S3Studium
    Numero 15
 

Il cinema impresa possibile
Severino Salvemini

 
Dopo una lunga, accorata e compiaciuta auto celebrazione del proprio declino, il cinema italiano sta ritrovando una sua vena originale forse capace di affrancarlo sia dall’ingombrante eredità nazionale, sia dalla prepotente concorrenza americana


Il momento magico del cinema italiano
Dopo un lungo periodo di cinema minimalista e di scarsa attenzione del pubblico nazionale e straniero verso i prodotti filmici italiani (periodo in cui sempre più accoratamente si è celebrato il declino e a volte anche la morte del cinema nazionale), gli ultimi due anni sembrano aver dato una boccata di aria fresca alla settima arte. I segnali di ripresa sono concreti e incoraggianti e tutto ciò fa ben sperare che il ritorno di fiamma del cinema italiano non sia solo un fenomeno passeggero.
D’altra parte il “miracolo” non si è certo concretizzato negli ultimi mesi: si è fatto palese da poco, ma è avvenuto nel giro di qualche anno. E’ lentamente tornato il gusto del cinema ben scritto, ben girato, ben interpretato e ben gestito da chi ha in mano le sorti imprenditoriali delle aziende, che finanziano, producono e promuovono il prodotto cinematografico. La capacità di sfornare film non facili, ma nemmeno opere esclusivamente da premio tagliate sul gusto elitario dei cinefili, è stata premiata da un botteghino che ha risposto positivamente
Per soddisfare alcuni obiettivi conoscitivi e per alimentare una discussione che consenta di fissare le priorità delle linee di azione degli operatori pubblici e privati che operano nel settore, la Banca Nazionale del Lavoro ha proposto a fine 2001 un’analisi delle condizioni di modernizzazione del cinema italiano e degli elementi che ostacolano e facilitano lo sviluppo prospettico del settore.
Ha commissionato all’Università Bocconi uno studio sul settore,1 di cui in quest’articolo si possono esaminare i principali “cantieri” di innovazione del cinema contemporaneo: l’avvento delle nuove tecnologie digitali; l’integrazione e la coesione della squadra artistica e ideativa; i luoghi del consumo; le interdipendenze della filiera a partire dalla produzione fino alle fasi più a valle di veicolazione del prodotto tra i vari canali.

Quattro “cantieri di innovazione” per il cinema italiano
A. Lo sviluppo delle tecnologie digitali
L’utilizzo dell’informatica e delle tecnologie digitali nei campi dell’audiovisivo è un tema dibattuto particolarmente negli ultimi anni. Per quanto riguarda la cinematografia, la partita che si sta giocando tra la chimica della celluloide e il bit del digitale è non solo assai complicata, ma densa di risvolti economici e professionali di grande portata. E’ una partita economicamente importante che si gioca tra set, sale di montaggio e post-produzione, luoghi di proiezione.
Sulla scacchiera si muovono sia le majors internazionali che le aziende di provenienza informatica come la Sun, la Oracle, la Microsoft, la Texas Instruments e le aziende che producono apparecchi domestici per la visione dei contenuti, quali la Kodak, la Philips, la Panasonic, e così via.
Secondo uno studio di Screen Digest, nel 2005 il 90% dei film USA sarà digitale e nel 2009 si arriverà al 100%. In Europa entro otto anni il 90% dei film sarà digitale. Sempre nel 2009, una quota tra la metà e i due terzi dei film prodotti nel mondo saranno disponibili sia su file che su pellicola.
L’erosione della pellicola da parte del bit è iniziata con gli effetti speciali. Una evoluzione che ha permesso la contaminazione con altri prodotti digitali, videogames in primis, e che sta consentendo lo sviluppo di canali di consumo più domestico e più interattivo.
La tecnologia digitale sposta il focus della produzione di un film dal momento della ripresa dal vivo a quello della post-produzione, consentendo un incremento della creatività e anche un abbattimento dei costi verso film che registi e produttori indipendenti non potevano prima affrontare perché troppo costosi in termini di ripresa. I tagli di costi di produzione stimati dal digitale sono nell’ordine del 20-30 %.
A rendere poi esplosivo il passaggio verso le nuove tecnologie è il cammino che dovrà fare la sala di proiezione. I futurologi e gli esperti di informatica ci promettono dunque che, tra pochi anni, avremo la possibilità di accedere a ogni ora del giorno e della notte ad ogni film prodotto nella storia del cinema. Per accedervi basterà disporre di un computer con un collegamento Internet a banda larga, capace di trasmettere i bytes molto più velocemente di una normale linea telefonica. Basterà collegarsi con un sito, digitare il numero della propria carta di credito e scaricare l’intero film in una ventina di minuti. Al prezzo di una visione di pay-per-view (approssimativamente 5 euro) i film saranno visibili per 24 ore e poi scompariranno dal computer.

B. La squadra artistica e ideativa
La produzione di un film può essere considerata come un “cantiere” in cui lavorano persone che, pur presentando competenze specializzate e molto diverse tra loro, risultano fortemente interdipendenti, in quanto l’efficacia del lavoro svolto dal singolo operatore dipende anche dal comportamento degli altri attori economici coinvolti nel processo produttivo.
Recentemente in Italia, la nuova generazione di produttori si sta imponendo per una nuova capacità di orchestrazione organizzativa. Una capacità di tessere relazioni, abbastanza stabili nel tempo, tra il proponente del progetto (la casa di produzione o la società televisiva) e una serie di figure professionali specialistiche (regista, attori, sceneggiatore, direttore di fotografia, direttore di montaggio, realizzatore delle musiche, e così via) che si amalgamano nell’intero progetto.
Sembra che il produttore, uscito da un modello ormai obsoleto della singola opera cinematografica realizzata per motivazioni casuali o opportunistiche, si stia orientando verso la costruzione di una propria identità imprenditoriale perdurante e la gestione di un suo personale star system, con cui costruisce accuratamente nel tempo il valore e la reputazione.
Stiamo parlando di nuovi professionisti che sono consapevoli della necessità di una cultura economica e finanziaria e che pertanto si sono allontanati da un modello un po’ approssimativo e privo di vere metodologie di gestione, quale quello che ha caratterizzato il mondo dei produttori degli anni ‘80 e ‘90. Un periodo in cui gli imprenditori del cinema hanno ragionato più per logiche burocratiche che di efficienza, alimentando spesso un clima di pressapochismo e lasciandosi andare verso prestazioni complessive non ottimali e spesso criticicabili.

C. La produzione e la diffusione
Il settore cinematografico si sviluppa attraverso fasi ideative, produttive e distributive che sono tra loro sequenzialmente indipendenti. Molte sono le operazioni e i processi, a partire dall’ideazione dello script fino al casting, dalla produzione esecutiva fino al montaggio, dalla distribuzione fino alla proiezione della pellicola in sala, che si ritrovano nella filiera cinematografica e che – ad essere esaustivi – si esauriscono nelle fasi terminali del comparto dell’audiovisivo (messa in onda televisiva o distribuzione su cassetta, dvd o distribuzione in rete, ecc.).
Il cinema italiano, inteso come settore economico, è ancor oggi carente di momenti integrati verticali forti (il modello delle major statunitensi). A tale assenza si sostituisce come governance una “mano invisibile” che fluidifica l’attività di piccoli giocatori indipendenti compartimentati nella propria specialità (gli sceneggiatori, i registi, i fotografi di scena, i musicisti, i produttori, i distributori, gli esercenti, e così via). Questa formula organizzativa così “lasca” non aiuta però a rinforzare l’assetto imprenditoriale delle diverse fasi produttive. Occorre che i singoli si irrobustiscano, che governino meglio le interdipendenze delle fasi della filiera, che sviluppino circuiti virtuosi di qualità.
Il rinnovato interesse per un cinema economicamente più forte ha portato a casi di recente start-up di nuove iniziative imprenditoriali e di irrobustimento di imprese preesistenti, ma oggi proiettate verso più ambiziosi traguardi.
Ha fatto capolino anche la finanza che non solo ha apportato mezzi freschi di denaro. Infatti la cultura finanziaria, dotata di una sensibilità tradizionalmente più manageriale, ha trainato una nuova abitudine a pensare in chiave di sviluppo, su tempi lunghi e pianificati. E una nuova predisposizione a considerare le risorse secondo criteri oggettivi e esauribili, che danno rendiconto agli azionisti privati o pubblici delle mosse che si pensa di fare. E infine una continua ricerca di sfide più internazionali.
Tutte queste trasformazioni produrranno un effetto importante sul versante dei modelli di consumo di cinema. Cinema di qualità-autoriale e cinema commerciale inizieranno un lungo processo di contaminazione attraverso produzioni caratterizzate da un mix equilibrato di tecnologia (digitale ed effettistica) e proposta culturale. La qualità del cinema sarà intesa non solo come un attributo esterno al consumo ma, come in altri settori, diventerà una vera e propria leva commerciale. Gli spazi per la dicotomia cultura/industria, prodotto commerciale/prodotto culturale saranno sempre più stretti. Di conseguenza, la consumata distinzione nel processo di valutazione dei film tra ambito e valutazione economica e ambito e valutazione artistica è destinata a ridimensionarsi.

D. I luoghi del consumo
Il consumo di cinema rappresenta la fase conclusiva del processo di produzione ed erogazione del prodotto cinematografico. Nella logica di integrazione di cui il settore sembra aver sempre più necessità, questa fase diventerà sempre più importante. Sebbene temporalmente successiva, e proprio in virtù di questa sua collocazione, essa detterà i tempi ed i modi della produzione e della ideazione, trasmettendo a ritroso le proprie richieste a tutti i nodi della rete.
Il luogo principale del consumo cinematografico in Italia rimane ancora la sala. E se il film in sala è il cuore dell’industria cinematografica, l’esercizio gioca un ruolo centrale nel sistema.
Anche aiutati da finanziamenti statali cospicui e lungimiranti, gli anni recenti hanno visto una chiara avanzata del settore degli esercizi moderni, con lo sviluppo dei complessi multiplex e la ristrutturazione di molte sale storiche in sale di qualità o in piccoli multischermi.
Nel comparto dell’esercizio si riscontra una segmentazione compatibilmente ai diversi pubblici: le sale più piccole o le sale storiche ristrutturate, invitate ad offrire un prodotto sempre più d’autore; i grandi complessi, spesso nelle zone più esterne dei centri urbani, con una programmazione prevalentemente orientata ai grandi successi commerciali e alle grandi star internazionali.
L’avvento dei multiplex ha rappresentato l’elemento più innovativo dell’esercizio cinematografico negli ultimi anni. La diffusione dei multiplex, però, oltre a costituire un fattore di crescita per il mercato, contribuisce anche ad incrementare le dinamiche competitive tra i diversi esercizi cinematografici, generando un effetto di sostituzione nella domanda dei consumatori, le cui preferenze sembrano orientarsi progressivamente in favore dei multiplex a danno delle altre sale. Nei prossimi anni la prevista introduzione di multiplex con un numero sempre maggiore di schermi aumenterà queste dinamiche competitive, le quali, però, non riguarderanno soltanto le sale tradizionali, ma anche gli stessi multiplex di dimensioni minori.
Un’ultima riflessione che va fatta relativamente alle sale oggigiorno è il rischio che il film, da momento di espressione artistica o forma di intrattenimento, si riduca progressivamente a semplice oggetto di vendita, mentre la sala diventi progressivamente un punto di vendita – poco importa se grande o piccolo come dimensioni – che, vendendo merci le più disparate, si allontana dalla natura originaria del proprio ruolo.

Severino Salvemini è Professore di Organizzazione aziendale all’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.

1 L’indagine è stata curata da Severino Salvemini dell’Università Luigi Bocconi di Milano e condotta dai ricercatori Giuseppe Delmestri, Fabrizio Montanari, Luigi Proserpio, Giuseppe Soda, Alessandro Usai. L’indagine è stata integrata da una ricerca svolta con metodo Delphi da S3 Studium e presentata in questo stesso numero di Next.


 

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