Filiere, distretti, alleanze sono uno straordinario
patrimonio culturale e imprenditoriale italiano, che non si riprodurrà
allo stesso modo del passato. Una nuova generazione di organizzazioni
in rete si profila … Nuovi sistemi imprenditoriali flessibili:
virtual organizing through real organizations
La diffusione di Internet in Italia non è ancora così
estesa come negli Stati Uniti. L’electronic business, che rappresenta
una delle applicazioni più sconvolgenti di Internet, è
in Italia ancora ai suoi primi passi, soprattutto per le PMI. Le diverse
previsioni sono comunque concordi: l’Italia e l’Europa
si allineeranno entro il 2005, se non alle dimensioni, certamente
ai trend di diffusione degli Stati Uniti.
I nuovi processi di business Internet based possono modificare profondamente
l’economia delle piccole imprese perché inducono:
· una fortissima “disintermediazione”, in quanto
vengono eliminati un gran numero di brokers con una riduzione dei
costi di transazione (anche se Internet fa sorgere nuovi infomediari,
cioè portali, digital markets, aggregators assai efficienti
che però si interpongono fra domanda e offerta);
· una rapidità di esecuzione che genera efficienza,
poiché si riducono a pochi secondi i tempi di “processamento”;
· una riduzione del time to market di ogni nuovo prodotto o
servizio;
· la connessione fra unità collocate al di là
di frontiere regionali, nazionali e di industry, che stravolge le
economie di localizzazione e le specializzazioni settoriali.
La sfida della internazionalizzazione e della modernizzazione delle
PMI è un problema strategico del paese, poiché esse
assorbono l’80% dell’occupazione e sono una parte rilevante
della nostra competitività internazionale. Le PMI – sia
viste come componenti di distretti e di economie regionali, sia viste
come soggetti organizzativi – saranno direttamente impegnate,
entro due o tre anni, nella sfida globale dell’innovazione di
prodotto e di servizio e della internazionalizzazione, sospinte anche
dalle tecnologie ICT e Internet con le relative applicazioni (integrazione
dei cicli produttivi e commerciali, ERP, knowledge management, commercio
elettronico). Queste tecnologie consentono di ridisegnare con efficacia
e a basso costo le catene del valore, i processi di ricerca e sviluppo,
i processi di produzione, i processi logistici e quelli commerciali
non solo all’interno delle singole imprese, ma anche fra le
imprese della stessa area regionale e soprattutto fra imprese –
partecipanti allo stesso processo – collocate in qualunque parte
del pianeta.
Molti osservatori hanno indicato alcuni prerequisiti per la diffusione,
nelle imprese minori, di Internet e delle nuove tecnologie della informazione
e della comunicazione. Ne cito alcuni che richiederanno un impegno
straordinario alle imprese, alle istituzioni, alle associazioni:
· l’alfabetizzazione: gli imprenditori, i manager e i
professional per lo più hanno una scarsa conoscenza delle componenti
tecnologiche di base (per es.l’HTLM), delle diverse applicazioni
(Business to Business, ecc), dei loro diversi modelli di impiego nel
business (supply chain, vendita, ecc.); saranno necessarie quindi
maggiore formazione e comunicazione;
· la disponibilità delle informazioni su tecnologie
ed applicazioni in continua evoluzione e la possibilità di
connettersi con altre imprese o istituzioni che dispongono della conoscenza
applicativa necessaria; utili potrebbero quindi essere portali dedicati
alla PMI che si “Internettizzano”;
· la qualità delle soluzioni offerte, spesso troppo
costose, sempre troppo lontane dalla realtà dei vari settori;
sarà necessaria l’evoluzione dell’offerta tecnologica;
· la “manutenibilità” delle soluzioni, spesso
di costo e complessità non dichiarato agli imprenditori, i
quali non hanno risorse interne da dedicare all’evoluzione del
sistema; sono importanti in questo ambito i servizi post-vendita;
· la sicurezza, necessaria per consentire alle PMI di “aprire”
il loro sistema, specie la supply chain, ai soggetti esterni che opereranno
con loro condividendo le informazioni;
· la conoscenza delle best practices, ovvero dei casi che hanno
avuto successo e insuccesso e delle loro condizioni. Nessuna innovazione
può diffondersi senza che l’imprenditore sia in grado
di verificare le condizioni di applicabilità alla propria realtà
e quindi senza avere conoscenza e cultura della net-economy;
· le risorse finanziarie e culturali per investire in tecnologie
e in servizi professionali per realizzare soluzioni (e-services).
Questi appaiono compiti formidabili a cui governi, associazioni di
impresa e istituzioni educative si stanno già dedicando. Sono
però, purtroppo, solo la punta dell’iceberg di quanto
è necessario mettere in cantiere per sostenere l’ingresso
delle PMI nel mondo dell’e-business.
Rimangono infatti tuttora indefiniti sia i caratteri organizzativi,
che le piccole e medie imprese italiane potranno assumere in vista
delle opportunità e delle sfide offerte dalle tecnologie Internet
e, in particolare, dalle applicazioni di electronic business, sia
i servizi reali di cui avranno bisogno per un cambiamento che avverrà
in tempi brevissimi. In questo lavoro io sostengo due tesi.
1. La tesi principale è che le applicazioni legate ad Internet
rappresentano una straordinaria opportunità di internazionalizzazione
e innovazione per le PMI Italiane. Ma, allo stesso tempo, sono anche
una minaccia perché offrono opportunità simili anche
a altre imprese. In particolare le imprese di piccole e medie dimensioni
di altri paesi – come la Cina o l’India – rischiano
di divenire nuovi competitori del nostro sistema di PMI; inoltre,
le grandi imprese on line global players, che hanno global reach,
sono capaci di raggiungere via Internet consumatori in precedenza
serviti da fornitori locali.
2. La seconda tesi sostiene che la messa in rete delle imprese dipende
solo in limitata parte dalle tecnologie e in gran parte da strutture
capaci di generare comportamenti convergenti per fare quella attività
commerciale e imprenditoriale implicata dall’e-commerce e dall’e-business.
Le PMI potranno fare commercio elettronico sviluppando competitività
e innovazione solo attraverso una riprogettazione del loro modello
di business e dei loro sistemi tecnico-organizzativi. Sarà
necessaria in molti casi la reingegnerizzazione dei processi, dell’organizzazione,
dei sistemi manageriali; inoltre, sarà indispensabile una nuova
generazione di organizzazioni in rete, che utilizzino tecnologie di
rete ma che non si esauriscano in esse: virtual organizing through
real organizations.
Non vi sarà però alcuna evoluzione naturale. Filiere,
distretti, alleanze sono uno straordinario patrimonio culturale e
imprenditoriale italiano, che non si riprodurrà allo stesso
modo del passato. Anche le PMI, come tutte le altre imprese entreranno
nel mondo dell’e-business non importando tecnologie, ne copiando
soluzioni, ma potenziando le proprie competenze chiave (abitudine
a vendere per corrispondenza, capacità di assicurare fiducia,
valorizzazione delle conoscenze che hanno mercato globale ERP). Le
PMI italiane saranno indotte ad entrare in rete con altre imprese
di eguale o superiore dimensione al di là delle frontiere italiane
ed europee. Le reti di impresa, rese possibili e richieste da Internet,
probabilmente non saranno solo naturali evoluzioni di forme di economia
regionale, piuttosto nuovi sistemi imprenditoriali flessibili, i quali
andranno progettati – in tempi brevissimi – in base a
strategie di internazionalizzazione e innovazione.
Le reti di imprese investite dal fenomeno di Internet sono strutture
composite governate – ossia gerarchie, mercati, sistemi informativi,
sistemi di conoscenze, sistemi culturali e governance systems –
che adottano sistemi e pratiche di gestione adeguate alle specificità
produttive e sociali delle PMI. Esse sopravvivono e prosperano sulla
base di meccanismi attivatori – enacting mechanisms –
fondati su cooperazione, comunicazione, conoscenza e comunità,
ottenute attraverso appropriate tecnologie, una corretta organizzazione
e condivise culture manageriali e professionali (cfr. Butera, 1999).
È matura la possibilità di sviluppare su questi temi
un vasto programma di ricerca, anche a carattere internazionale, che
faccia collaborare discipline diverse, e il mondo della ricerca e
quello della imprenditorialità.
Tale programma è la condizione necessaria per assicurare il
successo delle politiche di sostegno alle PMI attuate da soggetti
istituzionali, imprenditoriali e scientifici. Può, inoltre,
favorire l’adozione in tempi rapidi di tutte le innovazioni
tecnologiche utili e lo sviluppo di una nuova e diffusa capacità
di progettare e gestire reti di imprese innovative e operanti sul
mercato internazionale.
Questo articolo è una sintesi scitta da Federico Butera del
suo libro Il campanile e la rete, Edizioni Il Sole 24 , Milano 2002.
Federico Butera è