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    Numero 5
 


E meno male che il Responsabile delle Vendite sapeva fare il massaggio cardiaco

David Foster Wallace

 
Di sera, i manager malati di overtime si aggirano nei loro uffici come pesci nell'acquario, rinviando all'infinito la conclusione della loro giornata terrena. Il Palazzo controlla loro, non viceversa. Racchiude il loro spazio e glielo organizza. E gli organizza pure il "momento di andarsene"

Il Responsabile delle Vendite, da poco divorziato, ancora una volta aveva lavorato fino a tardi nel suo ufficio, al Reparto Vendite. Erano le dieci passate. In un altro ufficio, all'estremità opposta di un diverso piano, anche il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, sposato da quasi trent'anni, nonno di una nipotina, aveva lavorato fino a tardi. Uscirono entrambi. Tra i due dirigenti ultimi a lasciare il Palazzo c'erano le stesse analogie sussistenti fra linee parallele. Tutti e due, uscendo, bilanciavano il proprio peso con quello di una ventiquattrore di pesante esilità. Monogrammi e logotipi della compagnia costeggiavano maniglie di metallo rivestite di cuoio che tutti e due stringevano nella mano. Tutti e due, ciascuno al proprio piano vuoto, procedevano lungo corridoi illuminati di luce bianca su tappeti monocolori friabili e fruscianti verso gli ascensori che muti e a bocca aperta stavano ciascuno nel proprio pozzo ai rispettivi ingressi dell'enorme Palazzo. Tutti e due, percorrendo il corridoio del proprio reparto, provavano la tipica inquietudine subsonica che prova il dirigente abituato a fare gli straordinari quando di notte con soprabito, vestito spiegazzato e cravatta allentata si muove in zone che andrebbero viste e vissute alla luce del giorno. Tutti e due ricevettero, con la diversa intensità consentita dal rispettivo dolore, un'intuizione dell'obliquo quando, nella pila ordinata di fette di spazio illuminato che separavano il dirigente dal lamento distante dell'aspirapolvere di un custode, il silenzio stesso del Palazzo trovò espressione: sentirono, quasi nelle ossa, il lento sollievo di un respiro profondo, un sospiro spaziale, l'impercettibile movimento furtivo di enormi palpebre che si schiudono in affinità ridesta con il vuoto che dopo tutto era, capisce l'assennato dirigente, metà dell'intera giornata del Palazzo. Capisce che il Palazzo non solo racchiude lo spazio, ma lo organizza; controlla il dirigente e non viceversa. Che il Palazzo non era, dopo tutto, fatto da o per i dirigenti. O gli impiegati.

Tantomeno il Responsabile divorziato del Reparto Vendite, il quale osservò fra sé, solo, nell'ascensore in discesa verso il Garage dei Dirigenti, che, a un certo punto inosservato ma mai trascurato di ogni serata aziendale di lavoro, arrivava il Momento di Andarsene; che quel punto della notte di straordinari era il fulcro sul quale le cose fondamentali e invisibili ruotavano, impercettibilmente - il perno di ore inconsapevoli - e che, nel lasso di tempo fra quel punto e l'alba lavorativa di abiti impeccabili, il problema dell'egemonia del Palazzo sarebbe diventato, silenziosamente, in loro assenza, un vero problema, sospeso nell'aria, irrisolto.

Il Responsabile delle Vendite era sospeso nell'aria, appeso al filo del suo ascensore. Questo Giovane Dirigente di nuovo single, smilzo, agile, era circondato da un'aura di grande austerità, aveva fatto prestissimo carriera (un giovane dirigente in senso quasi letterale), si sentiva più a suo agio con quelli che manteneva a vari metri di distanza, e aveva un atteggiamento professionale, nei confronti dei clienti che rappresentava per la compagnia, distribuito lungo un asse che andava dall'efficiente al freddo. Il suo ascensore scendeva con un fitto brusio che di solito era impossibile sentire. Lo scooter d'importazione bianco sfavillante del Responsabile delle Vendite se ne stava inclinato sul cavalletto accanto a una possente e altrettanto sfavillante auto modello Brougham. Erano gli unici due veicoli rimasti nel vuoto Garage dei Dirigenti sotto il Garage degli Impiegati sotto il seminterrato del Palazzo. A quell'ora, le dieci passate, il livello più basso del Palazzo sembrava lontanissimo da tutto. Il vuoto Garage dei Dirigenti era enorme, sconfinato, lunghissimo, con quel soffitto claustrofobico alto due metri e mezzo, quelle orribili luci gialle appena sopra la testa, il cemento delle superfici che aveva lo stanco colore dei gas di scarico. E poi il din don, il rollio e il sospiro dell'ascensore del Responsabile delle Vendite che si richiudeva alle sue spalle produsse echi e echi di echi che si frangevano contro e fra i muri di pietra grigia del Garage dei Dirigenti, e lo stesso fecero il ticchettio delle eleganti scarpe del Responsabile delle Vendite e il tintinnio delle chiavi separate dagli spiccioli. Il silenzio del luogo, totale e sensibile ad ogni eventuale disturbo, non invogliava a fischiettare. Il Garage dei Dirigenti odorava di gas di scarico, di qualcosa che era vagamente ma indubbiamente gomma e di Responsabile delle Vendite. Una ventilazione umidiccia corse il Garage: proveniva dal curvo orifizio della Rampa di Uscita, posto accanto al Settore Riservato - riservato a Direttori e Funzionari - a un mezzo isolato dal punto centrale dove erano parcheggiati Brougham e scooter. La Rampa di Uscita si avvolgeva a perdita d'occhio in una buia spirale che oltrepassava il piano degli Impiegati per sbucare nella strada silenziosa, vuota, illuminata dai lampioni comunali. Il Responsabile delle Vendite stava aggirando la Brougharn nera fiammante per raggiungere lo scooter, quando sentì il rollio e il sospiro dell'ascensore sul lato opposto del Garage dei Dirigenti.

Il suo casco, legato con la catena in fondo al sellino, per il momento era il casco dello scooter, e il Responsabile delle Vendite, la cui moglie, dalla quale era ormai legalmente separato, era quella che aveva tramato e confabulato, ebbe la momentanea visione dello scooter col casco come di un centauro delle Shetland infestato da spiritelli, abitato da esseri minuscoli e invisibili - la visione di quella sera fu subitanea, perché il giovane dirigente guardò quasi immediatamente oltre lo scooter e dall'altra parte del Garage verso il din don riecheggiato dell'ascensore opposto. L'ascensore vomitò il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, che avanzava rigido, paonazzo, verso lo spazio sgombro, giallo schiacciante del Garage dei Dirigenti. Il Responsabile delle Vendite e il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri si conoscevano poco, solo di vista, e il Responsabile delle Vendite si era tolto le lenti a contatto nel bagno del Reparto Vendite prima di cominciare la lunga serata di letture ravvicinate alla luce bianca. Ma siccome il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri era grande e grosso - alto, grosso, largo e informe, e anche la schiena, uno scafo che di giorno percorreva al rallentatore i corridoi della compagnia, era florida, scabra, un dirigente vecchio abbastanza da essere letteralmente un Anziano Dirigente - il Responsabile delle Vendite riconobbe quasi all'istante il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri che emergeva dall'ascensore opposto del Garage dei Dirigenti e procedeva ticchettando e tintinnando, rigido, verso la messa a fuoco del Responsabile delle Vendite, la testa dell'omone anziano si drizzò come se avesse percepito un rumore, infastidita, il corpo grossissimo che sbarellando curiosamente rallentava, si fermava, scarrocciava, incapace di rispondere a una chiara propensione alla rapidità, e procedeva solo spostando il peso da una parte all'altra, una mongolfiera umanoide con troppa aria, che portava la valigetta di pesante esilità dai manici di cuoio verso la solida Brougham nera parcheggiata accanto allo scooter "spiritato" e col casco del Responsabile delle Vendite, continuando a tastare qualcosa nel davanti del soprabito con la mano piena di fazzolettini e di chiavi. Il Responsabile delle Vendite era chino sulla complicata estirpazione del casco. Già si predisponeva a quella sensazione tutta maschile e singolare data dall'imperativo alla conversazione che sempre si pone a due uomini legati da interessi professionali che si incontrano a tarda ora in uno spazio sotterraneo altrimenti vuoto e silenzioso, ma di una gracile silenziosità, ben al disotto del luogo alto e vagamente palpitante di una lunga e dura giornata per entrambi: l'obbligo di conversare senza i presupposti di una conversazione dettati da intimità o interessi o preoccupazioni da condividere. Condividevano il dolore, anche se naturalmente nessuno dei due lo sapeva.

Chino a decapitare il suo scooter, il Responsabile delle Vendite andava cercando parole né liquidatorie né invitanti, né distaccate né invadenti; disponeva la faccia a una studiata noncuranza, limitando gli eventuali convenevoli a una sorta di striminzito "Saaalve!" che già contenesse un'attestazione di distanza e la volontà di mantenerla. Chino dispose la carne della sua faccia, assunse uno sguardo freddo ma rispettosamente freddo e senza sforzi di immaginazione addolorato con il quale incontrare lo sguardo inevitabile del Vice Presidente dell'Ufficio Esteri. Dalla parte opposta l'ascensore si richiuse con un soffio; le cose all'interno ascesero, risuonando. Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri era ancora abbastanza distante da produrre echi, ma, nella visione periferica, stava ancora puntando, lentamente, una mongolfiera, un iceberg, verso il Responsabile delle Vendite, che sollevò la disposizione della sua faccia dal (finalmente) amputato casco e la portò dallo scooter bianco all'anziano dirigente che si avvicinava. Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, si avvide lui, che lo veniva puntando, la mano tintinnante sul davanti del soprabito, ora si era fermato; stava lì ora, impalato, sollevando il collo possente e la grossa testa verso il nulla, come un animale uggiola a un sentore minaccioso. Il Responsabile delle Vendite guardò, poi osservò, mentre il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri se ne stava lì, impietrito, gonfio con una smorfia; l'anziano dirigente faceva una smorfia a un punto dietro e apparentemente appena sopra il Responsabile delle Vendite, come se decifrasse l'iscrizione di un'antenna radio sul soffitto scalfito alto due metri e cinquanta del Garage dei Dirigenti. Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri se ne stava lì, a fare smorfie, piantato appena al di là di una perfetta messa a fuoco da astigmatico. Oscillò pesantemente, fece un'altra smorfia, lasciò cadere una ventiquattrore di rumorosa esilità e si portò le mani a quella che sembrava, un po' sfocata, una specie di cavità comparsa sul davanti del soprabito a doppiopetto. Si aggrappò a se stesso come fanno le persone doloranti; sembrò piegarsi in due, il grosso corpo tutto curvo sopra e attorno all'evidente alveo di dolore sul davanti del soprabito. Emise un suono come un gorgoglio, triplicato dall'eco.

Il Responsabile delle Vendite osservava il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri che piroettava, strusciava contro la fuliggine di un pilastro di cemento scorticandone una striscia e urtava contro la ciambella di cemento di un SENSO VIETATO rollando, piroettando, abbrancando l'aria, inarcandosi, accasciandosi e cadendo. Sembrava che a cadere, notò il Responsabile delle Vendite, osservando, sorpreso oltre misura, ci mettesse il doppio del tempo che ci mettono normalmente le cose a cadere. Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, gorgogliando, tenendosi la rientranza del petto, cadde con delicata lentezza sul pavimento ingrigito dai gas di scarico del Garage dei Dirigenti, dove prese a contorcersi. E meno male che il Responsabile delle Vendite sapeva fare il massaggio cardiaco. Tempestivo, rapido, agile, in forma, indipendente, ormai un lupo solitario - benché efficiente - nella grigia foresta della vita, non tanto freddo quanto efficace, attraversò, in uno slancio samaritano, l'intervallo di pietra che separava la sua esile valigetta e lo scooter senza casco dal Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, per mettersi a gambe divaricate sull'enorme informe anziano che si contorceva e che, a quella insolita ravvicinata distanza di emergenza, scoprì il Responsabile delle Vendite, aveva grossi pori sulla faccia, occhi di una mitezza inespressiva, una sottile ragnatela di capillari a colorirgli le guance, la bocca aperta come un pesce, fronte bianco rospo aggrottata dal dolore, mento perso nella pozza di carne del suo stesso collo, mani che battevano un tempo senza ritmo sul petto dei vestiti, deboli gorgoglii miagolati persi negli echi triplicati delle subitanee e ripetute richieste di aiuto da parte del Responsabile delle Vendite ai piani superiori. I vestiti, il cappotto, l'abito di lana grigia sembravano espandersi, allentati, dall'anziano dirigente supino - espandersi come l'acqua, pensò il Responsabile delle Vendite, incallito lanciatore di pietre a pelo di stagno - espandersi come l'acqua si ritrae in cerchi da quanto ne ha disturbato il centro. Il Rappresentante delle Vendite, in tutto quest'arco di tempo, da quando pilastro e segnale erano stati strusciati e urtati, aveva urlato aiuto nel vuoto Garage dei Dirigenti. Le sue urla, i gorgoglii del Vice Presidente dell'Ufficio Esteri supino, e relativi echi, stavano producendo un rumore complessivo le cui proporzioni, che sembravano illimitate al chiuso del Garage dei Dirigenti, erano tali che il Responsabile delle Vendite sarebbe rimasto perplesso e sorpreso al punto da negarlo decisamente - mentre piegava all'indietro il testone scabro dai grossi pori sul fulcro di un palmo e usava un sottile dito pulito per sgombrare la martoriata gola rosa uterino da lingua e materiale estraneo - per quanto poco del suono cacofonico e apparentemente totale delle sue richieste di aiuto stesse risalendo la curva della minuscola Rampa di Uscita e filtrando attraverso i rari interstizi nel soffitto da bunker del Garage dei Dirigenti per risuonare al piano deserto degli Impiegati, senza parlare del fatto di dover superare la spirale ora rovesciata della Rampa o di dover evadere dalle spessissime mura di cemento del Garage del Personale per arrivare nella silenziosa ma ben illuminata strada della zona commerciale di sopra, percorsa da due innamorati che incedevano maestosi, pallidi come bambole, braccia intrecciate, silenziosi, l'orecchio teso senza mai però udire una vera differenza nel costante, distante sibilo e sospiro del traffico cittadino notturno.

Nel frattempo, sotto il Garage del Personale sotto la strada, nello smisuratamente riecheggiante e desolato Garage dei Dirigenti, il Rappresentante delle Vendite aveva squarciato i vestiti che si espandevano dalla bizzarra rientranza e si stava adoperando con tutte le forze sul cuore difettoso del Vice Presidente dell'Ufficio Esteri. Praticava il massaggio cardiaco, battendo sul morbido incavo dello sterno, alternando quattro colpi con la respirazione attraverso le labbra piene ma leggermente blu e la testa piegata dell'anziano dirigente martoriato, dentro il petto infossato che si sollevava, il petto ricadeva, prendendo il tempo e il fiato concesso dalla pausa ogni quattro colpi possibili per invocare "Aiuto" in direzione della tranquilla strada mentre, usando il massaggio cardiaco, riusciva a mantenere il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri in vita quel minimo sufficiente in attesa dell'arrivo dei soccorsi, come gli aveva insegnato e certificato una piccola istruttrice neo-hippy dagli occhi a mandorla volontaria della Croce Rossa - sotto le cui gambe divaricate, ricordava, si erano messi volontariamente tutti gli studenti per farsi praticare la respirazione, e alla quale il Responsabile delle Vendite aveva offerto, in una serata spontanea e illuminata al quarzo, una tazza di caffè e un toast ai nove cereali, invitandola alla Festa Annuale degli Apprendisti Venditori, e aveva poi sposato - glielo aveva certificato lei, poteva sempre servire a salvare una vita, e lui era rimasto ammaliato dal principio enunciato dalla fidanzata, secondo il quale, nel dubbio, era sempre meglio sbagliare nel senso della sollecitudine e della prontezza per preservare le funzioni vitali minime, fino all'arrivo dei soccorsi, le braccia e la zona lombare che ora cominciavano a bruciargli mentre colpiva, chino l'anziano dirigente supino, continuando a invocare "Aiuto" nelle pause e allentando il suo di colletto, il sudore che scivolava oleoso sulla pelle soda sotto il suo di soprabito foderato e l'abito di lana grigia, il suo di respiro che si faceva affannoso per mantenere il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri in vita, scongiurando l'arrivo dei soccorsi, alle dieci passate, nel vuoto più totale, invocando, inascoltato, "Aiuto", la vita di uno felicemente sposato e nonno di mitezza inespressiva ora letteralmente nelle mani del giovane dirigente, da tenere e mantenere, per una vita, tra le spire di gas di scarico dimenticati, sotto l'occhio compassato e vigile della luce del suo scooter decapitato. - Aiuto, - continuava a invocare il Responsabile delle Vendite, ogni quatto colpi concessi durante il mantenimento circolatorio artificiale, mentre a gambe divaricate praticava la respirazione al Vice Presidente dell'Ufficio Esteri supino, martoriato in mezzo a una sgonfia spira di panni scompigliati che si espandevano, ancora, lentamente sul cemento al monossido di carbonio. -Aiuto",- invocava l'attivo Responsabile delle Vendite, avvertendo come il vago ricordo della ventilazione umidiccia e interrompendosi, di nuovo, per guardarsi alle spalle, oltre il cofano nero della Brougham e il casco buttato distrattamente accanto allo scooter bianco, verso la Rampa che saliva in una spirale a perdita d'occhio fino a una strada, vuota e luminosa, davanti al Palazzo, vuoto e luminoso, spodestato, autonomo e autosufficiente. Chino su quanto richiedevano due vite, sotto tutto, continuava a invocare aiuto.

Si ringrazia l'Editore Einaudi per aver consentito la riproduzione del racconto, tratto dal volume La ragazza con i capelli strani,1998.(Traduzione di Francesco Piccolo)

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