S3Studium
    Numero 15
 

Musica e nuove tecnologie
Lello Savonardo

 

 

Le nuove tecnologie applicate alla composizione musicale allargano i confini della comunicazione, della creatività e della fruizione

I nuovi strumenti creativi
Se Rossini, circa 170 anni fa, nel comporre il finale del Guglielmo Tell, avesse avuto la possibilità di ascoltare in tempo reale il risultato sonoro della sua composizione, attraverso suoni sintetizzati o campionati, collegati via Midi ad un computer Atari, quel finale probabilmente non sarebbe più lo stesso. Il suono celestiale dell'Arpa e del Corno, che dà il senso della lontananza, che esprime la quiete, il sereno dopo la tempesta, ovvero la libertà di un popolo che si è riscattato dalla tirannia, quel suono suggestivo in linea con la trama dell'opera forse sarebbe stato modificato, stravolto.
Senza scomodare Rossini che, a mio avviso, si sarebbe, comunque, divertito molto a sperimentare nuove sonorità, prendo spunto da quest'idea per riflettere su come lo sviluppo tecnologico condizioni da molti punti di vista la produzione e la fruizione musicale ed artistica, influenzando inevitabilmente l'atto creativo e non solo.
Secondo Middleton, il progresso tecnologico non solo modifica la distribuzione, la funzione e il significato di opere già esistenti, ma stimola anche nuove tecniche artistiche, nuovi modi produttivi e nuove relazioni sociali, spostando l'arte dall'ambito della contemplazione rituale all'ambito della vita quotidiana e della lotta politica.
Benjamin, riferendosi al cinema, afferma che la tecnologia influisce su produzione, forma e ricezione. La produzione diventa quasi una costruzione. I materiali, la recitazione degli attori per esempio, sono assemblati da cinepresa e regista, e sono estraniati dalla totalità; la tecnica distaccata e collaborativa sostituisce l'espressione integrale, spontanea. Nella forma c'è un'enfasi sul montaggio o, più ampiamente, su una specie di critica analitica della realtà, che, attraverso test ottici, primi piani, diversi angoli di ripresa, rallentatore, e così via, manipola il materiale e attraverso un'ottica incoscia, rivela o rappresenta dettagli della vita quotidiana che normalmente non si noterebbero. Le osservazioni di Benjamin sulla forma filmica suggeriscono immediatamente dei paragoni con le tecniche di registrazione e di missaggio musicale che, attraverso una manipolazione collaborativa e costruita dei materiali sonori, determina rapporti e dettagli sonori nuovi.
La tecnologia quindi influenza, condiziona, propone nuove prospettive di realizzazione del prodotto artistico e inedite opportunità creative.

Gli albori tecnologici
Negli anni Sessanta, un registratore analogico multitraccia di due o quattro piste permetteva ai Beatles di realizzare le loro prime canzoni, utilizzando possibili sovraincisioni per poter aggiungere nuovi elementi sonori all'esecuzione in presa diretta. Il risultato, in quegli anni, sembra eccezionale ma implica rumori di fondo e fruscii molto lontani dai risultati sonori dell'era digitale, in cui qualsiasi suono può essere ottenuto con una fedeltà altissima e le sovraincisioni non hanno limiti e non condizionano la pulizia sonora del risultato finale. Alla fine degli anni Sessanta, quindi, i gruppi acid rock abbandonano il modello di registrazione naturalistica, che si limita a documentare la performance della band, ricorrendo a incisioni multitraccia, sovrapposizioni, effetti di reverse, riverbero ed altri procedimenti sonori che non possono essere ottenuti registrando semplicemente il gruppo che suona in tempo reale.

Il videoclip
Le nuove tecniche di registrazione permettono di introdurre nuovi elementi creativi e nuove modalità di arrangiamento, suscitando nello spettatore sensazioni ed emozioni diverse, come quelle ottenute, per esempio, dall'impatto sonoro vocale del brano Bohemia Rhapsody dei Queen, in cui Freddie Mercury e gli altri componenti della band sovraincidono più volte la propria voce, ottenendo un risultato corale molto suggestivo e coinvolgente.
Bohemia Rhapsody rappresenta anche il primo esempio di videoclip, un nuovo linguaggio che nasce alla fine degli anni Settanta e che si alimenta di suoni e di immagini video, frammenti che si compongono attraverso un montaggio che in pochi minuti deve sintetizzare il senso, il contenuto e il messaggio, frammenti video supportati dal ritmo e dal suono e che esprimono sempre più la velocità, il ritmo incessante della modernità.
Il videoclip suggerisce un nuovo modo di concepire, produrre, pensare la pop music e soprattutto propone nuove modalità di fruizione in cui i diversi linguaggi espressivi si intrecciano e si integrano, suscitando emozioni che coinvolgono tutti i sensi dello spettatore, inibendone forse talvolta le capacità immaginative o semplicemente influenzandone l'esperienza soggettiva.
Secondo Agostinis “il videoclip condensa e quindi polverizza, frammenta e fa esplodere tutto ciò che lo precede, facendo sintesi esasperate”. Pensare videomusica significa riportare a galla frammenti di visioni sgrammaticate, impossibili, ellissi narrative clamorose, rapide furbe citazioni ma anche sorprendenti impulsi visivi, segni elettronici dentro un vocabolario che la tecnologia dilata continuamente. “Forma onnivora che tutto divora, facendo propri sguardi e baci, paure e orrori”.
Come sottolinea Domenico Baldini, alcuni dei termini usati da Agostinis come condensa, polverizza, frammenta, esplodere, divora, possono essere riferiti alla musica che caratterizza gli anni Novanta, in cui stili diversi, culture diverse, frammenti di linguaggi diversi, si incontrano, si confondono, si mescolano, in un tempo sempre più accelerato, dando vita a nuovi percorsi musicali, artistici, culturali che attingono dal passato e dal presente per ritornare al futuro senza coscienza né consapevolezza.

Mtv Generation
Gli anni Ottanta sono caratterizzati da un’esplosione di cultura audiovisiva strettamente legata al videoclip che condizionerà tutti i fattori che l'hanno generata: musica, tv, consumi giovanili in genere.
Nasce Mtv e cambiano le modalità di fruizione della musica, che si può guardare oltre che ascoltare, e dei sui protagonisti che, nei primi anni Ottanta, nella cosiddetta epoca dell'effimero, della superficialità e del vuoto culturale, sembrano essere valutati soprattutto per la loro immagine e non per le loro prestazioni artistiche. Ma le tecnologie audiovisuali aprono soprattutto nuove strade, nuovi percorsi, allargano i confini della comunicazione, della creatività e della fruizione. Secondo Baldini è stata proprio la cultura del frammento audiovisivo, della velocizzazione fruitiva, della complessità comunicazionale veicolata da MTV, ad aver fatto sì che, negli anni Novanta, i ragazzi, diventati ormai competenti e avendo acquisito tutti gli strumenti necessari per la decodifica, lo stravolgimento e il montaggio di diverse fonti espressive, rifiutino un unico stile imposto, soprattutto dopo l'avvento delle nuove tecnologie di navigazione: informatica, televisiva e radiofonica.
Nuove tecnologie di navigazione sempre più frequentate dalla cosiddetta Generazione X o Mtv Generation per cui, come afferma Smith,"il mutamento accelerato non è una semplice realtà, ma un dato prestabilito; non una caratteristica dei tempi, ma una condizione fondamentale di vita. Per affrontarla utilizzano strumenti come tecnologie mutevoli, mode e stili versatili".

La musica digitale
Lo strumento tecnologico protagonista della produzione musicale degli anni Novanta e che caratterizza anche le sonorità del nuovo millennio è il campionatore, ovvero, un computer che converte il suono in numeri: gli zero e gli uno del codice digitale. Agli inizi veniva impiegato soprattutto come macchina per citazioni, uno strumento che serviva a copiare segmenti di musica preregistrata che venivano poi suonati su una tastiera nella tonalità e scansione ritmica desiderate. Tuttavia, dal momento che il suono è stato convertito in dati digitali, l'informazione può essere facilmente riarrangiata. Ciò implica la possibilità di alterare la fonte fino a renderla irriconoscibile e apre un campo quasi sconfinato di possibilità d'intervento.
I suoni campionati che sono alla base dell'hip hop ma anche della tecno, del jungle e di tutta la nuova musica elettronica sono, quindi, brevissimi frammenti di musica che vengono rubati da dischi già registrati, decontestualizzati e poi suonati per creare nuovi brani musicali, dove diluiscono i loro contorni, sino a perdere l'identità originale.
Le carte della creatività si rimescolano, il furto sonoro dei frammenti di un brano del passato diviene nuova linfa vitale per gli artisti del presente, il taglia e incolla digitale permette la rivisitazione o lo stravolgimento di suoni, melodie e soprattutto ritmi preesistenti, che non vengono risuonati da nuovi esecutori, ma semplicemente campionati dalle registrazioni originali.
E quindi un ritmo, un groove di basso e batteria campionato da un brano di James Brown, messo in loop, diviene la base ritmica per un rap, il cui autore stravolge completamente l'idea originale rendendola una propria creazione, grazie ad un linguaggio inedito che si nutre del passato.

Citazioni musicali
Attraverso uno strumento che, come il PC, è a portata di scrivania e che non ha costi altissimi, nasce, quindi, una nuova figura di musicista che spesso non è in grado di suonare alcuno strumento musicale ma, utilizzando il campionatore, il computer e pochi altri supporti elettronici, nello studio di casa propria, è in grado di realizzare prodotti di altissima qualità sonora. La musica, grazie alle nuove tecnologie, risulta, dunque, sempre di più alla portata di tutti, anche nella fase creativa, in cui l'artista, ovvero in questo caso il produttore-autore, sembra essere, come direbbe Reynolds “un direttore di orchestra che, invece di dirigere un gruppo di musicisti che suonano insieme, arrangia con perizia le abili performance di musicisti di diversi generi ed epoche”.
I rapper, come afferma Brancato, citano Bach, lo riscrivono, ne fanno uno sfondo sonoro, paesaggio della memoria collettiva. Allo stesso modo, citano la musica pop degli anni '60 o le colonne sonore del cinema. Nella loro produzione musicale c'è “un uso, libero e disinibito, dei materiali preesistenti, un uso affrancato dal peso delle tassonomie artistiche”.
L'utilizzo del campionatore sia quando si propone un collage musicale in stile Pop Art che quando si stravolgono i frammenti sonori originari, attraverso filtri e tecniche di modificazione del suono, mette inevitabilmente in crisi il concetto di autore. Concetto che, se indaghiamo altre forme di comunicazione musicale, potrebbe perdere completamente senso. È interessante, infatti, soffermarsi sul rapporto compositore-fruitore nell'ambito dell'interazione multimediale.

Compositore fai-da-te
Peter Gabriel è tra gli artisti che, utilizzando le enormi potenzialità delle tecnologie multimediali, attraverso un gioco interattivo su cd-rom, si è divertito a dare in pasto ai fans le sue composizioni scomposte, da ricomporre secondo il gusto, l'estro e la creatività del potenziale utente. Nel gioco interattivo il brano musicale si presenta sotto forma di pacchetto multimediale contenuto in un cd-rom o in rete, completamente scomposto, ovvero diviso in tanti piccoli frammenti sonori, che l’utente può comporre o scomporre come vuole, ascoltando il risultato della propria singolare composizione, indipendente dal brano originario. Tale risultato sonoro è, quindi, dato dall'interazione tra l'idea originaria dell'autore e l'intervento dell'utente che diviene a sua volta autore o coautore della composizione finale. Come afferma Anna Lisa Tota nell'arte multimediale l'artista apre il testo e chiede al suo fruitore potenziale di parteciparvi con la sua creatività: “è una sorta di opera d'arte su misura, in cui il consumatore potrà chiedere all'autore di farsi da parte per personalizzare un po’ il prodotto che ha dinnanzi”. Una sorta di bricolage o arte fai-da-te, in cui il confine tra autore e consumatore sfuma, non tanto nei ruoli, quanto nella definizione sociale del prodotto. I ruoli sono chiari e distinti, il prodotto però nasce nell'intersezione, si crea dall'incontro con uno specifico consumatore e soprattutto, non si può mai riattualizzare due volte nello stesso modo.
Le nuove tecnologie e il loro utilizzo sembrano, quindi, mettere in discussione e talvolta capovolgere le categorie estetiche e i canoni artistici a cui siamo abituati.

Il file sharing
Quasi completamente in crisi sono, ormai, anche le categorie classiche del sistema economico tradizionale discografico.
I giovanissimi e non solo, la Mtv Generation, i figli dei fiori virtuali, navigati navigatori di internet, sembrano conoscere bene gli strumenti tecnologici che utilizzano e sono attenti alle diverse opportunità che si presentano in rete. La prima metà del 2001 ha significato, infatti, per l'Italia l'esplosione del fenomeno Napster, con oltre un milione di navigatori italiani sistematicamente collegati ai server del sistema di distribuzione gratuito di musica on line, oggi sostituito da altri siti pirata come Gnutella o Fast-track. Al di là del file-sharing, ovvero lo scaricamento dei file dalla rete, l'avvento di masterizzatori economici, cioè di duplicatori di cd che praticamente ripropongono lo stesso risultato sonoro su un nuovo cd vergine, ha reso più accessibile, con gravi danni all'industria e agli autori, la fruizione di musica, le cui modalità, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, continuano a cambiare vertiginosamente.
A tal proposito c'è da chiedersi cosa penserebbe oggi Rossini se sapesse che attraverso la rete e un sito pirata, tutto il mondo può scaricare il file del Guglielmo Tell, e ascoltare gratis la sua musica.
Probabilmente ne sarebbe felice.

Lello Savonardo è Dottorando di ricerca in Sociologia dei Processi di Innovazione presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. E’ autore di Nuovi linguaggi musicali a Napoli. Il rock, il rap e le posse, Edizioni Oxiana, Napoli, 1999; ed ha curato I suoni e le parole. Le scienze sociali e i nuovi linguaggi giovanili, Edizioni Oxiana - Facoltà di Sociologia, Napoli, 2001.


 


 

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