S3Studium
    Numero 15
 

Telelavorare in Basilicata
Felice Paolo Arcuri

 


Dopo aver messo in rete le pubbliche amministrazioni e aver portato un computer in ogni famiglia, la Basilicata ha sperimentato il telelavoro e si prepara a diventare la regione più digitalizzata d’Italia

Caratteristiche della sperimentazione
L’Amministrazione Regionale della Basilicata ha condotto nel periodo aprile-settembre 2001 una prima sperimentazione del telelavoro, con l’obiettivo di definire, valutare ed analizzare approcci, metodi e strumenti per l’adozione su vasta scala del telelavoro, approfondendone gli impatti sull’organizzazione, sui processi operativi, sulle persone ed i relativi rapporti familiari e lavorativi.1
La sperimentazione ha coinvolto dieci dipendenti, selezionati sulla base dei seguenti criteri:
· coinvolgimento: sono stati scelti tra volontari che avevano espresso il loro interesse a partecipare alla sperimentazione;
· contesto lavorativo: è stata data la preferenza a soggetti operanti in strutture informatizzate;
· situazione individuale: è stata data la preferenza a persone con situazioni personali particolari, quali disabilità, viaggiatori a lunga percorrenza, lavoratrici madri con prole in tenera età.
Fondamentale, in questa prima fase, è stata l’interazione sia con le rappresentanze sindacali sia con le strutture dirigenziali, al fine di garantire la significatività del progetto ed il pieno coinvolgimento del contesto operativo dei telelavoratori.
A seguito di queste attività preliminari, la sperimentazione è venuta ad articolarsi nel seguente modo:
· definizione di uno specifico regolamento per la sperimentazione del telelavoro;
· coinvolgimento di una varietà di figure professionali, in modo da consentire una valutazione di diversi contesti operativi (da attività lavorative estremamente proceduralizzate, tipo la gestione dei mandati di pagamento, a quelle meno strutturate);
· attività telelavorata per un massimo di 3 giorni a settimana (come da accordo integrativo 98/01 del vigente contratto collettivo Regioni ed Enti Locali), in modo da evitare “distacchi” dall’ambiente di lavoro ed eliminare le conseguenti preclusioni a svolgere attività in telelavoro;
· monitoraggio costante sia dei dieci telelavoratori che dei loro otto responsabili, al fine di verificare continuativamente l’andamento, i problemi, ecc. Il monitoraggio, di fatto, è stato effettuato su un duplice piano: informale, normalmente attraverso contatti telefonici, e formale, attraverso l’utilizzo di specifici questionari (uno per il telelavoratore, l’altro per il suo responsabile), che periodicamente venivano compilati dai soggetti coinvolti nella sperimentazione;
· erogazione di specifiche attività formative, sia prima dell’avvio delle attività in telelavoro che durante le stesse, volte a trasferire ai soggetti coinvolti le conoscenze necessarie all’utilizzo degli strumenti forniti (connessione alla RUPAR, posta elettronica, sistema informativo per il supporto ed il monitoraggio, strumenti per la firma digitale e lo scambio di documenti elettronici);
· realizzazione e messa a disposizione di un sistema informativo per il supporto e il monitoraggio, che ha consentito di rendere continuativamente disponibili ai telelavoratori: supporti informativi (F.A.Q.), possibilità di richiesta di aiuto e chiarimenti, una bacheca virtuale per comunicazioni sindacali o aziendali, regolamento per il telelavoro, rassegna stampa relativa alla sperimentazione e la possibilità di compilare in linea i questionari per il monitoraggio.
Ai telelavoratori, infine, è stata fornita dall’Ente Regione la strumentazione necessaria (PC, stampante, programmi applicativi, ecc.), nonché la connettività alla RUPAR, garantita via ADSL, dove disponibile, o ISDN negli altri casi. Particolare attenzione è stata dedicata alla problematica della riservatezza delle informazioni e comunicazioni, ottenuta sia attraverso specifiche richieste del regolamento, sia tramite l’utilizzo di idonee tecnologie (dischi virtuali crittati, livelli distinti di autenticazione, ecc.).
Di seguito vengono sinteticamente riportati i principali risultati della sperimentazione,2 con particolare riguardo ai seguenti aspetti:
1. Rapporti fra telelavoro e lavoro “tradizionale”: quadro relazionale (relazioni con i colleghi e con i responsabili); relazioni “logistiche” (rientri settimanali e rapporti amministrativi);
2. Efficienza nella comunicazione: scambio informazioni tra responsabili e telelavoratori; scambio informazioni tra telelavoratori e rete regionale;
3. Valutazione complessiva del telelavoro: grado di consapevolezza (percezione di vantaggi e svantaggi del telelavoro); organizzazione temporale (usi alternativi del tempo risparmiato, accelerazioni dell’attività lavorativa); benefici apportati dal telelavoro alla generale attività dell’ufficio.

Rapporti tra telelavoro e lavoro tradizionale
Il primo elemento analizzato è relativo agli effetti prodotti dal lavoro a distanza nelle relazioni tra dipendenti e responsabili. L’indagine mostra con grande chiarezza che il telelavoro non determina “alterazioni” nel quadro relazionale instauratosi tra responsabili e collaboratori telelavoranti. Sia i telelavoratori (95%) che i responsabili (91%) non hanno riscontrato modificazioni nelle relazioni.
Le poche segnalazioni pervenute circa la presenza di qualche modificazione nei rapporti sono state accompagnate dalla precisazione che le stesse erano qualificabili come migliorative. La stessa tendenza è riscontrabile in aspetti più specifici del rapporto tra telelavoratori e loro responsabili, come nel caso del coordinamento che risulta sostanzialmente immutato nel 90% dei casi e migliorato nel 10%.
E’ da notare, inoltre, che le modifiche migliorative “fotografate” dal monitoraggio sono emerse soprattutto nel corso delle ultime rilevazioni: ciò indica chiaramente la necessità di superare un breve periodo di “assestamento” affinché i benefici apportati dal telelavoro diventino tangibili in misura apprezzabile.
L’invarianza dei rapporti è strettamente correlata al notevole grado di autonomia che i telelavoratori hanno asserito di avere nei confronti dei propri responsabili: in media circa l’80% del campione intervistato dichiara di rivolgersi raramente al responsabile per ricevere istruzioni o direttive. Evidentemente si è in presenza di un collettivo discretamente professionalizzato, nel cui ambito risulta decisamente bassa la necessità di richiedere chiarimenti per lo svolgimento delle proprie mansioni.
Il livello di interazioni intrattenute con i colleghi è risultato più alto (in media il 55%), a conferma del fatto che il telelavoro non si traduce automaticamente nel diradamento dei rapporti normalmente intrattenuti in ambiente lavorativo. Il rischio che il telelavoro possa ingenerare una minore possibilità di scambi di esperienza viene percepito in termini di disagio soltanto dal 16% del campione.

Una versione light del telelavoro
Chi pensa che il telelavoro debba comportare necessariamente uno stacco traumatico e definitivo tra i telelavoratori e il resto dell’organizzazione sbaglia di grosso e questa prima sperimentazione realizzata nella Regione Basilicata lo testimonia in modo convincente. Sin dall’inizio, proprio per evitare di caratterizzare il telelavoro come distacco e separazione, si è scelto di adottare una “versione light” che prevedeva almeno due rientri in ufficio a settimana. Questo semplice accorgimento è risultato decisivo per il successo della sperimentazione perché ha consentito di innovare l’assetto organizzativo tradizionale senza creare grandi sconvolgimenti e minimizzando nel contempo i rischi di isolamento per i lavoratori.
Le soluzioni maggiormente praticate sono state quelle con tre rientri a settimana (45% dei casi) e con due rientri (40%). Quella preferita alla fine della sperimentazione sia dai telelavoratori e che dai loro responsabili è quella del duplice rientro settimanale, ritenuta maggiormente idonea da oltre il 60%.
E’ da notare che la sostanziale identità di opinioni tra le due categorie professionali rappresenta il risultato di un graduale “processo di convergenza” che ha visto i responsabili condividere progressivamente le opinioni dei telelavoratori. In occasione delle prime rilevazioni, infatti, i responsabili avevano evidenziato una maggior propensione verso frequenze di rientro più elevate (più di due giorni a settimana), mentre i telelavoratori, già nella fase iniziale della sperimentazione, avevano palesemente optato per la tipologia del doppio rientro.

Efficienza nella comunicazione
Le modalità e la frequenza delle comunicazioni assumono una rilevanza fondamentale per il successo del telelavoro, poiché dall’efficienza degli scambi informativi dipende la possibilità di mantenere regolari rapporti con l’ufficio e, quindi, di ridurre da una parte il rischio di isolamento per i lavoratori e dall’altra di mantenere la funzione di supervisione e controllo da parte dei capi.
L’esperienza realizzata nella Regione Basilicata mostra con grande chiarezza che se l’introduzione del telelavoro è curata con attenzione e se vengono fatte le scelte organizzative e tecnologiche più adatte al particolare contesto di riferimento, è possibile massimizzarne i vantaggi e ridurre, sino quasi ad annullarle, le criticità. Le comunicazioni, infatti, più che ridursi si modificano, assumendo le caratteristiche stesse del lavoro a distanza ma senza per questo perdere di frequenza ed efficacia. Nel 90% dei casi, i responsabili affermano di non aver incontrato problemi e di aver comunicato regolarmente con i telelavoratori negli orari stabiliti; la buona situazione “comunicativa” viene confermata dai telelavoratori.
Meno bene hanno funzionato, invece, le modalità di trasferimento del materiale relativo al lavoro da svolgere che in gran parte (57% dei casi) è rimasta legata alla tradizionale consegna manuale di fascicoli cartacei. Solo il 33% riceve il materiale per via informatica.
Circa un quarto dei telelavoratori esprime l’insoddisfazione sulla modalità di consegna del materiale, evidenziando così il contrasto esistente tra la consegna manuale e l’implicita modernità sottesa dal telelavoro, che invece lascerebbe presumere una naturale prevalenza della “via informatica” quale canale principale di trasmissione del materiale lavorativo.
Nei vari rapporti periodici che hanno scandito il monitoraggio si è sempre indicata tale situazione come suscettibile di miglioramento; e il miglioramento, in effetti, è stato prodotto, se si pensa che l’incidenza della modalità di consegna informatica è balzata dal 29% della prima rilevazione al 57% registrato nell’ultima.
Il fattore tecnologico ha certamente favorito il mantenimento ottimale delle relazioni comunicative:
· nel 95% dei casi i responsabili si sono dichiarati “del tutto” o “sufficientemente” soddisfatti delle attrezzature disponibili;
· nel 94% dei casi i telelavoratori hanno espresso soddisfazione (“del tutto” o “sufficientemente”) per il grado di idoneità tecnica della strumentazione loro fornita.
Con riferimento a quest’ultimo punto, il monitoraggio ha approfondito la valutazione tecnica relativa allo scambio informativo tra la rete regionale e le singole workstation adoperate dai telelavoratori, soffermandosi su tre parametri basilari:
· esistenza di difficoltà nell’uso del software di comunicazione,
· presenza di problemi sulle linee telefoniche,
· velocità di comunicazione.
Per ognuno degli aspetti considerati il livello di efficienza è positivo, oscillando da un minimo di 76% ad un massimo di 86% di soddisfatti (Tab. 1). In sostanza, ciò equivale a dire che 8 telelavoratori su 10 in sei mesi di sperimentazione non si sono imbattuti in nessun tipo di anomalia che potesse pregiudicare in qualche modo la funzionalità dello scambio informativo.

Tab. 1: Efficienza tecnica della comunicazione

Insoddisfatti Soddisfatti
Difficoltà nell’uso del software 24% 76%
Difficoltà nelle linee telefoniche 21% 79%
Velocità di connessione 14% 86%

  Insoddisfatti Soddisfatti
Difficoltà nell’uso del software 24% 76%
Difficoltà nelle linee telefoniche 21% 79%
Velocità di connessione 14% 86%

 

E’ bene ricordare che i valori riportati costituiscono la media delle risposte date nel corso delle diverse rilevazioni effettuate durante la sperimentazione. L’analisi del trend mostra tangibili miglioramenti che il periodo di “rodaggio”, evidentemente ben superato dai telelavoratori, ha consentito di conseguire in progress, superando le problematiche tipiche della fase iniziale. I valori finali misurati dal monitoraggio sono decisamente migliori rispetto a quelli iniziali sia per quello che riguarda le difficoltà nell’uso del software che per i problemi telefonici (in entrambi i casi i soddisfatti superano il 90%), mentre ha un andamento oscillante per la velocità di connessione che registra problemi sporadici verificatisi sul server regionale, proprio in corrispondenza dell’ultima rilevazione effettuata.

Vantaggi e svantaggi del telelavoro
Una valutazione più generale dell’esperienza è stata tentata chiedendo ai lavoratori di esprimere, prima e dopo la sperimentazione, i loro giudizi circa gli aspetti maggiormente positivi e negativi del telelavoro.
I telelavoratori si aspettavano di trarre i principali benefici in merito alla possibilità di decidere liberamente i propri orari di lavoro, nel poter stare più tempo vicino alla famiglia e nel risparmiare tempo e denaro per gli spostamenti casa-ufficio.
I fattori di maggiore attrattività evidenziati dai telelavoratori sono riferiti alla possibilità di decidere liberamente i propri orari di lavoro (30%) e alla possibilità di stare più tempo vicino alla famiglia (23%). Questi due aspetti coincidono con le due aspettative maggiormente avvertite dai telelavoratori e registrate prima dell’avvio della sperimentazione. Subito dopo, vengono segnalati fattori legati al lavoro, quali la maggiore produttività (19%) e la maggiore autonomia nel lavoro (18%). Questi ultimi sopravanzano quelli connessi al problema logistico degli spostamenti (13%) che era stato segnalato in misura più forte nelle aspettative: evidentemente il fattore fisico della distanza dall’ufficio, dopo essere stato ridimensionato grazie al telelavoro,3 ha consentito ai dipendenti di apprezzare meglio gli altri benefici riscontrabili nello svolgimento delle proprie mansioni.
Al contrario, gli aspetti percepiti come più problematici dai telelavoratori sono riconducibili soprattutto alla minore informazione sull’ufficio (44%), all’uso delle tecnologie (27%) e alla lontananza dai colleghi (20%). E’ bene notare che questi problemi sono vissuti più come rischi che non come negatività registrate nel corso della sperimentazione. I dati effettivi sull’esperienza – per quello che riguarda l’efficacia delle comunicazioni, il rapporto con i colleghi e l’uso delle tecnologie – hanno infatti avuto valutazioni estremamente positive, come più sopra evidenziato.

Ottimizzazione del tempo di lavoro
Oltre al tempo risparmiato negli spostamenti casa-ufficio, la sperimentazione mostra chiaramente la realizzazione di altre economie di tempo registrate nell’esecuzione del lavoro. Più in particolare,
· il 91% dei lavoratori intervistati pensa che il telelavoro aiuta a gestire meglio il tempo di lavoro (44% “del tutto” e 47% “sufficientemente”);
· nel 70% di risposte viene riscontrato una maggiore velocità di esecuzione delle proprie mansioni.
E’ da notare che la velocità di esecuzione è cresciuta con la sperimentazione, passando da circa il 35% della prima a circa il 90% dell’ultima rilevazione effettuata. E’ lecito supporre in questo caso che i benefici divengano via via più consistenti dopo un primo periodo di “pratica” maturata nel telelavoro, che consente economie temporali sempre più significative.
Il tempo liberato dal lavoro, sia per effetto della velocizzazione delle attività sia per i ridotti spostamenti, ha determinato un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori, consentendo loro di dedicare più tempo ai rapporti familiari (78% delle preferenze) e, anche se in misura molto inferiore, agli hobbies e al riposo (poco meno del 10% per entrambe le tipologie).
Per la maggior parte dei responsabili (67%) il risparmio nei tempi non ha comportato nessuna variazione nelle prestazioni, mentre in un terzo dei casi il giudizio espresso è di un miglioramento delle prestazioni. Inoltre, è importante notare che tale valutazione, misurata nelle diverse rilevazioni, risulta caratterizzata da andamento crescente, evidenziando anche in questo caso un incoraggiante trend positivo.
Il giudizio espresso in riferimento all’attività dei singoli telelavoratori trova un’importante conferma nella valutazione generale formulata dai responsabili in riferimento all’attività complessiva dell’ufficio, che appare migliorata per il 38% dei responsabili intervistati e sostanzialmente invariata per il restante 62%.
I benefici del telelavoro sembrano così non limitarsi ai soli vantaggi per i singoli, ma possono estendersi all’intera organizzazione, come il caso della Regione Basilicata sembra voler testimoniare.

Superare la sperimentazione
Quello presentato è un caso interessante, per quanto limitato, di introduzione del telelavoro. Certamente non sono mancati i problemi e i rischi. Però la modalità adottata dalla Regione Basilicata ha avuto senza dubbio il merito di minimizzarli, grazie ad una serie di accorgimenti organizzativi (si pensi al meccanismo dei rientri e all’efficienza comunicativa) che hanno evitato ogni rottura “traumatica” nei rapporti con l’ufficio. Invece, i problemi di ordine tecnologico sono stati progressivamente attenuati grazie alla predisposizione di un valido sistema di supporto, costituito da call-center e bacheche informatiche.
L’eccellenza della sperimentazione si avrà soltanto con il superamento stesso della fase sperimentale e con l’allargamento sistematico del telelavoro su vasta scala, facendone una delle principali modalità organizzative.

1 La sperimentazione è stata condotta da un gruppo di lavoro costituito da funzionari regionali e da tecnici della Star Service Spa, nell’ambito del progetto per la realizzazione della RUPAR (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale)
2 I valori percentuali illustrati rappresentano la media delle diverse rilevazioni effettuate durante il monitoraggio: 4 per i telelavoratori e 3 per i loro responsabili.
3 Attraverso il questionario di avvio è stato rilevato un tempo medio per raggiungere il posto di lavoro pari a 47 minuti, unitamente all’impiego quasi esclusivo del mezzo privato per effettuare lo spostamento.

Felice Paolo Arcuri è direttore generale della S3.Studium

 

 

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