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Da donna a donna
Emanuela Gawronski

 
Mentre i manager, per compiacere i loro capi, restano al chiodo dodici ore al giorno, le loro mogli virtualmente intrecciano traditrici ghirlande amorose attraverso la più galeotta delle poste: quella elettronica

Ebbene sì, è successo. Mi sono fatta scoprire da mio marito. Ho giocato male con uno strumento ancora a me troppo sconosciuto, un messaggio in posta elettronica che non era destinato a lui e che non avrebbe mai dovuto leggere gli è arrivato. Non era previsto, i due mondi non avrebbero dovuto interagire. Da una parte lui, il marito, il padre dei miei figli, quello con cui lavorare, costruire, combattere, dividere l'infinito to do del progetto avviato insieme, la famiglia. Con lui la soldatessa, razionale, mai stanca, donna che agisce, donna che non molla. Dall'altra, un fantasma, l'immagine di un amico abbandonato 15 anni prima, il ricordo di una storia lontana non vissuta a sufficienza. Con lui, la donna emotiva-seduttrice-giocosa-fragile-tremebonda, quella che si è messa da parte, quella nascosta e che cerca di rinascere. Nulla di strano, cose all'ordine del giorno, cose banali.

Eppure, se queste cose sono così banali, così comuni, così diffuse, se pochi riescono a farne a meno, devono avere una grossa importanza, sono rilevanti. Anzi, in certi casi devono essere fatte, è immorale non farle. Eh sì, ora che ho detto una eresia e già qualcuno mi prepara il rogo, chiamo subito in difesa il mio amico Roberto Vacca e chiedo aiuto al suo splendido libro, La via della ragione, le regole di una nuova morale per il terzo millennio, in cui lo dice chiaro e tondo: è morale ciò "che genera conoscenza e comprensione". D'altronde, perché mai tanta gente si complica così la vita se non per conoscere e per crescere?

Mio marito, che è intelligente, trema ad ogni scossone di crescita, perché l'esito non è determinato, ma ha capito: deve lasciarmi crescere. E' una condizione necessaria, anche se non sufficiente, perché la nostra unione continui ad esistere e perché lui, noi, possiamo fruire di questa crescita.

Così, consiglio a tutte le donne che abbiano la necessità di capirsi un po' di più e pensano di poterlo fare comunicando con qualcuno, di farlo e di non lasciare che i complessi di colpa si affaccino se l'interlocutore è un uomo e se l'intimità cui si giunge supera quella che si ha con il marito, fidanzato o tiranno. Certo, bisogna armarsi di consapevolezza e decisione a superare qualunque difficoltà. I rischi, le fatiche, lo stress possono essere enormi. Le conseguenze non del tutto prevedibili o determinabili, soprattutto se entrano in gioco le emozioni.

Per comunicare, la posta elettronica è uno strumento molto potente, che consente, favorisce, agevola le cose in modo impensabile. Va però usato come un'arma pericolosa. Non si dà un'automobile a un bambino e un adulto non guida se prima non ha capito come non farsi male e non farne agli altri. Eppure, molti si fanno prendere dall'ebbrezza della velocità, l'accelerazione di una Porche o di una Ferrari danno un piacere unico e qualche sprovveduto ci rimette le penne. L'e-mail va preso così. Potenzia incredibilmente le possibilità di comunicazione, quella fatta con le parole. Chi sente il desiderio di comunicare, trova qualcuno con cui farlo e ha il tempo per farlo, può farsi prendere dall'e-mail come da una droga. Tornerò su questo punto tra poco.

I rischi di essere scoperti o intercettati si possono limitare apprendendo qualche rudimento fondamentale e usando alcuni accorgimenti. Non mi metto qui a insegnare come usare e configurare un programma di e-mail. La cosa migliore è provare. Guardare quali sono le voci dei diversi menu disponibili, fare delle prove mandando messaggi a se stessi e ad amici pazienti e fidati.

Voglio invece dare qualche suggerimento, buono anche per le principianti, per limitare al massimo la possibilità che qualcuno legga la nostra posta. Dovete innanzitutto essere coscienti che se utilizzate l'e-mail messo a disposizione dal vostro internet provider o, peggio ancora, un indirizzo aziendale, i vostri messaggi possono essere effettivamente letti da qualche curioso senza molte difficoltà: ciò che voi scrivete e ciò che ricevete viene infatti registrato su un computer, il cosiddetto server, appartenente al provider o all'azienda per cui lavorate e ogni messaggio contiene i dati del mittente e del destinatario: sicuramente l'e-mail, di solito anche il nome e cognome.
Per questo motivo, suggerisco di evitare accuratamente l'utilizzo di questo servizio per l'invio di messaggi personali-riservati-delicati. Ci sono invece dei servizi di e-mail più adatti al caso: quelli messi a disposizione sui siti che offrono posta elettronica gratuita per acquisire audience. Ricorrere ad essi presenta dei vantaggi, ognuno dei quali con il suo piccolo risvolto negativo da tenere presente.
Primo, non costano niente, ne potete aprire tanti quanti ne volete, senza però esagerare: seguirli tutti richiede molto tempo e, se le passwords non sono tutte uguali, rischiate di dimenticarvele.
Secondo, la posta viene registrata sul server del fornitore di servizio e lì rimane. Invece di scaricarla sul vostro PC dove potrebbe capitare sotto gli occhi indiscreti di qualcuno, andate a leggerla sul server che sta laggiù, in America o in Australia, dove nessuno vi conosce. Lo svantaggio sta nel fatto che vi costa un po' di più l'utilizzo della linea telefonica, perché dovete leggere mentre siete collegate, e nei tempi di accesso al vostro archivio di messaggi che sono più lunghi di quelli che potete avere lavorando in locale sul vostro PC.
Terzo: se anche, laggiù dove sta il server, ci fossero dei curiosi che si divertono a leggere la posta degli altri, potete evitare che si sappia che quei messaggi appartengono a voi: è sufficiente che quando richiedete l'indirizzo di e-mail non diate i vostri dati personali veri, ma inventiate un nome, un cognome, un paese e un indirizzo di residenza che non siano il vostro, se volete potete anche cambiare sesso.
Oltre a ciò, quando trovate la casellina in cui vi viene richiesto di mettere un sì o un no perché il vostro e-mail venga inserito nelle varie directories disponibili sul Web, scegliete "no". Io possiedo un indirizzo che corrisponde a un maschio abitante in Namibia, l'indirizzo di residenza non me lo ricordo, ma funziona alla grande!
Ultimo accorgimento importante, non usate il vostro indirizzo segreto con qualcuno che non abbia un indirizzo altrettanto segreto: se scrivete a un vostro amico che utilizza l'e-mail aziendale e un suo collega si diverte a leggere la sua posta, alla fine potrebbe risalire a voi tramite tutte le informazioni che inevitabilmente inserite all'interno dei messaggi. Sembra complicato, in realtà non lo è, se se ne ha voglia.

Torniamo però a parlare dei veri rischi: dicevo, e-mail come droga… in realtà sarebbe meglio dire, comunicazione via e-mail, come droga. Con tanto di crisi di astinenza se il messaggio di risposta al vostro non arriva in tempo! Rileggete l'articolo di Andrea Aparo (Next, numero quattro, marzo 1999), citare al proprio corrispondente-amante virtuale il brano del Piccolo principe in cui la volpe spiega al principino che ci vogliono dei riti, che bisogna arrivare all'appuntamento quando l'altro se l'aspetta, pena un grande sofferenza di chi aspetta, vuol dire "smettila di farmi soffrire, io aspetto i tuoi messaggi e tu non mi scrivi, amami di più, sii puntuale o io sto male". E' il messaggio di una persona che spera ancora di ottenere quello che vorrebbe ma è appunto troppo spesso in crisi di astinenza e in cuor suo sa già che deve iniziare al più presto una cura disintossicante.

Già, con l'e-mail succede questo, i nostri fornitori di droga, i nostri corrispondenti, si stufano molto prima di uno spacciatore, soprattutto se sono uomini. In realtà non sono neanche loro a fornircela questa droga, sono solo strumenti che utilizziamo per drogarci da sole. Ma senza di loro non ci riusciamo, abbiamo per forza bisogno di un interlocutore, uno a cui raccontare dubbi, fantasie, tristezze, speranze, desideri e magari con cui provare cose mai provate… sesso virtuale ad esempio?

Perché tutto questo? Con l'e-mail scrivo a una persona senza preoccuparmi troppo di disturbarla, perché potrà leggere quando avrà tempo. So, però, che leggerà presto, spero che leggerà e soprattutto che risponderà presto. Con l'e-mail dico quello che ho in cuore senza farmi prendere dalla timidezza e dal pudore che mi dominerebbe in sua presenza. Con l'e-mail scrivo tutte le volte che mi viene in mente un pensiero da comunicargli e comunico in un mese quello che normalmente comunicherei in due anni di frequentazione. Dico cose che non direi forse mai. Il tempo che impiego a scrivere e spedire un messaggio in e-mail è molto breve e lo posso fare mentre lavoro. Così, mi viene voglia di giocarci e apro e coltivo delle relazioni anche con persone che altrimenti lascerei stare: perché sarebbe troppo complicato, perché sono lontane, perché non so se abbiamo molto da dirci, perché normalmente non investirei troppo su una persona che a priori non mi interessa abbastanza o con cui non può esserci sufficiente continuità. Ma l'investimento iniziale con l'e-mail è così basso che posso provare a parlare con molte più persone e lanciarmi a conoscere anche quelli cui non dedicherei tempo ed energia nella vita "reale".

Allora, se mi trovo a scambiare parole, pensieri e poi sentimenti ed emozioni con un uomo via e-mail, devo sapere che più comunico, più ho voglia di farlo; più desidero, più voglio che il mio desiderio sia soddisfatto, proprio come in una storia d'amore reale. Parlando a lui, parlo però quasi sempre soprattutto a me stessa, perché il feedback che ho da lui è assolutamente incompleto.
Io vivo attraverso le nostre parole e la mia fantasia una storia d'amore favolosa, forse penso a lui la notte, faccio l'amore con lui la notte, lo vedo, vedo bene come è fatto e come si muove, lo desidero da morire, mi eccito. Ma lui forse non è proprio così, non agirebbe così, non desidera così. I suoi sentimenti sono forse un po' diversi, i suoi pensieri e i suoi obiettivi pure.
Oh, non sto dicendo che mi inganna e che è un disonesto! Dico solo che l'e-mail non mi consente di avere un riscontro sufficiente per sapere se siamo in sintonia, dico solo che una storia d'amore ha bisogno di essere vissuta con tutti i sensi insieme. Altrimenti è una fantasia d'amore.

Nulla contro le fantasie d'amore… l'ho detto all'inizio, consiglio a tutte le donne che ne sentano il bisogno o il desiderio di lanciarsi in un'avventura virtuale. Noi donne abbiamo un enorme bisogno di lavorare con la fantasia, ci serve per conoscerci, per arrivare preparate alle esperienze reali. E' un dono il nostro, possiamo vivere emozioni inventandole e autoalimentandole, possiamo fare esperienza da sole prima di condividere pensieri e sentimenti con altre persone. Ma a volte siamo più deboli nel riconoscere le cose per quello che sono. E allora ci perdiamo in tristezze, disperazioni, depressioni. Con gli amori via e-mail si corre questo rischio. Alimentiamo sentimenti e desideri, li facciamo diventare enormi e di là c'è magari un poveretto che all'inizio si è lasciato incuriosire, poi interessare, poi si è fatto coinvolgere ma alla fine si è spaventato! Già, gli uomini si spaventano, ricordatevelo, si spaventano. Succede se chiediamo loro troppo o semplicemente chiediamo loro quello a cui non sono ancora arrivati. Poi, hanno priorità diverse dalle nostre.
… e quando lui si è spaventato, la frequenza dei messaggi diminuisce, la quantità e l'intensità dei contenuti, pure. Comincia la frustrazione e il batticuore speranzoso e felice che ci veniva prima, quando dopo qualche infinito secondo appariva la familiare videata che diceva "Unread message summary - you have 1 unread message" si trasforma in tristezza, vuoto e disperazione. Diventa tale perché dopo gli ancora più infiniti secondi, come sempre, si comincia a costruire sullo schermo la solita videata (ma quanto ci mette, il cuore batte, sudo, soffro), ma una volta, due volte, troppe volte, leggo: "Unread message summary - you have 0 unread messages"!
A questo punto c'è il rischio di incaponirsi, di non voler capire, o di capire e pensare che non ce la si fa, che si ha bisogno assoluto di parlare con qualcuno. Non c'è nessuno, qualcuno mi aiutiiiiiiiiiiiiii!

Suggerisco di usare l'e-mail anche tra noi, noi donne, amiche. Da Roma, Ginevra, Milano, Parigi, Boston o Sidney, anche noi siamo in rete, anche noi possiamo parlarci e raccontarci queste ed altre cose. Quando ci parliamo ci diventa tutto chiaro, quasi ovvio, facile; riusciamo a recuperare la nostra forza. Noi sappiamo ascoltare molto di più, perché essere ascoltate è un nostro bisogno. Facciamolo allora, perché quando siamo più forti possiamo fare molte cose molto belle, anche in un mondo che abbiamo lasciato troppo in mano agli uomini, cari e amati uomini.

Il mio e-mail è gaw@iol.it; quando entreremo in intimità vi darò l'altro, quello del Namibiano.


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