Dai movimenti non-capitalistici, dalla galassia
no-global, non soltanto scontri di piazza ma la concreta sperimentazione
di estetiche organizzative autogestite, germi di nuove economie
Faccio movimento per il movimento…
Di movimenti sociali non-capitalistici si sente parlare soltanto quando
l’impatto/effetto delle loro azioni entra nella cassa di risonanza
del mondo dei media, quando le strade dell’esodo dalle oscure
terre del capitale incrociano pericolosamente il patinato mondo della
società dello spettacolo, vischiosa e letale.
Ecco allora apparire nuove forme di protagonismo mass-mediologico,
pane per i denti di giornalisti avidi a caccia di sensazionalismi:
Squatters, Black-Blockers, Punkabbestia, le più svariate tipologie
umanoidi affollano la costruzione del nostro immaginario collettivo.
Eppure è proprio quando non occupano il proscenio mediatico,
quando non ci sono G8, vertici NATO, ossessivi rituali di piazza da
convocare per finalmente apparire, è proprio allora che i movimenti
non capitalistici tessono la loro tela infinita, muovendosi, scavando
negli interstizi di apparati di cattura disarmati, abitando zone industriali
in disoccupazione tecnologica.
La moltitudine che in qualche modo orbita intorno all’arcipelago
dei Centri Sociali Occupati e Autogestiti (CSOA) prova da alcuni anni
a praticare forme di esodo dal capitalismo. Questa moltitudine tenta
di costruire forme di vita, di sviluppo, di organizzazione, forme
etiche ed estetiche in grado di aprire vie di fuga dalla monotonia
di un universo monoplanare, univoco, individualista, per la costruzione
di un’intelligenza collettiva e di un processo di collegamento
tra entità differenti, che possa da subito dare un significato
diverso e più concreto alla propria esistenza.
Nelle righe che seguono proveremo a raccontarvi come si è organizzato
un neurone di quest’intelligenza collettiva: la cooperativa,
o meglio, l’Impresa Sociale Autonoma One Love.
Giorno dopo giorno in battere e in levare
One Love nasce nel 1991 nell’ambito del movimento della Pantera,
delle Posse e dei Centri sociali romani, in particolare Radio Onda
Rossa e il 32 di Via dei Volsci a S.Lorenzo.
Tra il 1991 e il 1993, gli anni pionieristici della prima ondata di
autoproduzioni, One Love fa uscire la cassetta “Daje pure te”
e gira in lungo ed in largo la penisola suonando nei centri sociali
d’Italia.
L’attitudine all’azione diretta, all’impegno in
prima persona, la voglia di mettersi in discussione, di dimostrare
che è possibile cambiare l'andamento della vita quotidiana
– “basta volerlo fare” – è il primo
essenziale momento di azione politica. Un’azione politica che
è produzione di soggettività e di cultura.
Con i primi guadagni economici derivanti dalla vendita delle cassette
e dai rimborsi spese dei concerti, One Love diventa Hi-Pawa, abbandonando
quasi completamente lo stile della Posse, per trasformarsi nel primo
Reggae Sound System italiano.
Nel 1993 One Love costituisce, insieme ad Assalti Frontali, AK 47
e Musica Forte, la Cordata per l’autoproduzione, un’esperienza
che si prefigge, come scopo essenziale, la costruzione di un circuito
di autoproduzione e autodistribuzione musicale nell’ambito dei
Centri sociali e delle realtà di Movimento.
L’esperienza andrà avanti fino al 1994. Poi il sodalizio
si scioglierà e i protagonisti di quest’avventura proseguiranno
sulle loro strade, ognuno per proprio conto.
Nell’aprile 1996 One Love diventa una cooperativa. Nell’ottobre
1996 nasce il One Love Corner, il primo negozio italiano esclusivamente
dedicato alla musica Reggae. Nel 1997 nasce One Love International
Distributor, con sede a Kingston in Jamaica, che si occupa della vendita
e distribuzione della musica Reggae in tutto il mondo.
Oggi la struttura operativa di One Love si articola in diverse attività:
- One Love Hi-Pawa Sound System, The Sound of Roma, si occupa dell’organizzazione
delle Dancehall (serate danzanti) negli CSOA romani ed italiani, a
base esclusivamente di musica Reggae. Il One Love Sound System non
disdegna partecipazioni all'estero ad eventi come il Carnevale di
Notting Hill Gate, durante il mese di agosto a Londra, oppure tour
insieme ad altri Sound System in giro per l'Europa.
- One Love Promotion si occupa dell'organizzazione dei concerti e
dei tour italiani dei migliori artisti Reggae jamaicani: Buju Banton,
Tony Rebel, Anthony B, Morgan Heritage, solo per citarne alcuni. I
concerti sono normalmente proposti nell'ambito del circuito degli
CSOA romani e italiani al prezzo politico di 10.000 lire. Ultimamente
One Love Promotion è diventato una costola del Sound System.
- One Love Corner è un piccolo negozio in stile jamaicano situato
in Via di Porta Labicana, 38, nel quartiere di S.Lorenzo a Roma, dove
è possibile acquistare qualsiasi disco reggae edito sul pianeta
terra. Viene effettuata la vendita al minuto, previo ascolto delle
ultime hits direttamente sul posto, ma anche la vendita per corrispondenza
ai “malati” del reggae sparsi in tutta Italia. Ultimamente
è possibile anche effettuare acquisti on line alla pagina web
www.onelovehp.com/musiccorner.htm .
- One Love Jamaica Int’l Distributor si occupa della vendita
e distribuzione dei dischi prodotti da alcune case discografiche jamaicane,
senza intermediari e senza passare per le major, con la collaborazione
diretta di due membri della cooperativa One Love che, a rotazione,
passano alcuni mesi dell'anno in Jamaica al fine di mantenere e stabilire
i contatti con gli artisti ed i promoter locali. Il contatto in Jamaica
è: 16 College Crescent, Kingston 20, Jamaica W.I.
- One Love Records è una piccola casa discografica che divulga
il lavoro di artisti reggae “nostrani”, quali President
Arpi, Ginko, Jahcalone, Flavia e Brusco, etc. I dischi vengono stampati,
esclusivamente su vinile a 7” a 45 giri, direttamente in Jamaica.
- Infine, è necessario ricordare la partecipazione attiva alla
trasmissione "Daje pure te", in onda tutti i sabati alle
15,30 sulle frequenze 87.9 Mhz di Radio Onda Rossa, che da una decina
anni diffonde nell'etere le good vibes della Reggae Music.
Tutto questo avviene grazie al contributo di tredici persone: Lampadread,
Gina, Biza, Duccio, Clava, Davide, Iz, Joyce, Iaio, Silvietto, Papa
Josef, President Arpi, Falco. I primi otto lavorano quotidianamente
nel One Love Corner, in Jamaica, nel Sound.
Daje pure te: uno stile di vita
Nel processo che ha portato alla nascita del collettivo di One Love
c'è soprattutto tanta voglia di muoversi, c'è il bisogno
di costruire qualcosa insieme, il desiderio di mettere in subbuglio
la propria vita quotidiana.
Alla base della volontà di agire c’è un'attitudine
alla rivolta esistenziale: “la politica è la vita quotidiana!”
Fare politica significa cercare di muoversi per cambiare il proprio
presente, per scuoterlo, per dare un significato profondo alla propria
vita. C’è la voglia di esprimere la propria creatività,
di far crescere le proprie emozioni, di divertirsi insieme.
Non è più possibile stare soltanto lì, dentro
i Centri Sociali, barricati, a difendere il territorio faticosamente
conquistato. Bisogna muoversi, bisogna fomentare, incontrare altre
creature simili, costruire percorsi collettivi, allargare all’esterno
il proprio senso d’appartenenza.
E' una scelta di vita che vede le persone impegnarsi direttamente,
per riprendersi la vita, per autogestirsi. E' una scelta, per certi
versi, integralista, sicura di se stessa, certa delle proprie ragioni.
E' una scelta obbligata. Perché se vuoi provare a dire la tua:
o ti prendi i tuoi spazi e i tuoi tempi, oppure finisci i tuoi giorni
su un grigio muretto di periferia, a parlare di sport, di belle macchine,
senza una lira in tasca, escluso dal consumo, escluso soprattutto
dalla tua stessa soggettività.
“Daje pure te. Impegnati in prima persona, muoviti! Se vuoi
cambiare qualcosa parti da te stesso. Non puoi fare il militante a
tempo perso. Non puoi lavorare otto ore al giorno, sottostare al ricatto
del lavoro e poi fare il rivoluzionario nel tempo che ti rimane.”
E' proprio il concetto politico di militanza che, a partire da queste
affermazioni, viene completamente stravolto. La militanza politica
non è soltanto appartenenza, non è soltanto un agire
conflittuale collegato alla divisione fra quello che fai (il tuo lavoro)
e quello che sei o vorresti essere (la politica). La militanza viene
percepita da subito come legame stretto, direttamente politico, fra
ciò che fai e ciò che sei.
Agire strumentale ed agire comunicativo sono strettamente intrecciati.
La scelta delle Imprese Sociali Autonome, che da alcuni anni a questa
parte cominciano a nascere, cercando di fare surf sull’onda
dell’autogestione con i piedi sulla tavola del mercato, non
consiste nel far diventare un lavoro qualcosa che è nato come
attività artistica, come soggettività dispiegata, come
energia creativa. Non significa sussumere l'attività umana
in lavoro, seguendo la dinamica classica del capitalismo. Si tratta
invece di portare avanti un’esperienza importante di cooperazione
sociale, di attività non eterodiretta, non finalizzata, fine
a se stessa, desiderante, costruendo contemporaneamente i presupposti
organizzativi ed economici, e quindi anche il reddito e le possibilità
di sopravvivenza, per concretizzarla.
One Love è un’isoletta fuori dal capitale. Per continuare
ad esserlo deve letteralmente inventarsi la possibilità di
sopravvivere. Deve vivere fino in fondo la contraddizione fra politica
e vita quotidiana, fra l’orizzonte dell’azione diretta
e la necessità del reddito, fra bisogni e desideri.
Vivere One Love significa condividere un progetto con degli amici.
Significa avere la possibilità di tirare fuori il necessario
per vivere da un’attività che ti soddisfa e ti piace.
Significa dare un seguito a delle esperienze vissute collettivamente.
Significa accettare il ricatto del lavoro soltanto temporaneamente,
in funzione di un sogno da realizzare.
L’autogestione delle forme organizzative
A tutt’oggi la One Love non riesce a stare ferma. E’ una
creatura troppo instabile.
Dei tredici componenti vi lavorano stabilmente in otto. Sei tra negozio
e Sound System, due, a turno tra tutti i membri della One Love, in
Jamaica. Queste otto persone ricevono tutte uno stipendio mensile.
Se parli con loro ti dicono che il loro sogno nel cassetto è
di avere, un giorno, una compagnia navale, un flotta che fa la spola
fra l’Italia e la Jamaica, la One Love Boat. Eppure nei loro
discorsi e soprattutto in quello che fanno non traspare mai l’arrivismo,
la competitività, le tipiche caratteristiche di chi si muove
all’interno di un mercato instabile ed incerto. Non esiste in
loro l’ansia di guadagnare, l'istinto di sopraffazione, che
possiamo ritrovare in un’impresa capitalistica.
One Love è nata e continua a muoversi attraverso i sogni dei
soggetti che la compongono. Sogni che hanno trovato in quest’esperienza
collettiva il loro denominatore comune.
In questo senso One Love rappresenta una forma di utopia realizzata.
Alcuni economisti affermano che il bisogno nasce dalla scarsità.
Nel momento in cui un prodotto è scarso acquista valore e il
bisogno umano nasce proprio dalla percezione della scarsità
di un bene. Il capitalismo rappresenta la surcodificazione dell’eterogeneità
dei desideri all’interno del grande codice del mercato e del
denaro. One Love si colloca in questo senso direttamente al di fuori
del capitalismo. Dentro One Love lo spazio dei bisogni non è
dominato dalla scarsità e quello dei desideri non è
codificato soltanto attraverso il denaro.
One Love possiede un'etica, sa che il suo punto di forza sta proprio
nella diversità interna. One Love è mossa proprio dall'eterogeneità
dei desideri delle persone che la costruiscono.
Tutto fuorché lavorare
Se il lavoro può essere definito come attività eterodiretta
e mercificata, One Love in questo senso fa tutto fuorché lavorare.
Anche se le attività che vengono svolte quotidianamente possono
risultare spesso di routine, ripetitive, a volte anche stupide (come
può essere confezionare un pacchetto di dischi, andare alla
posta e spedirlo) ogni soggetto sa cosa sta facendo, come lo sta facendo
e perché lo sta facendo in quel modo e non in un altro. Nessuno
gli ha detto di fare così.
I gesti e i movimenti del quotidiano, come i percorsi ed i sogni del
futuro, sono frutto di scelte. Sono opere attraverso le quali ogni
individuo esprime se stesso.
Ognuno esprime se stesso attraverso l’attività specifica
che compie quotidianamente e ancor più nel processo collettivo
di elaborazione delle decisioni, nella scelta dei percorsi che mandano
avanti la baracca. La tendenza per ognuno è quella di cercare
di fare l’attività che nel corso del tempo si è
dimostrata più consona alle proprie attitudini. Ognuno cerca
di avere a fianco, nel lavoro, le persone con cui si trova più
in sintonia. Questo è anche frutto dei momenti particolari
della vita che una persona sta vivendo, delle storie che sta attraversando.
C'è una particolare attenzione al vissuto delle persone. Da
parte di tutti c'è un orientamento positivo e comprensivo verso
le vicissitudini personali di ognuno.
Tutti cercano di autocostruirsi giorno per giorno le conoscenze e
le competenze necessarie per andare avanti nel modo più efficiente.
Tutte le conoscenze vengono messe al servizio della collettività.
“Nessuno è nato imparato”. C’è voluta
tanta pazienza, tentativi ed errori pagati sulla propria pelle, per
capire quali erano le persone giuste nei posti giusti. Eppure tutto
resta impermanente, soggetto al cambiamento. Tutto rimane stabile
fino a quando non si capisce che esiste un modo migliore per portare
a termine un determinato impegno, fino a che la persona che compie
una determinata attività non si sarà stancata di farlo.
Tredici teste con un unico sogno
Qualcuno di loro dice che One Love è composta da tredici imprenditori.
Tredici teste, una diversa dall’altra, diverse per età,
diverse caratterialmente, per formazione culturale (ci sono alcuni
laureati, c’è chi ha fatto la terza media, chi è
diplomato), per classe sociale di provenienza, per attitudine, per
percorsi di vita, ma che hanno alcune cose importanti in comune: il
percorso politico, la militanza, il desiderio di far diventare ciò
che può sembrare soltanto il sogno di un mondo migliore, la
propria vita quotidiana.
Sono i valori della vita in comune, è l'aver intrapreso un
percorso collettivo, che cementano il gruppo e lo fanno essere così
determinato nel raggiungimento degli obiettivi che si prefigge.
Ci sono naturalmente i periodi negativi, gli scoramenti, i momenti
di stanchezza. Ed è proprio lì che il gruppo fa emergere
i suoi lati catartici. Si parla, si decide collettivamente cosa fare,
come affrontare le difficoltà.
Alcuni, dopo qualche anno, hanno deciso di non lavorare più
direttamente nelle attività di One Love e di intraprendere
altre strade, pur continuando a far parte della cooperativa. Sono
scelte che non sembrano comunque intaccare il processo collettivo
di gestione del lavoro e neppure la condivisione di sogni e traguardi.
C’è chi non lavora quotidianamente nella One Love, perché
magari ha le necessità di un sostegno economico che in questo
momento la cooperativa non è in grado di garantire, oppure
perché non se la sente di mollare un lavoro al ministero, con
la garanzia di un certo livello di stipendio e soprattutto di un posto
che potremmo considerare, per quello che significa oggi lavorare,
privilegiato. Oppure perché ha fatto semplicemente la scelta
dell’instabilità, della flessibilità, della precarietà
come stile di vita.
Ci sono altri, invece, che senza One Love starebbero in mezzo a una
strada.
Eppure tutti e tredici sono parte integrante di questo progetto collettivo.
Ci mettono dentro comunque le loro idee, il loro amore, il loro contributo
intellettuale: “Anche se poi durante il giorno si fanno cose
diverse, la testa alla fine corre là”.
One Love è un sottile filo rosso che lega insieme i tredici
soci della cooperativa. E’ una creatura nata dai desideri di
tutti e tredici. Un prodotto creativo altamente sperimentale. “Oggi
è così, domani non sai come sarà”.
La gestione operativa e decisionale rispetto al quotidiano resta completamente
nelle mani degli otto che lavorano attivamente, il futuro è
oggetto di discussione collettiva. Finora è stato importante
garantire a chi lavora attivamente uno stipendio uguale per tutti.
Per quanto riguarda il carico di lavoro la decisione è stata
quella di impiegare sempre tutte e otto le persone che lavorano attivamente,
indipendentemente dalle fasi che attraversa l’attività
di One Love. Tuttavia, ci sono fasi in cui è necessario l’apporto
di tutti ed altre fasi, meno impegnative, in cui è sempre possibile
suddividere il lavoro fra gli otto lavoratori, ma riducendo molto
i carichi individuali.
Tutto questo è oggetto di discussione collettiva e non è
assolutamente statico. Come è assolutamente dinamica la divisione
dei compiti e la struttura organizzativa.
Dunque la vita di One Love è impostata sulla volontà
di essere, sulla scelta attiva, sull'impegno in prima persona.
Autogestirsi significa fondamentalmente impegnarsi per raggiungere
un obiettivo, attraverso i propri mezzi e attraverso la scelta delle
strade possibili da percorrere. Daje pure te: scegli ed agisci.
Carlo Scarfone è laureato in sociologia.