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Ebbene sì, è successo.
Mi sono fatta scoprire da mio marito. Ho giocato male con uno strumento
ancora a me troppo sconosciuto, un messaggio in posta elettronica che
non era destinato a lui e che non avrebbe mai dovuto leggere gli è arrivato.
Non era previsto, i due mondi non avrebbero dovuto interagire. Da una
parte lui, il marito, il padre dei miei figli, quello con cui lavorare,
costruire, combattere, dividere l'infinito to do del progetto avviato
insieme, la famiglia. Con lui la soldatessa, razionale, mai stanca,
donna che agisce, donna che non molla. Dall'altra, un fantasma, l'immagine
di un amico abbandonato 15 anni prima, il ricordo di una storia lontana
non vissuta a sufficienza. Con lui, la donna emotiva-seduttrice-giocosa-fragile-tremebonda,
quella che si è messa da parte, quella nascosta e che cerca di rinascere.
Nulla di strano, cose all'ordine del giorno, cose banali.
Eppure, se queste cose sono così banali, così comuni, così diffuse,
se pochi riescono a farne a meno, devono avere una grossa importanza,
sono rilevanti. Anzi, in certi casi devono essere fatte, è immorale
non farle. Eh sì, ora che ho detto una eresia e già qualcuno mi prepara
il rogo, chiamo subito in difesa il mio amico Roberto Vacca e chiedo
aiuto al suo splendido libro, La via della ragione, le regole di una
nuova morale per il terzo millennio, in cui lo dice chiaro e tondo:
è morale ciò "che genera conoscenza e comprensione". D'altronde, perché
mai tanta gente si complica così la vita se non per conoscere e per
crescere?
Mio marito, che è intelligente, trema ad ogni scossone di crescita,
perché l'esito non è determinato, ma ha capito: deve lasciarmi crescere.
E' una condizione necessaria, anche se non sufficiente, perché la nostra
unione continui ad esistere e perché lui, noi, possiamo fruire di questa
crescita.
Così, consiglio a tutte le donne che abbiano la necessità di capirsi
un po' di più e pensano di poterlo fare comunicando con qualcuno, di
farlo e di non lasciare che i complessi di colpa si affaccino se l'interlocutore
è un uomo e se l'intimità cui si giunge supera quella che si ha con
il marito, fidanzato o tiranno. Certo, bisogna armarsi di consapevolezza
e decisione a superare qualunque difficoltà. I rischi, le fatiche, lo
stress possono essere enormi. Le conseguenze non del tutto prevedibili
o determinabili, soprattutto se entrano in gioco le emozioni.
Per comunicare, la posta elettronica è uno strumento molto potente,
che consente, favorisce, agevola le cose in modo impensabile. Va però
usato come un'arma pericolosa. Non si dà un'automobile a un bambino
e un adulto non guida se prima non ha capito come non farsi male e non
farne agli altri. Eppure, molti si fanno prendere dall'ebbrezza della
velocità, l'accelerazione di una Porche o di una Ferrari danno un piacere
unico e qualche sprovveduto ci rimette le penne. L'e-mail va preso così.
Potenzia incredibilmente le possibilità di comunicazione, quella fatta
con le parole. Chi sente il desiderio di comunicare, trova qualcuno
con cui farlo e ha il tempo per farlo, può farsi prendere dall'e-mail
come da una droga. Tornerò su questo punto tra poco.
I rischi di essere scoperti o intercettati si possono limitare apprendendo
qualche rudimento fondamentale e usando alcuni accorgimenti. Non mi
metto qui a insegnare come usare e configurare un programma di e-mail.
La cosa migliore è provare. Guardare quali sono le voci dei diversi
menu disponibili, fare delle prove mandando messaggi a se stessi e ad
amici pazienti e fidati.
Voglio invece dare qualche suggerimento, buono anche per le principianti,
per limitare al massimo la possibilità che qualcuno legga la nostra
posta. Dovete innanzitutto essere coscienti che se utilizzate l'e-mail
messo a disposizione dal vostro internet provider o, peggio ancora,
un indirizzo aziendale, i vostri messaggi possono essere effettivamente
letti da qualche curioso senza molte difficoltà: ciò che voi scrivete
e ciò che ricevete viene infatti registrato su un computer, il cosiddetto
server, appartenente al provider o all'azienda per cui lavorate e ogni
messaggio contiene i dati del mittente e del destinatario: sicuramente
l'e-mail, di solito anche il nome e cognome.
Per questo motivo, suggerisco di evitare accuratamente l'utilizzo di
questo servizio per l'invio di messaggi personali-riservati-delicati.
Ci sono invece dei servizi di e-mail più adatti al caso: quelli messi
a disposizione sui siti che offrono posta elettronica gratuita per acquisire
audience. Ricorrere ad essi presenta dei vantaggi, ognuno dei quali
con il suo piccolo risvolto negativo da tenere presente.
Primo, non costano niente, ne potete aprire tanti quanti ne volete,
senza però esagerare: seguirli tutti richiede molto tempo e, se le passwords
non sono tutte uguali, rischiate di dimenticarvele.
Secondo, la posta viene registrata sul server del fornitore di servizio
e lì rimane. Invece di scaricarla sul vostro PC dove potrebbe capitare
sotto gli occhi indiscreti di qualcuno, andate a leggerla sul server
che sta laggiù, in America o in Australia, dove nessuno vi conosce.
Lo svantaggio sta nel fatto che vi costa un po' di più l'utilizzo della
linea telefonica, perché dovete leggere mentre siete collegate, e nei
tempi di accesso al vostro archivio di messaggi che sono più lunghi
di quelli che potete avere lavorando in locale sul vostro PC.
Terzo: se anche, laggiù dove sta il server, ci fossero dei curiosi che
si divertono a leggere la posta degli altri, potete evitare che si sappia
che quei messaggi appartengono a voi: è sufficiente che quando richiedete
l'indirizzo di e-mail non diate i vostri dati personali veri, ma inventiate
un nome, un cognome, un paese e un indirizzo di residenza che non siano
il vostro, se volete potete anche cambiare sesso.
Oltre a ciò, quando trovate la casellina in cui vi viene richiesto di
mettere un sì o un no perché il vostro e-mail venga inserito nelle varie
directories disponibili sul Web, scegliete "no". Io possiedo un indirizzo
che corrisponde a un maschio abitante in Namibia, l'indirizzo di residenza
non me lo ricordo, ma funziona alla grande!
Ultimo accorgimento importante, non usate il vostro indirizzo segreto
con qualcuno che non abbia un indirizzo altrettanto segreto: se scrivete
a un vostro amico che utilizza l'e-mail aziendale e un suo collega si
diverte a leggere la sua posta, alla fine potrebbe risalire a voi tramite
tutte le informazioni che inevitabilmente inserite all'interno dei messaggi.
Sembra complicato, in realtà non lo è, se se ne ha voglia.
Torniamo però a parlare dei veri rischi: dicevo, e-mail come droga…
in realtà sarebbe meglio dire, comunicazione via e-mail, come droga.
Con tanto di crisi di astinenza se il messaggio di risposta al vostro
non arriva in tempo! Rileggete l'articolo di Andrea Aparo (Next, numero
quattro, marzo 1999), citare al proprio corrispondente-amante virtuale
il brano del Piccolo principe in cui la volpe spiega al principino che
ci vogliono dei riti, che bisogna arrivare all'appuntamento quando l'altro
se l'aspetta, pena un grande sofferenza di chi aspetta, vuol dire "smettila
di farmi soffrire, io aspetto i tuoi messaggi e tu non mi scrivi, amami
di più, sii puntuale o io sto male". E' il messaggio di una persona
che spera ancora di ottenere quello che vorrebbe ma è appunto troppo
spesso in crisi di astinenza e in cuor suo sa già che deve iniziare
al più presto una cura disintossicante.
Già, con l'e-mail succede questo, i nostri fornitori di droga, i nostri
corrispondenti, si stufano molto prima di uno spacciatore, soprattutto
se sono uomini. In realtà non sono neanche loro a fornircela questa
droga, sono solo strumenti che utilizziamo per drogarci da sole. Ma
senza di loro non ci riusciamo, abbiamo per forza bisogno di un interlocutore,
uno a cui raccontare dubbi, fantasie, tristezze, speranze, desideri
e magari con cui provare cose mai provate… sesso virtuale ad esempio?
Perché tutto questo? Con l'e-mail scrivo a una persona senza preoccuparmi
troppo di disturbarla, perché potrà leggere quando avrà tempo. So, però,
che leggerà presto, spero che leggerà e soprattutto che risponderà presto.
Con l'e-mail dico quello che ho in cuore senza farmi prendere dalla
timidezza e dal pudore che mi dominerebbe in sua presenza. Con l'e-mail
scrivo tutte le volte che mi viene in mente un pensiero da comunicargli
e comunico in un mese quello che normalmente comunicherei in due anni
di frequentazione. Dico cose che non direi forse mai. Il tempo che impiego
a scrivere e spedire un messaggio in e-mail è molto breve e lo posso
fare mentre lavoro. Così, mi viene voglia di giocarci e apro e coltivo
delle relazioni anche con persone che altrimenti lascerei stare: perché
sarebbe troppo complicato, perché sono lontane, perché non so se abbiamo
molto da dirci, perché normalmente non investirei troppo su una persona
che a priori non mi interessa abbastanza o con cui non può esserci sufficiente
continuità. Ma l'investimento iniziale con l'e-mail è così basso che
posso provare a parlare con molte più persone e lanciarmi a conoscere
anche quelli cui non dedicherei tempo ed energia nella vita "reale".
Allora, se mi trovo a scambiare parole, pensieri e poi sentimenti ed
emozioni con un uomo via e-mail, devo sapere che più comunico, più ho
voglia di farlo; più desidero, più voglio che il mio desiderio sia soddisfatto,
proprio come in una storia d'amore reale. Parlando a lui, parlo però
quasi sempre soprattutto a me stessa, perché il feedback che ho da lui
è assolutamente incompleto.
Io vivo attraverso le nostre parole e la mia fantasia una storia d'amore
favolosa, forse penso a lui la notte, faccio l'amore con lui la notte,
lo vedo, vedo bene come è fatto e come si muove, lo desidero da morire,
mi eccito. Ma lui forse non è proprio così, non agirebbe così, non desidera
così. I suoi sentimenti sono forse un po' diversi, i suoi pensieri e
i suoi obiettivi pure.
Oh, non sto dicendo che mi inganna e che è un disonesto! Dico solo che
l'e-mail non mi consente di avere un riscontro sufficiente per sapere
se siamo in sintonia, dico solo che una storia d'amore ha bisogno di
essere vissuta con tutti i sensi insieme. Altrimenti è una fantasia
d'amore.
Nulla contro le fantasie d'amore… l'ho detto all'inizio, consiglio a
tutte le donne che ne sentano il bisogno o il desiderio di lanciarsi
in un'avventura virtuale. Noi donne abbiamo un enorme bisogno di lavorare
con la fantasia, ci serve per conoscerci, per arrivare preparate alle
esperienze reali. E' un dono il nostro, possiamo vivere emozioni inventandole
e autoalimentandole, possiamo fare esperienza da sole prima di condividere
pensieri e sentimenti con altre persone. Ma a volte siamo più deboli
nel riconoscere le cose per quello che sono. E allora ci perdiamo in
tristezze, disperazioni, depressioni. Con gli amori via e-mail si corre
questo rischio. Alimentiamo sentimenti e desideri, li facciamo diventare
enormi e di là c'è magari un poveretto che all'inizio si è lasciato
incuriosire, poi interessare, poi si è fatto coinvolgere ma alla fine
si è spaventato! Già, gli uomini si spaventano, ricordatevelo, si spaventano.
Succede se chiediamo loro troppo o semplicemente chiediamo loro quello
a cui non sono ancora arrivati. Poi, hanno priorità diverse dalle nostre.
… e quando lui si è spaventato, la frequenza dei messaggi diminuisce,
la quantità e l'intensità dei contenuti, pure. Comincia la frustrazione
e il batticuore speranzoso e felice che ci veniva prima, quando dopo
qualche infinito secondo appariva la familiare videata che diceva "Unread
message summary - you have 1 unread message" si trasforma in tristezza,
vuoto e disperazione. Diventa tale perché dopo gli ancora più infiniti
secondi, come sempre, si comincia a costruire sullo schermo la solita
videata (ma quanto ci mette, il cuore batte, sudo, soffro), ma una volta,
due volte, troppe volte, leggo: "Unread message summary - you have 0
unread messages"!
A questo punto c'è il rischio di incaponirsi, di non voler capire, o
di capire e pensare che non ce la si fa, che si ha bisogno assoluto
di parlare con qualcuno. Non c'è nessuno, qualcuno mi aiutiiiiiiiiiiiiii!
Suggerisco di usare l'e-mail anche tra noi, noi donne, amiche. Da Roma,
Ginevra, Milano, Parigi, Boston o Sidney, anche noi siamo in rete, anche
noi possiamo parlarci e raccontarci queste ed altre cose. Quando ci
parliamo ci diventa tutto chiaro, quasi ovvio, facile; riusciamo a recuperare
la nostra forza. Noi sappiamo ascoltare molto di più, perché essere
ascoltate è un nostro bisogno. Facciamolo allora, perché quando siamo
più forti possiamo fare molte cose molto belle, anche in un mondo che
abbiamo lasciato troppo in mano agli uomini, cari e amati uomini.
Il mio e-mail è gaw@iol.it; quando
entreremo in intimità vi darò l'altro, quello del Namibiano.
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