S3Studium
    Numero 15
 


Il campanile e la rete: Electronic business e piccole e medie imprese in Italia
Federico Butera

 

Filiere, distretti, alleanze sono uno straordinario patrimonio culturale e imprenditoriale italiano, che non si riprodurrà allo stesso modo del passato. Una nuova generazione di organizzazioni in rete si profila … Nuovi sistemi imprenditoriali flessibili: virtual organizing through real organizations

La diffusione di Internet in Italia non è ancora così estesa come negli Stati Uniti. L’electronic business, che rappresenta una delle applicazioni più sconvolgenti di Internet, è in Italia ancora ai suoi primi passi, soprattutto per le PMI. Le diverse previsioni sono comunque concordi: l’Italia e l’Europa si allineeranno entro il 2005, se non alle dimensioni, certamente ai trend di diffusione degli Stati Uniti.
I nuovi processi di business Internet based possono modificare profondamente l’economia delle piccole imprese perché inducono:
· una fortissima “disintermediazione”, in quanto vengono eliminati un gran numero di brokers con una riduzione dei costi di transazione (anche se Internet fa sorgere nuovi infomediari, cioè portali, digital markets, aggregators assai efficienti che però si interpongono fra domanda e offerta);
· una rapidità di esecuzione che genera efficienza, poiché si riducono a pochi secondi i tempi di “processamento”;
· una riduzione del time to market di ogni nuovo prodotto o servizio;
· la connessione fra unità collocate al di là di frontiere regionali, nazionali e di industry, che stravolge le economie di localizzazione e le specializzazioni settoriali.
La sfida della internazionalizzazione e della modernizzazione delle PMI è un problema strategico del paese, poiché esse assorbono l’80% dell’occupazione e sono una parte rilevante della nostra competitività internazionale. Le PMI – sia viste come componenti di distretti e di economie regionali, sia viste come soggetti organizzativi – saranno direttamente impegnate, entro due o tre anni, nella sfida globale dell’innovazione di prodotto e di servizio e della internazionalizzazione, sospinte anche dalle tecnologie ICT e Internet con le relative applicazioni (integrazione dei cicli produttivi e commerciali, ERP, knowledge management, commercio elettronico). Queste tecnologie consentono di ridisegnare con efficacia e a basso costo le catene del valore, i processi di ricerca e sviluppo, i processi di produzione, i processi logistici e quelli commerciali non solo all’interno delle singole imprese, ma anche fra le imprese della stessa area regionale e soprattutto fra imprese – partecipanti allo stesso processo – collocate in qualunque parte del pianeta.
Molti osservatori hanno indicato alcuni prerequisiti per la diffusione, nelle imprese minori, di Internet e delle nuove tecnologie della informazione e della comunicazione. Ne cito alcuni che richiederanno un impegno straordinario alle imprese, alle istituzioni, alle associazioni:
· l’alfabetizzazione: gli imprenditori, i manager e i professional per lo più hanno una scarsa conoscenza delle componenti tecnologiche di base (per es.l’HTLM), delle diverse applicazioni (Business to Business, ecc), dei loro diversi modelli di impiego nel business (supply chain, vendita, ecc.); saranno necessarie quindi maggiore formazione e comunicazione;
· la disponibilità delle informazioni su tecnologie ed applicazioni in continua evoluzione e la possibilità di connettersi con altre imprese o istituzioni che dispongono della conoscenza applicativa necessaria; utili potrebbero quindi essere portali dedicati alla PMI che si “Internettizzano”;
· la qualità delle soluzioni offerte, spesso troppo costose, sempre troppo lontane dalla realtà dei vari settori; sarà necessaria l’evoluzione dell’offerta tecnologica;
· la “manutenibilità” delle soluzioni, spesso di costo e complessità non dichiarato agli imprenditori, i quali non hanno risorse interne da dedicare all’evoluzione del sistema; sono importanti in questo ambito i servizi post-vendita;
· la sicurezza, necessaria per consentire alle PMI di “aprire” il loro sistema, specie la supply chain, ai soggetti esterni che opereranno con loro condividendo le informazioni;
· la conoscenza delle best practices, ovvero dei casi che hanno avuto successo e insuccesso e delle loro condizioni. Nessuna innovazione può diffondersi senza che l’imprenditore sia in grado di verificare le condizioni di applicabilità alla propria realtà e quindi senza avere conoscenza e cultura della net-economy;
· le risorse finanziarie e culturali per investire in tecnologie e in servizi professionali per realizzare soluzioni (e-services).
Questi appaiono compiti formidabili a cui governi, associazioni di impresa e istituzioni educative si stanno già dedicando. Sono però, purtroppo, solo la punta dell’iceberg di quanto è necessario mettere in cantiere per sostenere l’ingresso delle PMI nel mondo dell’e-business.
Rimangono infatti tuttora indefiniti sia i caratteri organizzativi, che le piccole e medie imprese italiane potranno assumere in vista delle opportunità e delle sfide offerte dalle tecnologie Internet e, in particolare, dalle applicazioni di electronic business, sia i servizi reali di cui avranno bisogno per un cambiamento che avverrà in tempi brevissimi. In questo lavoro io sostengo due tesi.
1. La tesi principale è che le applicazioni legate ad Internet rappresentano una straordinaria opportunità di internazionalizzazione e innovazione per le PMI Italiane. Ma, allo stesso tempo, sono anche una minaccia perché offrono opportunità simili anche a altre imprese. In particolare le imprese di piccole e medie dimensioni di altri paesi – come la Cina o l’India – rischiano di divenire nuovi competitori del nostro sistema di PMI; inoltre, le grandi imprese on line global players, che hanno global reach, sono capaci di raggiungere via Internet consumatori in precedenza serviti da fornitori locali.
2. La seconda tesi sostiene che la messa in rete delle imprese dipende solo in limitata parte dalle tecnologie e in gran parte da strutture capaci di generare comportamenti convergenti per fare quella attività commerciale e imprenditoriale implicata dall’e-commerce e dall’e-business. Le PMI potranno fare commercio elettronico sviluppando competitività e innovazione solo attraverso una riprogettazione del loro modello di business e dei loro sistemi tecnico-organizzativi. Sarà necessaria in molti casi la reingegnerizzazione dei processi, dell’organizzazione, dei sistemi manageriali; inoltre, sarà indispensabile una nuova generazione di organizzazioni in rete, che utilizzino tecnologie di rete ma che non si esauriscano in esse: virtual organizing through real organizations.
Non vi sarà però alcuna evoluzione naturale. Filiere, distretti, alleanze sono uno straordinario patrimonio culturale e imprenditoriale italiano, che non si riprodurrà allo stesso modo del passato. Anche le PMI, come tutte le altre imprese entreranno nel mondo dell’e-business non importando tecnologie, ne copiando soluzioni, ma potenziando le proprie competenze chiave (abitudine a vendere per corrispondenza, capacità di assicurare fiducia, valorizzazione delle conoscenze che hanno mercato globale ERP). Le PMI italiane saranno indotte ad entrare in rete con altre imprese di eguale o superiore dimensione al di là delle frontiere italiane ed europee. Le reti di impresa, rese possibili e richieste da Internet, probabilmente non saranno solo naturali evoluzioni di forme di economia regionale, piuttosto nuovi sistemi imprenditoriali flessibili, i quali andranno progettati – in tempi brevissimi – in base a strategie di internazionalizzazione e innovazione.
Le reti di imprese investite dal fenomeno di Internet sono strutture composite governate – ossia gerarchie, mercati, sistemi informativi, sistemi di conoscenze, sistemi culturali e governance systems – che adottano sistemi e pratiche di gestione adeguate alle specificità produttive e sociali delle PMI. Esse sopravvivono e prosperano sulla base di meccanismi attivatori – enacting mechanisms – fondati su cooperazione, comunicazione, conoscenza e comunità, ottenute attraverso appropriate tecnologie, una corretta organizzazione e condivise culture manageriali e professionali (cfr. Butera, 1999).
È matura la possibilità di sviluppare su questi temi un vasto programma di ricerca, anche a carattere internazionale, che faccia collaborare discipline diverse, e il mondo della ricerca e quello della imprenditorialità.
Tale programma è la condizione necessaria per assicurare il successo delle politiche di sostegno alle PMI attuate da soggetti istituzionali, imprenditoriali e scientifici. Può, inoltre, favorire l’adozione in tempi rapidi di tutte le innovazioni tecnologiche utili e lo sviluppo di una nuova e diffusa capacità di progettare e gestire reti di imprese innovative e operanti sul mercato internazionale.

Questo articolo è una sintesi scitta da Federico Butera del suo libro Il campanile e la rete, Edizioni Il Sole 24 , Milano 2002.
Federico Butera è

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