L’Unione Europea e le regioni hanno individuato
da qui al 2004 azioni che cercano di trasformare la cultura in attività
profit, creando nuove opportunità imprenditoriali e migliore
qualità della vita
La cultura creativa
Nel corso degli anni l'ambito europeo ha proposto una crescente attenzione
alla cultura come fattore identificativo da e valorizzare in tutte
le sue forme.
Solo recentemente, però, il binomio "cultura e sviluppo"
ha ispirato alcuni importanti programmi comunitari a loro volta ispiratori
di nuove politiche, quali quelle territoriali, adottate anche nel
nostro Paese. Ciò ha rappresentato il passaggio dalla concezione
della cultura come bene in sé o “bene di merito”
– che in quanto tale deve essere preservato e sviluppato –
alla cultura come risorsa o leva capace di attivare processi di crescita
dell'occupazione e dell'economia, specialmente in ambito locale.
L'Italia – se si escludono alcuni non riusciti tentativi risalenti
agli anni ottanta, quali i “giacimenti culturali” –
ha scontato un ritardo considerevole nell'inserire la dimensione culturale
nelle politiche di sostegno allo sviluppo e all'occupazione regionali
e locali. Un ritardo singolare se si pensa alla vastità e all'eccellenza
del nostro patrimonio, un vero e proprio giacimento diffuso dal Nord
al Sud, dai grandi ai piccoli centri, dalle città agli ambienti
rurali.
Il dato nuovo da cui oggi si parte è che la cultura, intesa
sia come patrimonio (storico, artistico, archeologico, architettonico,
paesaggistico), sia come capacità creativa, legata alla produzione
di nuove espressioni e manifestazioni culturali, è un ambito
intorno al quale si costruiscono programmi, linee e misure d'intervento
che si ritiene abbiano anche un impatto economico e occupazionale.
L’impatto è atteso non solo e non tanto dalle attività
culturali in quanto tali ma soprattutto da quelle indotte in altri
settori economici. Si pensi, per esempio, alle filiere produttive
e di servizi che si mobilitano per la realizzazione, la riproduzione
e la fruizione di eventi culturali.
Molte sono tuttavia le questioni aperte su come rendere la risorsa
cultura effettivamente anche una leva per lo sviluppo.
Il panorama delle opportunità
La cultura, quale dimensione essenziale del processo di integrazione
europea ed espressione del modello europeo di società, ha portato
a conferire all’Unione Europea la responsabilità di contribuire
“al pieno sviluppo delle culture degli stati membri, nel rispetto
delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando al
contempo il retaggio culturale comune” . Da qui la necessità
di aumentare la coerenza e l’efficacia della sua azione prevedendo
politiche, programmi ed azioni orientate alla salvaguardia, alla valorizzazione
ed all’incremento del patrimonio culturale europeo.
La cultura quale fattore che concorre, direttamente e indirettamente,
a generare sviluppo e nuova occupazione è, invece, un'acquisizione
più recente. Questa convinzione nasce dalle ricerche, condotte
su scala europea, sui nuovi bacini di occupazione e dalle sollecitazioni
scaturite da azioni pilota lanciate dalla Commissione Europea.
Il quadro comunitario si è così arricchito di nuovi
programmi in cui la cultura non è solo un fine ma anche un
mezzo.
Nonostante cultura e sviluppo socio-economico siano rimasti a lungo
separati è interessante, perciò, rilevare come l'attuale
panorama delle opportunità, presenti aspetti innovativi per
il raccordo tra la politica culturale e le altre politiche a finalità
di sviluppo e occupazione.
Le azioni europee
Nell’ambito delle azioni finanziate dalla Direzione Generale
Istruzione e Cultura della Commissione Europea, lo strumento istituito
appositamente per il finanziamento e la programmazione a favore della
cooperazione culturale è il programma “Cultura 2000”.
Tale programma, valido dal 1° Gennaio 2000 al 31 Dicembre 2004,
ha come finalità quella di contribuire “alla valorizzazione
di uno spazio culturale comune agli europei” in grado di favorire
la cooperazione tra tutti gli operatori del settore (pubblici e privati).
Ha anche l’obiettivo di evidenziare ed incentivare un rapporto
sempre più stretto tra la cultura come valore intrinseco e
la cultura come fattore di sviluppo socio-economico.
Elemento peculiare di “Cultura 2000” è la scelta
di un approccio settoriale nella definizione delle azioni finanziabili,
tale da permettere di conoscere con notevole anticipo i settori patrocinati
nei vari anni e facilitare, così, le attività organizzative
e di predisposizione dei progetti da parte degli operatori culturali
interessati.
Per il 2003 la scelta è caduta sul settore delle “arti
dello spettacolo”(teatro; danza; musica; opera; lirica; teatro
di strada; circo), mentre nel 2004 l’attenzione sarà
dedicata principalmente al settore del “retaggio culturale”
(beni mobili, architettonici e immateriali; archivi storici e librerie,
beni archeologici, beni subacquei, siti culturali e paesaggi culturali).
Tra i programmi e le azioni a favore della cultura si segnalano anche
“Media Plus” (a sostegno della produzione e promozione
delle opere audiovisive e cinematografiche) e “Gemellaggi tra
Città Europee" (finanzia l’organizzazione di eventi
e seminari con l’obiettivo di realizzare il gemellaggio tra
città e contribuire allo scambio culturale e alla creazione
di una cittadinanza europea attiva e partecipante).
Nell’ambito delle Iniziative Comunitarie , anche se in questo
caso non specificatamente indirizzate alla valorizzazione e all’incentivazione
della cultura, è importante ricordare il ruolo di Interreg
III e Urban II, che presentano elementi forti volti al sostegno delle
risorse culturali come motori dello sviluppo socio-economico del territorio.
Le opportunità regionali
Per completare il quadro generale delle azioni comunitarie a sostegno
della cultura, occorre considerare le opportunità offerte in
ambito di Fondi strutturali.
Il QCS ob. 1-Italia, 2000-2006 rappresenta, infatti, il quadro programmatico
che con maggiore peso finanziario (le risorse complessivamente programmate
ammontano a 5 mila e 500 miliardi di lire) e articolazione, tratta
gli interventi a favore della cultura come parte organica di un piano
di sviluppo per tutte le regioni del Mezzogiorno. Esso ha previsto,
infatti, che tra gli Assi prioritari si rivolgesse attenzione alle
“risorse culturali” ponendo come obiettivi generali quelli
di:
- stabilire condizioni per nuove opportunità imprenditoriali
nel settore della cultura e delle attività culturali;
- accrescere la qualità della vita dei cittadini, la fiducia
e il benessere sociale;
- valorizzare,tutelare e rendere maggiormente fruibili le risorse
culturali del Mezzogiorno.
A livello regionale sono state individuate misure ed azioni che spaziano
dalla più tipica attività di recupero, restauro e conservazione
dei beni per arrivare alla promozione e organizzazione di manifestazioni
artistiche (teatro, concerti, festival, cinema), allo sviluppo delle
attività imprenditoriali legate al settore e al recupero del
patrimonio rurale e demo-etno-antropologico.
Così com nelle aree obiettivo 1, anche nelle aree obiettivo
2 è presente una forte attenzione alle risorse culturali.
Infine, passando alla legislazione italiana, l'intervento più
interessante – in quanto coerente con gli interventi comunitari
– sembra essere quello derivante dall'applicazione della legge
236/93. Tale provvedimento – che si è confrontato con
ostacoli di diversa natura in fase attuativa – si inserisce
nel quadro più generale di sostegno all'imprenditorialità
giovanile; individuando come ambito in cui sviluppare la capacità
di fare impresa quello dei servizi culturali.
Incontri, reti, scambi
Il sempre maggiore interesse per la cultura e per le potenzialità
di sviluppo economico e sociale in essa insite, è sottolineato
anche dai numerosi incontri tenuti in Europa. Due dei principali eventi
sono il Forum culturale dell’UE, organizzato a Bruxelles il
29 e il 30 gennaio 1998, e il “Forum delle Città e delle
Regioni in appoggio alla azione culturale europea”, organizzato
dalla Fundación Academica Europea de Yuste a Bruxelles il 17
Ottobre 2001. Questo secondo incontro aveva l'obiettivo di riunire
i principali rappresentanti di tutte le regioni e le città
europee per sviluppare il dibattito sulla cultura nell'Unione Europea
e stimolare la collaborazione progettuale fra i partecipanti.
In aggiunta va richiamata l'importanza delle reti che si vanno costituendo
a livello europeo e transnazionale tra città d'arte e cultura,
tra paesi e regioni – quali quelli dell'area euromediterranea
in cui il nostro Paese è attivamente coinvolto – con
la finalità di preservare e valorizzare i beni e le risorse
culturali.
La circolazione delle esperienze in corso di realizzazione e l'identificazione
di best practice rappresenta oggi un obiettivo indispensabile per
accrescere e diffondere la consapevolezza e la capacità d'intervento
in questo campo.
Cogliere le opportunità
La ricchezza di strumenti e risorse messe a disposizione permette
oggi di essere ottimisti sulla possibilità di attivare un ragguardevole
volume di iniziative che vanno dalla scala europea alla scala locale,
coinvolgendo i diversi livelli istituzionali e un vasto insieme di
operatori pubblici e privati. Perchè tali iniziative siano
in grado di conseguire i risultati attesi è però necessario
che si lavori intensamente sulle principali criticità che possono
compromettere gli obiettivi di sviluppo.
Tali criticità possono essere ricondotte ai seguenti ambiti:
- capacità di realizzare efficientemente i programmi che offrono
le maggiori opportunità. Questi programmi sono sotto la responsabilità
prevalente delle regioni, in particolare con riferimento all'obiettivo
1; e quindi spetta ad esse assicurare che le procedure e gli strumenti
di attuazione siano congrui con i vincoli temporali della programmazione
comunitaria. In questo ambito sono importanti l'informazione e la
comunicazione affinché l'universo dei potenziali beneficiari
possa mobilitarsi ed attivare progetti adeguati in quantità
e qualità;
- meccanismi di selezione in grado di individuare le iniziative progettuali
maggiormente in grado di incidere sullo sviluppo in maniera permanente.
Anche su questo punto molto deve essere fatto per assicurare adeguato
sostegno alla nascita di progetti di qualità, ad alto valore
aggiunto e perciò in grado di incidere sulle cosidette "variabili
di rottura", ovvero sulle condizioni da creare per rompere gli
equilibri di sottosviluppo esistenti;
- la concentrazione degli interventi sul territorio attraverso l'identificazione
dei "luoghi strategici" per lo sviluppo trainato dalla cultura
e l'identificazione dei nodi prioritari. Di fatto la concentrazione
territoriale ha una particolare forza, in quanto la cultura molto
spesso è una risorsa unica e immobile, ossia radicata nello
specifico ambito territoriale, nel quale però sono presenti
i fattori che ostacolano l'accesso e la fruibilità della risorsa
stessa;
- l'integrazione degli interventi sia nell'ambito strettamente culturale
ma ancor più con altri settori e ambiti economici collegati;
si pensi al turismo che vede crescere sempre più la componente
culturale; alle infrastrutture fisiche e immateriali che devono supportare
la domanda culturale; al capitale umano cui sono richieste conoscenze
e competenze non solamente settoriali e a forte contenuto tecnico;
- l'entrata in campo di nuovi soggetti capaci di innovare sul piano
dei contenuti e delle modalità d'intervento a favore di una
cultura orientata e integrata in progetti di sviluppo. Il Terzo Settore
può sicuramente rappresentare un soggetto cui guardare con
attenzione per le potenzialità che esprime. Si pensi, infatti,
all'apporto che esso può dare nella sfera di attività
tra mercato e non mercato, tra cultura come bene collettivo e cultura
come leva per lo sviluppo, alle flessibilità che lo caratterizzano
e che diventano vantaggiose rispetto alle rigidità dell'azione
pubblica, alle motivazioni dei suoi aderenti che possono rappresentare
una vera molla aggiuntiva alle classiche motivazioni dell'impresa,
alla possibilità di raggiungere nuovi pubblici e fruitori dei
beni e dell'attività culturale;
- la nascita di nuove istituzioni e di nuove strutture di supporto
(Agenzie)cui intestare i progetti di sviluppo basati sulla cultura
e a cui affidarne l'attuazione. Tali istituzioni, che cominciano ad
affacciarsi sulla scena, nascono dalla necessità di co-progettare
e di attuare unitariamente interventi d'interesse comune. Esse coinvolgono
attori pubblici (Regioni, Enti Locali) ma sempre più anche
attori privati, profit e non profit, che condividono idee e obiettivi
di valorizzazione delle risorse culturali. Rafforzare questo processo
è un obiettivo da non mancare.
Che fare
Se le questioni sono, per grandi linee, quelle richiamate occorre
verificare con quali forze, con quali sinergie, con quali risorse
si può pensare di affrontarle con successo.
Il Formez, operando nel quadro dello sviluppo locale, ritiene che
la cultura possa diventare uno specifico ambito di lavoro sia con
le Amministrazioni regionali e locali, sia con le Agenzie di sviluppo
che si muovono per la valorizzazione delle risorse territoriali.
In questo senso ha già realizzato dei progetti a carattere
sperimentale, mentre altri sono in fase di elaborazione. Particolarmente
interessante si è dimostrata la sperimentazione realizzata
in collaborazione con Federculture in quanto ha riguardato la costituzione
di un'Agenzia per lo sviluppo culturale, che alcune Amministrazioni
provinciali e comunali (Napoli e Salerno) sono interessate a far nascere
per rafforzare la loro azione in questo campo e cogliere pienamente
le opportunità esistenti.
Attraverso lo studio di fattibilità e l’analisi di alternative
in termini di disegno istituzionale e assetto gestionale dell'Agenzia,
il lavoro svolto ha evidenziato tutta la complessità esistente
quando si tratta (in presenza di un interesse comune a più
amministrazioni di diverso livello) di convergere e conseguire intese
sulla programmazione e attuazione degli interventi.
Rispetto a tale complessità l'esperienza maturata e le conoscenze
acquisite, anche indagando sulla domanda di servizi degli operatori
del settore, costituisce oggi un patrimonio su cui continuare ad investire.
Una nuova tipologia di Agenzia efficiente, flessibile e di servizio
agli operatori del settore può essere sicuramente attivata
con un ruolo di supporto e indirizzo dei soggetti pubblici locali;
questa tipologia di Agenzia può diventare un modello di riferimento,
replicabile e trasferibile.
Più in generale il FORMEZ è interessato a sviluppare
percorsi di formazione per agenti di sviluppo in ambito culturale,
al fine di alimentare il processo di crescita delle conoscenze e competenze,
generali e specifiche, necessarie per progettare e gestire gli interventi
di cultura con finalità di sviluppo. In questa direzione si
apre un vasto campo di possibili cooperazioni con le strutture universitarie,
i centri di formazione e con tutti i soggetti che hanno messo a punto
percorsi innovativi, in particolare nella gestione dei beni culturali.
Dolores Deidda è responsabile Area Sviluppo Locale del FORMEZ.
Patrizia Sorbini è consulente esperto nell’Area Sviluppo
Locale del FORMEZ.