Worky.it
    Numero 5
 

Rosenmarke
Katia Gotnich

 

Disegnata probabilmente da Hoffmann nel 1903 e subito adottata come marchio dalla Wiener Werkstätte, cioè dall'organizzazione più originale e creativa della mittleuropa, raccolta nel 1991 e poi abbandonata dalla rivista FOR, la rosa torna a fiorire, trapiantata su NEXT, che si impegna a coltivarla con amorosa devozione

Nello stesso 1903 in cui Ford fondava a Detroit la sua azienda automobilistica e in cui Taylor enunciava a Saratoga il suo Scientific Management; dunque nello stesso 1903 in cui gli Stati Uniti codificavano la divisione scientifica del lavoro esecutivo, nel cuore della vecchia Europa, a Vienna, prendeva forma un'organizzazione affatto diversa, basata sulla cooperazione, sull'estetica, sulla creatività.
La Wiener Werkstätte fu fondata il 2 maggio di quell'anno con lo scopo di procurare benessere economico ai suoi soci attraverso l'ideazione, la produzione e la vendita di oggetti di artigianato artistico.
Diretta da Joseph Hoffmann e Kolo Moser, nei trenta anni della sua attività essa riuscì a mettere insieme centinaia di artisti del calibro di Klimt o Kokoschka e riuscì a produrre di tutto - dai francobolli alle carte da parato, dalle posate ai lumi, dai mobili agli abiti, dai giardini ai palazzi - imponendo al mondo intero il proprio stile inconfondibile.
La WW operava per progetti, adottava tecnologie avanzate, ritagliava l'organizzazione sugli specifici obiettivi che si proponeva, aveva una bassissima divisione dei compiti e un'alta partecipazione di tutti i lavoratori, dava grande importanza alla selezione e alla formazione del personale, riservava una cura particolare all'ergonomia e all'estetica dei luoghi di lavoro, cercava nuovi segmenti di mercato in tutto il mondo, curava nei minimi particolari la comunicazione interna, i rapporti umani, la pubblicità esterna.
In altri termini, la WW è stata la grande precorritrice dell'organizzazione postindustriale.
La WW ha prodotto, tra l'altro, opere grafiche di straordinaria originalità e i marchi ne sono stati la punta di diamante: marchi inventati, registrati, rilevati, "ringiovaniti", onnipresenti e indispensabili; punzoni, sigilli ed etichette, il cui aspetto rimase invariato nel tempo, ad eccezione di alcune misure e proporzioni rivisitate per soddisfare le esigenze di quei produttori che, alla chiusura della cooperativa, li acquisirono.
Tra i marchi, bellissimi quelli prodotti per se stessa - la rosa, il monogramma WW, e le parole Wiener Werkstätte - cui vanno aggiunti i monogrammi dei singoli artisti che progettavano e degli artigiani che realizzavano i prodotti.
Il 22 giugno 1903, a poco più di un mese dalla sua costituzione, la rosa - che Next adotta e ripropone a partire da questo numero - viene ufficialmente inserita nel Registro dei marchi di fabbrica: un fiore stilizzato in una cornice rettangolare, le cui linee rette si intersecano dando vita ad un quadrante superiore che racchiude un fiore e il cui stelo delimita due sezioni rettangolari inferiori che contengono, la più piccola, un bocciolo e, la più grande, una foglia. Allo stesso periodo risalgono con molta probabilità, seppure registrati solo in seguito, gli altri due marchi di fabbrica: il monogramma WW e le parole Wiener Werkstätte.
Il significato della rosa quale simbolo della Wiener Werkstätte rimane un mistero così come l'identificazione del suo creatore, anche se le fonti più attendibili attribuiscono la paternità di questo marchio a Josef Hoffmann, mentre indicano Kolo Moser come l'ideatore del monogramma e del blocco che racchiude le parole Wiener Werkstätte.
Perché la cooperativa registra la rosa come il suo primo marchio, quando il monogramma o il blocco di testo mostrano sicuramente una associazione più stretta con l'organizzazione e quindi maggiore riconoscibilità?
E' certo che, all'inizio del 900, la legge austriaca vietava marchi riproducenti la figura dell'imperatore o degli appartenenti alla famiglia imperiale, stemmi statali o pubblici, numeri, lettere o parole, descrizione di prodotti commerciali. Quindi, rimaneva soltanto una rosea possibilità!
Nel 1991 la rivista FOR dell'Associazioni Italiana Formatori, completamente ridisegnata da Franco Maria Ricci, adottò la rosellina della WW come suo marchio e come auspicio di creatività. Tradotta in blocco di bronzo da Filippo Alison, essa costituì il premio conferito a giovani studiosi e a grandi maestri del pensiero organizzativo come Harold Bridger e Alain Touraine.
Nel 1999 FOR ha eliminato questo marchio che avrebbe perciò rischiato di appassire se NEXT non lo avesse trapiantato nelle sue pagine con il rispetto dovuto ai grandi simboli della post-modernità.


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