Una mappa esauriente del variegato territorio
in cui si va dispiegando la formazione a distanza. Fenomeno irreversibile
come la posta elettronica o bolla evanescente come il mercato della
new economy?
A metà degli anni Novanta del secolo appena passato, tutti
i media si occupavano in qualche modo di ipertesti, editoria multimediale
e CdRom. Con un tema ricorrente in maniera quasi ossessiva: il libro
era destinato a morire? Oppure: il mercato dell'editoria si sarebbe
naturalmente suddiviso tra enciclopedie elettroniche e narrativa su
carta? Poi è stata la volta dell'interesse per l'informazione
in rete: trasferire i contenuti dei giornali su Internet, reinventare
il giornalismo per la rete o puntare sulla tecnologia push? Ancora
più di recente ecco l'e-commerce, con la sua immancabile domanda
di corredo: si trattava della premessa per l'avvio di una nuova concezione
dei rapporti sociali ed economici o di un fenomeno gonfiato dai media?
E poi la new-economy. E l'e-trading. Stessi dibattiti serrati, stessi
contrasti di giudizio, all'ombra del dirompente scoppio della bolla
speculativa
In questa danza di illusioni e di scetticismi, di dis-informazione
e di iper-informazione, ecco che ora si profila un altro attore sulla
scena dei media. Dargli un nome non è facile, dato che ognuno
ancora utilizza termini che possono sembrare sinonimi: formazione
a distanza (Fad), Fol (formazione on line), self learning, apprendimento
in rete, o collaborativo, o cooperativo, autoapprendimento, edutainment,
formazione continua (o ricorrente o permanente), e-learning, Cbt (computer
based training), Wbt (idem con il web al posto del computer), e-business
game, teledidattica, formazione integrata o guidata, learning-by-doing.
Qualche dato
Comunque la vogliamo chiamare, però, c'è di certo l'inarrestabile
trend positivo del suo mercato. Qualche dato: negli Usa, il mercato
dell'e-learning nel 2001 ha superato nel suo complesso i 900 miliardi
di dollari; il 15% circa della cifra totale è rappresentata
dall'e-learning che ruota intorno al corporate, al business e al recruiting.
L'analogo italiano, molto più modestamente, per il 2001 si
aggira intorno ai 45 milioni di dollari, ma presenta previsioni di
crescita superiori all'80% l'anno per ciascuno dei prossimi tre anni
(le fonti sono "Market Analysis of the 2002 U.S. E-Learning Industry"
di brandon-hall.com del dicembre 2001, e l'indagine IDC del settembre
dello stesso anno sul mercato italiano). Con una nota piuttosto significativa:
nel suo report di fine 2001, l'osservatorio della brandon-hall.com
afferma che la formazione a distanza non solo non ha risentito delle
crisi più recenti (in particolare dopo l'11 settembre), ma
addirittura in qualche caso se ne è avvantaggiata.
E allora, mentre cresce l'interesse degli investitori, dei media e
del pubblico per l'argomento, cerchiamo di tracciare i confini di
questo territorio vasto e variegato, permettendo così a ciascun
lettore di decidere per proprio conto se si tratta di un fenomeno
irreversibile come la posta elettronica o di una bolla pronta a scoppiare
come il mercato della new economy.
Cominciamo con l'analisi di quella che per ora chiamiamo semplicemente
Fad (Formazione a distanza) utilizzando prima il taglio storico, poi
la suddivisione secondo i target, e infine quella derivante dall'uso
delle diverse metodologie.
PRIMO: ORIGINI E SVILUPPO DELLA FAD.
Si parla oggi di formazione a distanza di terza generazione. Perché?
Pur con diverse sfumature (cfr. per esempio G. Trentin, Insegnare
e apprendere in rete, Zanichelli 1998), quasi tutti gli studiosi del
settore individuano due generazioni precedenti all'attuale forma di
Fad.
Una prima generazione in cui la formazione a distanza si attuava attraverso
una rete antica e consolidata: quella postale, con la spedizione al
discente, da parte delle open university o delle radioelettra di turno,
di fascicoli da studiare ed esercizi da completare. Ed è storia
dell'ultimo secolo.
E una seconda generazione, nata e sviluppatasi nella seconda metà
del Novecento, in cui: tra i materiali per l'apprendimento vennero
introdotti gli audiovisivi; come rete di collegamento fra discente
e docente (o assistente) si cominciò a utilizzare la telematica
(prima il telefono e poi il fax); e come strumento metodologico di
riferimento ci si rivolse al behaviourismo degli Anni Sessanta che
voleva il "travaso di conoscenze" costruito per piccoli
passi, con test di rinforzo semplici e gratificanti, secondo gli insegnamenti
di Skinner.
Arriviamo così all'ultimo decennio e alla terza generazione:
qui, dove i temi sono ancora in fieri, le catalogazioni degli studiosi
si fanno come di norma più dissonanti. Noi qui, guardando alla
sostanza, possiamo dire in sintesi che il passaggio alla terza generazione
avviene grazie al digitale. Il che significa: in un primo tempo l'introduzione
di floppy, videodischi e CdRom multimediali soltanto tra i materiali
per lo studio in autoapprendimento (ed ecco il self learning e i Cbt);
poi, a seguire, l'utilizzo sempre più pregnante della rete,
con l'avvio dei Wbt (Web based training) e la riscoperta dell'apprendimento
cooperativo; da cui una profonda riflessione non solo sulle nuove
teorie cognitiviste che portano al costruttivismo, ma anche su metodologie
di apprendimento che spostano il fuoco dalla centralità dell'insegnante
a quella del discente, esaltando (talvolta anche fuori luogo) l'ambiente
di apprendimento, l'apprendistato cognitivo e le altre teorie che
fanno capo tra gli altri agli studi di Brown e Campione dell'Università
di Berkeley ("community of learners"), di Collins, Brown
e Newman ("apprendistato cognitivo") e del Cognition and
Technology Group at Vanderbilt ("ambienti per l'apprendimento
generativo").
E molto probabilmente possiamo considerarci già oltre la terza
generazione quando parliamo di e-e-learning (extended-e-learning),
la metodologia trasversale che utilizza le diverse teorie cognitiviste
e i diversi strumenti tecnologici e pedagogici (e andragogici) per
adattare di volta in volta il percorso formativo alle esigenze del
singolo utente o del gruppo di apprendimento utilizzando mappe logiche,
learning object (unità didattiche minimali e autoconsistenti)
e mix di "ferri del mestiere" che comprendono lezioni tradizionali
in presenza, fasi di autoapprendimento e di apprendimento in rete,
assistenza in tempo reale e costruzione di comunità virtuali.
Ma di questo parleremo più avanti.
SECONDO: LA CLASSIFICAZIONE DELLA FAD SECONDO IL TARGET DI RIFERIMENTO.
Basta elencare i principali target di riferimento per capire come
possano e debbano cambiare caso per caso il percorso formativo, le
sue dinamiche e i processi di apprendimento connessi: prescolare,
scuola dell'obbligo, studi curriculari (superiori e universitari),
studi di specializzazione, addestramento e knowledge management in
azienda, adulti (formazione continua, permanente, ricorrente).
Proviamo ad associare una serie di parole chiave a ciascun target.
Prescolare: edutainment, ovvero educational entertainment (apprendimento
ludico).
E' questo il meccanismo di apprendimento principe che è stato
ed è utilizzato con pieno successo nella maggioranza dei buoni
prodotti off e on line realizzati nell'ultimo decennio: il bambino
si trova in un ambiente di gioco in cui impara sbagliando, in analogia
a quanto sperimenta quotidianamente nei suoi primi anni di vita, quando
ancora non sa scrivere e leggere e non ha vissuto l'esperienza della
lezione in aula; un meccanismo che era stato messo a punto in tutti
i suoi aspetti fondanti già all'inizio degli anni Novanta dai
laboratori di sviluppo dei Cd-I della Philips. Alla base dell'edutainment
c'è il presupposto di un atteggiamento esplorativo da parte
del bambino, c'è un'organizzazione dei contenuti non lineare
né gerarchizzata, e c'è una impostazione opposta a quella
di tipo comportamentista, dato che il percorso di apprendimento non
passa attraverso una collana di piccoli successi confermativi, ma
attraverso una serie di insuccessi gioviali e di reiterazioni che
stimolano il senso di sfida e la curiosità del bambino. (I
prodotti edutainment percorrono per certi versi gli stessi meccanismi
di reiterazione e di learning-by-doing sviluppati in maniera robusta
nei videogiochi di simulazione, in quelli di ruolo e nelle adventure;
e stanno attirando l'attenzione dei progettisti di e-learning per
le aziende).
In Italia gli autori di titoli edutainment per il target prescolare
sono di altissimo livello ma, al contrario di quanto avviene nel panorama
editoriale dei paesi anglosassoni (Dorling Kindersley) e dell'Europa
continentale (Gallimard Jeunesse, Hachette, Klett), sono singoli soggetti
che si contano sulle dita di una mano: Panebarco a Ravenna, Lastrego
e Testa a Torino, Eclectica e Lynx a Roma,
Scuola dell'obbligo: work in progress: in Italia una ricerca ancora
tutta in corso.
In questo settore si sono impegnati per anni singoli insegnanti e
istituzioni pubbliche, con finanziamenti di ministeri, regioni e organizzazioni
comunitarie. A oggi però nel nostro Paese si sono viste più
pubblicazioni che prodotti veri e propri: i protagonisti delle sperimentazioni
stanno tuttora dibattendo l'efficacia dei diversi sistemi di self
learning, di apprendimento cooperativo o collaborativo, senza però
essere riusciti a fornire dei modelli di lavoro effettivamente praticabili.
Molto diversa, ancora una volta, è la situazione nei paesi
anglosassoni, dove gli strumenti multimediali interattivi, pur centrati
su modelli semplici di autovalutazione, vengono utilizzati sistematicamente
già dalla metà degli anni Novanta.
Un discorso a parte (di nicchia, ma di notevole interesse) è
quello dell'e-learning per i ragazzi ospedalizzati. Si tratta di una
situazione in cui la formazione in rete riesce a dare di più
di quella tradizionale: l'utilizzo del ventaglio degli strumenti della
formazione a distanza permette infatti di mantenere il ragazzo immerso
nell'ambiente della scuola che è stato costretto a lasciare,
di metterlo in contatto virtuale con altri soggetti che condividono
la sua stessa condizione di a-normalità, di permettergli di
viaggiare in mondi simulati in cui apprendere senza sforzarsi troppo,
focalizzando la sua attenzione su argomenti diversi dalla propria
condizione di malato.
Studi superiori e universitari: fra autoapprendimento e teledidattica.
La forma di insegnamento a distanza che ha cominciato ad attecchire
nelle scuole superiori italiane, in particolare negli istituti tecnici
e nei licei scientifici, è soprattutto quella legata all'autoapprendimento
(o self learning): si tratta di CdRom in cui vengono proposte simulazioni
di laboratori o di esperienze tecniche, ma di solito senza alcun allargamento
di tipo collaborativo in rete.
All'opposto, i primi utilizzi sistematici di strumenti per la formazione
a distanza nelle università italiane sono partiti, a metà
degli anni Novanta, dalla teledidattica: una forma di videoconferenza
a doppia via che si può realizzare facilmente e velocemente
grazie a quattro linee Isdn in parallelo, senza un effettivo impegno,
a monte, di progettazione didattica di supporto. Pur essendosi trattato
fin da subito essenzialmente della soluzione di un problema logistico
(sedi periferiche di grandi università da collegare con le
lezioni nelle aule delle sedi centrali, come il Politecnico di Milano
o l'Università cattolica), da queste esperienze è nata
la realtà più nota in Italia per gli studi universitari
a distanza: quel Consorzio Nettuno che coniuga oggi, dopo anni di
trasmissioni televisive piuttosto limitanti, la diffusione in broadcast
di lezioni pre-registrate con una assistenza in rete che assomiglia
sempre più da vicino all'e-learning.
La prima iniziativa italiana di laurea on line propriamente detta
(attraverso il Web, con un bouquet di servizi completo: dai materiali
cartacei e digitali per il self learning all'assistenza didattica
on line) risale invece ad appena un anno fa, quando il Politecnico
di Milano (con il supporto finanziario e di marketing di Somedia,
Gruppo L'Espresso) ha inaugurato il Corso di laurea triennale in Ingegneria
informatica on line (solo gli esami di verifica vengono fatti in presenza).
Chiudiamo questo punto con una nota: nell'ambiente universitario internazionale
si sta sviluppando un curioso e interessante ambiente intermedio fra
formazione a distanza ed editoria multimediale: le university press
o gli editori più vicini al mondo universitario (come da noi
le Edizioni Laterza) hanno infatti cominciato ad affiancare ai loro
e-book, sui loro siti, dei servizi di assistenza didattica per tutti
i lettori registrati, che possono richiedere all'autore chiarimenti
o suggerimenti. E a questo proposito Alessandro Laterza pone una sottile
questione: "Dove si pone ora il confine fra editoria e formazione
a distanza?".
Studi di specializzazione: i master on line e la scoperta del valore
delle community.
Molte istituzioni italiane sia pubbliche che private negli ultimissimi
anni si sono presentate ai loro "clienti" (aziende o singoli
consumer) come fornitrici di master on line. Basta però entrare
nei rispettivi siti di erogazione per capire che alla base di questi
master di norma non c'è alcun metodologico definito, né
tanto meno una progettazione di sistemi di apprendimento collaborativo
o cooperativo: si tratta in genere dello sfruttamento della rete come
repository di documenti, commenti, materiali didattici. Affiancato
da qualche opportunità di costruzione di comunità virtuali.
E' quasi per caso che si è venuto profilando come punto forte
di queste esperienze la costruzione, spesso non programmata, di gruppi
di utenti che si scambiano in rete suggerimenti, domande, consigli
e conoscenze. Lo stesso tipo di fenomeno che ha contraddistinto la
nascita della rete delle reti: lo spirito di collaborazione, la gratuità
e la solidarietà fra utenti. Il fenomeno-strumento che ora
sempre più consapevolmente viene utilizzato nella progettazione
non solo dei nuovi master on line ma della gran parte dei nuovi corsi
di formazione e di addestramento all'interno delle aziende. Un esempio
recente: il nuovo Master on line in Net Business Administration (anche
questo erogato dal Politecnico di Milano, attraverso la sua società
Poliedra, con l'apporto metodologico e finanziario di Sfera, Gruppo
Enel), che si propone come il prodotto più avanzato in Italia
in quanto a contenuti e metodologia didattica, pone al centro del
suo progetto formativo l'utilizzo di comunità virtuali.
Formazione in azienda: assessment, piattaforme LMS (Learning Management
System) e knowledge management.
Una delle chiavi di volta del sistema formativo all'interno delle
aziende è costituito dalla possibilità (necessità)
di "misurare" gli effetti dell'azione svolta. Ma, attenzione,
la misura dell'efficacia dell'insegnamento non è altro che
l'ultimo elemento di una serie di operazioni ben definite e sempre
più ingegnerizzate: all'origine della filiera c'è la
valutazione dei bisogni formativi di un dipendente o di un gruppo
di dipendenti per il raggiungimento di un determinato risultato; subito
a seguire viene la definizione dei percorsi formativi necessari per
riempire i vuoti di conoscenza, di capacità o di competenza
individuati nella prima fase; si passa quindi alla progettazione e
alla produzione dei contenuti; e infine alla loro erogazione, con
tutto il contorno di assistenza, tutoring e mentoring necessari per
il raggiungimento dello scopo. Ed è qui che interviene la misura
dell'efficacia dell'azione, articolata in genere su tre step distanziati
nel tempo: primo, la valutazione sia dell'apprendimento che del gradimento
degli utenti in uscita dal percorso formativo (test e questionari);
secondo, la misura della ritenzione dei contenuti a un paio di mesi
di distanza (test); e infine, terzo, la valutazione dell'applicazione
dei contenuti acquisiti nell'ambiente di lavoro e dei relativi benefici
per i processi interni (questionari e interviste ai destinatari della
formazione e/o ai loro responsabili). Tutto ciò per ottimizzare
il percorso formativo nelle sue diverse componenti: assessment, contenuti
e loro applicabilità, metodologia e strumenti didattici, modalità
di erogazione, assistenza e tutoraggio.
Da questa pur veloce analisi dei bisogni e dei percorsi formativi
nelle aziende, si capisce immediatamente quanti e quali siano i punti
di forza che derivano dall'utilizzo di ambienti e di sistemi di e-learning
al posto o accanto alla formazione in aula: omogeneità di contenuti
e di erogazione, vantaggi economici legati ai grandi numeri, piena
replicabilità nel tempo delle sessioni formative, a cui va
aggiunto il vantaggio di non dover spostare le risorse dal proprio
posto di lavoro durante la formazione.
E si capisce come tutto ciò non possa non passare attraverso
l'ingegnerizzazione dei processi formativi, ingegnerizzazione che
si fonda su tre presupposti: primo, la definizione a priori di una
griglia delle competenze, che permetta di individuare le caratteristiche
e i possibili sviluppi in orizzontale o in verticale di ogni figura
professionale all'interno dei processi dell'azienda; secondo, l'implementazione
di una rete Intranet su cui appoggiare la piattaforma LMS (il Learning
Management System, ovvero il pacchetto software dedicato alla gestione
del sistema di apprendimento) che permetta di erogare i corsi on line,
tracciando i percorsi di apprendimento e personalizzando l'accesso
di ciascun utente; terzo, l'interfacciamento della piattaforma LMS
con il sistema delle competenze, in modo tale da poter suggerire a
ciascun utente il percorso ottimale per sviluppare le proprie competenze
e capacità.
Va detto che c'è un'altra frontiera su cui si sta giocando
lo sviluppo delle opportunità offerte dalla rete nelle aziende:
si tratta dell'implementazione di sistemi di gestione della conoscenza
(Knowledge management) che verranno a costituire il fulcro delle learning
organization, saldando il momento formativo con quello gestionale.
Processi di questo tipo sono stati già avviati nel nostro Paese
da aziende come Isvor per la Fiat, Sfera per il Gruppo Enel, Trainet
per la Telecom, o Intesa Formazione per il Gruppo bancario omonimo.
Ancora ferme alle sperimentazioni iniziali sono invece in Italia quasi
tutte le strutture che fanno capo alla pubblica amministrazione, sia
per problemi di connessione, sia per problemi di analfabetismo informatico,
sia per la mancanza di un piano di aggressione del problema formazione
nel suo complesso.
Formazione continua per gli adulti: work in progress e finanziamenti
pubblici.
Anche qui come nella scuola si sono fatti e si fanno grandi quantità
di sperimentazioni (e di pubblicazioni) ma ancora non si sono messi
a punto dei metodi standard, che permettano davvero di rispondere
alla crescente domanda di formazione continua che viene da tutti i
settori di una società sempre più incalzata dalla radicalità
dei cambiamenti e delle innovazioni, con una conseguente obsolescenza
sempre più veloce e drammatica delle vecchie conoscenze e competenze,
sia in campo scolastico che lavorativo. E qui, ancora di più
che nella scuola o nella pubblica amministrazione, il pivot delle
attività di ricerca e sviluppo si trova nel meccanismi dei
finanziamenti pubblici, da quelli comunali fino a quelli europei,
in una spirale che vede scambiarsi di ruolo la causa e l'effetto,
con progetti che nascono dall'occasione di finanziamenti invece che
da esigenze effettive.
Con un punto di attenzione molto particolare che va tenuto ben presente
in questo caso: quando si parla di servizi per il cittadino, infatti,
un prerequisito fondamentale è il fatto che questi siano accessibili
per tutti in ugual misura. Ciò alza di molto quindi la soglia
per la partenza di una massiccia azione di formazione per il pubblico,
in tutte le sue declinazioni (continua, permanente e ricorrente),
dato che si deve garantire a tutti la possibilità non solo
di accedere alle macchine (con problemi di costi ma anche di superamento
delle barriere per disabili come i sordi o gli ipovedenti), ma anche
di poter accedere alle informazioni in esse contenute (con problemi
di analfabetismo informatico).
TERZO: LE MODALITÀ DI FRUIZIONE DELLA FAD.
Concludiamo l'analisi con una carrellata sugli strumenti tecnologici
e sulle metodologie della formazione, dal punto di vista dei vincoli
di tempo e di spazio imposti al discente.
Formazione vincolata da spazio e tempo: è in sostanza la tradizionale
formazione in aula (in presenza o frontale).
Presenta alcuni vantaggi indiscutibili: prima di tutto la grande familiarità
con la situazione sia per il docente che per il discente; poi la possibilità
per il docente di correggere il tiro nel corso della lezione grazie
alle reazioni immediate che gli rivelano consciamente o inconsciamente
le domande, i gesti e le espressioni dei discenti; e infine la vicinanza
fisica dei discenti, che riescono così facilmente a creare
gruppi di interesse e a collaborare per il perseguimento dei propri
obiettivi formativi.
Ma la formazione in presenza presenta anche più svantaggi di
quanto si pensi, appena si esce dalla condizione ideale di un'aula
formata da un piccolo numero di discenti con una disponibilità
totale del proprio tempo (come è il caso tipico delle scuole
elementari, medie e superiori): in caso di un numero alto di utenti,
infatti, la lezione frontale diventa un enorme dispendio di energie
e risorse a causa della ripetitività delle azioni dei docenti
e dell'impossibilità per il docente di seguire da vicino i
propri allievi (si veda in particolare il caso delle grandi università);
a questo si devono aggiungere, in particolare per quanto riguarda
la formazione nelle aziende, gli svantaggi dati dagli alti costi di
trasferta e dall'interruzione delle normali attività. Ma non
basta: la formazione in aula per un numero elevato di utenti comporta
anche una disomogeneità nell'erogazione, con il conseguente
inevitabile disallineamento tra le conoscenze acquisite dai soggetti.
Formazione vincolata dal tempo ma non dallo spazio: la teledidattica,
l'aula virtuale e la chat (testuale e audio).
Entriamo qui in uno dei territori della formazione a distanza: quello
che si trova a cavallo tra la formazione in presenza e l'autoapprendimento.
Ognuno degli strumenti nominati ha una sua collocazione ben distinta.
In particolare la teledidattica di solito non fa parte del bouquet
di strumenti delll'e-learning, dato che viene utilizzata prevalentemente
per supplire a problemi logistici.
Al contrario, siala chat che l'aula virtuale sono elementi chiave
per la progettazione di un efficace percorso formativo in rete, con
la funzione di creare e cementare le comunità virtuali intorno
a interessi comuni o a progetti da sviluppare in team. Anche se la
chat può essere considerata un sottoinsieme dell'aula virtuale,
dato che quest'ultima integra al proprio interno sia una chat testuale
che una chat audio, immerse in un unico ambiente che permette di condividere,
analizzare e adoperare applicazioni software: ogni studente vede sul
proprio schermo la stessa applicazione su cui sta lavorando il docente
e ne sente i commenti in cuffia, con la possibilità in ogni
momento di chiedere di intervenire sia in audio che "manualmente"
sull'applicazione, visibile in contemporanea anche a tutti gli altri
studenti connessi in quel momento. Il tutto però con un forte
vincolo in quanto a numero di partecipanti: non è possibile
gestire infatti aule virtuali formate da più di una ventina
di persone. Ciò colloca l'utilizzo dell'aula virtuale in un'area
prossima a quella dell'aula in presenza, con gli svantaggi della mancanza
di contatto fisico, ma con il vantaggio della libertà di scelta
del luogo di fruizione e della condivisione delle applicazioni.
Formazione senza vincoli di tempo e spazio: autoapprendimento (oltre
a forum ed email: i due strumenti indispensabili per l'erogazione
di servizi di tutoring e di mentoring che permettono di allargare
il self learning all'apprendimento collaborativo).
L'autoapprendimento è il nocciolo duro intorno a cui è
nata e cresciuta la formazione a distanza, dalla prima generazione
all'ultima: è cioè la leva che permette di scardinare
i vincoli di tempo e di spazio per tendere a un nuovo tipo di formazione
che vuole essere più efficace e personalizzata. Quando si parla
di autoapprendimento si pensa ai Cbt, prodotti formativi multimediali
e interattivi che vengono distribuiti su CdRom o Dvd. In realtà
l'apprendimento svincolato da limiti di tempo e di spazio può
passare anche dalla rete, on demand, con il vantaggio di integrarsi
con l'assistenza in rete: strumenti come la posta elettronica, la
chat o i forum sono indispensabili infatti per dare vita a processi
di apprendimento complessi, in grado di utilizzare a pieno le leve
del costruttivismo, con l'utilizzo di processi di apprendimento di
tipo induttivo e momenti di learning-by-doing.
Da notare che per definire l'apprendimento in rete si utilizza ancora
il termine Wbt, anche se ormai si attribuisce spesso a questo termine
(che, ricordiamolo, è l'acronimo di Web based training) una
connotazione negativa, che gli deriva dall'operazione fallimentare
di trasferire i libri su computer, costringendo così gli utenti
a "studiare" sul monitor, senza nessun vantaggio rispetto
al libro cartaceo, né sul piano dell'interattività né
su quello della multimedialità.
Opposta è la posizione di quei pochi centri di eccellenza che,
anche qui in Italia, hanno messo a punto tra il 2000 e il 2001 le
nuove metodologie di e-e-learning (extended-e-learning) di cui parliamo
qui di seguito: metodologie che partono proprio dal presupposto che
per studiare testi scritti non c'è strumento migliore del libro;
e che quindi al computer e alla rete vanno affidati compiti diversi
dallo studio, compiti che si avvicinino alla funzione ricoperta dall'incontro
in aula con l'insegnante e alla collaborazione con i compagni di corso;
o, nei casi più complessi e sofisticati, che al computer venga
affidato il compito di ricreare ambienti virtuali in cui muoversi
alla ricerca di soluzioni ai problemi proposti, puntando su metodi
di tipo induttivo, sul learning-by-doing e sulle simulazioni.
I TREND IN ATTO NELL'E-LEARNING
Conclusa l'analisi della Fad da diversi punti di vista, e consapevoli
della pluridimensionalità del tema, proviamo ora a tracciare
degli scenari possibili per lo sviluppo dell'e-learning nei prossimi
anni.
Dal ventaglio di caratteristiche e di funzionalità che abbiamo
descritto nelle pagine precedenti, è chiaro che si sta concretizzando
la possibilità di realizzare dei mix ad hoc di strumenti e
metodologie capaci di esaltare di volta in volta i punti di forza
di ciascun componente sincrono o asincrono, self o cooperativo, con
l'obiettivo di rendere la formazione sempre più incisiva in
quanto a risultati "personalizzati" ed "efficaci".
Questo mix di strumenti ha un nome: è il blended learning,
che coniuga la duttilità delle nuove tecniche e delle nuove
metodologie con il calore rassicurante dei vecchi strumenti (dall'aula
in presenza al libro su carta).
Il più consistente risultato operativo ottenuto in quest'ottica
a oggi in Italia è la messa a punto e l'applicazione dell'e-e-learning:
una metodologia che si basa sul mix di aula in presenza, autoapprendimento
di nuova generazione, e assistenza e cooperazione in rete, impostata
in nuce già nel 1998-99 nel Laboratorio Multimediale di Scienze
della Comunicazione all'Università la Sapienza di Roma, e quindi
sviluppata, messa a punto e applicata dal team di Sfera (Gruppo Enel)
tra il 2000 e il 2001 su diverse decine di corsi e centinaia di ore
di aula equivalente realizzate con i contributi, tra gli altri, di
docenti della SdA Bocconi, del Politecnico di Milano e della University
of California di Los Angeles, in particolare per il mercato B2B.
Vediamo di che si tratta: il fulcro del sistema è un'adeguata
progettazione del percorso formativo, con particolare attenzione all'impostazione
dell'autoapprendimento (fase su cui si basano i vantaggi della libertà
da impegni di tempo e di luogo), evitando di cadere in lunghi e costosi
sviluppi di tipo artigianale, grazie all'ingegnerizzazione delle componenti
di learning-by-doing, di interazione e di coinvolgimento necessari
a rendere efficace il rapporto dell'utente con ciò che appare
sullo schermo del suo computer.
Le tappe del processo
Per capire in concreto il processo, vediamo qui di seguito quali sono
operativamente i passi chiave della progettazione standard dei corsi
in e-e-learning.
Il primo passo per la progettazione della fase di autoapprendimento
di un corso in e-e-learning è la stesura della mappa logica
dei contenuti: una struttura di norma non sequenziale (com'è
invece l'indice di un libro), che viene sempre più dettagliata
via via che si scende nella granularizzazione dei contenuti, in un
processo quasi frattale che porta dalle macrodivisioni in argomenti
o aree, a quelle sempre più fini che vanno dai moduli alle
singole "unità didattiche".
Di queste ultime abbiamo già parlato. Ricordiamo che si tratta
delle minime unità didattiche autoconsistenti, e che coincidono
con i learning object, i "mattoncini" base indicizzati da
"metadata" rispondenti a standard internazionali che ne
permettono l'archiviazione univoca in repository gestiti dalle piattaforme
LMS (Learning Managing System). Proprio per queste loro caratteristiche
standard, i learning object possono essere poi richiamati dalla piattaforma
per essere legati ad altri learning object, al fine di ottenere corsi
su misura per ogni nuovo utente.
Ma come è fatta l'unità didattica secondo la metodologia
e-e-learning?
Il presupposto da cui si parte è che lo schermo non sia il
luogo più adatto per studiare. A questo scopo, per mille evidenti
ragioni, il libro rimane la tecnologia più efficace e matura.
Lo schermo viene sfruttato invece per i suoi punti di forza, come
l'interattività, la multimedialità e la connettività:
quelli che lo distinguono, appunto, dal libro. Ne consegue che allo
schermo va affidato un ruolo di avvicinamento ai temi da imparare,
un ruolo simile per certi versi a quello che svolge la lezione in
aula prima dello studio sui libri. Ecco, utilizzando questa metafora,
l'e-e-learning costruisce per ogni unità didattica un ambiente
di apprendimento che si declina su tre step sequenziali.
Per prima cosa l'utente si trova in una situazione simile all'aula,
con la voce del docente che gli presenta i temi trattati in sincrono
con le immagini che si vengono formando sullo schermo, come diapositive
power point ma più ricche e dinamiche; una "lezione"
in cui il docente rinuncia però spesso alla affermatività
dei suoi enunciati per invitare l'utente a formularli in maniera induttiva
facendolo interagire, nei passaggi più critici del ragionamento.
Conclusa l'esposizione multimediale dei contenuti dell'unità,
il docente riepiloga gli obiettivi didattici e quindi invita il discente
a tornare sulle slide appena viste in una modalità completamente
diversa: la modalità studio. In questo caso, per restare in
metafora, è come se l'utente si ritrovasse a casa dopo la lezione,
avendo a disposizione le stesse slide utilizzate dal professore e
la "sbobinatura" dei suoi commenti, il tutto arricchito
dal fatto che parole e grafici diventano interattivi, permettendogli
così di seguire una sua strada per lo studio, visitando i siti
linkati, leggendo le definizioni del glossario o stampando e studiando
gli approfondimenti.
E siamo al passaggio finale: l'utente entra nell'ambiente di autoverifica
e, rispondendo a una serie di domande, viene indirizzato a rivedere
le parti della lezione che non ha capito a fondo. Se invece risponde
bene, viene portato alla unità didattica successiva, dove si
ripetono le tre fasi appena descritte.
L'ambiente
Queste sono le fasi su cui si appoggia la metodologia dell'e-e-learning
per quanto riguarda l'autoapprendimento: tutto intorno c'è
l'ambiente collaborativo e cooperativo, che permette all'utente di
collegarsi in ogni momento al mentor o al tutor per avere ragguagli
e risposte di carattere sia specifico che generale; oppure di entrare
nei forum promossi dagli assistenti didattici o dai docenti; o ancora
di partecipare (con il vincolo del sincro) alle chat o alle aule virtuali
(l'efficacia dell'e-e-learning si può verificare provando per
esempio la "demo" interattiva che si trova nel sito www.masternba.it
del Master on line in Net Business Administration del Politecnico
di Milano). In questi percorsi formativi il ruolo di supporto allo
studio vero e proprio resta ai libri e alle dispense, che vengono
scaricati e stampati dall'utente su carta, con la possibilità
di studiare sottolineando e annotando con la familiarità e
l'efficacia che ci viene da un'abitudine ormai connaturata con la
pratica dell'apprendimento individuale.
Confini e soluzioni
Ma tutto ciò è valido solo se parliamo di trasferimento
di contenuti. E quindi di formazione professionale, di acquisizione
di nozioni e capacità di tipo tecnico (dagli economics di base
ai corsi di tipo specialistico, dall'inglese all'informatica
).
In particolare l'informatica, così come altri argomenti molto
strutturati, può essere trasferita con i cosiddetti tutorial,
che fanno passare il discente attraverso tutti gli step tecnici richiesti,
seguendo passo passo quanto si vede fare e viene richiesto di fare
sullo schermo, che presenta la stessa applicazione da imparare.
Ma che cosa accade se i temi dell'apprendimento riguardano le cosiddette
soft skill? Se lo scopo del "corso" è quello di far
acquisire ai partecipanti le capacità tipiche di un manager,
dalla leadership al team building, dalla capacità di prendere
decisioni a quella di parlare in pubblico, ha senso ancora pensare
all'e-learning standard?
Ecco, qui si intravedono i confini attuali delle metodologie in uso.
Ma si intravede anche un ventaglio di soluzioni che potrebbe risultare
presto vincente: parliamo dei business game on line giocati in piccoli
gruppi o tra singoli con modalità analoghe ai cosiddetti Mud
(i "giochi di ruolo" che utilizzano la rete per lo svolgimento
delle proprie avventure); parliamo delle simulazioni aperte (divergenti)
o chiuse, guidate (convergenti), che permettono di ripercorrere in
maniera personalizzata e coinvolgente il classico case study delle
scuole di direzione aziendale; parliamo di quella tipologia di corsi
che immergono il discente (da solo o "contro" altri colleghi)
in un ambiente realistico, costringendolo ad affrontare problemi tipici
dell'area, ma senza fornirgli a priori gli strumenti per risolvere
le situazioni critiche: gli strumenti sono sempre a disposizione,
ma sarà l'utente a decidere se e quando andare a cercare quelle
pillole di formazione che gli mancano per affrontare al meglio il
problema da risolvere. Questi meccanismi, che utilizzano da sempre
i migliori videogiochi (simulazioni, giochi di ruolo, adventure),
stanno alla base della filosofia del learning by doing che sta attirando
l'attenzione internazionale su università virtuali come la
Cardean University, creatura di personaggi come Donald Norman e Jacob
Nielsen.
Chiudiamo qui questa panoramica sulla formazione a distanza di nuova
generazione. Se l'argomento sarà di interesse per i nostri
lettori, avremo poi modo di tornare con analisi più verticali,
centrate su temi particolari o su casi concreti di eccellenza.
Valerio Eletti è e-learning chief editor presso Sfera (Gruppo
Enel), professore incaricato di Editoria Multimediale e direttore
del Master in Editoria e Comunicazione Multimediale presso la Facoltà
di Scienze della Comunicazione dell'Università la Sapienza
di Roma, nonché condirettore scientifico dell'NBA, il Master
on line in Net Business Administration del Politecnico di Milano.