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    Numero 5
 


Il meglio di "Spiegel Special"
a cura di Katia Gotnich

 
I pensionati americani guadagnano sicurezza grazie ad una lobby potentissima, guadagnano comodità grazie ai designer italiani, guadagnano comprensione grazie a un "simulatore di età". Per i pensionati tedeschi, invece, saggezza ed esperienza valgono ben poco perché la conoscenza invecchia prima della moda

Potenza della AARP Sintesi dell'articolo di Gerhard Waldherr, "Grauer Gigant. Die US-Seniorenorganisation AARP zeigt den Mächtingen ihre Macht"
La rivista Fortune lo ha nominato il secondo uomo più potente di Washington: si tratta di Horace B. Deets. Quando i politici parlano di lui, è come se parlassero di un fantasma; per la maggior parte degli americani, infatti, si tratta di uno sconosciuto.
Almeno fino al compimento dei 50 anni, quando al festeggiato viene recapitata una lettera di auguri con l'invito ad aderire all'associazione AARP. Deets, 60 anni, è il direttore esecutivo dell'American Association of Retired Persons (Associazione americana dei pensionati), la più grande associazione di interessi degli USA.
L'associazione conta 32,7 milioni di aderenti (soltanto la chiesa romana cattolica può vantare un numero maggiore) e più di 200mila liberi collaboratori occupati in tutti i rami della società, in ogni angolo della nazione.
Con una quota annuale di 8 dollari, essa offre sconti su assicurazioni, biglietti aerei, autonoleggio e pernottamento in 9000 alberghi, e una propria spedizione di medicinali, proprie carte di credito e fondi di investimento.
I programmi gratuiti della AARP prevedono scuola guida, assistenza, consulenza legale, corsi per proteggersi dalle aziende di vendita telefonica che si sono specializzate nel truffare gli anziani.
Infine, ogni 2 mesi vengono stampate 22 milioni di copie della rivista omaggio "Modern Maturity". E' semplicemente una questione di numeri: 72,4 milioni di americani hanno cinquant'anni o più; il 45% di essi -un cittadino ogni otto, un cittadino ogni quinto elettore- aderisce alla AARP. Fortune ha inserito, per la seconda volta, nel 1998, la AARP al numero uno delle lobby di Washington.
Il peso politico dell'associazione è talmente considerevole da permetterle di operare in assoluta trasparenza, non accettare alcun compromesso e non simpatizzare per alcuna corrente politica. Ci si coalizza con chi al momento è portatore di medesimi interessi, quale che sia il colore politico.
I critici rimproverano all'associazione di concentrarsi esclusivamente sulle problematiche che toccano la terza età, dimenticando le generazioni più giovani ma la risposta della AARP è: gli USA sono l'unico paese occidentale a non avere una assicurazione sanitaria nazionale e le imposte per la sicurezza sociale e medicinali sono, a confronto con i paesi europei, davvero irrisorie.
E' per questo motivo che gli americani si percepiscono tradizionalmente come imprenditori di sé stessi per i bisogni e le cure della terza età. Il 66 % dei senior integra l'assegno statale con un reddito proveniente da risparmio o immobili, il 32 % può contare sui premi della previdenza privata. Questa mentalità del contare sulle proprie forze riduce anche le potenzialità di conflitto tra giovani ed anziani.
Questi ultimi, infatti, tendono, ad un certo punto della loro vita, a ritirarsi in Florida, California o Arizona, lasciando campo libero ai giovani. Gli si riconosce semplicemente ciò che hanno ottenuto dal lavoro di una vita! La generazione dei baby boomer ha lasciato un imprinting sulla società, senza uguali nella storia. Si tratta di 78 milioni di americani, nati tra il 1946 e il 1964, che oggi rappresentano il nocciolo della forza lavoro e domani rappresenteranno il grosso degli appartenenti alla terza età.
Dal 2008 si riverserà sugli Stati Uniti un'ondata di nuovi pensionati, creando non pochi e nuovi problemi anche alla AARP. Rispetto ai loro genitori, questi soggetti vivono una condizione materiale sicuramente migliore, ma il loro futuro appare di contro più incerto e peggiore.
Il 60 % può contare su un risparmio insufficiente; molti devono sopportare un doppio onere finanziario, i genitori in case di riposo e i figli ancora al college; il 40 % non ha una assicurazione privata e una persona su cinque crede che i bisogni della vecchiaia si risolveranno da soli.
Una grande fetta pensa di continuare a lavorare una volta raggiunta l'età pensionabile. Ma come tutti sappiamo c'è sempre meno lavoro.
La domanda è quanti di questi baby boomer si rivolgeranno alla AARP. Ad oggi, solo un quarto degli appartenenti a questa generazione ha risposto positivamente alla lettera di Mr. Deets.

I designer europei abbattono il tabù della vecchiaiaSintesi dell'articolo di Pascal Morché, "Europäische Designer durchbrechen die Altersmauer"
Uno dei cliché più ricorrenti nel mondo della produzione è che i clienti anziani prediligono il classico. "Non sempre" risponderebbe un anziano che abbia provato almeno una volta a sedersi sulla sedia "Barcellona" di Ludwig Mies van der Rohe, architetto del Bauhaus conosciuto in tutto il mondo.
La confusione nasce attorno al concetto di comodità dei prodotti destinati al target della terza età. Siamo circondati da eleganti apparecchi telefonici con tasti minuscoli, barattoli per conserve difficilmente apribili o segnaletica stradale illeggibile.
Ora finalmente si afferma un cambiamento di rotta. La lobby dei consumatori della terza età cresce e alcuni produttori cominciano a chiedersi perché gli ultrasessantenni dovrebbero continuare a spendere soldi (attualmente 15 miliardi di marchi al mese) per acquistare beni per i quali giornalmente si arrabbiano.
In fin dei conti anche un quarantenne è soddisfatto se il cavo dell'aspirapolvere si riavvolge da sé, se le prese alle pareti vengono posizionate un po' più in alto, o se lo spremilimone funziona davvero per ciò per cui è stato ideato.
In altri paesi europei, da lungo tempo, il tema degli anziani presso i produttori non è più un tabù, come invece rimane in Germania. In Svezia, Danimarca, Olanda e Inghilterra, design e architettura sono ricche di contenuti sociologici e politici.
Per questo non stupisce che un inglese, Roger Coleman, del Royal College of Art di Londra abbia fondato quattro anni fa il DAN (Design for Ageing Network): una comunità scientifica di gerontologi, psicologi, designer ed esperti di marketing, i quali promuovono l'idea che esistano diversi design per diverse generazioni. Il DAN racchiude istituti come il National College of Art di Dublino, l'Università Tecnica di Lisbona, la Scuola Professionale superiore del Niederrhein a Krefeld, così come studi tedeschi di architettura e marketing.
Il design per la terza età, tema centrale del DAN, trova sempre più seguaci tra i produttori industriali tedeschi, soprattutto se si considera che la creazione di un mercato ad hoc risulta difficile in quanto nessuno di noi ama considerarsi un anziano e di conseguenza respinge l'idea di essere un potenziale acquirente dei loro prodotti.
Ecco perché il design inventa il gioco magico dell'ambiguità per cui i maniglioni posizionati ai lati del lavandino del bagno, e pensati per sorreggere la persona, ora si camuffano da porta-asciugamani.

Avere 70 anni ma non sentirliSintesi dell'articolo di Spiegel Special, "Ein Alterssimulator vermittelt das Gefühl, 70 zu sein"
Chi accetta di sottoporsi all'esperimento non ha vita facile: alcuni bendaggi limitano la libertà di movimento; nella tuta sono distribuiti, in piccole sacche, fino a 14 chili di piombo che ostacolano la naturale andatura; la visiera dell'elmo circoscrive il campo visivo e il colore giallognolo rende tutto indistinto.
L' "Age Simulator", messo a punto dall'azienda Meyer-Hentschel Cosulting di Saarbruck, trasferisce, a chi lo indossa, la sensazione di avere 70 anni, e gli ingegneri dell'area Ricerca & Sviluppo di case automobilistiche e aziende di elettrodomestici si infilano nella tuta per rendersi meglio conto dei problemi che un anziano potrebbe incontrare nell'utilizzo di un prodotto.
Nelle ricerche di mercato, l'esame degli standard prende in considerazione la fascia di popolazione compresa tra 14 e 59 anni, e questo naturalmente ha delle conseguenze: le descrizioni di alcuni prodotti sono così piccole che gli anziani non riescono a leggerle, la pulizia del filtro delle lavatrici implica dei veri e propri esercizi ginnici, fuori dalla loro portata. L'Age Simulator smaschera i punti deboli di molti prodotti. Se per esempio un giovane designer indossa tuta ed elmo per testare il nuovo bollitore per uova alla coque, si dovrà accontentare di gustare solo uova sode. Infatti, la cuffia dell'elmo, inghiottendo le alte frequenze, non permette di sentire il sibilo.
Sarebbe davvero ingenuo pensare che l'industria si interessi agli anziani esclusivamente per motivi di umanità. Gli appartenenti alla terza età sono una forza d'acquisto in crescita rappresentando attualmente il 48 % della disponibilità di reddito e, quindi, progettare bollitori il cui sibilo si senta a qualsiasi età, conviene.

Giovani e anziani ai ferri cortiSintesi dell'articolo di Beate Lakotta, "Jung gegen Alt - Kommt der Krieg der Generationen?"
Nel 2030 un cittadino tedesco su tre apparterrà alla generazione-kukident, avrà cioè più di 60 anni. E' l'esito della più grande rivoluzione demografica nella storia dell'umanità: in Germania, nell'arco di 25 anni, il numero dei pensionati crescerà a tal punto che occorrerà il lavoro di due contribuenti per mantenere un pensionato.
In vista di questo "drammatico invecchiamento", gli assicuratori già parlano di un rischio longevità. E qualcuno afferma che i conflitti generazionali si inaspriranno.
Nelle società industriali occidentali, nel giro di pochi decenni, il principio che regolava da sempre la convivenza tra generazioni, si è ribaltato nel suo opposto: il culto giovanile nei media e la cultura del quotidiano hanno sottratto il primato ad una secolare e profondamente radicata cultura degli anziani.
Mentre in molti paesi asiatici, il tradizionale culto degli antenati sopravvive ancora oggi e in molti luoghi africani sono ancora gli anziani a decidere la storia dei clan, in Germania non viene assegnato più nessun ruolo, che si dimostri in qualche modo interessante, alla classe della terza età. Ancora sul finire del secolo, l'anziano dettava al suo discendente lo stile di vita, la professione e addirittura la scelta del partner.
I giovani avevano un'unica possibilità per acquisire autorità: dovevano invecchiare.
Di contro, oggi il presidente Roman Herzog deve esortare i suoi cittadini a non sospingere gli anziani ai confini della società. L'avvertimento arriva piuttosto tardi: già da molto tempo gli scolari non lasciano più sedere gli anziani negli autobus.
E anche se non fosse così, nella vita pubblica non sono quasi più previsti posti per i vecchi. In un sondaggio condotto da Special Spiegel, una persona su due della classe di età compresa tra i 18 e i 24 anni, ritiene che il rapporto tra generazioni sia peggiorato negli ultimi anni. Ogni fascia d'età ha i suoi avversari contro cui opporsi.
Al momento, il fardello più pesante ricade sulle fasce di mezza età, la cosiddetta generazione sandwich, che oggi ha tra i 30 e i 59 anni.
Da un lato, ci sono gli appartenenti alla generazione del dopoguerra e della ricostruzione la cui esistenza è stata votata alla moderazione, al risparmio, alla disciplina e alla tenacia per raggiungere il benessere ed ora credono che figli e nipoti debbano loro sostegno, gratitudine e rispetto.
Dall'altro lato, ci sono i giovani e i giovani adulti, nominati dai sociologi "generazione ME o generazione EGO": non chiedono nulla ai vecchi e la loro vita ruota attorno al motto della realizzazione di sé. Sembra che la fun-generation possegga il monopolio culturale nella vita pubblica: nei programmi televisivi, nelle mode e nei prodotti, su tutto vale il diktat della giovinezza.
Secondo il parere di molti giovani, soltanto sul mercato del lavoro il monopolio è esercitato ancora da chi ha i capelli grigi. Anche se, dal 1970 ad oggi, la quota maschile della forza lavoro tra i 55 e i 64 anni si è ridotta di quasi un terzo (soprattutto nella Germania dell'Est, interi paesi sono stati mandati in prepensionamento), ciò non ha contribuito in maniera significativa a creare nuovi posti di lavoro per i giovani. Il problema non è l'aumento degli anziani, ma la disoccupazione che oggi colpisce più duramente chi è agli inizi della propria vita professionale. Mentre sono sempre più i giovani a beneficiare dell'assistenza sociale e a sedere sulle panchine del parco con in mano una lattina di birra, d'altra parte sono sempre più i pensionati che, rispetto a qualsiasi altra generazione, dispongono di un potere d'acquisto senza precedenti. Aumentano, così, i giovani convinti che siano loro in prima persona a pagare per l'agiatezza con cui gli anziani vivono; e la situazione potrebbe ancora peggiorare. Con l'imminente entrata in età pensionabile dei sessantottini, gli studiosi sociali si attendono una nuova categoria di anziani: diversamente da quanto accade oggi, i nuovi vecchi non abbandoneranno silenziosamente i palchi della vita pubblica ma reclameranno potere politico.
Essi, infatti, posseggono un'istruzione migliore rispetto ai loro predecessori, sono più attivi e in salute, sono ben più numerosi.
E' probabile che in un futuro non troppo lontano, l'esito delle elezioni venga deciso dagli anziani (già oggi in Germania quasi un elettore su due ha più di 50 anni). I giovani temono che, quando la base della democrazia sarà la demografia, le spese per la sicurezza dei pensionati avranno la precedenza su quelle per l'istruzione.
Perciò sostengono che occorre mettere un freno a questo strisciante esproprio. "Esproprio di cosa?" domandano i vecchi a chi vive una prolungata giovinezza finanziata il più delle volte da mamma e papà. E le pretese si trasformano a volte in prevaricazione.
Secondo uno studio effettuato a Bonn, una persona anziana su tre in Germania è stata vittima, negli ultimi cinque anni, di violenza fisica o psicologica. La gamma delle violenze va dalla trascuratezza nell'assistenza fino ai maltrattamenti fisici.
Si potrebbe provare a cambiare il fuoco dell'osservazione e considerare, contro l'opinione corrente, pensionati e anziani come una fetta di popolazione molto produttiva. Le prestazioni rese gratuitamente in cure o in baby-sitting, hanno un valore di circa 81 miliardi di marchi l'anno.
Circa il 17% delle pensioni dei genitori vanno ai figli e ai nipoti in forma di regali, sostegno per la costruzione della casa o eredità. Quindi, qualsiasi diminuzione delle pensioni colpirebbe come un boomerang anche i giovani. Solo un quinto dei pensionati intraprende nuove attività. Di contro, un terzo sprofonda nel letargo.
In Germania non esiste ancora una nuova e attiva cultura della vecchiaia. Diversamente dagli USA, dove una legge antidiscriminazione protegge i lavoratori e dove è assolutamente normale che un vecchio professore o manager svolga servizio davanti alle scuole per l'attraversamento pedonale degli scolari, in Germania un guazzabuglio di norme burocratiche impedisce, ad esempio, che un consigliere di scuola media superiore pensionato presti la sua opera in una biblioteca cittadina.
Il vecchio schema che suddivideva l'arco della vita dell'individuo in tre parti, la prima destinata all'apprendimento, la seconda al lavoro e la terza al godimento dei frutti del lavoro, non risulta più valido in quanto la spensieratezza dei seniores male si sposa con il peso che grava sui giovani.

Senior-invadersSintesi dell'articolo di Uly Foerster, "Graue mit der Maus - Senioren erobern das Internet"
La paura per le tecnologie elettroniche è diffusa: probabilmente il colpevole di tutto ciò è il videoregistratore.
Chi non è in grado di programmarlo, non dovrebbe neanche avvicinarsi al computer.
Quest'ultimo appartiene al mondo dei giovani e, se non lo si è preso in considerazione fino ad ora, non si vede davvero il motivo per cui iniziare adesso! Invece dilaga il fenomeno che vede sempre più anziani navigare in rete: per acquistare prodotti e servizi, per sfogliare i quotidiani e leggerli di nuovo, perché il corpo dei caratteri è della misura giusta!
E ancora, bit e byte stabiliscono nuovi legami tra nonni e nipoti che imparano insieme a navigare, che si spediscono e-mail.
La senior-net, fondata a San Francisco nel 1986, conquista terreno, seppur con ritardo, anche in Germania: il computer e internet vengono scoperti da persone con più di 60 anni come utili strumenti nella vecchiaia.
Le e-mail a parenti e amici non devono essere portate all'ufficio postale: è possibile eseguire, restando comodamente a casa, diverse operazioni bancarie, un semplice click del mouse permette di acquistare una vasta gamma di prodotti, banche dati forniscono informazioni e nominativi di esperti in artrite e protesi dentarie, forum e chatline consentono di trascorrere il tempo in compagnia. Istituti, ospizi e residence realizzano corsi per imparare a navigare in internet. Nascono internet-café per la terza età.
Tutto ciò rappresenta un modo per tenere il cervello in allenamento. I circa 100 miliardi di cellule nervose si riducono giorno dopo giorno e il lavoro intellettuale, stimolando il sistema nervoso, permette di non mandare il cervello in pensione prima del tempo. Esiste anche una ragione del tutto pratica che spiega la diffusione di tastiere e video tra gli anziani.
Il mondo è ormai colmo di computer: biglietti, estratti conto, prestiti di libri, orari ferroviari, tutto questo e molto altro ancora, è spesso accessibile con un click di mouse.
Perciò, negli ultimi anni, si assiste a una proliferazione dei siti dedicati alla terza età.


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