Un resoconto del progetto che, insieme a tutti
gli altri, intende sostenere lo sviluppo locale tra mille tentativi
ed imprevisti
Con una veste editoriale gradevole e agile, il “Quaderno”
Formez numero sei dà conto del progetto Officina, una tra le
tante iniziative attivate nel percorso impegnativo e fruttuoso per
sostenere lo sviluppo locale.
In particolare, i materiali del forum diretto ad “individuare
e diffondere best practices per favorire la crescita e la specializzazione
delle strutture che offrono servizi per lo sviluppo”, sono stati
organizzati in un rapporto conclusivo e costituiscono l’oggetto
del “Quaderno”.
La premessa contestualizza il progetto Officina nella complessa rete
di attività del Formez; l’articolata introduzione ha
il pregio di esaminare con chiarezza quanto ci si proponeva nell’indagine.
Entrambe offrono la chiave per capire i momenti di scarto e le riflessioni
accennate ma non sviluppate.
Come suggerisce la curatrice del volume, Danielle Mazzonis, il contrasto,
a volte anche totale, tra i caratteri distintivi delle Agenzie di
sviluppo rende l’analisi comparata delle funzioni eccellenti
complicata e difficile.
Al progetto Officina si chiedeva di orientare la ricerca oltre gli
studi di singoli casi o di particolari ambiti territoriali e oltre
le suggestioni che ogni punto di riferimento concettuale comporta;
con questo progetto si chiedeva di fare spazio ad una conoscenza più
profonda e di raccogliere indicazioni significative sul complesso
di nozioni che compete questo settore.
Partendo da questa consapevolezza le intuizioni sono state avvicinate
in una prospettiva nuova e anche la definizione del metodo è
stata considerata un momento importante.
Il gruppo di lavoro, infatti, ha coinvolto, oltre ai responsabili
del progetto Formez, i manager di nove Agenzie significative e tre
esperti nel ruolo di provocatori e animatori del gruppo.
Negli incontri è stato messo in scena un vivace dialogo per
esplorare il panorama delle funzioni interne delle Agenzie.
Di cosa parliamo quando indichiamo il mestiere dell’agente di
sviluppo? I processi di legittimazione istituzionale dell’Agenzia
sono diversi rispetto al passato, in che modo convivono l’anima
da imprenditori dei servizi e l’anima pubblica, all’interno
della stessa Agenzia?
Di fatto, le Agenzie locali esprimono una gran diversità nelle
prestazioni economiche e nell’organizzazione interna; la prossimità
alle caratteristiche del proprio territorio, che suggerisce interventi
non riconducibili a un modello generale, non sottopone le stesse iniziative
al vincolo della non riproducibilità del proprio sapere, delle
proprie competenze?
La forma espositiva adottata nel “Quaderno” per trattare
tali questioni non è piana e lineare ma si muove su una pluralità
di livelli, passando da quello teorico a quello fattuale, da esempi
specifici a considerazioni metodologiche. In altri termini si può
dire che essa si adatta al carattere intrinsecamente aperto e contraddittorio,
strategico e non parametrico dei temi affrontati.
Di fatto, se da un lato le Agenzie di sviluppo locale costituiscono
un livello di realtà la cui messa a fuoco ha importanti implicazioni
per le politiche di sviluppo, dall’altro lato, per dirla con
Culler, in questo momento storico le Agenzie si trovano nella situazione
di chi deve correre il rischio di segare il ramo su cui sta seduto.
A questo proposito l’indicazione più argomentata nel
“Quaderno” è quella relativa alla messa in rete
delle Agenzie e su tale questione, sottesa in tutto il volume, credo
vadano ancorate le riflessioni e le considerazioni conclusive.
La stagione dell’innovazione ha evidenziato il ruolo decisivo
che hanno gli imprevisti, il caso, gli effetti irrazionali, le nuove
domande soggettive che vengono attivate nel corso del perseguimento
stesso di un progetto per lo sviluppo così che, i risultati,
sono a volte non interpretabili o riconoscibili con i codici dello
stesso progetto e, viceversa, il contesto e il campo dell’intervento
sono affollati di problemi e di scarti.
A differenza di quanto era stato dato per scontato dalla politica
delle riforme, le innovazioni non sono facilmente pianificabili.
Come emerge dal forum Officina, soprattutto negli ultimi anni la progettualità
delle Agenzie di sviluppo ha fortemente risentito di ciò e
dunque è più che mai indispensabile che si definiscano
e si rintraccino quegli elementi che concorrono a definire una razionalità
materiale e di processo nell’agire delle Agenzie.
Il progetto Officina, in definitiva, con le indicazioni raccolte sullo
stato dell’arte delle Agenzie, propone di delimitare e definire
la razionalità di un processo e di circoscrivere i fili iniziali
di una rete.
Vincenza D’Elia lavora nell’Area Editoria del Formez.