentori dei contenuti sarà
strategicamente vincente. In questa logica integrativa, agli sviluppatori
di contenuti si richiederà la capacità di affidarsi
con maggior fiducia al mezzo tecnologico.
Dalle giovani generazioni, che stanno già imparando a vivere
nel mondo digitale, ci si attenderà il maggior contributo in
termini di nuove professionalità. Nascerà così
una generazione di registi e sceneggiatori che utilizzeranno semplicemente
e naturalmente i nuovi procedimenti senza imbarazzi o sudditanze psicologiche.
Si moltiplicheranno registi e cameraman uniti nella stessa persona
e le occasioni per i giovani di fare film, anche se il rischio di
tutto ciò sarà un aumento di faciloneria.
Il computer si rivelerà uno strumento nuovo al servizio della
creatività: di ciò saranno convinti in primo luogo i
registi che non rifiuteranno il digitale, considerandolo una sorta
di artificio troppo commerciale. Le nuove tecnologie, se ben conosciute,
applicate e finalizzate al processo creativo e artistico, potenzieranno
la regia anziché costituire un’interferenza tecnica.
I creativi quindi non rappresenteranno un elemento ritardante della
diffusione digitale; al contrario saranno più attivi dei tecnici
nel promuoverla. Anche se i tecnici offriranno soluzioni molto più
avanzate di quelle che i creativi utilizzeranno realmente, saranno
questi ultimi a spingere e guidare l’evoluzione del digitale
perché pienamente coscienti delle possibilità offerte
dalle nuove tecnologie.
In conclusione, più che possedere competenze tecniche, occorrerà
esser capaci di creare eventi. In questo senso gli autori saranno
capaci di trascinare con le loro idee tutto ciò che sarà
utilizzabile a livello tecnologico, ma che non potrebbe esprimersi
senza le idee e i personaggi che le trainano. E sarà dalle
idee degli autori che nasceranno gli stimoli per fare sempre meglio,
superando i limiti tecnologici che di volta in volta si presenteranno.
LA PRODUZIONE E LA DIFFUSIONE
Logiche globali e uniche
Da qui al 2004 l’intera struttura economica del cinema risentirà
in misura significativa dei mutamenti socio-economici che avverranno
in Italia.
La tendenza verso un sistema dominato da grosse aziende, che impongono
le loro leggi al mercato, toccherà quindi anche il mondo cinematografico.
Il settore si caratterizzerà per la presenza di grandi società
sia di distribuzione, che di produzione.
Le concentrazioni e le fusioni dei prossimi anni non soffocheranno
la specificità del film, in quanto non si affermeranno logiche
omologanti che appiattirebbero ed omogeneizzerebbero in maniera forzosa
il prodotto-film. Il cinema si confermerà così un’industria
di prototipi, all’interno della quale ogni film sarà
diverso dall’altro.
Il debutto della finanza
Nella società dell’immagine del prossimo futuro, la produzione
di materiale audiovisivo rappresenterà un business vincente
ed internazionale, un settore portante e in crescita, che catturerà
l’interesse del capitale privato.
Da qui al 2004, la finanza non solo rivolgerà maggior attenzione
al mondo cinematografico, ma vi investirà somme cospicue sulla
base di una remunerazione del capitale molto più rapida che
in passato. Il cinema, infatti, sarà in grado di garantire
un aumento della redditività degli investimenti grazie al diffondersi
della tendenza a lavorare su supporti magnetici leggeri invece che
su pellicola, con notevole riduzione dei costi. L’interesse
del capitale per il cinema deriverà inoltre da:
• i recenti successi del cinema italiano;
• una rinnovata selettività rispetto a quanto accaduto
nel momento iniziale di euforia;
• il moltiplicarsi dei canali di trasmissione (le nuove reti
satellitari, il crescente numero di televisioni, Internet, ecc.);
• la capacità di creare le condizioni culturali oltre
che strutturali, per costruire un vero e adeguato mercato europeo.
Le nuove regole d’impresa
A produttori e distributori risulterà evidente il considerevole
apporto che la finanza darà al sistema, assemblando e orchestrando
fasi ancora troppo atomizzate.
I finanzieri avranno la capacità olistica di vedere l’insieme
delle professioni che, se ben sistematizzato, produrrà un valore
moltiplicativo di massa critica. Si assisterà, ad esempio,
all’abbandono da parte del cinema di quell’odore di artigianalità
per il quale ancora oggi coloro che fanno cinema vengono definiti
“cinematografari”.
Il coinvolgimento del mondo finanziario/imprenditoriale aumenterà
perché all’industria-cinema si applicheranno finalmente
tutte quelle regole di marketing e pianificazione aziendale tipiche
di ogni altro settore industriale.
A trasformare il cinema in un business vincente, concorrerà
anche una politica di facilitazioni fiscali. Il nostro cinema diventerà
una vera e propria industria, così come è accaduto per
la moda italiana, conosciuta e riconosciuta all’estero, anche
se quest’ultima non rappresenterà un modello di riferimento
da cui attingere conoscenze per realizzare un “sistema cinema”.
L’ingresso della finanza non escluderà comunque il fatto
che il cinema continuerà a basarsi sul sostegno degli aiuti
pubblici e delle televisioni, nonostante i rapporti molto difficili
che intratterrà con queste ultime.
Nei prossimi anni vi saranno dunque investimenti industriali sempre
più importanti, che obbligheranno il mondo cinematografico
a rispettare regole d’impresa più consolidate. Oltre
alle regole, che da sole non garantiranno film di buona qualità,
ciò segnerà l’inizio di una razionalizzazione
industriale, che permetterà al cinema di sopravvivere nel mercato
audiovisivo contemporaneo.
Vecchi e nuovi investitori
Come appena evidenziato, da qui al 2004 aumenteranno gli esempi che
vedranno il mondo finanziario/imprenditoriale avvicinarsi al cinema.
La capacità della cinematografia di sviluppare un grande business
e di attrarre forti capitali determinerà un maggiore interesse
da parte dei produttori a sovvenzionare, fin dall’inizio, l’idea
e quindi la creatività; e spesso si tratterà di imprenditori
al di fuori del settore cinematografico.
Accanto alla tradizionale figura del produttore, compariranno sempre
più frequentemente anche i grandi gruppi industriali, perché
l’evoluzione dei service provider, ma in generale di tutti i
sistemi di diffusione, dall’Umts in poi, necessiteranno di una
forte banca dati di contenuti.
I grandi produttori integrati
Nel sistema cinematografico si assisterà così ad un
aumento del numero dei grandi produttori integrati che domineranno
il mercato.
Il nuovo assetto, derivato dall’ingresso nel sistema di gruppi
industriali e dalla coabitazione e fusione di produttori in società
più grandi, permetterà di soddisfare le necessità
legate all’approvvigionamento finanziario.
Infine, grandi produttori integrati come Mediaset e Medusa, oltre
a finanziare i grossi film dei talenti, si circonderanno di piccoli
produttori esecutivi verso i quali attiveranno politiche per favorirne
la crescita.
La coesistenza di grandi e piccoli sarà possibile perché
diversamente specializzati. Il mercato, quindi, si caratterizzerà
ancora per questa doppia presenza, con un dualismo che sarà
legato a diversi tipi di prodotti e diversi modi di produzione e di
distribuzione.
I piccoli produttori esecutivi
Sebbene il panorama sarà dominato dai grandi, compariranno
ogni giorno nuove microrealtà e anche tra i piccoli produttori
indipendenti si diffonderà una cultura imprenditoriale con
una continua attenzione alla ricerca, alla scoperta e allo sviluppo
di nuovi talenti.
I piccoli produttori esecutivi svolgeranno un importante ruolo nel
mercato, in quanto realizzeranno prodotti di maggiore qualità
con budget limitati, creando così un valore aggiunto fatto
di idee, oltre che un valore economico. Tuttavia, il loro ruolo non
supererà quello dei grandi produttori integrati, poiché
la tecnologia non abbasserà così tanto i costi da permettere
a più persone di realizzare le proprie idee e i propri sogni.
In sostanza, per far vivere i piccoli produttori sarà indispensabile
che crescano i grandi: la prosperità degli uni sarà
legata alla forza degli altri.
Inoltre, in Italia i piccoli produttori saranno molto più dipendenti
dai grandi rispetto a quanto avviene in America. Per eliminare questa
dipendenza si renderà ancora più necessaria la crescita
che i grandi produttori realizzeranno nei prossimi anni, grazie al
denaro e alle risorse che confluiranno nel settore, facendo del cinema
una vera e propria industria.
La nuova rotta della distribuzione
La distribuzione cinematografica conoscerà un’evoluzione
piuttosto significativa, in virtù dei cambiamenti in atto nelle
grosse aziende di distribuzione. In particolare, alcune grandi e collaudate
società chiuderanno o limiteranno di molto il loro raggio di
azione, creando spazi per nuovi distributori che si affacceranno sul
mercato. Questi ultimi opereranno in una logica nazionale rispetto
alla distribuzione e come gruppo europeo per quanto riguarda la produzione.
Nei prossimi tre anni, la distribuzione smetterà di subire
o seguire il mercato: lo studierà, lo affronterà e utilizzerà
il marketing e la promozione come strumenti attivi per imporre i propri
prodotti ad un segmento di pubblico ben identificato.
Si andrà verso una maggiore selettività: dai soggetti
più forti economicamente, che potranno contare sui prodotti
più pregiati, ai distributori specializzati su un certo tipo
di prodotto, come per esempio i film italiani o europei. Tale specializzazione
garantirà una migliore distribuzione per ogni tipo di pellicola.
Per i distributori che punteranno sulle sale, la maggiore difficoltà
sarà costituita dagli altissimi costi del lancio pubblicitario
del film, dal cui investimento spesso non rientreranno. Per tale motivo
si affermerà la tendenza delle reti di cinema d’essai
o comunque di qualità a cercare, direttamente presso i produttori,
film da proiettare in sala, valorizzando quelli non acquistati da
alcun distributore nazionale. Chi si occuperà di distribuzione
si attrezzerà, quindi, sia per praticare canali diversi sia
per rivolgersi a pubblici diversi.
La diffusione del digitale non aumenterà il controllo della
distribuzione sull’esercizio; nonostante le nuove opportunità
offerte dalla tecnica dunque i distributori non metteranno a punto
il pacchetto di film da mandare via satellite, né decideranno
gli orari di programmazione.
Infine, la pluralizzazione delle forme della distribuzione –
Tv a banda larga, satellite, pay per view, ecc. – produrrà
effetti positivi. Nasceranno ad esempio distributori autonomi ed indipendenti,
grazie al maggiore sviluppo della televisione a pagamento e quindi
dei canali pay. Il grosso della produzione non andrà comunque
direttamente alle Tv via cavo facendo saltare le classiche reti distributive:
il produttore, non potendo disporre di una rete fornita dal satellite,
continuerà ad affidarsi ai distributori.
Esercenti protagonisti
Entro il 2004, a fronte di una distribuzione standardizzata emergeranno
delle esigenze di correzione che, pur non aumentando il potere contrattuale
degli esercenti nei confronti dei distributori, eviteranno di rendere
le sale uguali fra loro e asettiche. Gli esercenti manterranno i loro
ruoli nell’indirizzo delle sale, che corredate da tutta una
serie di attenzioni e dotazioni, diverranno luoghi importanti in cui
trascorrere il tempo libero.
Come già evidenziato, la distribuzione non eserciterà
un assoluto controllo sull’esercizio: le grandi società
di distribuzione non imporranno agli esercenti contratti-capestro,
ridisegnando a proprio vantaggio i margini di profitto. L’esercente,
quindi, non si vedrà privato della possibilità di contrattare
a livello locale le condizioni e i servizi offerti ai suoi consumatori.
In base a questa logica sarà possibile articolare strategie
di opposizione a partire dalle pratiche di consumo, poiché
resterà pur sempre ad ognuno un margine irriducibile di soggettività.
Le televisioni e le logiche distributive
Nell’arco temporale considerato dall’indagine, le televisioni
continueranno ad integrarsi a valle, divenendo sempre più spesso
anche distributori. Arriveranno, inoltre, nuovi soggetti distributori
o finanziatori, come ad esempio le major company. Questa tendenza
si verificherà nonostante la mancata modifica della legge che
prevede che il produttore sia di nazionalità italiana per poter
accedere ai contributi pubblici.
In futuro, il ruolo dei distributori nei confronti delle televisioni
si modificherà di molto, perché il valore del diritto-antenna,
finora fondamentale ai fini della quadratura del cerchio economico
nel finanziamento dei film e nell’acquisto degli stessi, continuerà
a diminuire. Ciò influenzerà poco la crescita dei nuovi
mezzi di fruizione, dalla pay-tv all’home video, ma produrrà
effetti negativi sulla televisione poiché quando il film arriverà
in Tv avrà avuto già un alto consumo, tanto che nessuno
lo considererà più un “primo passaggio”.
Non potendo più partecipare alle attese quote di fruizione
dei film, le televisioni modificheranno in parte la loro politica
produttiva e acquisitiva, puntando molto in termini di ricavi su altre
forme di fruizione.
In sostanza, i distributori inizieranno a ricoprire ruoli attivi evitando
di essere dei semplici procacciatori di titoli da inserire nelle library
delle televisioni e convincendo queste a promuovere i film quando
ancora girano nelle sale cinematografiche, in modo da creare appeal
e beneficiarne quando poi passeranno sul piccolo schermo.
Pur non avendo “il coltello dalla parte del manico”, i
distributori saranno in grado di regolare i sempre più difficili
rapporti che intratterranno con le Tv. Riusciranno ad esempio a compensare
la perdita di potere nei confronti della televisione, stabilendo rapporti
più concreti e attivi nei riguardi delle pay-tv.
Il marketing cinematografico
Entro i prossimi tre anni nascerà finalmente il marketing cinematografico,
ed in particolare si metteranno a punto alcune strategie che valorizzeranno
il prodotto come “prototipo”, evitando così di
lanciare tutti i film in modo identico.
Il marketing, grazie ai nuovi strumenti tecnologici, acquisterà
un ruolo più importante della stessa finanza e così
il nostro Paese si avvicinerà al modello americano in cui il
marketing e la sceneggiatura rappresentano gli aspetti predominanti
dell’intero processo. Il lancio di un film verrà pianificato
e difeso con convinzione e questo porterà ad abbandonare il
fatalismo del vecchio esercizio cinematografico, che considerava il
cinema come un’industria irrazionale ed imprevedibile.
Sul piano culturale, il ruolo sempre più rilevante del marketing
permetterà all’Italia di riconquistare l’egemonia
culturale perduta, suscitando negli altri Paesi non solo rispetto,
ma anche curiosità per la nostra cultura. In questo senso,
un ruolo essenziale lo svolgeranno nel lungo periodo le rassegne,
i festival e gli eventi, anche se non daranno risultati immediati
in termini di vendita.
Sul piano commerciale si troveranno nuove forme di rapporto fra esportatori
e compratori, come ad esempio “vetrine” europee in cui
proiettare film italiani appositamente per buyer e opinion maker.
Il potere che i produttori acquisteranno nella definizione della programmazione
comporterà una maggiore concentrazione sulle strategie di marketing
e promozione, che eviteranno di livellare le sale e considerarle dei
semplici contenitori da riempire.
Dal canto loro, i registi, potendo disporre di test di prodotto non
scopriranno il destino dei loro film nel momento dell’uscita
in sala. Si tratterà di strumenti di verifica a costi contenuti
e quindi utilizzabili non solo dalle grandi produzioni.
Oltre al marketing cinematografico locale, nei prossimi anni si punterà
molto anche sul prodotto che abbraccerà temi universali ed
avrà un appeal internazionale. In particolare, l’Italia
riconquisterà una grandissima visibilità grazie ad un
supporto intelligente a livello governativo che, da un lato, farà
marketing, sia sui grandi registi sia sui giovani e, dall’altro,
sponsorizzerà film di qualità esportabili all’estero.
I professionisti che si dedicheranno alla promozione del nostro cinema
saranno esperti di commercio internazionale e di marketing e non più
esponenti politici come in passato; tale scelta non potrà che
contribuire positivamente allo sviluppo dell’intero sistema.
IL CONSUMO
La spesa di cinema
Il maggior tempo libero e le nuove tecnologie, che moltiplicheranno
i canali di trasmissione delle opere cinematografiche, costituiranno
una grande occasione per l’intero settore europeo dei prodotti
audiovisivi.
Nei prossimi tre anni aumenterà la spesa dei consumatori italiani
per l’entertainment nel suo complesso e il cinema rappresenterà
una delle voci più importanti.
Si registrerà un discreto aumento del numero di spettatori
e biglietti pagati, grazie soprattutto ai nuovi multiplex ed alla
rinnovata freschezza dell’offerta cinematografica.
Nel nostro Paese, a differenza di quanto accadrà altrove, due
fenomeni giocheranno in tale direzione:
• una sostanziale assenza della concorrenza proveniente dalla
televisione e dai nuovi mezzi che si stanno affacciando sul mercato;
• il venir meno della tendenza, tutta italiana, di andare al
cinema per 9-10 mesi l’anno, trascurando il periodo estivo.
In particolare, per combattere quest’ultimo fenomeno e modificare
le abitudini dello spettatore italiano, i distributori faranno uscire,
proprio in estate, i film ad alto potenziale spettacolare e gli esercenti
offriranno strutture con migliori comfort, quali ad esempio l’aria
condizionata e la ristorazione.
Lo stile di consumo
Il consumo di cinema si qualificherà come un consumo ricco,
per la sua capacità “modellizzante” di offrire
grandi esempi di vita e di comportamento. I film che funzioneranno
saranno quelli che offriranno al pubblico dei modelli forti di identità
con cui confrontarsi, essendo l’identità la merce più
rara e preziosa nella società del nuovo millennio.
Contemporaneamente, con un’offerta sempre più variegata
e ricca di opportunità per il tempo libero, il consumo di cinema
si perfezionerà, attraverso l’utilizzo di tecnologie
sofisticate ed interattive, che ci porteranno il cinema in casa, quando
e come vorremo noi.
Il consumo in sala non entrerà però in crisi, poiché
il fascino di vedere il film in un cinema con altre persone sarà
un momento magico, assolutamente irriproducibile in un altro ambiente.
Senza contare che il cinema non sarà solo un luogo di visione
del film, ma diventerà un punto di incontro, in cui passare
il tempo libero, grazie ad una serie di servizi integrati.
Multiplex, multisala e monosala a confronto
La situazione dell’esercizio, in Italia, sarà caratterizzata
da un forte sviluppo dei cinema multiplex e da una conservazione delle
multisala.
I multiplex diventeranno il modo più facile di offrire il cinema
in sala.
Forniranno l’occasione per ritrovarsi e guardare uno spettacolo
al di là dello specifico filmico, grazie alla possibilità
di contenere i costi di esercizio e di potenziare le offerte collaterali.
Nella loro offerta commerciale prevarranno i blockbuster americani,
mentre non si proietterà quasi nulla del cinema di qualità.
Oltre che luoghi di fruizione, essi rappresenteranno una vera e propria
cultura.
Nel nostro Paese, il loro aumento determinerà una razionalizzazione
del sistema con la chiusura delle strutture superflue e una riqualificazione
dell’offerta cinematografica.
Nel tempo, tuttavia, si produrrà un eccesso di offerta di multiplex
su multiplex, anche se a differenza di quanto avvenuto in America
ed in altri Paesi europei, l’effetto dell’overscreening
non porrà in amministrazione controllata molti di essi. Peraltro,
lo Stato non interromperà la tendenza alla liberalizzazione,
limitandosi a guidare questo mercato con leggi adeguate.
Alla politica di concentrazione dei multiplex in alcune aree già
servite, sarà preferita la logica più lungimirante di
collocarli e distribuirli anche nei territori sprovvisti di cinema:
operazione che produrrà certo dei rischi, ma risulterà
molto più interessante.
È da sottolineare però che l’apertura dei multiplex
in periferia comporterà la chiusura dei cinema tradizionali,
soprattutto nelle zone di provincia, dove spesso sono collocati nei
centri storici delle piccole città e in immobili di prestigio.
Il pericolo di cannibalizzazione dei multiplex sulle sale tradizionali
toccherà infatti maggiormente la provincia, poiché gli
esercenti, per il mancato rinnovamento tecnologico e di comfort delle
loro sale, non saranno in grado di reggere la concorrenza dei multiplex.
Le multisala, meno giganti dei multiplex, ma più socializzanti
delle monosala, sopravvivranno soprattutto nelle città per
un pubblico più agé ed amante del cinema di qualità.
Per contrastare la concorrenza dei multiplex, le multisala adotteranno
standard tecnologici comparativamente più elevati; il pubblico,
comunque, non manifesterà il proprio apprezzamento frequentandole
più assiduamente. In realtà, la loro permanenza in vita
sarà garantita da quel gioco di programmazione che consentirà
loro di avere sufficienti ritorni economici.
Infine, con l’arrivo delle multisala e dei multiplex, i cinema
tradizionali non sopravvivranno dappertutto. Il rischio di chiusura
aumenterà tanto più quanto la loro programmazione risulterà
omogenea con quella dei multiplex e delle multisala che potranno contare
su offerte aggiuntive. Lo Stato interverrà per evitarne la
scomparsa, non elargendo denaro pubblico, ma favorendo una programmazione
d’essai e di qualità, che altrimenti rimarrebbe priva
di spazi di visione.
In effetti, nel prossimo futuro, la domanda di film di alto livello
culturale tenderà a crescere. Il pubblico sarà meno
caratterizzato del passato dalla sua componente più giovane
e da quella orientata ai film commerciali: aumenteranno invece gli
spettatori interessati a prodotti di nicchia e di conseguenza il numero
di monosala che proietteranno film di qualità.
La sopravvivenza dei cinema tradizionali sarà, quindi, garantita
solo nel caso in cui essi avranno una programmazione d’autore
e di nicchia, seguita da un pubblico generalmente più adulto
e comunque diverso da quello dei popcorn movies.
Nuovi dispositivi di fruizione
A fronte di una mancata crescita del mezzo televisivo, si registrerà,
entro il 2004, un buon incremento della pay per view e soprattutto
del Dvd, il cui mercato conterà sempre di più per i
distributori cinematografici. A ciò si aggiungerà la
diffusione della Tv on demand, anche se solo dopo il 2004.
La vita della maggior parte dei nuovi dispositivi di fruizione non
sarà affatto effimera. La moltiplicazione di tali dispositivi
e dei supporti (pay-tv, home theater, Dvd, Internet a banda larga
e così via) determinerà, un incremento del consumo di
cinema, in termini di qualità e quantità. Contemporaneamente,
essa porterà ad una diversificazione e pluralizzazione dei
modelli di consumo: alcuni film si vedranno in Dvd o in televisione
a banda larga, per altri si preferirà andare al cinema. I due
modelli di consumo non si porranno comunque in concorrenza.
I nuovi dispositivi di fruizione saranno complementari alla proiezione
in sala, poiché consentiranno al pubblico di rivedere il prodotto
cinematografico nel momento desiderato, ed offriranno il vantaggio
di far parlare la gente sempre più di cinema, stimolando la
voglia di vedere un film in sala, come fosse un evento.
L’influenza dei nuovi dispositivi di fruizione sul consumo in
sala risulterà, quindi, minima poiché le motivazioni
sottostanti all’andare al cinema o al rimanere in casa a veder
un film rimarranno sostanzialmente diverse. Anzi, questi nuovi strumenti
alimenteranno il consumo di cinema, in particolare per i titoli cinematografici
secondari.
Senza contare che lo sviluppo di Internet permetterà di offrire
al pubblico una serie di servizi accessori (come la scelta del posto,
l’acquisto e la stampa del biglietto da casa propria), che faciliteranno
l’accesso alle sale, determinando un aumento degli spettatori.
La redditività complessiva del settore aumenterà e verrà
redistribuita fra più soggetti, poiché – nonostante
il tempo di visione cinematografica rimarrà complessivamente
stabile – aumenteranno sia i visitatori del cinema tradizionale,
sia i fruitori tramite Internet o via banda larga, pay-tv, Dvd e così
via. Nello specifico, crescerà la redditività per i
detentori dei diritti d’autore. Attraverso i nuovi dispositivi
di fruizione, il produttore o l’acquirente acquisteranno, infatti,
i cosiddetti full rights (a differenza del solo diritto-antenna del
passato), con i quali saranno in grado di ottenere una maggiore capacità
di ricavi. Il mantenimento, il più a lungo possibile, dei diritti
perpetui delle library consentirà, inoltre, di sfruttare al
meglio i residual (quali i film in Dvd, su Internet, via cavo, ecc.)
richiedendo però forti investimenti, sovente impossibili per
gli stati patrimoniali delle attuali società cinematografiche.
La trasmissione satellitare
La diffusione via satellite del segnale digitale eserciterà
effetti positivi sull’aspetto distributivo e logistico: si ridurranno
i costi legati alla duplicazione, alla revisione, alla spedizione
e all’immagazzinamento delle copie. Ciò rappresenterà
un vantaggio soprattutto per il cinema meno ricco, privo delle risorse
economiche necessarie per stampare il prodotto in più copie.
Nello scenario dei prossimi tre anni però difficilmente si
realizzerà una distribuzione centralizzata via satellite, cioè
l’invio dei film nelle sale da una centrale unica. Ciò
dipenderà dalla difficoltà di mettere d’accordo
più soggetti e dalla grande ostilità dell’esercizio,
che vedrà così compromesso il suo settore.
D’altra parte, dobbiamo considerare che una trasmissione via
satellite senza protezione potrebbe risultare facilmente intercettabile
e all’occorrenza duplicabile. Entro il 2004 si svilupperanno
i primi sistemi di sicurezza sperimentali anche se per una loro più
ampia diffusione occorrerà un tempo superiore ai quattro anni
considerati. Nel frattempo, comunque, non si determinerà un
incremento del fenomeno della pirateria.
La diffusione della tecnologia satellitare garantirà alle sale
maggiore flessibilità, grazie alla possibilità di modificare
la programmazione a seconda del pubblico.
Per quanto riguarda i potenziali effetti sui contenuti, il segnale
digitale potrà essere utilizzato per proiettare eventi reali,
quali le partite di calcio; tuttavia la rappresentazione di tali avvenimenti
non entrerà nella programmazione delle sale. Più che
altro, con la diffusione della tecnologia satellitare, le persone
vedranno e parleranno di più di cinema, per cui saranno maggiormente
stimolate ad andare in sala per vivere l’evento cinematografico.
* Sono qui sintetizzati i risultati emersi da una ricerca previsionale
sul futuro del cinema promossa da Banca Nazionale del Lavoro e realizzata
da S3.Studium di Roma e Università Bocconi di Milano. L’indagine,
condotta con una variante del metodo Delphi, si è svolta tra
luglio e settembre 2001; l’arco temporale al quale i risultati
si riferiscono è il 2001 - 2004.
I fenomeni analizzati hanno riguardato: la squadra artistica, l’evoluzione
e l’impatto delle nuove tecnologie, la produzione e la diffusione
e infine il consumo di cinema.
La ricerca è stata coordinata da Severino Salvemini dell’Università
Luigi Bocconi con la collaborazione di Katia Gotnich di S3.Studium.
L’équipe di ricerca è stata composta da Alessandra
Ceccotti, Simona Testana, Daniela Bucci e Cinzia Giacomelli di S3.Studium.