Worky.it
    Numero 5
 

Calembours
a cura di Massimo Chieli e Antonio Romano

 
Ogni calembour dice sempre e solo mezza verità. Ma la dice in modo liofilizzato e incandescente. Defilandosi dalla prolissità corrente, ci presta sprazzi di intelligenza capaci di illuminare anche la più buia delle imbecillità

Dal primo numero del Borghese (1949), fino alla sua morte (1957), Leo Longanesi profuse tesori di ironia in ogni fascicolo di quel settimanale, insuperato nel suo genere. L'impostazione stessa della rivista, i titoli delle rubriche e degli articoli, le illustrazioni e poi le fotografie, le copertine e persino le pubblicità (quasi tutte da lui stesso disegnate) esibivano uno sguardo ironico, tagliente fino al cinismo, sulle vicende italiane, viste con occhio irriducibilmente conservatore, destinato ad essere ustionato dall'avvento postindustriale.
In molti numeri del Borghese Longanesi pubblicava una sua rubrichetta intitolata "Taccuino" in cui distillava, condensato a calore incandescente, il suo pensiero di maestro "insopportabile, cattivo, ingiusto, ingrato.
Ma un grande Maestro" (come dirà di lui Indro Montanelli). Persino l'ultima puntata del "Taccuino", nel numero del 6 settembre '57, reca perle come "I nostri politici fingono di riposarsi del tempo che perdono". Proprio il ricordo, intricante e petulante, del "Taccuino" di Longanesi mi ha suggerito di inserire anche in NEXT qualcosa del genere.
Ognuno di noi ha amici che amano, collezionano o creano calembours. Io ne ho due: uno che li colleziona (Massimo Chieli) e uno che li crea (Antonio Romano). Sono riuscito a consorziarli in questa rubrica, che d'ora in poi essi cureranno per offrire ai lettori di NEXT una pausa tonificante tra un lavoro e l'altro, tra una lettura e l'altra.
Ovviamente, la prima puntata non poteva essere dedicata che all'ispiratore Longanesi, con una antologia di suoi pensieri dedicati al mondo degli affari. La bellezza dei calembours sta anche nel fatto che, una volta appresi, non si vede l'ora di raccontarli ad altri, in una sorta di arguta catena.
Mi piacerebbe che quelli contenuti in questa rubrica facessero un lungo giro, passando di bocca in bocca, e che ogni volta fossero citati iniziando con la frase "Come ho letto su NEXT…" D.D.M.

 

Gli affari sono affari

Leo Longanesi

Cercava la rivoluzione e trovò l'agiatezza.

Alla notizia dello scatto di stipendio, l'esercito scattò in piedi come un sol uomo. N.: alla sua penna sono appesi una moglie, diversi figli, una madre e una serva. Bisogna tenerne conto, quando si giudica la sua prosa.

L'aiuto regista C. aiuta il regista V. a far spendere i danari al commendator B., arricchito con gli aiuti americani, il quale aiuta una graziosa ragazza costretta ad aiutare la famiglia.

Colazione con l'ambasciatore G. Le sue idee non hanno più avanzamenti: sono alla fine della loro carriera.

Mi accontento di quel poco che non mi basta.

Posò il suo vecchio uovo di capitalista in un nido di infanzia operaia, e ne venne fuori un finanziamento governativo.

La libertà tende all'obesità.

"A noi manca soltanto la tecnica", disse l'industriale che guidava da venti anni il più grande stabilimento tecnico della nazione.

In trattoria. L'avvocato O. finge di non vedermi ma le sue orecchie mi fissano.

I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari.

Io mi faccio molte illusioni, tanto non costano nulla.

Sposano un'idea, poi la lasciano, con la scusa che non ha fatto figli.

Cercava l'ispirazione nelle fatture, cercando di non pagarle.

"Ho perduto l'abitudine di credere nei partiti che perdono", dice l'industriale G.D.D.

"Non occorrono grandi capitali nell'industria: bastano buoni indirizzi di ministri". Dice B.

B. crede che la morale sia la conclusione delle favole.

Pensare in contanti. "Cerchi di non riflettere: si affidi soltanto al suo istinto di farabutto".

L'italiano: totalitario in cucina, democratico in parlamento, cattolico a letto, comunista in fabbrica.

Popolo di navigatori, che sbarca il lunario.

"Commendatore, le sue mani non mi sono nuove: le ho già sentite un'altra volta nelle mie tasche".

Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo.

N.: di quelle coscienze fiere che poi appassiscono al primo contatto col benessere.

Di quei tipi che tengono il ritratto dei figli sul tavolo per anni, e che apprendono poi, dalla moglie in fin di vita, che soltanto una di quelle tre creature era sua…

La domenica è il giorno in cui ci si propone di lavorare anche la domenica.

I buoni sentimenti a cui facciamo appello quando i nostri affari non procedono.

L'on.T.: è sempre colto dal dubbio di essere disonesto, ma poi rientra nella fede.

A forza di vedute panoramiche, non riuscì più a trovare il buco della sua serratura.

Alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione.

Una personalità complessa: si scrive lettera anonime per guidare la propria coscienza.

Buoni a nulla, ma capaci di tutto.

Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più.


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