“Li bestioni antiqui, tutto sesso e stupore”
(Gianbattista Vico)
Il 29 maggio 2002, con 263 voti a favore, 168 contrari e due astenuti,
la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ha votato un articolo
di legge che impone la rilevazione delle impronte digitali per tutti
gli extracomunitari che chiedono un permesso di soggiorno o il suo
rinnovo.
Probabilmente l’applicazione pratica della legge sarà
meno tragica di quanto vorrebbero i nostri 263 deputati razzisti,
grazie alle infinite possibili scappatoie che saranno usate per umanizzare
una norma inumana. Anche di fronte alle leggi razziali del primo fascismo,
noi italiani reagimmo in modo assai più blando dei tedeschi
e oggi ancora giustamente ci vantiamo per avere pietosamente addomesticate
quelle norme feroci, che ripugnavano al nostro tradizionale spirito
di solidarietà.
Ma resta il fatto che nel 2002 il parlamento di un paese prevalentemente
cattolico e accogliente come l’Italia, portatore di una cultura
intenzionalmente universale, onorata dalla sensibilità sociale
di Virgilio e San Francesco, Dante e Alfieri, Croce e Gramsci, si
ritrova additato per sempre al disprezzo di cinque miliardi di poveri.
Chi visita la certosa di San Martino a Napoli può leggervi
una lapide dettata da Croce e dedicata “ai popolani di Napoli
– che nelle tre oneste giornate di luglio 1547 – maceri
malarmati e soli d’Italia – francamente pugnando nelle
vie dalle case – contra le migliori bande d’Europa –
tennero da sé lontano l’obbrobrio – della inquisizione
spagnola – imposta da un imperadore fiammingo e da un papa italiano
– e provarono anche una volta – che il servaggio è
male volontario di popolo – ed è colpa de’ servi
più che de’ padroni”. Ieri come oggi tocca lottare
contro sciagurati che Vico bollò come “bestioni antiqui,
tutto sesso e stupore”.
Domenico De Masi