Telecom Italia Lab, nuovo fiore all'occhiello del grande gruppo
italiano, si è data una nuova struttura organizzativa per competere
con i colossi mondiali delle telecomunicazioni attraverso la vera
grande sfida di rendere produttiva la creatività tecnologica.
Lo racconta a NEXT il suo principale artefice, l'Amministratore Delegato
della nuova azienda.
Gli Americani hanno bisogno
del telefono, noi no:
abbiamo tantissimi ragazzini
che fanno da messaggeri
(1876)
Sir William Preece
British Post Office Director
Conclude così il libro La scomparsa delle telecomunicazioni
pubblicato tempo addietro dallo CSELT, il Centro di Ricerca e Sviluppo
di Telecom Italia oggi confluito nella nuova Telecom Italia Lab. Il
sottotitolo, dal più rassicurante tono "quando telecomunicare
sarà come respirare" ci proietta nel futuribile.
La difficoltà di prevedere il futuro accompagna l'uomo da sempre,
lo stesso Direttore delle Poste della Gran Bretagna nel 1876 cercava
di convincere uno dei paesi più evoluti del mondo che i ragazzini
messaggeri potessero essere sufficienti ad ostacolare lo sviluppo
della nascente tecnologia del telefono. Errori di previsione sono
molto comuni: le affermazioni del fenomeno vivente Bill Gates sullo
sviluppo di internet lo testimoniano.
Di fronte alle tecnologie più intrise di sapere, la prevedibilità
è ancora più difficile. Per questo nel 1961 in Italia
grazie all'intelligenza e all'intuizione di Guglielmo Reiss Romoli
nasce il Centro Studi e Laboratori per le Telecomunicazioni, lo CSELT
appunto, un vero e proprio centro di ricerca dove inventare, sperimentare
e porre le basi per le future produzioni.
Torino, già sede dell'Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo
Ferraris e del Laboratorio Ricerche RAI, diventa così il polo
italiano della ricerca nel campo delle telecomunicazioni.
Nella gloriosa storia dello CSELT vengono annoverate innovazioni tecnologiche
importanti quali l'MPEG 1/2/4 e l'MP3 (vedi articolo Balboni, ndr)
il perfezionamento della tecnologia GSM e dell'ADSL e altro ancora.
Nei 30mila metri quadrati della sua sede, lo CSELT, ospita oggi 1100
persone per lo più scienziati e ricercatori impegnati nello
sviluppo e perfezionamento delle tecnologie multimediali e della voce,
nelle piattaforme internet, nella rete mobile e nella sperimentazione
e certificazione dei nuovi sistemi e delle nuove tecnologie. Il Centro
vanta ben 110 brevetti nei settore delle TLC.
La grande intuizione della nuova Telecom Italia Lab risiede proprio
nell'opportunità di cogliere e sviluppare sinergie tra le preziose
eredità della Ricerca e Sviluppo dello CSELT e il Corporate
Venture Capital di Gruppo, attraverso le sue strutture di Torino,
Roma e, più recentemente, New York. La sua missione è
quella di produrre innovazione per il Gruppo e la comunità
attraverso il trasferimento di know how alle piccole e medie imprese
e l'investimento diretto in esse. Coerentemente, il nuovo Centro Incubator
di Napoli, inaugurato di recente, nasce con l'obiettivo, anche sociale
e culturale, di favorire lo sviluppo imprenditoriale, mentre il Future
Centre di Venezia, operante già da tempo, aiuta, grazie all'esperienza
nella ricerca, a dare le giuste indicazioni per l'orientamento ai
business futuri.
A Telecom Italia Lab va riconosciuta la grande intuizione di non trascurare
l'importanza di un giardino dove coltivare le idee. Il nascente Interactive
Design Institute di Ivrea ha l'obiettivo di favorire e diffondere
la cultura della tecnologia, del design e del possibile abbinamento
tra i due.
NEXT, per portare ai propri lettori un'esperienza di eccellenza tutta
italiana nell'innovazione tecnologica, ha voluto saperne di più
dalle parole del suo principale protagonista, il neo nominato Amministratore
Delegato di Telecom Italia Lab, Andrea Granelli.
(Intervista registrata da Gilda Morelli il 16 maggio dalle ore 12.00
alle ore 13.15 presso l'ufficio del Dottor Granelli)
NEXT: Ci racconti la sua esperienza di studioso delle organizzazioni
innovative e di manager d'azienda. Da qui l'idea di Telecom Italia
Lab?
Ho sempre cercato nella mia vita di unire l'aspetto della ricerca
con quello dell'operatività. Anzi, io penso che una persona
credibile nel mondo della ricerca debba anche sperimentare e applicare
l'idea alla realtà. Sin dall'inizio della mia formazione ho
prediletto e coltivato la doppia anima di studioso e di manager. Ho
frequentato il Classico e all'Università ho studiato Informatica,
poi ho lavorato per cinque anni al CNR e in seguito ho avuto diverse
esperienze aziendali, tra cui l'Iniziativa Meta della Montedison dove
mi sono occupato di Informatica e di Strategie, per raggiungere poi
la Consulenza alla Mc Kinsey. Tra le mie esperienze, probabilmente
è proprio nella consulenza che ho potuto maggiormente provare
il ruolo di studioso, ricercatore e quello di tecnologo, di manager
attraverso proprio l'implementazione delle idee nei contesti produttivi.
Occorre avere l'intuizione giusta, non le idee deliranti e inattuabili.
L'intuizione, che io credo sia la base irrinunciabile per il successo
di ogni iniziativa, risiede proprio nell'applicabilità, nell'utilizzo
socialmente utile che se ne può fare. Il delirio, contrariamente
all'intuizione invece, non porta a nulla. In Mc Kinsey ho maturato
l'esperienza fondamentale sulle tematiche organizzative sperimentando
nuovi modelli. Nel gioco dell'alternanza tra studi scientifici e umanisti,
ho fatto anche un'interessante esperienza in Psichiatria, in particolare
con un gruppo di amici psichiatri ho lavorato sui test proiettivi
di Rorschach. Questa esperienza, che io reputo fondamentale, mi ha
permesso di entrare nel mondo della psicologia, altra disciplina principe
per comprendere i fenomeni di utilizzo delle nuove tecnologie.
L'obiettivo vero delle nuove tecnologie, infatti, è farle usare;
occorre quindi fare attenzione a che tutte le possibili barriere al
suo utilizzo vengano abbattute. Le barriere organizzative, culturali
e psicologiche sono generalmente le più vistose e la psicologia
aiuta il manager a gestire le persone e ad avere rispetto profondo
di esse.
Adesso come AD di una struttura di 1300 persone mi sento obbligato
ad entrare in maniera molto diretta nei rapporti con le persone. La
psicologia è vicina all'innovazione tecnologica più
di quanto si possa immaginare.
NEXT: Trasferire il know how tecnologico sul mercato che cosa significa.
A quali strategie si affida la nuova azienda?
GRANELLI: Innanzitutto occorreva avere un progetto stimolante, occorreva
creare una visione vera e immediatamente riconoscibile. Il primo ingrediente
per accelerare l'innovazione, innovare questo gruppo, in maniera forte,
sentita e consistente, era costruire all'interno del gruppo una vision
che fosse eccitante ed appassionante. Il secondo ingrediente risiedeva
nella credibilità, occorreva cioè dimostrare all'esterno,
agli azionisti, ai propri capi, al mercato, ma soprattutto ai dipendenti,
che l'idea della nostra nuova struttura fosse sostenibile, anche se
difficile, e che le persone che le proponevano fossero credibili.
Questo era, ed è probabilmente, l'aspetto più difficile,
dove oltre alle competenze più prettamente tecnologiche e di
business, oltre alla dimensione psicologica e organizzativa, occorreva
anche la capacità delle persone di assorbire l'innovazione,
vale a dire creare tecnologie comprensibili e utilizzabili.
Da qui il terzo fondamentale ingrediente: la comunicazione, occorre
cioè saper comunicare bene la visione. Anzi, spesso la visione
appassiona proprio per il modo con cui viene comunicato. La metafora
in questo caso ci aiuta moltissimo a rendere comprensibile una spiegazione
difficile. Essa è generalmente complessa ma molto efficace
a rappresentare l'innovazione. L'equilibrio tra la componente della
metafora e il contenuto dell'innovazione che si vuole rappresentare
deve ovviamente essere coerente. Come coerente devono essere le persone
designate a portare avanti progetti innovativi. I leader non sono
mai solo "capaci", ma sono anche "capaci di comunicare",
attraverso metafore, l'innovazione che stanno producendo.
NEXT: Come si organizza l'innovazione. Come si realizzano le strategie.
GRANELLI: Innanzitutto occorre organizzare la squadra di collaboratori
con i quali si intende raggiungere certi obiettivi: una squadra che
cresca possibilmente con una certa dialettica. Personalmente non ho
mai amato competenze simili nello stesso gruppo, credo invece nel
confronto, nell'interdisciplinarietà e nel gruppo.
Ho partecipato in maniera diretta all'organizzazione della mia squadra
per Telecom Italia Lab, avevo del resto già fatto questa esperienza
con Tin.It. Ho scelto i collaboratori più diretti e stabilito
i principi organizzativi di base, ho poi delegato l'organizzazione
delle strutture relative a coloro che io avevo scelto. Sono convinto
che le strutture organizzative devono cambiare rapidamente perché
hanno necessità di assecondare l'innovazione, devono quindi
essere flessibili, ma assicurare il giusto peso gerarchico.
Non credo alle retoriche organizzative con strutture gerarchiche assenti,
non funziona, l'organizzazione deve essere flessibile non deve lasciar
sedimentare il potere conseguente alla copertura di una posizione
per troppo tempo. Ho personalmente voluto adottare un modello di organizzazione
abbastanza gerarchico e articolato.
Tra i tanti modi con cui si può costruire un modello organizzativo,
io ho scelto quello della misurabilità, ho dato priorità
alla creazione di strutture molto chiare, con obiettivi molto chiari
e che avessero al loro interno le leve gestionali. Per TILab questo
si è concretizzato in 1) aumento dei prodotti; 2) venture capital
e 3) IDI, la Scuola di Design europeo. Per far questo abbiamo avuto
il coraggio di osare creando al mio riporto una struttura di 800 persone
e una di 25. Abbiamo in pratica adattato l'organizzazione alle nostre
competenze specifiche.
La cooptazione delle competenze innovative, molto scarse sul mercato,
completa la complessità cui ci troviamo di fronte.
Non esiste mai un'organizzazione giusta, esiste solo una scelta legata
ad un obiettivo specifico. L'organizzazione flessibile è l'unica
che rispetta le pretese di cambiamento dell'essere umano. Non credo
alle strutture super flessibili e giocherecce, le persone hanno bisogno
che i capi si assumano le proprie responsabilità.
NEXT: E la motivazione?
GRANELLI: E' fondamentale, sono io il primo a crederci, e a dare il
buon esempio. La dimensione economica può aiutare, ma non sempre
è utilizzabile. E' per me invece il senso di appartenenza a
un gruppo, a un obiettivo, a dare il contributo al progetto, alla
missione che stimola le persone ad esserci.
Occorre per primi essere credibili, soprattutto agli occhi dei propri
collaboratori. Dai capi si impara moltissimo. Come ci ha insegnato
Socrate "se non si sa ubbidire, non si sa comandare" . Io
penso che il leader di una struttura deve esserne il modello, deve
essere stimato e rispettato. La mia preoccupazione è sempre
che le mie richieste vengano capite, la delega è importante.
Soprattutto per noi che siamo a Roma, a Torino, a Venezia, a Napoli,
a New York, a San Francisco.
NEXT: Quale è il ruolo del Venture Capital?
GRANELLI: L'intuizione di Colaninno di mettere insieme i laboratori,
la ricerca e il venture capital è fortissima. Oggi i principali
concorrenti in Europa ci stanno emulando.
Si tratta di competenze molto diverse, la grande sfida di far lavorare
insieme Finanza e Ricerca & Tecnologia introduce anche un concetto
di umiltà del mondo della ricerca protettosi sinora dietro
la conoscenza, il verbo. Usare il venture capital a servizio completo
della ricerca è una grande sfida perché investe su un
progetto, su un qualcosa che non esiste mettendo prima dei capitali
e poi seguendo il progetto stesso.
La dinamica competitiva ci è favorevole. La speculazione dei
mercati finanziari, non ancora conclusa, al nostro gruppo sta facendo
bene, perché solo coloro che hanno le competenze tecnologiche
vere, come il nostro Gruppo, ritornano ad essere i protagonisti indiscussi
del mercato. Il momento è quello giusto. Le competenze vere
sono ricercate. Qualsiasi azienda per affrontare l'innovazione dovrà
usare il venture capital. Noi abbiamo avuto il coraggio di riportare
il VC a livello industriale utilizzando l'approccio "pure venture
capital" attraverso le sinergie che solo un grande gruppo industriale
può sviluppare.
NEXT: Spesso accade che chi ha l'idea buona non riesce a trovare i
finanziamenti, chi ha soldi da investire non riesce a trovare l'inventore
giusto. Crede sia possibile agevolare l'incontro tra queste due realtà
spesso distanti. Come può TILab essere di aiuto.
GRANELLI: Innanzitutto sono convinto che le idee buone e intelligenti
sono tante, ma l'idea è un semilavorato e in quanto tale anche
va educata, nel senso che l'idea può essere intelligente o
meno a seconda di come viene realizzata. L'idea è legata ad
un gruppo di persone, alla soro capacità di portare avanti
i progetti. Noi stiamo lavorando ad un progetto, a cui tengo molto,
che abbiamo lanciato poche settimane fa, e che io ho chiamato l'Executive
Information System dell'innovazione, vale a dire la raccolta delle
idee. Voglio raccogliere e valutare le idee, ed è questa un'attività
che non posso delegare a nessuno. Anche una piccola idea può
essere la perla su cui vale ala pena di investire. Per questo stiamo
mettendo a punto una sorta di diagnosi della capacità ideativa
di un gruppo, in sostanza delle idee per raccogliere le idee in maniera
strutturata facendo anche learning by doing, cioè facendo anche
cultura sul modo con cui le idee vengono raccontate, strutturate o
se possono essere brevettabili. Il decisore così può
avere strumenti più oggettivi per valutare le idee per così
dire buone. Il Know How Inventory sarà la nostra base documentale
dove rappresentare in maniera esplicita le competenze, le persone
di TILab e il suo network, e poi il patrimonio delle idee.
NEXT:Quali sono le più importanti eredità che la nuova
struttura raccoglie? Quale programma per lo sviluppo delle PMI?
GRANELLI: Io sono convinto che TILab può portare un grosso
contributo anche da un punto di vista sociale nel favorire la crescita
di piccole e medie aziende. L'operazione che abbiamo fatto a Napoli
va in questo senso, nel Meridione ci sono molti talenti, c'è
migliore creatività. Il Sud anche per la sua conformazione
e per il suo clima ha risorse inesplorate. Il nostro centro di Napoli
vuole far nascere la cultura dell'imprenditorialità, della
creatività, e vuole mettere in condizione i talenti di esprimere
loro stessi come ideatori e imprenditori. Vogliamo insegnare loro
come si fa a implementare economicamente le idee. Questo è
l'unico modo con cui si crea la famosa massa critica.
Le grandi realtà tecnologiche, come ad esempio la silicon valley
israeliana dove l'anno scorso sono nate 1500 start up, sono possibili
perché c'è qualcuno, qualcosa dietro che ha aiutato
ad implementare le idee, c'è l'approccio sistematico di un
Paese.
Io credo che un gruppo come Telecom Italia, che rappresenta il 3%
del PIL del Paese, debba andare in questa direzione perché
le intelligenze vanno instradate verso la managerialità.
Le Università non insegnano a fare l'imprenditore, e questo
non è corretto. Noi abbiamo un grande progetto, interno al
nostro nuove centro Incubator di Napoli, ma anche ad altri progetti,
per organizzare stages nelle aziende. L'incubator insegnerà
didatticamente a fare l'imprenditore, non l'impiegato.
NEXT: Come si coltiva l'innovazione e la creatività?
GRANELLI: E' difficile dare una risposta univoca. Credo però
che per prima cosa la composizione del team di appartenenza sia fondamentale.
Sono facilitate le persone non stereotipate, eclettiche, che si sappiano
mettere in discussione, e che abbiano un grande equilibrio interiore.
Non credo molto nelle persone eccentriche e basta.
Un'organizzazione capace di mettere in moto la struttura giusta per
attrarre queste tipologie di persone, entusiaste del nuovo progetto,
è il secondo importante ingrediente. Il terzo è creare
un sistema di controllo e di obiettivi che bilanci la creatività
con gli obiettivi più economici. L'equazione forse più
difficile è quello di volare in alto, ma con i piedi per terra.
Questo può essere fatto solo da quelle persone creative ma
che hanno la capacità e l'umiltà di sapersi raccontare
anche all'esterno. Non c'è lo spazio per il genio incompreso,
la comprensione deve far parte della stessa genialità.
Io, dovendo gestire un trade off , preferisco gestire persone robuste
psicologicamente, magari meno creative. Sono convinto che liberare
la persona dalle briglie comportamentali può liberare la sua
forza espressiva e creativa. Credo molto meno alla componente "stravaganza",
l'equilibrio è sempre l'elemento imprescindibile.
NEXT: L'impresa ha un'anima?
GRANELLI: Se la domanda è: l'azienda ha dimensioni ponderabili,
la risposta è "si"; se la dimensione anima è
qualcosa di coesivo e di positivo, la risposta è "non
sempre", nel senso che per esempio nei grandi gruppi è
possibile che l'azienda abbia più anime. In termini psicologici
significa avere a che fare con un'azienda schizofrenica come hanno
di recente scritto alcuni studiosi di Harvard classificando le imprese
in schizofreniche, paranoiche, visionarie.
Ci sono dei comportamenti di tipo anormale e quindi ci sono aziende
paranoiche o schizofreniche. Probabilmente alcune realtà hanno
anche un'anima nel senso che hanno una spiritualità e questa
si ritrova solo nelle shared values, nella condivisione dei valori.
E'possibile costruire una matrice di valori in cui tutti i componenti
si riconoscono perché la condividono. Mettere su un'organizzazione
del genere è estremamente complicato, ma quando riesce si può
dire che l'azienda ha un'anima.
NEXT: Con l'immagine di Leonardo nella vostra campagna di comunicazione
ha voluto dare un peso all'italianità, all'essere italiani?
GRANELLI: Sono fermamente convinto che l'Italia è un paese
straordinario, lo è stato nel passato, lo sarà nel futuro.
Innanzitutto è un paese di scienziati anche se questo non si
ricorda mai a favore per esempio della moda o del design. Il genio
italico è antico: dall'antica Roma ai tempi moderni, ad oggi.
Solo nel Novecento l'Italia ha avuto ben otto Premi Nobel nell'area
della Scienza e della Tecnologia, quindi la storia continua. E continua
anche in un modo interessante se si pensa che solo a Torino nella
Facoltà di Medicina nascono, a distanza ravvicinata, tre Premi
Nobel, Luria, Dulbecco e la Levi Montalcini. E' chiaro che ci devono
essere delle proprietà per così dire genetiche perché
questo avvenga.
Ho riflettuto molto, proprio con il vostro Direttore, sul fatto di
come ad esempio un luogo come Ravello abbia contribuito da sempre
a essere il luogo che ha portato molti scrittori ed artisti a concepire
nuove idee. Io credo al genius loci.
Escher, ad esempio, che ha dedicato molto tempo alla costiera amalfitana,
a Ravello, Amalfi, Atrani integra la sua poetica, nuova e creativa,
al paesaggio che rappresenta. Si pensi a Metamorfosi: il paesaggio
come elemento integrante nel concepimento di una nuova poetica. Siccome
l'Italia da questo punto di vista ha dei luoghi unici al mondo, e
siccome le nuove tecnologie stanno riportando i protagonisti innovatori,
i ventur capitalist e altri proprio in Italia grazie alla bellezza
dei suoi luoghi e alla possibilità di telelavorare, io sono
convinto che l'Italia avrà a breve un suo fiorire.
Non ci sarà più fuga di talenti dall'Italia, ma attrazione
di questi nel nostro Paese, così come accadeva nella Firenze
dei Medici, o nell'Università di Padova o nella stessa antica
Roma.
Il problema è ricostruire le condizioni perché l'Italia
riesca a ritornare ad essere un polo di attrazione di personaggi eclettici
e creativi da tutto il mondo, che vengono in Italia per la sua storia
di personaggi, di scienziati e di designer.
L'Italia è un Paese, per luoghi e clima, tra i migliori del
mondo. Quindi, occorre per così dire avere un po' più
di orgoglio nazionale per attrarre nuovi talenti. Sto lavorando molto
con il mondo delle università e mi rendo conto che il patrimonio
che c'è dietro fa sentire importanti, e, siccome il patrimonio
italiano è riconosciuto globalmente importante, il senso di
appartenenza ad un popolo così ricco non può che favorire
la creatività.
NEXT: Questa bella musica di Piazzola che ha accompagnato la nostra
intervista?
GRANELLI: Le note musicali accompagnano spesso la mia giornata, credo
che stimoli la creatività e la riflessione. E' stato dimostrato
scientificamente che anche le mucche fanno più latte con la
musica!
Sono padre di una bimba che in questo momento nutre una forte passione
per la musica, in particolare per quella lirica. Ha da poco esaurito
tutte le possibili domande sulla Tosca e si sta appassionando alla
Carmen, soggetto, come si sa, molto differente dal primo: un po' più
svestito che va a piedi nudi, ecc. E lei, che ha quattro anni, e che
ama stare a piedi nudi, dice " anche io quando vado a dormire
sono a piedi nudi allora vuol dire che quando andiamo a dormire siamo
un po' tutti come la Carmen?". Adoro la creatività e amo
vederla crescere.
Andrea Granelli è l'Amministratore Delegato di Telecom Italia
Lab.