"Città
della musica"
Ravello è un paese di 2.800 abitanti, situato a 360 metri di
altezza sulla Costiera amalfitana. Per una serie di fortunate combinazioni
storiche e grazie alla lungimiranza dei suoi cittadini, il paese non
si è limitato a sfruttare turisticamente la straordinaria bellezza
del suo panorama ma ne ha incrementato l'attrattiva aggiungendovi
l'organizzazione di concerti e di eventi culturali.
Fino agli inizi degli anni Novanta non esisteva una vera e propria
strategia turistica e le manifestazioni pensate per un pubblico culturalmente
élitario si alternavano con quelle destinate al turismo di
massa. La definizione di una strategia precisa fu effettuata tra il
1993 e il 1995 dall'assessorato comunale alla cultura e al turismo
che provvide alla stesura di un programma operativo, alla sua discussione
con i soggetti sociali più importanti nella vita locale, alla
creazione di un network di personalità nazionali e internazionali
per fare da cintura protettiva del patrimonio ravellese e assicurare
al programma la loro collaborazione.
A partire da quel periodo, Ravello ha assecondato con più decisione
la sua etichetta di "città della musica", ha incrementato
il numero dei concerti sinfonici e cameristici, gli spattacoli di
balletto e i recital, ha coltivato con maggiore cura le tradizionali
feste popolari e ha eliminato gli spettacoli massificanti.
I due presupposti della nuova strategia erano identificati nella specificità
culturale di Ravello e in una precisa segmentazione del mercato turistico.
La specificità
culturale.
Ravello gode di un circolo virtuoso grazie al quale la bellezza intensa
e remota del luogo attira intellettuali e professionisti i quali,
con la loro presenza, inducono gli albergatori e i cittadini ad adottare
un tipo di accoglienza mirata sul turista-intellettuale (silenzio,
quiete, rispetto della natura, garbo, semplicità, buon rapporto
tra prezzo e qualità delle offerte, eventi di alto livello
culturale, ecc.). La specializzazione in questo tipo di accoglienza
e l'atmosfera che finisce per crearsi, attirano ulteriormente i turisti
capaci di apprezzarne ed esaltarne la specificità.
A Ravello ha soggiornato un numero impressionante di artisti e scrittori,
che spesso da questo luogo hanno tratto ispirazione per le loro opere:
musicisti come Wagner e Grieg; pittori come Ruskin ed Escher; scrittori
come Boccaccio, Gide, Forster, D.H.Lawrence, Domenico Rea, Rafael
Alberti, Gore Vidal; artisti come John Huston, Greta Garbo e Humphrey
Bogart.
Su questo patrimonio di presenze geniali, di paesaggi e monumenti
mirabili, i ravellesi hanno puntato per selezionare il proprio segmento
di mercato turistico.
Turismo consapevole
Com'è noto, il progresso di quest'ultimo secolo ha raddoppiato
la vita media (ormai superiore a 700.000 ore) e ha dimezzato il tempo
complessivo dedicato al lavoro (ormai inferiore a 80.000 ore). Dunque
ci restano ben 620.000 ore da dedicare a noi stessi e al tempo libero.
E tutto lascia ipotizzare che i nostri nipoti, più longevi
e più scolarizzati di noi, dedicheranno un tempo assai maggiore
all'ozio creativo, all'arricchimento culturale, alla partecipazione
e al godimento estetico. Si profila, cioè, una società
del tempo libero, centrata sulla cultura, sul turismo e sullo svago,
i quali diventano a loro volta legittime occasioni di imprenditorialità
economica e di opportunità lavorative.
Tutte queste persone - non solo ricche ma anche agiate, disposte a
sacrificare altri consumi a quelli di natura culturale - sono molto
attente alla scelta delle proprie méte turistiche, dalle quali
pretendono un buon mare di mattina, arte scavi e musei di pomeriggio,
concerti e teatro la sera (esibiti entro contenitori appropriati),
locali raffinati e occasioni rare, cucina genuina, ospitalità
cordiale ma non invadente, rispetto della privacy senza però
l'angoscia della solitudine. Per comodità, li chiameremo "turisti
consapevoli".
Turismo estraniato
Man mano che ci si allontana da questo nocciolo duro e prezioso di
turisti d'élite, si cade nel turismo di massa, fatto di folle
inconsapevoli e transitorie, addomesticate al "mordi e fuggi",
allettate con accorte combinazioni di mega-attrattive effimere e di
comunicazioni furbesche. Queste masse apprezzano il rumore, la calca,
il fast food, il vistoso, il televisivo, il gigantesco, il superficiale.
Per esse una discoteca, un ristorante, una piazza sono tanto più
attraenti quanto più alti sono i decibel e più vistosi
i tubi al neon. La loro caratteristica consiste nel sorvolare le regioni
e le cose alla massima velocità e al minimo prezzo, estranei
a se stessi e agli altri. Per comodità, li chiameremo appunto
"turisti estraniati".
Tra i due tipi di turisti - consapevoli e estraniati - non esiste
compatibilità: per una sorta di legge di Gresham, il turista
cattivo scaccia quello buono e la comunità ospitante decade.
I luoghi della
cultura e dello svago
Il luogo materiale in cui il turismo consapevole ama celebrare le
nozze tra svago e cultura è costituito da quelle rarissime
aree del mondo capaci di offrire, tutti insieme, monumenti, storia,
natura, eventi e organizzazione.
A buon diritto, Ravello si candida come méta ideale di questo
turismo che
richiede cure incessanti, appassionate, variate nel tempo e personalizzate.
Richiede un continuo aggiornamento tecnologico, una total quality
e la capacità di contendere, attraverso offerte culturali sempre
più sofisticate, i clienti alla concorrenza internazionale
sempre più agguerrita.
Una buona ospitalità deve coinvolgere tutta la comunità
accogliente: accanto all'albergo ben gestito occorrono taxi puntuali,
ordine pubblico rispettato, negozi forniti, prezzi adeguati, ecc.
Inoltre occorre che le dinamiche positive innescate in un paese si
espandano, evitando così che una località di classe
finisca per essere degradata dall'invadenza triviale di località
limitrofe. E' dunque necessario creare delle reti, delle "galassie"
di paesi eccellenti, programmando eventi ripartiti in base alla vocazione
e all'esperienza di ciascuna "stella" della galassia.
Infine occorre la mobilitazione di tutti gli intellettuali che frequentano
queste località, che le amano e ne traggono ispirazione per
il proprio lavoro. Il loro contributo di idee, di organizzazione,
di amicizie, di promozione, di controllo, di critica conferisce alla
galassia un ulteriore punto di forza, prezioso e doveroso.
La S3-Studium
e Ravello
La progettazione di un auditorium per Ravello rappresenta un buon
esempio di questo possibile contributo esterno.
Ogni estate, da oltre dieci anni, la S3-Studium, scuola di specializzazione
manageriale con sede in Italia e in Brasile, organizza a Ravello un
seminario sul rapporto tra organizzazione e creatività. Un
numero crescente di economisti, politologi, sociologi, epistemologi,
artisti, imprenditori, manager anima questi seminari che, da qualche
anno a questa parte, si sono arricchiti di una folta rappresentanza
di partecipanti brasiliani.
Fin qui i seminari si sono svolti in un auditorium ricavato da una
chiesa del XII secolo: di gran fascino ma ormai insufficiente a contenere
il pubblico. D'altra parte, a prescindere dal seminario della S3,
Ravello avverte sempre più l'esigenza di una sala capiente
per concerti e convegni.
Se ne è parlato con il sindaco, Secondo Amalfitano, durante
l'ultima edizione del seminario, nel luglio scorso, e il giornalista
Roberto d'Avila, che partecipava ai lavori, ha suggerito di chiedere
il progetto ad Oscar Niemeyer, il massimo architetto brasiliano e
uno dei maggiori del nostro secolo, legato da profonda amicizia e
stima a Domenico De Masi, cittadino ravellese. Lo stesso Roberto D'Avila,
tornato in Brasile, si è premurosamente incaricato di chiedere
a Niemeyer il progetto a nome di De Masi. E Niemeyer ha generosamente
accettato.
Il ruolo dell'architettura
Tutto ciò mette in gioco l'architettura ravellese che affonda
le sue radici nell'epoca romana e soprattutto medievale. Tutto il
territorio comunale è costellato da ruderi delle grandi ville
costruite durante l'egemonia della Repubblica di Amalfi e i monumenti
principali risalgono a quell'epoca. Tuttora, nell'iconografia e nell'architettura
ricorrente a Ravello, tornano i fregi arabeggianti, le bifore, i mosaici,
le volte di quegli antichi monumenti, divenuti canone estetico impresso
nell'immaginario collettivo.
Con il tempo, dal Settecento in poi, altre forme si sono aggiunte
a quelle medievali e i restauri hanno spesso sovrapposto il barocco
al gotico. Da ultimo, l'avvento di nuovi materiali - soprattutto cemento
armato e alluminio anodizzato - ha determinato un collage caotico
di vecchie e nuove costruzioni sicché oggi lo stilema medievale
declina ma non vi sono ancora nuovi segni prestigiosi che ne raccolgano
la potente eredità, innovandone il messaggio.
L'idea di un auditorium progettato da Oscar Niemeyer è nata
appunto dall'ammirazione per l'illustre architetto e dal desiderio
di dotare Ravello di un'opera d'arte moderna, degna di questo luogo
eccezionale, un segno forte e prestigioso, capace di aprire al paese
nuove vie estetiche senza rinunziare alla solare identità architettonica
del Mediterraneo.
Perché
l'auditorium
L'auditorium può rappresentare una vera e propria chiave di
volta nella modernizzazione estetica, nella spinta culturale, nel
progresso occupazionale ed economico del paese.
Ravello, città della musica, dispone di un variegato sistema
di splendidi contenitori all'aperto: villa Rufolo, villa Cimbrone,
piazza San Giovanni del Toro, piazza Duomo offrono siti e scenari
incomparabili per la fruizione della musica da camera, sinfonica e
bandistica, per il balletto, il cinema, i recital.
Ma l'intemperanza del clima ravellese impedisce la fruizione di musica
all'aperto per la maggior parte dell'anno e la capienza di sale al
chiuso non supera i cento posti.
Più grave, durante tutto l'anno, è la ricettività
convegnistica. Mentre cresce la domanda da parte di aziende e di enti,
mentre gli alberghi sarebbero pronti a ospitare molte centinaia di
persone in qualunque mese, manca un auditorium adeguato e Ravello
perde questo prezioso segmento del mercato turistico, che potrebbe
alimentare la sua economia in tutti i mesi dell'anno, dando lavoro
continuativo a tanti suoi giovani.
Occorre dunque dotare al più presto il paese di un auditorium
capace di accogliere degnamente concerti di musica, recital, seminari,
convegni e convention.
Perché
Niemeyer
Nella graduatoria delle località incantevoli, dove si colloca
Ravello? La fama che circonda questo paese, gli ospiti illustri che
ha sempre attratto, la sua ricchezza di paesaggi e di opere d'arte,
il livello di civiltà della sua popolazione, ne fanno un gioiello
assoluto. Dunque ogni intervento, sia pure minimo, su tale gioiello,
esige la massima apprensione e va affidato a urbanisti, architetti,
design che, con la loro genialità, il loro prestigio, la loro
onestà intellettuale, offrano la massima garanzia tecnica,
estetica, etica.
Come si è detto, una serie di fortunate circostanze ha consentito
di chiedere a Niemeyer il progetto dell'auditorium ravellese.
Oscar Niemayer è nato il 15 dicembre 1907, ha dunque 93 anni,
ha creato oltre 500 edifici in ogni parte del mondo, tuttora lavora
intensamente. E' l'unico architetto che ha progettato ex novo un'intera
capitale: Brasilia. Insieme a Le Corbusier ha firmato il palazzo delle
Nazioni Unite a New York. Durante il suo esilio in Francia, dove era
vietato agli architetti stranieri di firmare progetti, De Gaulle emanò
una deroga esclusiva per lui. In Brasile ha progettato, oltre ai grandi
edifici pubblici della capitale, capolavori come il museo di Nitteròi
o la chiesa di San Francesco a Belo Horizonte; in Francia il complesso
di Le Havre, la sede della Renault e del Pcf; ad Algeri la moschea;
a Milano la Mondadori.
Ma tutto ciò non sarebbe bastato a far sognare un capolavoro
di Niemeyer per Ravello se non ci fosse un'intima consonanza tra il
suo stile e quello della Costiera. Come in tutta l'area amalfitana,
così nell'architettura di Niemeyer dominano la linea curva
e il colore bianco. Egli ha scritto: "Non è l'angolo retto
che mi attrae, e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile, creata
dall'uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale.
La curva che incontro nelle montagne del mio paese, nella donna preferita,
nelle nuvole del cielo e nelle onde del mare. Di curve è fatto
tutto l'universo. L'universo curvo di Einstein".
La cultura in cui è radicata l'architettura di Niemeyer è
quella solare - ardita ed equilibrata al tempo stesso - che unisce
tutti i paesi latini, al di qua e al di là dell'Atlantico.
L'opera di Niemeyer a Ravello, accanto a quella di David Chipperfield,
Zaha Hadid, Oriol Bohigas, Albert Puigdomenech, Tobia Scarpa oggi
attivi a Salerno, costituisce un poderoso arricchimento estetico della
provincia.
Niemeyer ha uno spirito universale, è universalmente riconosciuto
come un genio dell'archietttura del nostro tempo, un suo progetto
realizzato a Ravello sarà già di per se stesso un grande,
ulteriore richiamo per un pubblico di qualità, che apprezza
le cose rare e belle: "Fare architettura - egli ripete - è
creare bellezza. Una bellezza cui concorre l'immaginazione non meno
della conoscenza".
Il progetto
Oscar Niemeyer ha consegnato i disegni e il plastico dell'auditorium
a Domenico De Masi il 23 settembre 2000, nel suo studio al n.3.940
della Av. Atlantica di Rio de Janeiro. Su incoraggiamento di Secondo
Amalfitano, sindaco di Ravello, il progetto gli era stato chiesto
il 7 luglio dal giornalista Roberto d'Avila a nome di De Masi. Entrambi
sono amici del Maestro che ha lavorato al progetto intensamente, per
settanta giorni.
Nel consegnare i disegni e il plastico, Niemeyer ha ribadito una sua
particolare soddisfazione per il risultato raggiunto con quest'opera
e ha spiegato dettagliatamente le intenzioni ad essa sottese: creare
un complesso architettonico non eccessivamente costoso, semplice e
ardito al tempo stesso, capace di inserire nel paesaggio ravellese
un segno inconfondibile ma non dissonante. Quando l'auditorium sarà
costruito, diventerà un riferimento visivo per chiunque guarderà
Ravello da lontano. Presente ma non invadente, esso lancerà
un richiamo intenso ed amichevole a chi guarda il paese da lontano,
come già fa attualmente la Rondinaia: questa consacrata alla
cultura privata; quello aperto alla cultura collettiva.
All'auditorium si accederà da una piazza oblunga che consentirà
di godere, al tempo stesso, lo strepitoso panorama e il sorprendente
edificio. Nella sala, il parterre per il pubblico sfrutta il declivio
naturale del terreno; il posto per l'orchestra e il foyer sporge arditamente
nel vuoto come il palco di villa Rufolo, ma senza sostegni.
L'esperienza musicale ravellese è segnata da concerti all'aperto
dove l'imperfezione acustica è compensata dalla sensazione
complessiva di godimento cui , oltre alla musica, concorrono il paesaggio,
il tramonto, il sublime. L'auditorium non intende contrapporsi a questa
esperienza, imponendo la totale rinunzia al paesaggio in cambio della
perfezione acustica. Tale perfezione sarà agevolata dall'edificio
concavo come la perfetta cassa armonica di un mandolino, ma il paesaggio
resterà godibile attraverso l'ampia vetrata di accesso e occhieggerà
dall'oblò dietro l'orchestra.
Ciò
che conta
Questo progetto, per la sua bellezza intrinseca e per la fama mondiale
del suo progettista, una volta realizzato conferirà a Ravello
un grande, ulteriore richiamo, affiancandosi degnamente ai capolavori
del passato e al paesaggio di sempre.
Esso è un dono generoso di Niemeyer, fedele ai princìpi
umani che ha generosamente coltivato per tutta la sua straordinaria
esistenza: "Un sentimento di solidarietà - egli ha scritto
- mi ha accompagnato per tutta la vita. Io avrei vergogna se fossi
un uomo ricco".
La catena affettuosa che lega Niemeyer a Ravello attraverso la S3-Studium
ha consentito a questo paese privilegiato l'acquisizione di un ennesimo
segno della sua perenne fortuna. In tutta la vicenda di questa progettazione,
che partecipa più al genere delle favole che a quello delle
committenze professionali, l'amore per il bello e la gara per dotare
Ravello di un'opera d'arte sorprendente hanno fatto tutt'uno con il
cimento dell'invenzione e con la commozione dell'amicizia. Del resto,
proprio Niemeyer ha scritto sulla parete del suo studio: "Ciò
che conta non è l'architettura ma è la vita, gli amici
e questo mondo ingiusto che dobbiamo modificare"
Le immagini
Niemeyer ha accompagnato i disegni e il plastico del progetto con
la seguente "spiegazione necessaria":
"Iniziando
i disegni del progetto, ho subito sentito che questa non era un'opera
facile da progettare. Il terreno irregolare, stretto, con una inclinazione
trasversale molto accentuata. Di qui l'iniziativa di far costruire
un plastico, desideroso di definire in condizioni poco favorevoli
- i piani forniti erano troppo piccoli - la conformazione naturale
del terreno.
Non pensavo affatto a un'opera costosa che potesse implicare dei movimenti
di terra non necessari e perciò ho assunto come punto di partenza
la decisione di localizzare il parterre esattamente secondo l'inclinazione
data.
E il progetto ha cominciato a sorgere. L'ingresso dell'auditorium,
un grande salone aperto sul paesaggio, un muro curvo e basso che crea
il palcoscenico, il parterre, il mezzanino e la cabina di proiezione.
Un muro doppio servirà d'accesso, grazie a una scala proiettata
in esso, ai servizi sanitari e, a un livello più basso, all'ambiente
per le macchine dell'aria condizionata, che utilizzerà per
l'inalazione gli spazi vuoti esistenti.
Con questa soluzione ho preservato il volume progettato, in modo da
evitare divisioni alte che avrebbero potuto comprometterlo.
Sono ritornato al plastico e ho constatato che l'entrata dell'auditorium
doveva essere più protetta, ampliando la sua copertura in forma
spettacolare, il che ha conferito al progetto un aspetto nuovo, capace
di creare la sorpresa desiderata.
In seguito, analizzando l'insieme, ho verificato che la posizione
dell'edificio in rapporto alle strade circostanti non permettevano
ai passanti di avere una veduta più completa della sua architettura.
E, allora, ho disegnato la piazza, stretta, che, io credo, arricchita
da questo panorama magnifico, potrebbe costituire, indipendentemente
dall'auditorium, un luogo d'incontro di particolare interesse. Al
di sotto di questo sarà costruito il parking con una capacità
di 100 vetture - una relazione corretta, se si considera un auditorium
di 500 posti.
E io mi metto a immaginare, soddisfatto, questa piazza costruita,
degna - forse - della città di Ravello, una delle più
belle d'Italia.