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Nello stesso 1903
in cui Ford fondava a Detroit la sua azienda automobilistica e in cui
Taylor enunciava a Saratoga il suo Scientific Management; dunque nello
stesso 1903 in cui gli Stati Uniti codificavano la divisione scientifica
del lavoro esecutivo, nel cuore della vecchia Europa, a Vienna, prendeva
forma un'organizzazione affatto diversa, basata sulla cooperazione,
sull'estetica, sulla creatività.
La Wiener Werkstätte fu fondata il 2 maggio di quell'anno con lo scopo
di procurare benessere economico ai suoi soci attraverso l'ideazione,
la produzione e la vendita di oggetti di artigianato artistico.
Diretta da Joseph Hoffmann e Kolo Moser, nei trenta anni della sua attività
essa riuscì a mettere insieme centinaia di artisti del calibro di Klimt
o Kokoschka e riuscì a produrre di tutto - dai francobolli alle carte
da parato, dalle posate ai lumi, dai mobili agli abiti, dai giardini
ai palazzi - imponendo al mondo intero il proprio stile inconfondibile.
La WW operava per progetti, adottava tecnologie avanzate, ritagliava
l'organizzazione sugli specifici obiettivi che si proponeva, aveva una
bassissima divisione dei compiti e un'alta partecipazione di tutti i
lavoratori, dava grande importanza alla selezione e alla formazione
del personale, riservava una cura particolare all'ergonomia e all'estetica
dei luoghi di lavoro, cercava nuovi segmenti di mercato in tutto il
mondo, curava nei minimi particolari la comunicazione interna, i rapporti
umani, la pubblicità esterna.
In altri termini, la WW è stata la grande precorritrice dell'organizzazione
postindustriale.
La WW ha prodotto, tra l'altro, opere grafiche di straordinaria originalità
e i marchi ne sono stati la punta di diamante: marchi inventati, registrati,
rilevati, "ringiovaniti", onnipresenti e indispensabili; punzoni, sigilli
ed etichette, il cui aspetto rimase invariato nel tempo, ad eccezione
di alcune misure e proporzioni rivisitate per soddisfare le esigenze
di quei produttori che, alla chiusura della cooperativa, li acquisirono.
Tra i marchi, bellissimi quelli prodotti per se stessa - la rosa, il
monogramma WW, e le parole Wiener Werkstätte - cui vanno aggiunti i
monogrammi dei singoli artisti che progettavano e degli artigiani che
realizzavano i prodotti.
Il 22 giugno 1903, a poco più di un mese dalla sua costituzione, la
rosa - che Next adotta e ripropone a partire da questo numero - viene
ufficialmente inserita nel Registro dei marchi di fabbrica: un fiore
stilizzato in una cornice rettangolare, le cui linee rette si intersecano
dando vita ad un quadrante superiore che racchiude un fiore e il cui
stelo delimita due sezioni rettangolari inferiori che contengono, la
più piccola, un bocciolo e, la più grande, una foglia. Allo stesso periodo
risalgono con molta probabilità, seppure registrati solo in seguito,
gli altri due marchi di fabbrica: il monogramma WW e le parole Wiener
Werkstätte.
Il significato della rosa quale simbolo della Wiener Werkstätte rimane
un mistero così come l'identificazione del suo creatore, anche se le
fonti più attendibili attribuiscono la paternità di questo marchio a
Josef Hoffmann, mentre indicano Kolo Moser come l'ideatore del monogramma
e del blocco che racchiude le parole Wiener Werkstätte.
Perché la cooperativa registra la rosa come il suo primo marchio, quando
il monogramma o il blocco di testo mostrano sicuramente una associazione
più stretta con l'organizzazione e quindi maggiore riconoscibilità?
E' certo che, all'inizio del 900, la legge austriaca vietava marchi
riproducenti la figura dell'imperatore o degli appartenenti alla famiglia
imperiale, stemmi statali o pubblici, numeri, lettere o parole, descrizione
di prodotti commerciali. Quindi, rimaneva soltanto una rosea possibilità!
Nel 1991 la rivista FOR dell'Associazioni Italiana Formatori, completamente
ridisegnata da Franco Maria Ricci, adottò la rosellina della WW come
suo marchio e come auspicio di creatività. Tradotta in blocco di bronzo
da Filippo Alison, essa costituì il premio conferito a giovani studiosi
e a grandi maestri del pensiero organizzativo come Harold Bridger e
Alain Touraine.
Nel 1999 FOR ha eliminato questo marchio che avrebbe perciò rischiato
di appassire se NEXT non lo avesse trapiantato nelle sue pagine con
il rispetto dovuto ai grandi simboli della post-modernità.
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