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Potenza della
AARP 
La rivista Fortune lo ha nominato il secondo uomo più potente di Washington:
si tratta di Horace B. Deets. Quando i politici parlano di lui, è come
se parlassero di un fantasma; per la maggior parte degli americani,
infatti, si tratta di uno sconosciuto.
Almeno fino al compimento dei 50 anni, quando al festeggiato viene recapitata
una lettera di auguri con l'invito ad aderire all'associazione AARP.
Deets, 60 anni, è il direttore esecutivo dell'American Association of
Retired Persons (Associazione americana dei pensionati), la più grande
associazione di interessi degli USA.
L'associazione conta 32,7 milioni di aderenti (soltanto la chiesa romana
cattolica può vantare un numero maggiore) e più di 200mila liberi collaboratori
occupati in tutti i rami della società, in ogni angolo della nazione.
Con una quota annuale di 8 dollari, essa offre sconti su assicurazioni,
biglietti aerei, autonoleggio e pernottamento in 9000 alberghi, e una
propria spedizione di medicinali, proprie carte di credito e fondi di
investimento.
I programmi gratuiti della AARP prevedono scuola guida, assistenza,
consulenza legale, corsi per proteggersi dalle aziende di vendita telefonica
che si sono specializzate nel truffare gli anziani.
Infine, ogni 2 mesi vengono stampate 22 milioni di copie della rivista
omaggio "Modern Maturity". E' semplicemente una questione di numeri:
72,4 milioni di americani hanno cinquant'anni o più; il 45% di essi
-un cittadino ogni otto, un cittadino ogni quinto elettore- aderisce
alla AARP. Fortune ha inserito, per la seconda volta, nel 1998, la AARP
al numero uno delle lobby di Washington.
Il peso politico dell'associazione è talmente considerevole da permetterle
di operare in assoluta trasparenza, non accettare alcun compromesso
e non simpatizzare per alcuna corrente politica. Ci si coalizza con
chi al momento è portatore di medesimi interessi, quale che sia il colore
politico.
I critici rimproverano all'associazione di concentrarsi esclusivamente
sulle problematiche che toccano la terza età, dimenticando le generazioni
più giovani ma la risposta della AARP è: gli USA sono l'unico paese
occidentale a non avere una assicurazione sanitaria nazionale e le imposte
per la sicurezza sociale e medicinali sono, a confronto con i paesi
europei, davvero irrisorie.
E' per questo motivo che gli americani si percepiscono tradizionalmente
come imprenditori di sé stessi per i bisogni e le cure della terza età.
Il 66 % dei senior integra l'assegno statale con un reddito proveniente
da risparmio o immobili, il 32 % può contare sui premi della previdenza
privata. Questa mentalità del contare sulle proprie forze riduce anche
le potenzialità di conflitto tra giovani ed anziani.
Questi ultimi, infatti, tendono, ad un certo punto della loro vita,
a ritirarsi in Florida, California o Arizona, lasciando campo libero
ai giovani. Gli si riconosce semplicemente ciò che hanno ottenuto dal
lavoro di una vita! La generazione dei baby boomer ha lasciato un imprinting
sulla società, senza uguali nella storia. Si tratta di 78 milioni di
americani, nati tra il 1946 e il 1964, che oggi rappresentano il nocciolo
della forza lavoro e domani rappresenteranno il grosso degli appartenenti
alla terza età.
Dal 2008 si riverserà sugli Stati Uniti un'ondata di nuovi pensionati,
creando non pochi e nuovi problemi anche alla AARP. Rispetto ai loro
genitori, questi soggetti vivono una condizione materiale sicuramente
migliore, ma il loro futuro appare di contro più incerto e peggiore.
Il 60 % può contare su un risparmio insufficiente; molti devono sopportare
un doppio onere finanziario, i genitori in case di riposo e i figli
ancora al college; il 40 % non ha una assicurazione privata e una persona
su cinque crede che i bisogni della vecchiaia si risolveranno da soli.
Una grande fetta pensa di continuare a lavorare una volta raggiunta
l'età pensionabile. Ma come tutti sappiamo c'è sempre meno lavoro.
La domanda è quanti di questi baby boomer si rivolgeranno alla AARP.
Ad oggi, solo un quarto degli appartenenti a questa generazione ha risposto
positivamente alla lettera di Mr. Deets.
I designer europei abbattono il tabù della vecchiaia
Uno dei cliché più ricorrenti nel mondo della produzione è che i clienti
anziani prediligono il classico. "Non sempre" risponderebbe un anziano
che abbia provato almeno una volta a sedersi sulla sedia "Barcellona"
di Ludwig Mies van der Rohe, architetto del Bauhaus conosciuto in tutto
il mondo.
La confusione nasce attorno al concetto di comodità dei prodotti destinati
al target della terza età. Siamo circondati da eleganti apparecchi telefonici
con tasti minuscoli, barattoli per conserve difficilmente apribili o
segnaletica stradale illeggibile.
Ora finalmente si afferma un cambiamento di rotta. La lobby dei consumatori
della terza età cresce e alcuni produttori cominciano a chiedersi perché
gli ultrasessantenni dovrebbero continuare a spendere soldi (attualmente
15 miliardi di marchi al mese) per acquistare beni per i quali giornalmente
si arrabbiano.
In fin dei conti anche un quarantenne è soddisfatto se il cavo dell'aspirapolvere
si riavvolge da sé, se le prese alle pareti vengono posizionate un po'
più in alto, o se lo spremilimone funziona davvero per ciò per cui è
stato ideato.
In altri paesi europei, da lungo tempo, il tema degli anziani presso
i produttori non è più un tabù, come invece rimane in Germania. In Svezia,
Danimarca, Olanda e Inghilterra, design e architettura sono ricche di
contenuti sociologici e politici.
Per questo non stupisce che un inglese, Roger Coleman, del Royal College
of Art di Londra abbia fondato quattro anni fa il DAN (Design for Ageing
Network): una comunità scientifica di gerontologi, psicologi, designer
ed esperti di marketing, i quali promuovono l'idea che esistano diversi
design per diverse generazioni. Il DAN racchiude istituti come il National
College of Art di Dublino, l'Università Tecnica di Lisbona, la Scuola
Professionale superiore del Niederrhein a Krefeld, così come studi tedeschi
di architettura e marketing.
Il design per la terza età, tema centrale del DAN, trova sempre più
seguaci tra i produttori industriali tedeschi, soprattutto se si considera
che la creazione di un mercato ad hoc risulta difficile in quanto nessuno
di noi ama considerarsi un anziano e di conseguenza respinge l'idea
di essere un potenziale acquirente dei loro prodotti.
Ecco perché il design inventa il gioco magico dell'ambiguità per cui
i maniglioni posizionati ai lati del lavandino del bagno, e pensati
per sorreggere la persona, ora si camuffano da porta-asciugamani.
Avere 70 anni ma non sentirli
Chi accetta di sottoporsi all'esperimento non ha vita facile: alcuni
bendaggi limitano la libertà di movimento; nella tuta sono distribuiti,
in piccole sacche, fino a 14 chili di piombo che ostacolano la naturale
andatura; la visiera dell'elmo circoscrive il campo visivo e il colore
giallognolo rende tutto indistinto.
L' "Age Simulator", messo a punto dall'azienda Meyer-Hentschel Cosulting
di Saarbruck, trasferisce, a chi lo indossa, la sensazione di avere
70 anni, e gli ingegneri dell'area Ricerca & Sviluppo di case automobilistiche
e aziende di elettrodomestici si infilano nella tuta per rendersi meglio
conto dei problemi che un anziano potrebbe incontrare nell'utilizzo
di un prodotto.
Nelle ricerche di mercato, l'esame degli standard prende in considerazione
la fascia di popolazione compresa tra 14 e 59 anni, e questo naturalmente
ha delle conseguenze: le descrizioni di alcuni prodotti sono così piccole
che gli anziani non riescono a leggerle, la pulizia del filtro delle
lavatrici implica dei veri e propri esercizi ginnici, fuori dalla loro
portata. L'Age Simulator smaschera i punti deboli di molti prodotti.
Se per esempio un giovane designer indossa tuta ed elmo per testare
il nuovo bollitore per uova alla coque, si dovrà accontentare di gustare
solo uova sode. Infatti, la cuffia dell'elmo, inghiottendo le alte frequenze,
non permette di sentire il sibilo.
Sarebbe davvero ingenuo pensare che l'industria si interessi agli anziani
esclusivamente per motivi di umanità. Gli appartenenti alla terza età
sono una forza d'acquisto in crescita rappresentando attualmente il
48 % della disponibilità di reddito e, quindi, progettare bollitori
il cui sibilo si senta a qualsiasi età, conviene.
Giovani e anziani ai ferri corti
Nel 2030 un cittadino tedesco su tre apparterrà alla generazione-kukident,
avrà cioè più di 60 anni. E' l'esito della più grande rivoluzione demografica
nella storia dell'umanità: in Germania, nell'arco di 25 anni, il numero
dei pensionati crescerà a tal punto che occorrerà il lavoro di due contribuenti
per mantenere un pensionato.
In vista di questo "drammatico invecchiamento", gli assicuratori già
parlano di un rischio longevità. E qualcuno afferma che i conflitti
generazionali si inaspriranno.
Nelle società industriali occidentali, nel giro di pochi decenni, il
principio che regolava da sempre la convivenza tra generazioni, si è
ribaltato nel suo opposto: il culto giovanile nei media e la cultura
del quotidiano hanno sottratto il primato ad una secolare e profondamente
radicata cultura degli anziani.
Mentre in molti paesi asiatici, il tradizionale culto degli antenati
sopravvive ancora oggi e in molti luoghi africani sono ancora gli anziani
a decidere la storia dei clan, in Germania non viene assegnato più nessun
ruolo, che si dimostri in qualche modo interessante, alla classe della
terza età. Ancora sul finire del secolo, l'anziano dettava al suo discendente
lo stile di vita, la professione e addirittura la scelta del partner.
I giovani avevano un'unica possibilità per acquisire autorità: dovevano
invecchiare.
Di contro, oggi il presidente Roman Herzog deve esortare i suoi cittadini
a non sospingere gli anziani ai confini della società. L'avvertimento
arriva piuttosto tardi: già da molto tempo gli scolari non lasciano
più sedere gli anziani negli autobus.
E anche se non fosse così, nella vita pubblica non sono quasi più previsti
posti per i vecchi. In un sondaggio condotto da Special Spiegel, una
persona su due della classe di età compresa tra i 18 e i 24 anni, ritiene
che il rapporto tra generazioni sia peggiorato negli ultimi anni. Ogni
fascia d'età ha i suoi avversari contro cui opporsi.
Al momento, il fardello più pesante ricade sulle fasce di mezza età,
la cosiddetta generazione sandwich, che oggi ha tra i 30 e i 59 anni.
Da un lato, ci sono gli appartenenti alla generazione del dopoguerra
e della ricostruzione la cui esistenza è stata votata alla moderazione,
al risparmio, alla disciplina e alla tenacia per raggiungere il benessere
ed ora credono che figli e nipoti debbano loro sostegno, gratitudine
e rispetto.
Dall'altro lato, ci sono i giovani e i giovani adulti, nominati dai
sociologi "generazione ME o generazione EGO": non chiedono nulla ai
vecchi e la loro vita ruota attorno al motto della realizzazione di
sé. Sembra che la fun-generation possegga il monopolio culturale nella
vita pubblica: nei programmi televisivi, nelle mode e nei prodotti,
su tutto vale il diktat della giovinezza.
Secondo il parere di molti giovani, soltanto sul mercato del lavoro
il monopolio è esercitato ancora da chi ha i capelli grigi. Anche se,
dal 1970 ad oggi, la quota maschile della forza lavoro tra i 55 e i
64 anni si è ridotta di quasi un terzo (soprattutto nella Germania dell'Est,
interi paesi sono stati mandati in prepensionamento), ciò non ha contribuito
in maniera significativa a creare nuovi posti di lavoro per i giovani.
Il problema non è l'aumento degli anziani, ma la disoccupazione che
oggi colpisce più duramente chi è agli inizi della propria vita professionale.
Mentre sono sempre più i giovani a beneficiare dell'assistenza sociale
e a sedere sulle panchine del parco con in mano una lattina di birra,
d'altra parte sono sempre più i pensionati che, rispetto a qualsiasi
altra generazione, dispongono di un potere d'acquisto senza precedenti.
Aumentano, così, i giovani convinti che siano loro in prima persona
a pagare per l'agiatezza con cui gli anziani vivono; e la situazione
potrebbe ancora peggiorare. Con l'imminente entrata in età pensionabile
dei sessantottini, gli studiosi sociali si attendono una nuova categoria
di anziani: diversamente da quanto accade oggi, i nuovi vecchi non abbandoneranno
silenziosamente i palchi della vita pubblica ma reclameranno potere
politico.
Essi, infatti, posseggono un'istruzione migliore rispetto ai loro predecessori,
sono più attivi e in salute, sono ben più numerosi.
E' probabile che in un futuro non troppo lontano, l'esito delle elezioni
venga deciso dagli anziani (già oggi in Germania quasi un elettore su
due ha più di 50 anni). I giovani temono che, quando la base della democrazia
sarà la demografia, le spese per la sicurezza dei pensionati avranno
la precedenza su quelle per l'istruzione.
Perciò sostengono che occorre mettere un freno a questo strisciante
esproprio. "Esproprio di cosa?" domandano i vecchi a chi vive una prolungata
giovinezza finanziata il più delle volte da mamma e papà. E le pretese
si trasformano a volte in prevaricazione.
Secondo uno studio effettuato a Bonn, una persona anziana su tre in
Germania è stata vittima, negli ultimi cinque anni, di violenza fisica
o psicologica. La gamma delle violenze va dalla trascuratezza nell'assistenza
fino ai maltrattamenti fisici.
Si potrebbe provare a cambiare il fuoco dell'osservazione e considerare,
contro l'opinione corrente, pensionati e anziani come una fetta di popolazione
molto produttiva. Le prestazioni rese gratuitamente in cure o in baby-sitting,
hanno un valore di circa 81 miliardi di marchi l'anno.
Circa il 17% delle pensioni dei genitori vanno ai figli e ai nipoti
in forma di regali, sostegno per la costruzione della casa o eredità.
Quindi, qualsiasi diminuzione delle pensioni colpirebbe come un boomerang
anche i giovani. Solo un quinto dei pensionati intraprende nuove attività.
Di contro, un terzo sprofonda nel letargo.
In Germania non esiste ancora una nuova e attiva cultura della vecchiaia.
Diversamente dagli USA, dove una legge antidiscriminazione protegge
i lavoratori e dove è assolutamente normale che un vecchio professore
o manager svolga servizio davanti alle scuole per l'attraversamento
pedonale degli scolari, in Germania un guazzabuglio di norme burocratiche
impedisce, ad esempio, che un consigliere di scuola media superiore
pensionato presti la sua opera in una biblioteca cittadina.
Il vecchio schema che suddivideva l'arco della vita dell'individuo in
tre parti, la prima destinata all'apprendimento, la seconda al lavoro
e la terza al godimento dei frutti del lavoro, non risulta più valido
in quanto la spensieratezza dei seniores male si sposa con il peso che
grava sui giovani.
Senior-invaders
La paura per le tecnologie elettroniche è diffusa: probabilmente
il colpevole di tutto ciò è il videoregistratore.
Chi non è in grado di programmarlo, non dovrebbe neanche avvicinarsi
al computer.
Quest'ultimo appartiene al mondo dei giovani e, se non lo si è preso
in considerazione fino ad ora, non si vede davvero il motivo per cui
iniziare adesso! Invece dilaga il fenomeno che vede sempre più anziani
navigare in rete: per acquistare prodotti e servizi, per sfogliare i
quotidiani e leggerli di nuovo, perché il corpo dei caratteri è della
misura giusta!
E ancora, bit e byte stabiliscono nuovi legami tra nonni e nipoti che
imparano insieme a navigare, che si spediscono e-mail.
La senior-net, fondata a San Francisco nel 1986, conquista terreno,
seppur con ritardo, anche in Germania: il computer e internet vengono
scoperti da persone con più di 60 anni come utili strumenti nella vecchiaia.
Le e-mail a parenti e amici non devono essere portate all'ufficio postale:
è possibile eseguire, restando comodamente a casa, diverse operazioni
bancarie, un semplice click del mouse permette di acquistare una vasta
gamma di prodotti, banche dati forniscono informazioni e nominativi
di esperti in artrite e protesi dentarie, forum e chatline consentono
di trascorrere il tempo in compagnia. Istituti, ospizi e residence realizzano
corsi per imparare a navigare in internet. Nascono internet-café per
la terza età.
Tutto ciò rappresenta un modo per tenere il cervello in allenamento.
I circa 100 miliardi di cellule nervose si riducono giorno dopo giorno
e il lavoro intellettuale, stimolando il sistema nervoso, permette di
non mandare il cervello in pensione prima del tempo. Esiste anche una
ragione del tutto pratica che spiega la diffusione di tastiere e video
tra gli anziani.
Il mondo è ormai colmo di computer: biglietti, estratti conto, prestiti
di libri, orari ferroviari, tutto questo e molto altro ancora, è spesso
accessibile con un click di mouse.
Perciò, negli ultimi anni, si assiste a una proliferazione dei siti
dedicati alla terza età.
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