S3Studium
    Numero 15
 

Cultura e sviluppo
Dolores Deidda e Patrizia Sorbini

 

 

L’Unione Europea e le regioni hanno individuato da qui al 2004 azioni che cercano di trasformare la cultura in attività profit, creando nuove opportunità imprenditoriali e migliore qualità della vita

La cultura creativa
Nel corso degli anni l'ambito europeo ha proposto una crescente attenzione alla cultura come fattore identificativo da e valorizzare in tutte le sue forme.
Solo recentemente, però, il binomio "cultura e sviluppo" ha ispirato alcuni importanti programmi comunitari a loro volta ispiratori di nuove politiche, quali quelle territoriali, adottate anche nel nostro Paese. Ciò ha rappresentato il passaggio dalla concezione della cultura come bene in sé o “bene di merito” – che in quanto tale deve essere preservato e sviluppato – alla cultura come risorsa o leva capace di attivare processi di crescita dell'occupazione e dell'economia, specialmente in ambito locale.
L'Italia – se si escludono alcuni non riusciti tentativi risalenti agli anni ottanta, quali i “giacimenti culturali” – ha scontato un ritardo considerevole nell'inserire la dimensione culturale nelle politiche di sostegno allo sviluppo e all'occupazione regionali e locali. Un ritardo singolare se si pensa alla vastità e all'eccellenza del nostro patrimonio, un vero e proprio giacimento diffuso dal Nord al Sud, dai grandi ai piccoli centri, dalle città agli ambienti rurali.
Il dato nuovo da cui oggi si parte è che la cultura, intesa sia come patrimonio (storico, artistico, archeologico, architettonico, paesaggistico), sia come capacità creativa, legata alla produzione di nuove espressioni e manifestazioni culturali, è un ambito intorno al quale si costruiscono programmi, linee e misure d'intervento che si ritiene abbiano anche un impatto economico e occupazionale.
L’impatto è atteso non solo e non tanto dalle attività culturali in quanto tali ma soprattutto da quelle indotte in altri settori economici. Si pensi, per esempio, alle filiere produttive e di servizi che si mobilitano per la realizzazione, la riproduzione e la fruizione di eventi culturali.
Molte sono tuttavia le questioni aperte su come rendere la risorsa cultura effettivamente anche una leva per lo sviluppo.

Il panorama delle opportunità
La cultura, quale dimensione essenziale del processo di integrazione europea ed espressione del modello europeo di società, ha portato a conferire all’Unione Europea la responsabilità di contribuire “al pieno sviluppo delle culture degli stati membri, nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando al contempo il retaggio culturale comune” . Da qui la necessità di aumentare la coerenza e l’efficacia della sua azione prevedendo politiche, programmi ed azioni orientate alla salvaguardia, alla valorizzazione ed all’incremento del patrimonio culturale europeo.
La cultura quale fattore che concorre, direttamente e indirettamente, a generare sviluppo e nuova occupazione è, invece, un'acquisizione più recente. Questa convinzione nasce dalle ricerche, condotte su scala europea, sui nuovi bacini di occupazione e dalle sollecitazioni scaturite da azioni pilota lanciate dalla Commissione Europea.
Il quadro comunitario si è così arricchito di nuovi programmi in cui la cultura non è solo un fine ma anche un mezzo.
Nonostante cultura e sviluppo socio-economico siano rimasti a lungo separati è interessante, perciò, rilevare come l'attuale panorama delle opportunità, presenti aspetti innovativi per il raccordo tra la politica culturale e le altre politiche a finalità di sviluppo e occupazione.

Le azioni europee
Nell’ambito delle azioni finanziate dalla Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea, lo strumento istituito appositamente per il finanziamento e la programmazione a favore della cooperazione culturale è il programma “Cultura 2000”. Tale programma, valido dal 1° Gennaio 2000 al 31 Dicembre 2004, ha come finalità quella di contribuire “alla valorizzazione di uno spazio culturale comune agli europei” in grado di favorire la cooperazione tra tutti gli operatori del settore (pubblici e privati). Ha anche l’obiettivo di evidenziare ed incentivare un rapporto sempre più stretto tra la cultura come valore intrinseco e la cultura come fattore di sviluppo socio-economico.
Elemento peculiare di “Cultura 2000” è la scelta di un approccio settoriale nella definizione delle azioni finanziabili, tale da permettere di conoscere con notevole anticipo i settori patrocinati nei vari anni e facilitare, così, le attività organizzative e di predisposizione dei progetti da parte degli operatori culturali interessati.
Per il 2003 la scelta è caduta sul settore delle “arti dello spettacolo”(teatro; danza; musica; opera; lirica; teatro di strada; circo), mentre nel 2004 l’attenzione sarà dedicata principalmente al settore del “retaggio culturale” (beni mobili, architettonici e immateriali; archivi storici e librerie, beni archeologici, beni subacquei, siti culturali e paesaggi culturali).
Tra i programmi e le azioni a favore della cultura si segnalano anche “Media Plus” (a sostegno della produzione e promozione delle opere audiovisive e cinematografiche) e “Gemellaggi tra Città Europee" (finanzia l’organizzazione di eventi e seminari con l’obiettivo di realizzare il gemellaggio tra città e contribuire allo scambio culturale e alla creazione di una cittadinanza europea attiva e partecipante).
Nell’ambito delle Iniziative Comunitarie , anche se in questo caso non specificatamente indirizzate alla valorizzazione e all’incentivazione della cultura, è importante ricordare il ruolo di Interreg III e Urban II, che presentano elementi forti volti al sostegno delle risorse culturali come motori dello sviluppo socio-economico del territorio.

Le opportunità regionali
Per completare il quadro generale delle azioni comunitarie a sostegno della cultura, occorre considerare le opportunità offerte in ambito di Fondi strutturali.
Il QCS ob. 1-Italia, 2000-2006 rappresenta, infatti, il quadro programmatico che con maggiore peso finanziario (le risorse complessivamente programmate ammontano a 5 mila e 500 miliardi di lire) e articolazione, tratta gli interventi a favore della cultura come parte organica di un piano di sviluppo per tutte le regioni del Mezzogiorno. Esso ha previsto, infatti, che tra gli Assi prioritari si rivolgesse attenzione alle “risorse culturali” ponendo come obiettivi generali quelli di:
- stabilire condizioni per nuove opportunità imprenditoriali nel settore della cultura e delle attività culturali;
- accrescere la qualità della vita dei cittadini, la fiducia e il benessere sociale;
- valorizzare,tutelare e rendere maggiormente fruibili le risorse culturali del Mezzogiorno.
A livello regionale sono state individuate misure ed azioni che spaziano dalla più tipica attività di recupero, restauro e conservazione dei beni per arrivare alla promozione e organizzazione di manifestazioni artistiche (teatro, concerti, festival, cinema), allo sviluppo delle attività imprenditoriali legate al settore e al recupero del patrimonio rurale e demo-etno-antropologico.
Così com nelle aree obiettivo 1, anche nelle aree obiettivo 2 è presente una forte attenzione alle risorse culturali.
Infine, passando alla legislazione italiana, l'intervento più interessante – in quanto coerente con gli interventi comunitari – sembra essere quello derivante dall'applicazione della legge 236/93. Tale provvedimento – che si è confrontato con ostacoli di diversa natura in fase attuativa – si inserisce nel quadro più generale di sostegno all'imprenditorialità giovanile; individuando come ambito in cui sviluppare la capacità di fare impresa quello dei servizi culturali.

Incontri, reti, scambi
Il sempre maggiore interesse per la cultura e per le potenzialità di sviluppo economico e sociale in essa insite, è sottolineato anche dai numerosi incontri tenuti in Europa. Due dei principali eventi sono il Forum culturale dell’UE, organizzato a Bruxelles il 29 e il 30 gennaio 1998, e il “Forum delle Città e delle Regioni in appoggio alla azione culturale europea”, organizzato dalla Fundación Academica Europea de Yuste a Bruxelles il 17 Ottobre 2001. Questo secondo incontro aveva l'obiettivo di riunire i principali rappresentanti di tutte le regioni e le città europee per sviluppare il dibattito sulla cultura nell'Unione Europea e stimolare la collaborazione progettuale fra i partecipanti.
In aggiunta va richiamata l'importanza delle reti che si vanno costituendo a livello europeo e transnazionale tra città d'arte e cultura, tra paesi e regioni – quali quelli dell'area euromediterranea in cui il nostro Paese è attivamente coinvolto – con la finalità di preservare e valorizzare i beni e le risorse culturali.
La circolazione delle esperienze in corso di realizzazione e l'identificazione di best practice rappresenta oggi un obiettivo indispensabile per accrescere e diffondere la consapevolezza e la capacità d'intervento in questo campo.

Cogliere le opportunità
La ricchezza di strumenti e risorse messe a disposizione permette oggi di essere ottimisti sulla possibilità di attivare un ragguardevole volume di iniziative che vanno dalla scala europea alla scala locale, coinvolgendo i diversi livelli istituzionali e un vasto insieme di operatori pubblici e privati. Perchè tali iniziative siano in grado di conseguire i risultati attesi è però necessario che si lavori intensamente sulle principali criticità che possono compromettere gli obiettivi di sviluppo.
Tali criticità possono essere ricondotte ai seguenti ambiti:
- capacità di realizzare efficientemente i programmi che offrono le maggiori opportunità. Questi programmi sono sotto la responsabilità prevalente delle regioni, in particolare con riferimento all'obiettivo 1; e quindi spetta ad esse assicurare che le procedure e gli strumenti di attuazione siano congrui con i vincoli temporali della programmazione comunitaria. In questo ambito sono importanti l'informazione e la comunicazione affinché l'universo dei potenziali beneficiari possa mobilitarsi ed attivare progetti adeguati in quantità e qualità;
- meccanismi di selezione in grado di individuare le iniziative progettuali maggiormente in grado di incidere sullo sviluppo in maniera permanente. Anche su questo punto molto deve essere fatto per assicurare adeguato sostegno alla nascita di progetti di qualità, ad alto valore aggiunto e perciò in grado di incidere sulle cosidette "variabili di rottura", ovvero sulle condizioni da creare per rompere gli equilibri di sottosviluppo esistenti;
- la concentrazione degli interventi sul territorio attraverso l'identificazione dei "luoghi strategici" per lo sviluppo trainato dalla cultura e l'identificazione dei nodi prioritari. Di fatto la concentrazione territoriale ha una particolare forza, in quanto la cultura molto spesso è una risorsa unica e immobile, ossia radicata nello specifico ambito territoriale, nel quale però sono presenti i fattori che ostacolano l'accesso e la fruibilità della risorsa stessa;
- l'integrazione degli interventi sia nell'ambito strettamente culturale ma ancor più con altri settori e ambiti economici collegati; si pensi al turismo che vede crescere sempre più la componente culturale; alle infrastrutture fisiche e immateriali che devono supportare la domanda culturale; al capitale umano cui sono richieste conoscenze e competenze non solamente settoriali e a forte contenuto tecnico;
- l'entrata in campo di nuovi soggetti capaci di innovare sul piano dei contenuti e delle modalità d'intervento a favore di una cultura orientata e integrata in progetti di sviluppo. Il Terzo Settore può sicuramente rappresentare un soggetto cui guardare con attenzione per le potenzialità che esprime. Si pensi, infatti, all'apporto che esso può dare nella sfera di attività tra mercato e non mercato, tra cultura come bene collettivo e cultura come leva per lo sviluppo, alle flessibilità che lo caratterizzano e che diventano vantaggiose rispetto alle rigidità dell'azione pubblica, alle motivazioni dei suoi aderenti che possono rappresentare una vera molla aggiuntiva alle classiche motivazioni dell'impresa, alla possibilità di raggiungere nuovi pubblici e fruitori dei beni e dell'attività culturale;
- la nascita di nuove istituzioni e di nuove strutture di supporto (Agenzie)cui intestare i progetti di sviluppo basati sulla cultura e a cui affidarne l'attuazione. Tali istituzioni, che cominciano ad affacciarsi sulla scena, nascono dalla necessità di co-progettare e di attuare unitariamente interventi d'interesse comune. Esse coinvolgono attori pubblici (Regioni, Enti Locali) ma sempre più anche attori privati, profit e non profit, che condividono idee e obiettivi di valorizzazione delle risorse culturali. Rafforzare questo processo è un obiettivo da non mancare.

Che fare
Se le questioni sono, per grandi linee, quelle richiamate occorre verificare con quali forze, con quali sinergie, con quali risorse si può pensare di affrontarle con successo.
Il Formez, operando nel quadro dello sviluppo locale, ritiene che la cultura possa diventare uno specifico ambito di lavoro sia con le Amministrazioni regionali e locali, sia con le Agenzie di sviluppo che si muovono per la valorizzazione delle risorse territoriali.
In questo senso ha già realizzato dei progetti a carattere sperimentale, mentre altri sono in fase di elaborazione. Particolarmente interessante si è dimostrata la sperimentazione realizzata in collaborazione con Federculture in quanto ha riguardato la costituzione di un'Agenzia per lo sviluppo culturale, che alcune Amministrazioni provinciali e comunali (Napoli e Salerno) sono interessate a far nascere per rafforzare la loro azione in questo campo e cogliere pienamente le opportunità esistenti.
Attraverso lo studio di fattibilità e l’analisi di alternative in termini di disegno istituzionale e assetto gestionale dell'Agenzia, il lavoro svolto ha evidenziato tutta la complessità esistente quando si tratta (in presenza di un interesse comune a più amministrazioni di diverso livello) di convergere e conseguire intese sulla programmazione e attuazione degli interventi.
Rispetto a tale complessità l'esperienza maturata e le conoscenze acquisite, anche indagando sulla domanda di servizi degli operatori del settore, costituisce oggi un patrimonio su cui continuare ad investire. Una nuova tipologia di Agenzia efficiente, flessibile e di servizio agli operatori del settore può essere sicuramente attivata con un ruolo di supporto e indirizzo dei soggetti pubblici locali; questa tipologia di Agenzia può diventare un modello di riferimento, replicabile e trasferibile.
Più in generale il FORMEZ è interessato a sviluppare percorsi di formazione per agenti di sviluppo in ambito culturale, al fine di alimentare il processo di crescita delle conoscenze e competenze, generali e specifiche, necessarie per progettare e gestire gli interventi di cultura con finalità di sviluppo. In questa direzione si apre un vasto campo di possibili cooperazioni con le strutture universitarie, i centri di formazione e con tutti i soggetti che hanno messo a punto percorsi innovativi, in particolare nella gestione dei beni culturali.

Dolores Deidda è responsabile Area Sviluppo Locale del FORMEZ. Patrizia Sorbini è consulente esperto nell’Area Sviluppo Locale del FORMEZ.

 

 

S3Studium                   Vai all'articolo precedente        Torna all'indice del numero        Vai all'articolo successivo                                      [ Torna su       
Chi siamo Feedback Vai nell'Area Archivio Ultimo Numero Strumenti Torna alla Home Page Vai nell'Area Tools Scrivi alla redazione Credits&Copyright Scrivi al Webmaster