Le nuove tecnologie applicate alla composizione musicale allargano
i confini della comunicazione, della creatività e della fruizione
I nuovi strumenti creativi
Se Rossini, circa 170 anni fa, nel comporre il finale del Guglielmo
Tell, avesse avuto la possibilità di ascoltare in tempo reale
il risultato sonoro della sua composizione, attraverso suoni sintetizzati
o campionati, collegati via Midi ad un computer Atari, quel finale
probabilmente non sarebbe più lo stesso. Il suono celestiale
dell'Arpa e del Corno, che dà il senso della lontananza, che
esprime la quiete, il sereno dopo la tempesta, ovvero la libertà
di un popolo che si è riscattato dalla tirannia, quel suono
suggestivo in linea con la trama dell'opera forse sarebbe stato modificato,
stravolto.
Senza scomodare Rossini che, a mio avviso, si sarebbe, comunque, divertito
molto a sperimentare nuove sonorità, prendo spunto da quest'idea
per riflettere su come lo sviluppo tecnologico condizioni da molti
punti di vista la produzione e la fruizione musicale ed artistica,
influenzando inevitabilmente l'atto creativo e non solo.
Secondo Middleton, il progresso tecnologico non solo modifica la distribuzione,
la funzione e il significato di opere già esistenti, ma stimola
anche nuove tecniche artistiche, nuovi modi produttivi e nuove relazioni
sociali, spostando l'arte dall'ambito della contemplazione rituale
all'ambito della vita quotidiana e della lotta politica.
Benjamin, riferendosi al cinema, afferma che la tecnologia influisce
su produzione, forma e ricezione. La produzione diventa quasi una
costruzione. I materiali, la recitazione degli attori per esempio,
sono assemblati da cinepresa e regista, e sono estraniati dalla totalità;
la tecnica distaccata e collaborativa sostituisce l'espressione integrale,
spontanea. Nella forma c'è un'enfasi sul montaggio o, più
ampiamente, su una specie di critica analitica della realtà,
che, attraverso test ottici, primi piani, diversi angoli di ripresa,
rallentatore, e così via, manipola il materiale e attraverso
un'ottica incoscia, rivela o rappresenta dettagli della vita quotidiana
che normalmente non si noterebbero. Le osservazioni di Benjamin sulla
forma filmica suggeriscono immediatamente dei paragoni con le tecniche
di registrazione e di missaggio musicale che, attraverso una manipolazione
collaborativa e costruita dei materiali sonori, determina rapporti
e dettagli sonori nuovi.
La tecnologia quindi influenza, condiziona, propone nuove prospettive
di realizzazione del prodotto artistico e inedite opportunità
creative.
Gli albori tecnologici
Negli anni Sessanta, un registratore analogico multitraccia di due
o quattro piste permetteva ai Beatles di realizzare le loro prime
canzoni, utilizzando possibili sovraincisioni per poter aggiungere
nuovi elementi sonori all'esecuzione in presa diretta. Il risultato,
in quegli anni, sembra eccezionale ma implica rumori di fondo e fruscii
molto lontani dai risultati sonori dell'era digitale, in cui qualsiasi
suono può essere ottenuto con una fedeltà altissima
e le sovraincisioni non hanno limiti e non condizionano la pulizia
sonora del risultato finale. Alla fine degli anni Sessanta, quindi,
i gruppi acid rock abbandonano il modello di registrazione naturalistica,
che si limita a documentare la performance della band, ricorrendo
a incisioni multitraccia, sovrapposizioni, effetti di reverse, riverbero
ed altri procedimenti sonori che non possono essere ottenuti registrando
semplicemente il gruppo che suona in tempo reale.
Il videoclip
Le nuove tecniche di registrazione permettono di introdurre nuovi
elementi creativi e nuove modalità di arrangiamento, suscitando
nello spettatore sensazioni ed emozioni diverse, come quelle ottenute,
per esempio, dall'impatto sonoro vocale del brano Bohemia Rhapsody
dei Queen, in cui Freddie Mercury e gli altri componenti della band
sovraincidono più volte la propria voce, ottenendo un risultato
corale molto suggestivo e coinvolgente.
Bohemia Rhapsody rappresenta anche il primo esempio di videoclip,
un nuovo linguaggio che nasce alla fine degli anni Settanta e che
si alimenta di suoni e di immagini video, frammenti che si compongono
attraverso un montaggio che in pochi minuti deve sintetizzare il senso,
il contenuto e il messaggio, frammenti video supportati dal ritmo
e dal suono e che esprimono sempre più la velocità,
il ritmo incessante della modernità.
Il videoclip suggerisce un nuovo modo di concepire, produrre, pensare
la pop music e soprattutto propone nuove modalità di fruizione
in cui i diversi linguaggi espressivi si intrecciano e si integrano,
suscitando emozioni che coinvolgono tutti i sensi dello spettatore,
inibendone forse talvolta le capacità immaginative o semplicemente
influenzandone l'esperienza soggettiva.
Secondo Agostinis “il videoclip condensa e quindi polverizza,
frammenta e fa esplodere tutto ciò che lo precede, facendo
sintesi esasperate”. Pensare videomusica significa riportare
a galla frammenti di visioni sgrammaticate, impossibili, ellissi narrative
clamorose, rapide furbe citazioni ma anche sorprendenti impulsi visivi,
segni elettronici dentro un vocabolario che la tecnologia dilata continuamente.
“Forma onnivora che tutto divora, facendo propri sguardi e baci,
paure e orrori”.
Come sottolinea Domenico Baldini, alcuni dei termini usati da Agostinis
come condensa, polverizza, frammenta, esplodere, divora, possono essere
riferiti alla musica che caratterizza gli anni Novanta, in cui stili
diversi, culture diverse, frammenti di linguaggi diversi, si incontrano,
si confondono, si mescolano, in un tempo sempre più accelerato,
dando vita a nuovi percorsi musicali, artistici, culturali che attingono
dal passato e dal presente per ritornare al futuro senza coscienza
né consapevolezza.
Mtv Generation
Gli anni Ottanta sono caratterizzati da un’esplosione di cultura
audiovisiva strettamente legata al videoclip che condizionerà
tutti i fattori che l'hanno generata: musica, tv, consumi giovanili
in genere.
Nasce Mtv e cambiano le modalità di fruizione della musica,
che si può guardare oltre che ascoltare, e dei sui protagonisti
che, nei primi anni Ottanta, nella cosiddetta epoca dell'effimero,
della superficialità e del vuoto culturale, sembrano essere
valutati soprattutto per la loro immagine e non per le loro prestazioni
artistiche. Ma le tecnologie audiovisuali aprono soprattutto nuove
strade, nuovi percorsi, allargano i confini della comunicazione, della
creatività e della fruizione. Secondo Baldini è stata
proprio la cultura del frammento audiovisivo, della velocizzazione
fruitiva, della complessità comunicazionale veicolata da MTV,
ad aver fatto sì che, negli anni Novanta, i ragazzi, diventati
ormai competenti e avendo acquisito tutti gli strumenti necessari
per la decodifica, lo stravolgimento e il montaggio di diverse fonti
espressive, rifiutino un unico stile imposto, soprattutto dopo l'avvento
delle nuove tecnologie di navigazione: informatica, televisiva e radiofonica.
Nuove tecnologie di navigazione sempre più frequentate dalla
cosiddetta Generazione X o Mtv Generation per cui, come afferma Smith,"il
mutamento accelerato non è una semplice realtà, ma un
dato prestabilito; non una caratteristica dei tempi, ma una condizione
fondamentale di vita. Per affrontarla utilizzano strumenti come tecnologie
mutevoli, mode e stili versatili".
La musica digitale
Lo strumento tecnologico protagonista della produzione musicale degli
anni Novanta e che caratterizza anche le sonorità del nuovo
millennio è il campionatore, ovvero, un computer che converte
il suono in numeri: gli zero e gli uno del codice digitale. Agli inizi
veniva impiegato soprattutto come macchina per citazioni, uno strumento
che serviva a copiare segmenti di musica preregistrata che venivano
poi suonati su una tastiera nella tonalità e scansione ritmica
desiderate. Tuttavia, dal momento che il suono è stato convertito
in dati digitali, l'informazione può essere facilmente riarrangiata.
Ciò implica la possibilità di alterare la fonte fino
a renderla irriconoscibile e apre un campo quasi sconfinato di possibilità
d'intervento.
I suoni campionati che sono alla base dell'hip hop ma anche della
tecno, del jungle e di tutta la nuova musica elettronica sono, quindi,
brevissimi frammenti di musica che vengono rubati da dischi già
registrati, decontestualizzati e poi suonati per creare nuovi brani
musicali, dove diluiscono i loro contorni, sino a perdere l'identità
originale.
Le carte della creatività si rimescolano, il furto sonoro dei
frammenti di un brano del passato diviene nuova linfa vitale per gli
artisti del presente, il taglia e incolla digitale permette la rivisitazione
o lo stravolgimento di suoni, melodie e soprattutto ritmi preesistenti,
che non vengono risuonati da nuovi esecutori, ma semplicemente campionati
dalle registrazioni originali.
E quindi un ritmo, un groove di basso e batteria campionato da un
brano di James Brown, messo in loop, diviene la base ritmica per un
rap, il cui autore stravolge completamente l'idea originale rendendola
una propria creazione, grazie ad un linguaggio inedito che si nutre
del passato.
Citazioni musicali
Attraverso uno strumento che, come il PC, è a portata di scrivania
e che non ha costi altissimi, nasce, quindi, una nuova figura di musicista
che spesso non è in grado di suonare alcuno strumento musicale
ma, utilizzando il campionatore, il computer e pochi altri supporti
elettronici, nello studio di casa propria, è in grado di realizzare
prodotti di altissima qualità sonora. La musica, grazie alle
nuove tecnologie, risulta, dunque, sempre di più alla portata
di tutti, anche nella fase creativa, in cui l'artista, ovvero in questo
caso il produttore-autore, sembra essere, come direbbe Reynolds “un
direttore di orchestra che, invece di dirigere un gruppo di musicisti
che suonano insieme, arrangia con perizia le abili performance di
musicisti di diversi generi ed epoche”.
I rapper, come afferma Brancato, citano Bach, lo riscrivono, ne fanno
uno sfondo sonoro, paesaggio della memoria collettiva. Allo stesso
modo, citano la musica pop degli anni '60 o le colonne sonore del
cinema. Nella loro produzione musicale c'è “un uso, libero
e disinibito, dei materiali preesistenti, un uso affrancato dal peso
delle tassonomie artistiche”.
L'utilizzo del campionatore sia quando si propone un collage musicale
in stile Pop Art che quando si stravolgono i frammenti sonori originari,
attraverso filtri e tecniche di modificazione del suono, mette inevitabilmente
in crisi il concetto di autore. Concetto che, se indaghiamo altre
forme di comunicazione musicale, potrebbe perdere completamente senso.
È interessante, infatti, soffermarsi sul rapporto compositore-fruitore
nell'ambito dell'interazione multimediale.
Compositore fai-da-te
Peter Gabriel è tra gli artisti che, utilizzando le enormi
potenzialità delle tecnologie multimediali, attraverso un gioco
interattivo su cd-rom, si è divertito a dare in pasto ai fans
le sue composizioni scomposte, da ricomporre secondo il gusto, l'estro
e la creatività del potenziale utente. Nel gioco interattivo
il brano musicale si presenta sotto forma di pacchetto multimediale
contenuto in un cd-rom o in rete, completamente scomposto, ovvero
diviso in tanti piccoli frammenti sonori, che l’utente può
comporre o scomporre come vuole, ascoltando il risultato della propria
singolare composizione, indipendente dal brano originario. Tale risultato
sonoro è, quindi, dato dall'interazione tra l'idea originaria
dell'autore e l'intervento dell'utente che diviene a sua volta autore
o coautore della composizione finale. Come afferma Anna Lisa Tota
nell'arte multimediale l'artista apre il testo e chiede al suo fruitore
potenziale di parteciparvi con la sua creatività: “è
una sorta di opera d'arte su misura, in cui il consumatore potrà
chiedere all'autore di farsi da parte per personalizzare un po’
il prodotto che ha dinnanzi”. Una sorta di bricolage o arte
fai-da-te, in cui il confine tra autore e consumatore sfuma, non tanto
nei ruoli, quanto nella definizione sociale del prodotto. I ruoli
sono chiari e distinti, il prodotto però nasce nell'intersezione,
si crea dall'incontro con uno specifico consumatore e soprattutto,
non si può mai riattualizzare due volte nello stesso modo.
Le nuove tecnologie e il loro utilizzo sembrano, quindi, mettere in
discussione e talvolta capovolgere le categorie estetiche e i canoni
artistici a cui siamo abituati.
Il file sharing
Quasi completamente in crisi sono, ormai, anche le categorie classiche
del sistema economico tradizionale discografico.
I giovanissimi e non solo, la Mtv Generation, i figli dei fiori virtuali,
navigati navigatori di internet, sembrano conoscere bene gli strumenti
tecnologici che utilizzano e sono attenti alle diverse opportunità
che si presentano in rete. La prima metà del 2001 ha significato,
infatti, per l'Italia l'esplosione del fenomeno Napster, con oltre
un milione di navigatori italiani sistematicamente collegati ai server
del sistema di distribuzione gratuito di musica on line, oggi sostituito
da altri siti pirata come Gnutella o Fast-track. Al di là del
file-sharing, ovvero lo scaricamento dei file dalla rete, l'avvento
di masterizzatori economici, cioè di duplicatori di cd che
praticamente ripropongono lo stesso risultato sonoro su un nuovo cd
vergine, ha reso più accessibile, con gravi danni all'industria
e agli autori, la fruizione di musica, le cui modalità, attraverso
lo sviluppo di nuove tecnologie, continuano a cambiare vertiginosamente.
A tal proposito c'è da chiedersi cosa penserebbe oggi Rossini
se sapesse che attraverso la rete e un sito pirata, tutto il mondo
può scaricare il file del Guglielmo Tell, e ascoltare gratis
la sua musica.
Probabilmente ne sarebbe felice.
Lello Savonardo è Dottorando di ricerca in Sociologia dei
Processi di Innovazione presso la Facoltà di Sociologia dell’Università
degli Studi di Napoli “Federico II”. E’ autore di
Nuovi linguaggi musicali a Napoli. Il rock, il rap e le posse, Edizioni
Oxiana, Napoli, 1999; ed ha curato I suoni e le parole. Le scienze
sociali e i nuovi linguaggi giovanili, Edizioni Oxiana - Facoltà
di Sociologia, Napoli, 2001.