Giornalista e politico radicale, Edward Bellamy (Chicopee Falls-Massachusetts
1850-98) è l'autore di un libro uscito nel 1888 che va ricordato
proprio quest anno perché si intitola Uno sguardo dal 2000,
come l'ha ritradotto l'editore Rubbettino. Nella sua monumentale storia
del pensiero socialista, G.D.H. Cole afferma che Bellamy "non
era un pensatore originale, ma soltanto un volgarizzatore d'idee altrui",
elaborate "senza contatti con il movimento della classe operaia".
Ma è troppo severo. Innanzitutto Bellamy è uno dei pochi
utopisti positivi prodotti dagli Stati Uniti. (Si trattò di
una breve stagione in cui rientra la coeva Era di cristallo di William
Hudson: la specialità americana sono infatti gli utopisti negativi
alla Bradbury.) E poi Looking backward 2000-1887 è la sola
utopia socialista pensata in quel paese, dove furono sperimentate,
in vitro o in corpore vili, molte delle utopie pensate in Europa.
Figlio di un pastore battista e di una donna fine e colta, Bellamy
aveva attinto dai genitori stimoli e sensibilità che lo porteranno
ad abbandonare la professione di avvocato, appena iniziata, in quanto
era la più odiata dai poveracci e dai sindacati. Bellamy diventò
quindi giornalista. Collaborò dapprima a periodici e a quotidiani
progressisti di Boston, pubblicando l'opera prima The religion of
solidarity (1883); poi la notorietà acquisita con il romanzo
utopico, che lui preferì definire "fantastico", gli
consentì di diventare editore, per cui pubblicò e diresse
"The Nationalist" (1889-91) e "The Nation" (1891-94).
Bellamy scrisse anche The parable of the water tank (1892) ed ebbe
un grosso seguito politico propugnando la nazionalizzazione di miniere,
ferrovie, poste, telegrafo e telefono, e rivendicando l'istruzione
obbligatoria aperta a tutti. La sua idea di una società di
eguali animò un vasto movimento di club, bizzarramente chiamati
"nazionalisti". Looking backward diventò la bibbia
di un movimento alternativo che si affiancò al People's Party,
al quale aderì poi il più influente dei suoi sostenitori,
Daniel De Leon. Il movimento finì col declinare per il mancato
impegno diretto nei momenti elettorali. Bellamy si appartò
per tornare al genere utopico e scrisse l'ultima sua opera: Equality
(1897).
Uno statalismo industrialista. Cole afferma che Bellamy "auspicava
la forma più estrema di socialismo di Stato". In effetti
era assai più radicale di riformatori americani contemporanei,
quali Henry Gorge che proponeva la "single tax" sulla rendita
fondiaria, o Victor Berger che predicava il populismo agrario agli
immigrati contadini. Ma il suo messaggio aveva un'impronta statalista
e dirigista tale che ben difficilmente avrebbe potuto essere favorevole
al socialismo, specie in un paese a esso poco predisposto per i motivi
storico-sociali già indagati da Karl Marx e poi da Werner Sombart.
Al proprio anfitrione del 2000, Bellamy faceva anzi dire che tutti
i guai li aveva combinati "il partito della bandiera rossa".
Per giungere a una società efficiente capace di sviluppare
su vasta scala una produzione industriale altamente meccanizzata era
necessario che tutto il sistema economico fosse posseduto e gestito
da uno Stato pianificatore. Di conseguenza il lavoro andava organizzato
gerarchicamente come un "esercito industriale" al servizio
di tutto il popolo. (Questo era un tipico obiettivo degli utopisti,
tant'è che quest'idea era stata affacciata già agli
inizi dell'800 da Wilhelm Weitling, "comunista cristiano"
e grande amico di Marx). L'operaio era come un soldato semplice, e
tutti i giovani dovevano essere soldati semplici per 3 anni, impegnandosi
a scopo educativo in attività lavorative comuni o umili, come
quella di cameriere. L'idea che un esercito industriale mantenesse
la comunità esattamente come l'esercito militare la proteggeva,
sembrava la migliore garanzia per fare diventare costruttiva una istituzione
tipicamente distruttiva. Questa "militarizzazione del lavoro"
troverà qualche riscontro nella Russia e nella Germania degli
anni '30 (basti pensare a Ernest Jünger, che esalta l'operaio
come "milite del lavoro"). Sullo sfondo di questa militarizzazione
pacifica troviamo poi un sofisticato sistema di selezione e di promozione
che, intrecciandosi a quello elettivo, faceva salire i migliori alle
massime cariche. Diventava infatti presidente degli Stati Uniti chi
aveva diretto validamente uno dei 10 grandi comparti in cui era organizzato
il sistema produttivo ed era stato votato dalla componente non industriale
della popolazione, cioè da professionisti, scienziati e artisti.
Il collettivismo industrialista. "Cooperative commonwealth"
contro "competitive capitalism": Bellamy contrapponeva il
socialismo di Stato a un regime monopolistico che aveva soffocato
la concorrenza e ad una forma di governo che aveva tollerato "l'imbecillità
del sistema dell'impresa privata". Questo rovesciamento di scopi
rispondeva alla ruvida e tumultuosa affermazione delle "corporation"
americane, che ispirerà le denuncie sociali di autori popolari
come Upton Sinclair (La giungla, 1906) e Jack London (Il tallone di
ferro, 1908), e sarà poi raccontata da Theodor Dreiser nella
trilogia dell'imprenditore, finanziere e magnate Charles Yerkes. Per
non parlare di Thorstein Veblen e del suo capolavoro che precedette
queste opere: La teoria della classe agiata (1899). L'immagine della
società collettivizzata proposta in Looking backward non era
molto accattivante, anzi poteva sembrare minacciosa benché
non avesse leggi, avvocati, prigioni ed esercito, e promettesse la
pensione a 45 anni e una vita media di 85-90. Pur essendo socialista,
William Morris recensì polemicamente il libro perché
aveva del lavoro un'idea antitetica: in Notizie da nessun luogo (1890),
l'artista e utopista inglese lo descriveva infatti come una libera,
autonoma e gioiosa attività artigianale. Invece il "papa
rosso" della socialdemocrazia tedesca, Karl Kautsky, gli dedicò
una lusinghiera recensione sulla "Neue Zeit". Il libro ebbe
un successo travolgente e piacque alle donne perché prometteva
il lavoro come fonte di emancipazione. Negli Stati Uniti vendette
un milione di copie e risultò secondo per numero di lettori
così come in Germania risultò primo La donna e il socialismo
di August Bebel, una summa contemporanea dell'utopia socialdemocratica.
Ma fu molto letto anche nel resto del mondo e ciò si deve all'anelito
giustizialista che spingeva Bellamy a propugnare una radicale uguaglianza
economica in un paese mosso invece da una diseguaglianza economica
la quale emergeva trionfante nell'ideologia del successo e negli stili
di vita. All'eguaglianza Bellamy intitolò, del resto, l'ultima
sua opera (come fece Richard Tawney, socialista fabiano).
Risveglio nel nuovo Nuovo Mondo. La vicenda raccontata è presto
detta. Un giovane e facoltoso borghese bostoniano, Julian West, che
si faceva curare l'insonnia con l'ipnosi, si addormenta il 13 maggio
1887 e si risveglia il 10 settembre del 2000, cioè 113 anni
dopo, nella casa di un medico che poi lo assiste e lo introduce in
una Boston dove quasi tutto è cambiato. Questo classico espediente
letterario consente a Bellamy di illustrare l'avvento di una società
riformata a cominciare dai rapporti economici. Non manca una mezza
vicenda sentimentale con la bella figlia del dottor Leete che si chiama
Edith come la moglie, di cui è una pronipote: un apparentamento
e un ritrovamento invero tipici del romanzo ottocentesco. Il flirt
si interrompe sul più bello perché il protagonista si
risveglia
. dal 2000 e deve tornare alla realtà che credeva
di avere lasciato. Il quotidiano dà notizia dei soliti guai:
guerre, disoccupazione, delitti, frodi, speculazioni, malgoverno,
fallimenti, miseria, e così via. Scende per le strade di Boston
e, anziché vedere la biblioteca con libera consultazione che
aveva appena sognato (e che in effetti sarebbe poi stata la Public
Library), ritrova il subisso di insegne e di negozi di cui il Nuovo
mondo si era liberato. In quel mondo Bellamy aveva visto non soltanto
l'eguaglianza sociale ma cose mirabolanti come la sostituzione del
denaro con crediti personali assegnati in base alla quota individuale
del prodotto nazionale, o il meccanismo che faceva corrispondere l'offerta
di lavoro ai fabbisogni effettivi diversificando l'orario di lavoro.
Aveva visto che le merci potevano venire ordinate e consegnate attraverso
la posta pneumatica, mentre nei magazzini c'erano soltanto dei campioni.
Aveva perfino visto innovazioni come le carte di credito, l'organizzazione
mondiale del commercio, case che erano quasi dei grattacieli, telefoni-radio
che non davano soltanto la sveglia con la musica ma diffondevano a
tempo pieno concerti, canzoni e, alla domenica, prediche illuminate
contro il passato.
La critica al vecchio mondo. Nei testi utopici, il nuovo sovrasta
e ingloba di solito il vecchio. Non è così nello Sguardo
dal 2000 dove l'anfitrione di Bellamy, il dottor Leete, dimostra quasi
pedagogicamente l'insostenibilità di un ordine sociale sprecone
e anarchico dove i cicli economici determinano disoccupazione e convulsioni
destinate a farsi sentire più spesso e più a lungo col
crescere dell'interdipendenza fra i mercati. Il mancato controllo
sociale dell'industria rendeva semplicemente impossibile uno "sviluppo
ordinato e coordinato" perché provocava uno squilibrio
fra domanda e offerta e una concomitanza di mercati rigurgitanti merci
e di cittadini senza soldi per acquistarle. E siccome il sistema del
credito finiva col dettare legge perché profittava sia della
ricchezza sia della povertà, Leete-Bellamy esprimevano un ostracismo
morale contro le banche, tale da ricordare quello religioso contro
l'usura. Nell'Europa dell'epoca, uno scenario che conduceva come questo
alla crisi mondiale e al "crollo" del sistema stava dando
il nome a una famosa teoria, cara al marxismo ortodosso e alla socialdemocrazia
tedesca. È un asse ideologico sul quale ritroviamo nuovamente
Bellamy quando condanna la gestione privata della grande impresa industriale
capitalistica e monopolistica, avendo però in testa la fermissima
idea che le attività di produzione e la grande dimensione sono
indispensabili mentre le attività commerciali e la piccola
dimensione non servono. Bandiere rosse a parte, qui Bellamy non sarà
forse originale, ma per lo meno è europeo. Nel bene e nel male.
Uno sguardo dal 2000 di Edward Bellamy
"Visto che Lei come me è dell'umore di parlare piuttosto
che dormire non posso fare di meglio che cercare di darLe un'idea
sufficiente del nostro moderno sistema industriale per dissipare almeno
l'impressione che ci sia un mistero riguardo il processo della sua
evoluzione. I bostoniani dei Suoi giorni avevano la reputazione di
far domande in continuazione e io voglio mostrare la mia origine cominciando
con il chiederLe qualcosa tanto per iniziare. Cosa indicherebbe come
la più importante caratteristica nei problemi del lavoro dei
Suoi giorni?".
"Beh, gli scioperi, naturalmente" replicai.
"Esattamente. Ma cosa rendeva così formidabili gli scioperi?".
"Le grandi organizzazioni del lavoro".
"E qual era il motivo del formarsi di queste organizzazioni?".
"I lavoratori sostenevano che dovevano organizzarsi per far valere
i propri diritti nei confronti delle grandi corporazioni" replicai.
"È proprio così" disse il Dottor Leete "L'organizzazione
del lavoro e gli scioperi erano semplicemente un effetto della concentrazione
di capitale in masse più grandi di quanto non si fosse mai
conosciuto. Prima che questa concentrazione cominciasse, quando il
commercio e l'industria erano condotti da innumerevoli piccole aziende
a piccolo capitale, il singolo lavoratore era relativamente importante
ed indipendente nel suo rapporto con il datore di lavoro. Inoltre
quando un piccolo capitale o una nuova idea erano sufficienti ad un
uomo per cominciare a fare affari per proprio conto, era facile che
il lavoratore diventasse datore di lavoro e di conseguenza non esisteva
una linea netta fra le due classi. I sindacati non erano necessari
allora e scioperi generali erano inimmaginabili.
Ma quando all'era dei piccoli capitali seguì quella delle grandi
concentrazioni di capitali, tutto questo cambiò. Il singolo
lavoratore, che era stato relativamente importante per il piccolo
datore di lavoro, divenne insignificante e impotente di fronte alle
grandi corporazioni e allo stesso tempo la via per diventare padrone
gli fu preclusa. L'autodifesa lo portò ad unirsi ai suoi simili.
(
) Nel frattempo, l'assorbimento degli affari da parte di monopoli
sempre più vasti continuava senza essere minimamente leso da
queste proteste. Dopo l'inizio dell'ultimo quarto di secolo non ci
fu più opportunità di iniziativa privata in nessun campo
dell'industria se non si aveva alle spalle un grande capitale. Durante
l'ultima decade del secolo i piccoli affari rimanevano solo come fallimentari
sopravvissuti o semplici parassiti di un'epoca passata o esistevano
in campi troppo piccoli per attirare grandi capitalisti. I piccoli
affari, per quanti ne rimanessero, erano ridotti a vivere come i topi
e i sorci che si rintanano nei buchi e nei cantucci e possono sperare
di vivere solo se sfuggono all'attenzione. Le ferrovie vennero poco
a poco assorbite fino a che poche grandi corporazioni ne presero il
totale controllo. Nel campo dell'industria ogni prodotto importante
era controllato da un cartello. Questi cartelli, consorzi o trust,
qualunque fosse il loro nome, fissavano i prezzi e distruggevano ogni
tipo di competizione. Quando invece nascevano altri trust grandi come
i precedenti ne seguiva una lotta che terminava in un'ancora più
grande consolidazione. Il grande magazzino della città distruggeva
i rivali della campagna impiantando succursali e nella città
stessa assorbiva i suoi rivali più piccoli fino a che gli affari
di un intero quartiere si concentravano in un'unica mano e centinaia
di precedenti proprietari finivano per lavorare come impiegati.
Non avendo affari propri in cui investire, il piccolo capitalista,
al momento in cui prendeva servizio nella corporazione, non trovava
investimento migliore per i suoi soldi che titoli ed obbligazioni
divenendo così doppiamente dipendente da essa.
Ci doveva essere una forte ragione economica per giustificare il fatto
che non si riuscisse ad ottenere risultati nonostante la disperata
opposizione popolare alla consolidazione degli affari in poche e potenti
mani. I piccoli capitalisti con le loro innumerevoli aziende familiari
avevano infatti lasciato il campo alle grandi aggregazioni di capitale
perché appartenevano ad un mondo di piccole cose ed erano totalmente
incompetenti a rispondere alle esigenze dell'età del vapore
e dei telegrafi e delle dimensioni gigantesche delle sue industrie.
Restaurare il precedente stato di cose, se fosse stato possibile,
avrebbe portato ad un ritorno all'età delle diligenze.
Per quanto intollerabile ed oppressivo fosse il regime delle grandi
consolidazioni di capitale, persino le sue vittime, pur imprecando
contro di esso, erano costrette ad ammettere il prodigioso aumento
di efficienza delle industrie nazionali, in quanto le grandi economie
subivano l'effetto della concentrazione dell'amministrazione e dell'unità
dell'organizzazione. Ed erano anche costretti a confessare che, da
quando il nuovo sistema aveva preso il posto di quello vecchio, la
ricchezza mondiale era aumentata con una rapidità mai sognata
prima. Per essere esatti, quasi sempre questo grande aumento aveva
reso i ricchi più ricchi, accrescendo il baratro fra questi
ultimi e i poveri, ma restava il fatto che, come semplice mezzo di
produzione di ricchezza, il capitale si era mostrato efficiente in
proporzione alla sua consolidazione. Il ritorno al vecchio sistema
con la suddivisione dei capitali, ammesso che fosse possibile, avrebbe
riportato ad una maggiore dignità individuale e libertà
ma a prezzo di una povertà generale e all'arresto del progresso
materiale.
(
) Presto nello scorso secolo l'evoluzione fu completata nella
finale consolidazione dell'intero capitale della nazione. L'industria
e il commercio dello Stato, cessando di essere condotti da un gruppo
di corporazioni e cartelli irresponsabili, gestiti da privati secondo
i loro capricci e profitti, furono consegnati nel comune interesse
al profitto comune. In pratica la nazione, organizzata come un'unica
grande corporazione nella quale tutte le altre corporazioni furono
assorbite, divenne il solo capitalista al posto di tutti gli altri
capitalisti, il solo datore di lavoro, il monopolio finale in cui
tutti i precedenti e più piccoli monopoli furono inghiottiti,
un monopolio dei profitti e dell'economia che veniva spartito fra
tutti i cittadini.
L'epoca dei trust era terminata con l'epoca del Grande Trust. In una
parola il popolo degli Stati Uniti ha finito con l'assumere la conduzione
dei suoi affari proprio come oltre un secolo prima aveva assunto la
conduzione del proprio governo organizzandosi con intenti industriali
sullo stesso terreno in cui si era organizzato per intenti politici.
Alla fine, stranamente tardi nella storia del mondo, si capì
l'ovvio fatto che nessun affare è così essenzialmente
affare pubblico quanto l'industria e il commercio da cui dipende la
sopravvivenza della gente e che affidarlo a persone private per essere
gestiti per il profitto privato è una follia simile a quella,
sebbene molto più grande in importanza, di alienare le funzioni
del governo ai re e ai nobili che li esercitavano per la loro personale
glorificazione".
"Un cambiamento stupefacente come quello che Lei ha descritto"
dissi "non è potuto avvenire se non con grandi spargimenti
di sangue e terribili rivolgimenti".
"Al contrario" replicò il Dottor Leete. "Non
ci fu assolutamente violenza. Il cambiamento era stato previsto da
lungo tempo. L'opinione pubblica era diventata pienamente matura per
esso e l'intera massa della popolazione lo appoggiava. Non c'era possibilità
di opporsi né con la forza né col ragionamento. D'altra
parte il sentimento popolare nei confronti delle grandi corporazioni
e di coloro che si identificavano con esse aveva cessato di essere
amaro. La gente giunse a capire la loro necessità come collegamento,
fase di transizione nell'evoluzione del vero sistema industriale.
I più violenti oppositori dei grandi monopoli privati erano
ora costretti a riconoscere quanto fosse stato indispensabile e inestimabile
il loro compito di educare la gente fino al punto da assumere la conduzione
dei propri affari. Si dovette riconoscere come un assioma che più
grandi erano gli affari, più semplici erano i principi che
vi potevano essere applicati; che, visto che le macchine erano più
affidabili del lavoro manuale, il sistema, che fa in grande ciò
che il padrone fa in piccolo, produceva risultati più accurati.
Così successe che, grazie alle stesse corporazioni, quando
si propose che la nazione dovesse assumere le loro funzioni, la proposta
non implicò nulla che sembrasse impraticabile persino ai più
timorosi".
"Lei ancora non mi ha detto come avete sistemato la questione
del lavoro. È il problema del capitale che stiamo discutendo"
dissi. "Dopo che la nazione ha assunto la guida degli stabilimenti,
delle macchine, delle ferrovie, delle fattorie, delle miniere in generale
del capitale del Paese, la questione del lavoro permane".
"Nell'istante in cui la nazione ha assunto le responsabilità
del capitale quelle difficoltà sono scomparse" replicò
il Dottor Leete. "L'organizzazione nazionale del lavoro sotto
un'unica direzione è stata la soluzione di ciò che ai
vostri giorni e sotto il vostro sistema era visto giustamente come
il problema insolubile del lavoro. Quando la nazione è diventata
il solo datore di lavoro, tutti i cittadini, in virtù della
loro cittadinanza, sono diventati lavoratori e sono stati distribuiti
a seconda delle necessità dell'industria".
"Cioè" suggerii "avete semplicemente applicato
il principio del servizio militare universale, com'era concepito ai
nostri giorni, alla questione del lavoro".
"Sì" disse il Dottor Leete "Questo è
ciò che è accaduto non appena la nazione è divenuta
l'unico capitalista. La gente era già abituata all'idea che
l'obbligo di ogni cittadino, non disabile fisicamente, a contribuire
con il servizio militare alla difesa della nazione, era giusto ed
indiscutibile. Che fosse dovere di ogni cittadino contribuire con
la sua quota di servizio industriale o intellettuale per il mantenimento
della nazione era ugualmente evidente. Ma fu solo quando la nazione
divenne l'unico capitalista che i cittadini furono in grado fornire
questa specie di servizio in maniera universale ed equa. Quando il
potere di impiego era diviso fra centinaia o migliaia di individui
o corporazioni, fra i quali non era possibile né attuabile
alcun tipo di accordo, non era possibile alcuna organizzazione del
lavoro. Un tempo accadeva che un grande numero di persone che desideravano
lavorare non ne avevano l'opportunità e d'altra parte coloro
che desideravano sfuggire in parte o completamente al loro dovere
potevano farlo facilmente".
"Ora il servizio è obbligatorio per tutti suppongo"
suggerii.
"Più che un obbligo è visto come una cosa naturale"
replicò il Dottor Leete. Ed è visto come assolutamente
naturale e ragionevole cosicché l'idea dell'obbligo è
stata dimenticata. Una persona che avesse bisogno di essere costretta
a lavorare sarebbe considerata assolutamente spregevole. Inoltre parlare
del servizio come obbligatorio sarebbe un modo insufficiente di mettere
in evidenza la sua assoluta inevitabilità. L'intero nostro
ordine sociale è cosi totalmente basato e dedotto da questo
principio che, se fosse possibile per un uomo evitarlo, sarebbe lasciato
solo a se stesso senza nessuna possibilità di provvedere alla
propria esistenza. Si escluderebbe dal mondo, si taglierebbe fuori
dal contatto con i propri simili e commetterebbe un suicidio".
"Il servizio nell'esercito industriale dura per tutta la vita?".
"Oh, no. Comincia più tardi e finisce prima del periodo
lavorativo dei vostri giorni. Le vostre fabbriche erano piene di bambini
ed anziani. Invece noi consacriamo il periodo della gioventù
all'istruzione e il periodo della maturità, quando le forze
cominciano a venir meno, al riposo e allo svago. Il periodo del servizio
industriale dura ventiquattro anni. Comincia al termine degli studi
a ventun anni e termina a quarantacinque. Dopo i quarantacinque e
fino all'età di cinquantacinque, pur dispensati dal lavoro,
i cittadini rimangono a disposizione per chiamate speciali nel caso
in cui un'emergenza porti ad un aumento della domanda di lavoro ma
queste chiamate sono molto rare e in effetti non sono quasi mai state
fatte. Il 15 ottobre di ogni anno è ciò che noi chiamiamo
il Giorno dell'Adunata, perché in quel giorno tutti coloro
che hanno raggiunto l'età di ventun anni sono richiamati al
servizio industriale e nello stesso tempo coloro che, dopo ventiquattro
anni di servizio, hanno raggiunto l'età di quarantacinque anni,
sono congedati con tutti gli onori. È il più importante
giorno dell'anno da cui dipendono tutti gli altri eventi". (
)
"È dopo aver adunato l'esercito industriale" dissi
"che mi aspetterei l'insorgere di alcune difficoltà perché
qui, per forza di cose, finisce ogni analogia con l'esercito militare.
I soldati fanno tutti le stesse cose cioè allenarsi nell'uso
delle armi, marciare e fare la guardia. Invece all'esercito industriale
competono due o trecento diverse professioni. Quale talento amministrativo
può determinare saggiamente quale professione far esercitare
a ciascun individuo?".
"L'amministrazione non ha niente a che vedere con questo".
"Chi lo stabilisce allora?" chiesi.
"Ciascun uomo da solo, a seconda delle sue attitudini personali.
Sono fatti i più grandi sforzi per renderlo capace di scoprire
quali siano realmente le sue attitudini naturali. Il principio su
cui è basato il nostro esercito industriale è che sono
le capacità naturali, mentali e fisiche a determinare cosa
il singolo possa fare per garantire il massimo profitto alla nazione
e la maggior soddisfazione personale. Mentre l'obbligo al servizio
non può essere evaso, si deve dipendere dall'elezione volontaria,
per determinare il particolare tipo di servizio che ogni uomo deve
garantire.
Dato che la soddisfazione individuale durante il periodo di servizio
dipende dall'avere un'occupazione di proprio gusto, genitori ed insegnanti
tengono d'occhio i ragazzi sin dalla più tenera età
per osservare quali siano le loro attitudini. Uno studio approfondito
del sistema nazionale industriale, con la storia e i rudimenti di
tutti i grandi traffici, è una parte essenziale del nostro
sistema educativo. Anche se l'addestramento manuale non lede la cultura
intellettuale generale a cui si dedicano le nostre scuole, è
portato avanti abbastanza per dare ai nostri giovani, in aggiunta
alle loro conoscenze teoretiche delle industrie nazionali, meccaniche
ed agricole, una certa familiarità con i loro strumenti e metodi.
Le nostre scuole visitano spesso le officine e fanno delle lunghe
gite per studiare particolari imprese industriali".
"Sicuramente" dissi "è difficile che il numero
di volontari per ciascun ramo sia esattamente il numero necessario.
Deve essere generalmente al di sotto o al di sopra della domanda".
"Ci si aspetta sempre che l'offerta di volontari sia corrispondente
alla domanda" replicò il Dottor Leete. "È
compito dell'amministrazione raggiungere questo risultato. La percentuale
di volontari in ogni campo è strettamente sorvegliata. Se ci
dovesse essere un notevole eccesso di volontari rispetto agli uomini
necessari, è chiaro che ciò accadrebbe perché
quel particolare campo offre un maggior numero di vantaggi rispetto
agli altri.
È compito dell'amministrazione cercare costantemente di pareggiare
le attrattive dei vari campi con riferimento alle loro condizioni
lavorative cosicché tutti i campi siano ugualmente attraenti
per le persone che abbiano un gusto naturale per essi. Si fa questo
variando le ore lavorative dei diversi campi a seconda delle loro
difficoltà. I compiti più leggeri, fatti nelle circostanze
più piacevoli, hanno un orario più lungo, mentre un
compito più difficoltoso, come il lavoro in miniera, ha un
orario molto corto.
Non c'è una teoria, una regola apriori. L'amministrazione segue
semplicemente la fluttuazione delle opinioni degli stessi lavoratori,
indicata dalla percentuale di volontari. Il principio è che
per un uomo nessun lavoro dovrebbe essere, nel complesso, più
duro di quello svolto da un altro uomo e che siano i lavoratori stessi
a fare da giudici. Non c'è alcun limite all'applicazione di
questa regola. Se una qualsiasi occupazione fosse così ardua
od oppressiva che, per indurre le persone a presentarsi volontarie,
la giornata di lavoro dovesse essere ridotta a dieci minuti, lo faremmo.
Se, persino allora, nessun uomo fosse desideroso di farla, nessuno
sarebbe costretto a farla. Ma, naturalmente, in realtà, è
sufficiente una moderata riduzione delle ore di lavoro o l'aggiunta
di altri privilegi per assicurare tutti i volontari necessari per
qualsiasi lavoro di cui abbiamo bisogno. Se, invece, le difficoltà
e i pericoli di una tale attività fossero così gravi
da non essere bilanciati da alcuna facilitazione, l'amministrazione
dovrebbe semplicemente toglierlo dal comune ordine delle occupazione
e dichiararlo "ultra rischioso" per essere sommersa di richieste
perché coloro che lavorassero in questo campo meriterebbero
la gratitudine della nazione. I nostri giovani sono molto avidi di
onori e non si lasciano sfuggire una simile occasione".
"Quando ci sono più domande per un lavoro che posti disponibili,
come si svolge la selezione?".
"Viene data la preferenza a coloro che hanno acquisito maggiore
conoscenza nel campo che intendono seguire. A nessun uomo che, negli
anni successivi, persista nel suo desiderio di mostrare ciò
che sa fare, viene negata tale opportunità. Nel frattempo,
se un uomo non può entrare subito nel campo che preferisce,
egli ha una o più preferenze alternative, compiti per i quali
ha un certo grado di attitudine, sebbene non il più alto.
In realtà ci si aspetta che ciascuno studi le sue attitudini
in modo da non avere solo una scelta per la sua occupazione, ma una
seconda e una terza cosicché se, all'inizio della sua carriera
o successivamente, grazie al progresso delle invenzioni o a cambiamenti
nelle richieste, non può seguire la sua prima vocazione, può
comunque trovare un impiego ragionevolmente congeniale. Il principio
della seconda scelta è abbastanza importante nel nostro sistema.
Aggiungerei, nell'eventualità di una contro?possibilità
di qualche improvvisa caduta di richieste per un particolare lavoro
o di qualche improvvisa necessità di incremento, che l'amministrazione,
pur dipendendo dal sistema volontario come regola generale, si riserva
il potere di richiamare volontari speciali o di distaccare la forza
necessaria dai vari settori. Generalmente, comunque, tutte le necessità
di questa specie possono essere fronteggiate dai distaccamenti provenienti
dalla classe dei lavoratori generici o comuni".
"Come viene reclutata questa classe di lavoratori comuni?"
chiesi. "Naturalmente nessuno vi entra di propria volontà".
"È grado a cui appartengono tutte le nuove reclute per
i primi tre anni di servizio. Solo dopo questo periodo, durante il
quale si può affidar loro qualsiasi compito a discrezione dei
superiori, è permesso ad un giovane di scegliere cosa fare.
Sono tre anni di dura disciplina dai quali nessuno può essere
esentato e i nostri giovani sono molto felici di passare da questa
scuola severa alla relativa libertà dei mestieri. Se un uomo
fosse così stupido da non poter scegliere un'occupazione, rimarrebbe
un semplice lavoratore per tutta la vita ma questi casi, come può
supporre, non sono comuni".
"Ciò che mi ha maggiormente sorpreso è il fatto
di non aver visto alcun magazzino in Washington Street o alcuna banca
in State Street. Cosa è successo ai commercianti e ai banchieri?
Li avete forse impiccati come minacciavano di fare gli anarchici ai
miei tempi?".
"Niente di simile" rispose il Dottor Leete. "Ne abbiamo
semplicemente fatto a meno. Le loro funzioni risultano obsolete nel
mondo moderno".
"Ma allora chi vi vende le cose quando volete acquistarle?"
domandai.
"Oggigiorno comprare e vendere non esistono più. La distribuzione
dei prodotti si svolge in un altro modo. Per quanto riguarda i banchieri,
non essendoci più il denaro, non abbiamo bisogno di questi
individui". (
)
"Non riesco a cogliere il punto" replicai.
"È molto semplice" disse il Dottor Leete. "Quando
innumerevoli persone producevano indipendentemente le une dalle altre
le cose necessarie alla vita e al benessere, si rendevano necessari
scambi senza fine prima che gli individui riuscissero a procurarsi
ciò di cui avevano bisogno. Questi scambi costituivano il commercio
e i soldi erano necessari come intermediari. Ma non appena la nazione
divenne il solo produttore di tutte le merci, gli scambi fra individui
non furono più necessari. Ci si poteva procurare tutto da un'unica
fonte e solo da quella. Un sistema di distribuzione diretta da magazzini
nazionali ha preso il posto del commercio e per questo i soldi non
sono più stati necessari".
"Come è organizzata la distribuzione?" chiesi.
"Secondo il piano più semplice possibile" replicò
il Dottor Leete. "All'inizio dell'anno a ciascun cittadino è
dato un credito corrispondente alla sua quota del prodotto annuale
nazionale e con la corrispondente carta di credito può acquistare
qualsiasi cosa e quando lo desideri nei magazzini pubblici. Questo
sistema, come vedrà, previene totalmente la necessità
di transazioni d'affari di qualunque genere fra individui e consumatori.
Forse Lei vuole vedere come sono le nostre carte di credito".
"Lei può vedere" incalzò lui mentre stavo
esaminando con curiosità il pezzo di cartone che mi aveva dato
"che questa carta vale un certo numero di dollari. Abbiamo mantenuto
la vecchia parola ma non la sostanza. Il termine come viene usato
non corrisponde ad una cosa reale ma serve semplicemente da simbolo
algebrico per confrontare il valore dei prodotti gli uni con gli altri.
A questo proposito ad essi viene fissato un prezzo in dollari e centesimi,
proprio come ai Suoi giorni. II valore di ciò che si compra
è sottratto dal commesso che fora un numero di quadratini corrispondenti
al prezzo di ciò che si vuole".
"Se si volesse comprare qualcosa dal proprio vicino, sarebbe
possibile trasferirgli parte del credito come indennizzo?" chiesi.
"In primo luogo" replicò il Dottor Leete "i
nostri vicini non hanno niente da venderci, ma in ogni caso il nostro
credito non sarebbe trasferibile perché è strettamente
personale. Prima che la nazione autorizzasse tale trasferimento, indagherebbe
su tutte le circostanze della transazione in modo da garantire la
sua assoluta equità. Il fatto che il possesso del denaro non
era un'indicazione del diritto ad esso, sarebbe stata una ragione
sufficiente, se non ce ne fossero state altre, per abolirlo. Aveva
valore sia nelle mani di coloro che avevano rubato od ucciso per esso
sia per coloro che se lo erano guadagnato con il lavoro. La gente
ora si scambia doni e favori e comprare e vendere è considerato
in contraddizione con la reciproca benevolenza e il disinteressamento
che dovrebbe prevalere fra i cittadini e il senso di comunità
di interessi che sorregge il nostro sistema sociale. Secondo le nostre
idee comprare e vendere è considerato anti?sociale. Significherebbe
educare all'interesse personale a spese degli altri e nessuna società
che educhi i suoi cittadini a tale scuola può alzarsi al di
sopra di un grado molto basso di civilizzazione".
"Cosa accade se si spende di più del valore della propria
carta?".
"La quota è così alta che è molto più
probabile non riuscire a spenderla tutta" replicò il Dottor
Leete "ma se spese straordinarie la esaurissero, potremmo ottenere
un anticipo limitato sul credito dell'anno successivo, sebbene questa
pratica non sia incoraggiata e sia imposta una forte riduzione per
far quadrare i conti. Naturalmente, se una persona si dimostrasse
uno spendaccione recidivo, riceverebbe la sua quota mensilmente o
settimanalmente invece che annualmente o, se necessario, non gli sarebbe
permesso di gestirla personalmente".
"Se non si spende l'intera quota è permessa 1'accumulazione?".
"Ciò è permesso in una certa misura quando si anticipa
una spesa speciale. In caso contrario, si presume che i cittadini
che non abbiamo speso interamente il loro credito, restituiscano la
somma restante che torna a far parte del surplus generale".
"Un tale sistema non incoraggia il risparmio" dissi.
"Infatti non è questa la sua intenzione" fu la risposta.
"La nazione è ricca e non desidera che la gente soffra
di privazioni. Ai suoi tempi gli uomini erano costretti ad accumulare
beni e denaro da usarsi in caso di fallimento e per il mantenimento
dei loro figli. Questa necessità rendeva la parsimonia una
virtù. Ora, invece, non sarebbe considerata così lodevole
e, avendo perso la sua utilità, ha cessato di essere vista
come una virtù. Oggi gli uomini non si preoccupano più
per il futuro né per sé né per i propri figli,
perché la nazione garantisce il nutrimento, l'istruzione e
il mantenimento di ogni cittadino dalla culla alla tomba".
"Come fate allora a regolare gli stipendi?" chiesi ancora
una volta.
(
)
"Vede" disse sorridendo "non è solo il fatto
che non abbiamo soldi per pagare gli stipendi, ma, come ho detto,
non abbiamo nulla che possa corrispondere alla vostra idea di stipendio".
A questo punto mi ero abbastanza ripreso per dare voce ad alcune critiche
che, uomo del diciannovesimo secolo, mi vennero spontanee alla mente,
riguardo a questo, secondo me incredibile, espediente.
"Qualche uomo lavora il doppio di altri!" esclamai. "I
lavoratori più capaci sono soddisfatti di questo sistema che
li pone allo stesso livello di quelli meno capaci?".
"Non lasciamo spazio ad alcun tipo di lamentela" replicò
il Dottor Leete "richiedendo precisamente la stessa quantità
di servizio da tutti".
"Ma come potete farlo, vorrei sapere, dato che non esistono due
uomini le cui capacità siano identiche?".
"Non ci potrebbe essere niente di più semplice" fu
la risposta del Dottor Leete. "Noi chiediamo a tutti di fare
lo stesso sforzo: cioè richiediamo a ciascuno il miglior servizio
che egli sia in grado di offrire".
"E supponendo che tutti facciano del loro meglio" risposi
"la quantità di prodotto risultante sarà molto
differente da uomo a uomo".
"È perfettamente vero" replicò il Dottor Leete
"ma la quantità di lavoro risultante non ha niente a che
vedere con la questione, che è una questione di merito. Il
merito è una questione morale mentre la quantità di
prodotto è una questione materiale. Si userebbe una logica
molto strana se determinassimo una questione morale con un criterio
materiale. Solo l'ammontare dello sforzo è pertinente alla
questione del merito. Tutti gli uomini che fanno del loro meglio fanno
la stessa cosa. Le doti umane, per quanto eccezionali, stabiliscono
semplicemente la misura del dovere. Un uomo di grande talento che
non faccia del suo meglio anche se produce di più di un uomo
di poco talento che invece fa del suo meglio, è giudicato un
lavoratore meno meritevole del secondo e muore debitore dei suoi simili.
Il Creatore assegna gli incarichi agli uomini a seconda delle facoltà
che Egli dà loro. Noi semplicemente esigiamo la loro esecuzione".
"Siamo arrivati al magazzino del nostro quartiere" disse
Edith quando ci girammo.
Era il primo interno di un edificio pubblico del ventesimo secolo
che avessi mai visto e, naturalmente, lo spettacolo mi impressionò
profondamente. Ero in un grande ingresso pieno di luce proveniente
non solo dalle finestre che si trovavano su tutte le pareti ma anche
dalla cupola che distava dal suolo cento piedi. Sotto di essa, al
centro dell'ingresso, zampillava un'imponente fontana che rinfrescava
l'atmosfera con i suoi spruzzi. Le pareti e il soffitto erano affrescati
in tinte tenui utilizzate per addolcire senza assorbire la luce che
inondava l'interno. Intorno alla fontana c'era uno spazio occupato
da sedie e divani su cui erano sedute molte persone a conversare.
Sui muri tutto intorno all'ingresso c'erano delle leggende che indicavano
a che specie di prodotti erano destinati i banconi corrispondenti.
Edith si diresse verso uno di questi dove era esposta un'incredibile
varietà di campioni di mussola e cominciò ad ispezionarli.
"Dov'è il commesso?" chiesi poiché non c'era
nessuno dietro il bancone e sembrava che nessuno stesse arrivando
per assistere i clienti.
"Non c'è ancora bisogno del commesso" disse Edith.
"Non ho ancora fatto la mia scelta".
"Ma ai miei tempi era proprio il compito principale dei commessi
aiutare la gente a scegliere" replicai.
"Cosa? Dire alla gente che cosa voleva?".
"Sì, e più spesso a indurla a comprare ciò
che non desiderava".
"Ma le signore non trovavano questo comportamento incredibilmente
impertinente?" chiese Edith con stupore. "Quale interesse
potevano avere i commessi a che la gente comprasse o no?".
"Era il loro unico interesse" risposi. "Erano pagati
con il compito di sbarazzarsi dei prodotti, e ci si aspettava che
facessero del loro meglio, eccetto usare la forza, per raggiungere
lo scopo"
"No" disse Edith. "Questo non è compito del
commesso. Questi cartellini stampati, di cui sono responsabili le
autorità governative, ci danno tutte le informazioni necessarie".
Vidi allora che a ciascun campione era allegato un cartellino contenente
in forma succinta un'esposizione completa ed esauriente della fabbricazione,
dei materiali e di tutte le qualità dell'articolo, compreso
il prezzo.
"Il commesso, allora, non ha niente da dire riguardo alle merci
che vende?".
"Niente. Non è necessario che sappia o che dichiari di
sapere qualcosa. Gli si richiede solo cortesia e accuratezza nel prendere
le ordinazioni".
Detto questo, premette un pulsante e in un secondo apparve un commesso.
Scrisse un ordine con una matita che ne faceva due copie, ne diede
una a Edith. Mise l'altra in un piccolo contenitore e imbucò
il tutto in un tubo trasmettitore.
"La copia dell'ordine" disse Edith quando si allontanò
dal bancone dopo che il commesso aveva sottratto il valore della sua
spesa dalla carta di credito che lei gli aveva dato "è
consegnata al compratore così da poter facilmente rintracciare
e rettificare eventuali errori".
"Lei è stata veloce a scegliere" dissi. "Posso
chiedere come fa ad essere sicura che non avrebbe trovato qualcosa
di meglio in un altro magazzino? Ma probabilmente siete obbligati
a fare acquisti nel vostro distretto".
"Oh, no!" replicò. "Compriamo dove più
ci piace, anche se naturalmente molto più spesso vicino casa.
Ma non ci avrei guadagnato nulla andando negli altri magazzini. In
tutti c'è esattamente lo stesso assortimento di campioni di
ogni articolo prodotto o importato negli Stati Uniti. Ecco perché
si può decidere velocemente e non si ha bisogno di fare lunghi
giri".
"Sono solo magazzini di campioni? Non vedo commessi che tagliano
stoffe o fanno pacchi".
"In tutti i nostri magazzini ci sono solo campioni tranne che
per poche categorie di articoli. Le merci, con queste eccezioni, sono
tutte immagazzinate nel grande deposito della città da dove
sono inviati direttamente all'acquirente. Noi compriamo attraverso
i campioni e le loro etichette. Gli ordini sono inviati al deposito
e gli articoli sono distribuiti da lì. Là, in quella
specie di gabbiotto, c'è l'impiegato alle spedizioni. Gli ordini
presi dai diversi dipartimenti del magazzino arrivano a lui tramite
un apparecchio trasmittente. I suoi assistenti li smistano e li allegano
ad una particolare cassetta di spedizione. L'impiegato alle spedizioni
si serve di una dozzina di trasmettitori pneumatici che corrispondono
ai diversi generi di merci e che comunicano con il corrispondente
dipartimento del deposito generale. Imbuca nell'apposito tubo la cassetta
delle ordinazioni che pochi istanti dopo cade sull'apposito banco
del deposito generale insieme a tutti gli ordini della stessa specie
provenienti dagli altri magazzini. Le ordinazioni sono lette, registrate
e inviate all'esecuzione con la velocità di un fulmine.
L'esecuzione per me è la parte più interessante. I
rotoli di stoffa vengono messi su un asse e fatti girare da una macchina.
Colui che taglia, provvisto anch'egli di una macchina, lavora da un
rotolo all'altro senza sosta fino a che non si stanca. Allora un altro
uomo prende il suo posto. La stessa cosa vale per qualsiasi altro
prodotto. I pacchi sono poi spediti attraverso tubi più grandi
ai distretti della città e quindi distribuiti nelle case. Lei
può capire quanto sia veloce il processo se Le dico che la
mia ordinazione sarà probabilmente a casa prima di quanto lo
sarebbe stata se ce l'avessi portata io a mano".
Ero rimasto molto impressionato dalla personalità di Edith
Leete. "Suppongo" dissi "che oggi le donne, sollevate
dal peso delle faccende domestiche, non abbiano nient'altro da fare
se non coltivare la loro grazia e il loro fascino".
Il Dottor Leete rispose: "Le nostre donne sono membri dell'esercito
industriale né più né meno degli uomini, e lo
lasciano solo nel caso in cui glielo impongano i loro doveri di maternità.
Ciò porta a far sì che la maggior parte delle donne,
prima o dopo nella loro vita, servano nell'esercito per cinque, dieci
o quindici anni, mentre quelle che non hanno figli ci restino fino
al limite consentito".
" Una donna non deve lasciare l'esercito industriale quando si
sposa?" chiesi.
" Non più di un uomo" replicò il Dottor Leete.
"Perché dovrebbe? Le donne sposate non hanno responsabilità
domestiche e, sa, un marito non è come un bambino che deve
essere accudito".
"Tutti credevano che una delle piaghe della nostra civiltà
fosse proprio l'eccessivo lavoro caricato sulle spalle delle donne"
dissi "ma mi sembra che voi, ora, le facciate lavorare ancora
di più".
Il Dottor Leete scoppiò a ridere. "Sì, proprio
così, come facciamo lavorare di più gli uomini, del
resto. Comunque le donne d'oggi sono molto felici, mentre quelle del
diciannovesimo secolo, se le testimonianze dei suoi contemporanei
non ci ingannano, erano molto infelici. La ragione per cui le donne
oggi sono collaboratrici degli uomini più efficienti e allo
stesso tempo più felici è che, come per gli uomini,
seguiamo il principio di assegnar loro l'occupazione per la quale
sono più portate. Inoltre, la giornata lavorativa delle donne
è più corta rispetto a quella degli uomini e vengono
concesse loro più vacanze e più permessi di riposo quando
ne hanno bisogno".
(
)
"Ha detto che le donne lavoratrici appartengono all'esercito
industriale, ma come fanno a stare sotto lo stesso sistema di ranghi
e disciplina degli uomini, se le loro condizioni di lavoro sono così
differenti?".
"La loro disciplina è completamente diversa" replicò
il Dottor Leete "e costituisce più una forza alleata che
una parte integrante dell'esercito maschile. Hanno un generale in
capo donna e sono sotto un regime esclusivamente femminile. Questo
generale, così come gli ufficiali superiori, è scelto
fra il corpo di donne che hanno superato il periodo di servizio allo
stesso modo in cui vengono eletti i capi dell'esercito maschile e
il Presidente della nazione. Il generale dell'esercito femminile fa
parte del Gabinetto del Presidente e ha diritto di veto sulle misure
riguardanti il lavoro delle donne, in attesa di un ricorso al Congresso.
Devo aggiungere, parlando del sistema giudiziario, che abbiamo dei
giudici donna nominati dal generale delle donne. Casi in cui entrambe
le parti in causa sono donne vengono giudicati da giudici donna e,
nei casi in cui una delle due parti è un uomo e l'altra una
donna, il verdetto deve essere emesso da due giudici appartenenti
ai due sessi".
"Il sesso femminile è organizzato come una specie di imperium
in imperio nel vostro sistema" dissi.
"In un certo senso" replicò il Dottor Leete.